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Due articoli di Sputnik sulla data dell’Apocalisse

5 ottobre 2018

Leggo su Sputnik, la nota agenzia di stampa russa, i due seguenti articoli.

a) Trovata una profezia sinistra negli scritti di Newton (27 settembre 2018)

«Il famoso scienziato inglese Isaac Newton [il neretto è mio] in una delle sue opere predisse l’apocalisse. Il fisico, in particolare, scrisse che non più tardi del 2060 l’universo avrebbe visto un “nuovo inizio”. Lo riporta il Daily Star.

Nel suo lavoro Newton analizzò i testi della Bibbia. Credeva che nel libro più importante del mondo, ci fossero delle previsioni criptate sul futuro. Lo scienziato ha firmato questo lavoro come Jehovah Sanctus Unus.

Un ricercatore ed esperto di Newton, l’astronomo e blogger austriaco Florian Freistetter, è giunto alla conclusione che lo scienziato inglese è stato in grado di calcolare la data dell’apocalisse. In particolare, Newton era fiducioso che la fine del mondo potesse accadere più tardi del tempo previsto da lui, ma non prima. Allo stesso tempo, il ricercatore dice che il fisico non aveva dubbi che dopo questo evento il nostro pianeta sarebbe diventato “la casa di Dio” [il neretto è mio]

https://it.sputniknews.com/mondo/201809276551872-profezia-sinistra-scritti-newton/

b) Pastore trova nella Bibbia la data dell’apocalisse e il ruolo che avrà la Russia (4 ottobre 2018)

«Il dottor Kenton Beshor, deceduto nel 2016, era presidente della World Bible Society [che ha sede in California, nota mia] e ha dedicato parte della sua carriera a cercare i significati segreti del Vangelo.

Gli appunti di Beshor sono stati recentemente resi pubblici. Stando agli scritti del pastore, la prima fase della fine del mondo inizierà nel 2021 e terminerà con la venuta di Gesù Cristo [il neretto è mio] nel 2028. Beshor arrivò a questa conclusione quando trovò nel testo una predizione di due guerre mondiali e la creazione di Israele.»

https://it.sputniknews.com/mondo/201810046586738-pastore-data-apocalisse-russia/

I due suddetti articoli di Sputnik avvalorano la mia tesi che l’Occidente sia da tempo in preda a un delirio culturale di origine religiosa (1).

Perfino il grande Isaac Newton ne era affetto (ne avevo già accennato in precedenza, 2).

Questo delirio culturale ha prodotto le ideologie antistato di tipo filosofico (Teoria unificata delle ideologie antistato, 3), delle quali l’ultima, e la più letale di tutte (4), è il mondialismo, l’ideologia recentemente rigettata all’ONU da Donald Trump (5).

Questo delirio culturale ha origine nell’Apocalisse di Giovanni, come scrivo da tempo (6).

Il mondo protestante è severamente colpito da questo delirio culturale, perché è caratteristica fondamentale della Riforma la rivendicazione del libero esame personale della Bibbia, dimodoché quello che ho chiamato “filtro interpretativo agostiniano” (7, 8), cioè l’interpretazione allegorica dell’Apocalisse di Giovanni proposta da Agostino d’Ippona dopo il Sacco di Roma da parte dei Visigoti, viene ovviamente a cadere.

Anche il mondo cattolico è colpito da questo delirio culturale, sebbene in misura notevolmente minore rispetto a quello protestante.

Invece il Cristianesimo orientale, cioè ortodosso, grazie al cesaropapismo introdotto da Costantino il Grande, è completamente immune a esso (7, 8, 9).

Per quanto riguarda l’eccezione costituita dalla Grecia, come ho scritto in un vecchio post:

«Anche il popolo greco fa parte del Cristianesimo orientale, ma tale popolo venne cooptato dall’Occidente, perché quest’ultimo giustamente vide nella Grecia antica la culla del pensiero occidentale: così lo Stato greco venne creato nell’Ottocento soprattutto ad opera delle grandi potenze occidentali e il popolo greco, fortemente imbevuto di cultura occidentale, si comporta oggi come un popolo dell’Occidente.» (10)

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1) Luigi Cocola, Il mondialismo è un delirio culturale, 2° ed., lulu.com, 2018

2) Le solenni cretinate di Stephen Hawking sul mondialismo

https://luigicocola.wordpress.com/2016/12/17/le-solenni-cretinate-di-stephen-hawking-sul-mondialismo/

3) Luigi Cocola, La teoria unificata delle ideologie antistato e altri discorsi politici, 6° ed., lulu.com, 2018

4) Perché il mondialismo durerà meno del comunismo

https://luigicocola.wordpress.com/2016/03/07/perche-il-mondialismo-durera-meno-del-comunismo/

5) Donald Trump: “We reject the ideology of globalism”

https://luigicocola.wordpress.com/2018/09/26/donald-trump-we-reject-the-ideology-of-globalism/

6) Vedi per esempio:

Le tappe principali della genesi storica del mondialismo

https://luigicocola.wordpress.com/2018/07/28/le-tappe-principali-della-genesi-storica-del-mondialismo/

7) L’Apocalisse di Giovanni, il millenarismo e il mondialismo

https://luigicocola.wordpress.com/2017/12/19/lapocalisse-di-giovanni-il-millenarismo-e-il-mondialismo/

8) Luci e ombre del pensiero di Renaud Camus sul mondialismo

https://luigicocola.wordpress.com/2018/02/10/luci-e-ombre-del-pensiero-di-renaud-camus-sul-mondialismo/

9) Ho sognato una gara di chef

https://luigicocola.wordpress.com/2018/05/06/ho-sognato-una-gara-di-chef/

10) Il disastro europeo e l’inconscio collettivo dell’Occidente

https://luigicocola.wordpress.com/2015/07/20/il-disastro-europeo-e-linconscio-collettivo-delloccidente/

Copyright © 2018 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

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Le solenni cretinate di Stephen Hawking sul mondialismo

17 dicembre 2016

Stephen Hawking, il celebre scienziato inglese, noto per le sue spiccate simpatie per il mondialismo, ha pubblicato il 1 dicembre 2016 sul Guardian un articolo intitolato This is the most dangerous time for our planet:

https://www.theguardian.com/commentisfree/2016/dec/01/stephen-hawking-dangerous-time-planet-inequality

La traduzione italiana (a cura di Fabio Galimberti) è stata pubblicata sulla Repubblica col titolo Le élite imparino l’umiltà o il populismo sarà trionfante:

«ESSENDO un fisico teorico che vive a Cambridge, ho vissuto la mia vita in una bolla di eccezionale privilegio [il neretto è mio]…

…Pertanto, faccio parte senza dubbio di quelle élite che recentemente, in America e in Gran Bretagna, sono oggetto di un inequivocabile rigetto. L’elettorato britannico ha deciso di uscire dall’Unione Europea, i cittadini americani hanno scelto Donald Trump come prossimo presidente.

Qualunque cosa possiamo pensare di queste decisioni, non c’è alcun dubbio, nella mente dei commentatori, che siamo di fronte a un grido di rabbia da parte di persone che si sono sentite abbandonate dai loro leader…

…Quello che conta adesso, molto più delle vittorie della Brexit e di Trump, è come reagiranno le élite. Dovremmo, a nostra volta, rigettare questi risultati elettorali liquidandoli come sfoghi di un populismo grossolano che non tiene in considerazione i fatti, e cercare di aggirare o circoscrivere le scelte che rappresentano? A mio parere sarebbe un terribile errore.

Le inquietudini che sono alla base di questi risultati elettorali e che concernono le conseguenze economiche della globalizzazione e dell’accelerazione del progresso tecnologico sono assolutamente comprensibili…

…Per me, l’aspetto veramente preoccupante di tutto questo è che mai come adesso, nella storia, è stato maggiore il bisogno che la nostra specie lavori insieme. Dobbiamo affrontare sfide ambientali spaventose: i cambiamenti climatici, la produzione alimentare, il sovrappopolamento, la decimazione di altre specie, le epidemie, l’acidificazione degli oceani.

Insieme, tutti questi problemi ci ricordano che ci troviamo nel momento più pericoloso nella storia dello sviluppo dell’umanità. Possediamo la tecnologia per distruggere il pianeta su cui viviamo, ma non abbiamo ancora sviluppato la capacità di fuggire da questo pianeta. Forse fra qualche secolo avremo creato colonie umane fra le stelle, ma in questo momento abbiamo un solo pianeta, e dobbiamo lavorare insieme per proteggerlo.

Per farlo è necessario abbattere le barriere interne ed esterne alle nazioni, non costruirle. Se vogliamo avere una possibilità di riuscirci, è indispensabile che i leader mondiali riconoscano che hanno fallito e che stanno tradendo le aspettative della maggior parte delle persone [il neretto è mio]. Con le risorse sempre più concentrate nelle mani di pochi, dovremo imparare a condividere molto più di quanto facciamo adesso.

Non stanno scomparendo solo posti di lavoro, ma interi settori, e dobbiamo aiutare le persone a riqualificarsi per un nuovo mondo, e sostenerle finanziariamente mentre lo fanno. Se le comunità e le economie non riescono a sopportare gli attuali livelli di immigrazione, dobbiamo fare di più per incoraggiare lo sviluppo globale, perché è l’unico modo per convincere milioni di migranti a cercare un futuro nel loro Paese [il neretto è mio].

Possiamo riuscirci, io sono di un ottimismo sfrenato sulle sorti della mia specie: ma sarà necessario che le élite, da Londra a Harvard, da Cambridge a Hollywood, imparino le lezioni di quest’ultimo anno. Che imparino, soprattutto, una certa umiltà [il neretto è mio].»

http://www.repubblica.it/economia/2016/12/07/

news/le_e_lite_imparino_l_umilta_o

_il_populismo_sara_trionfante-153609352/

Insomma le élites devono imparare l’umiltà, esse hanno fallito, afferma Hawking (egli riconosce in modo esplicito di far parte di esse, ma evidentemente non ritiene appropriata per se stesso la virtù dell’umiltà, altrimenti non avrebbe scritto questo articolo).

Sul fatto che le élites abbiano clamorosamente sbagliato siamo tutti d’accordo.

Esse hanno sbagliato nel loro scopo di «abbattere le barriere interne ed esterne alle nazioni», come eufemisticamente Hawking definisce il progetto mondialista di eliminare lo Stato?

Assolutamente no, egli argomenta, lo scopo è giusto, mentre invece le élites hanno sbagliato nei mezzi usati: esse dovevano evitare di produrre povertà e di produrre immigrazione selvaggia e incontrollata.

E come avrebbero mai potuto evitarle?

È semplicissimo, sempre secondo Hawking: da un lato sostenendo finanziariamente le masse dell’Occidente e dall’altro facendo sviluppare le economie dei paesi di origine dei migranti al fine di distoglierli dai loro propositi di migrazione.

Ma è veramente un’idea geniale, e anche molto facile da attuare, come avrà fatto a venirgli in mente?

Eh, si vede che è proprio un genio!

Tale è purtroppo la fallacia della natura umana: uno può essere un genio smisurato nel suo campo e dire poi solenni cretinate in altri campi.

Del resto basti pensare a Isaac Newton, uno dei più grandi scienziati della storia, infinitamente più grande di Stephen Hawking:

«Egli ebbe almeno due esaurimenti nervosi.» (Joseph W. Kane, Morton M. Sternheim, University of Massachusetts, Fisica Biomedica, traduzione italiana di Cafiero Franconi e Alberto Magrini, EMSI, 1980, vol. I, pag. 50).

N.B.: Hawking usa nel suo articolo originale in inglese, quello pubblicato sul Guardian, lo stesso termine dell’Apocalisse di Giovanni, l’ultimo libro del Nuovo Testamento, ossia “nations“:

«To do that, we need to break down, not build up, barriers within and between nations [il neretto è mio].»

Infatti:

«And out of his mouth goeth a sharp sword, that with it he should smite the nations [il neretto è mio]: and he shall rule them with a rod of iron: and he treadeth the winepress of the fierceness and wrath of Almighty God.»

Apocalypse of John, 19, 15, The King James Bible, Oxford standard text, ed. Benjamin Blayney, 1769

È anche interessante ricordare che Isaac Newton aveva una fissazione patologica per la Bibbia.

La teoria dei memi è perfettamente in grado di spiegare tutto ciò, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/12/04/il-mondialismo-la-parusia-intermedia-e-la-teoria-dei-memi/

Copyright © 2016 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

Povero Alberoni

9 luglio 2014

Leggo con un ritardo di due anni un vecchio articolo di Francesco Alberoni, pubblicato sul Giornale l’11 giugno 2012 e intitolato Quegli anglosassoni così poco altruisti:

http://www.ilgiornale.it/news/quegli-anglosassoni-cos-poco-altruisti.html

L’incipit è fenomenale nella sua ridicolaggine:

“Il mondo anglosassone – Inghilterra, Stati Uniti, Canada, Australia- costituisce una civiltà totalmente diversa da quella europea continentale.”

Ah, davvero? Forse Alberoni dimentica che senza lo scisma di Enrico VIII, Isaac Newton, invece di essere nominato baronetto e presidente della Royal Society of London for Improving Natural Knowledge, avrebbe fatto la fine di Galileo, la scienza in Inghilterra sarebbe stata annientata come lo fu in Italia, e noi oggi, probabilmente, andremmo ancora a cavallo.

Avrebbe preferito questo? A giudicare dalle sciocchezze che scrive si direbbe di sì. Perché è evidentemente un oscurantista, una persona contraria alla ragione e alla scienza.

Inoltre è veramente superficiale non distinguere fra inglesi e americani.

Ma egli non si ferma qui:

“Nel Medioevo la gente considerava scientifico solo ciò che era scritto in latino ed aveva l’imprimatur della Chiesa. Gli anglosassoni molto semplicemente leggono solo quello che è scritto in inglese e che è pubblicato da loro. Negli ultimi decenni hanno imposto questo loro modo di pensare anche in Europa. Oggi anche da noi nessuna idea viene considerata scientifica se non è scritta in inglese e approvata dall’accademia anglosassone. L’alta cultura europea, la filosofia, le scienze umane non hanno più niente da dire, sono sparite, ammutolite.”

Queste sono parole di una gravità inaudita, di una persona che ha perso il ben dell’intelletto. È sicuro Alberoni di star bene?

E pensare che una volta, tanto tempo fa, diciamo negli anni 80, mi era personalmente simpatico.

Povero Alberoni, come è invecchiato male…

Copyright © 2014 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

Un’idea perniciosa

16 novembre 2012

È un’idea perniciosa, ma piuttosto diffusa, giudicare un pensatore dai suoi errori.

Purtroppo quest’idea, che dovrebbe allignare solo nelle anime semplici e incolte, finisce per essere ubiquitaria o quasi.

Un pensatore va giudicato dalle verità originali che ha prodotto, non dai suoi errori o, peggio ancora, dai suoi difetti.

Se noi giudicassimo dalle loro negatività Thomas Hobbes o, per parlare dei nostri giorni, Norberto Bobbio, ci precluderemmo quello che di grande questi pensatori hanno prodotto.

Un altro (sommo) esempio: è noto che Newton ebbe in vita sua almeno due esaurimenti nervosi. E allora? Ciò non toglie assolutamente nulla al suo genio.

Per dirla con Goethe ed Hegel, nessuno è eroe per il suo cameriere: non perché l’uno non è un eroe, ma perché l’altro è un cameriere.

Così, quando Aldo Busi scrive dispregiativamente di Machiavelli, che era solo un cortigiano depresso, ecc. ecc., egli si sta comportando, né più, né meno, da cameriere.

Il fatto è che Busi si crede un maître à penser e l’ultima sua scempiaggine sulla politica italiana è che un Monti bis sia “necessario” (Tg3 Linea Notte del 15 novembre).

Vedi qui:

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-05cbe895-d753-4c5e-822b-0a0180a83690-tg3.html#p=

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Un eroe della storia: Enrico VIII d’Inghilterra

29 luglio 2012

Enrico VIII d’Inghilterra, vissuto circa cinquecento anni fa, è uno degli uomini più importanti della storia, un vero e proprio eroe, sebbene egli sia enormemente sottovalutato, perfino dagli inglesi medesimi.

Senza la sua incrollabile ed energica convinzione della sovranità dello Stato, probabilmente noi oggi andremmo ancora a cavallo e la nostra vita sarebbe molto più breve e costellata di malattie inguaribili.

Infatti, senza il suo scisma, che bloccò le ingerenze della Chiesa di Roma negli affari dello Stato inglese, la scienza, che era stata creata dal Rinascimento italiano (vedi post precedente) e che in Italia era stata poi annientata proprio dalla Chiesa di Roma, non avrebbe potuto trovare un rifugio sicuro in Inghilterra e non avrebbe potuto svilupparsi (dato che in Europa, all’epoca, nessun altro paese avrebbe potuto offrirle rifugio).
Newton avrebbe forse passato tutto il suo tempo, prudentemente, a compulsare la Bibbia (è noto che aveva una vera e propria passione per essa), oppure avrebbe fatto la fine di Galileo, che fu condannato agli arresti domiciliari a vita. Invece egli potè esprimere liberamente tutto il suo genio ed ebbe il consenso e l’ammirazione di tutti, tanto che divenne Sir e presidente della The Royal Society of London for Improving Natural Knowledge, nota più semplicemente come The Royal Society, fondata nel 1660. Alla sua morte Newton ebbe funerali di Stato e fu sepolto nell’Abbazia di Westminster.

Occorre ricordare che in Italia l’Accademia dei Lincei, di cui fece parte Galileo, fu chiusa nel 1630 e l’Accademia del Cimento, fondata dagli allievi di Galileo, fu chiusa nel 1667.

Enrico VIII è per noi un insegnamento fondamentale: egli ci indicò la via. Per esempio quando si sbarazzò di Tommaso Moro (Thomas More), l’autore di “Utopia”, che da allora in poi è il nome con cui si bollano tutte le fantasie politiche irrealizzabili scritte prima e dopo la pubblicazione di quest’opera. In conformità agli usi del tempo, Thomas More fu condannato a morte.

Noi oggi siamo più progrediti e, giustamente, non adoperiamo più la pena di morte.
Ma possiamo sbarazzarci degli spacciatori di utopie in un modo estremamente facile e del tutto innocuo: basta un tratto di matita sulla scheda elettorale, quando siamo chiamati a votare.

Copyright © 2012 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

Cos’è l’Occidente?

28 luglio 2012

Il termine “Occidente” è assai spesso frainteso, mentre è essenziale comprenderne esattamente il significato.

L’Occidente è il luogo ideale delle culture nate dal crollo dell’Impero romano d’Occidente, crollo provocato dal Cristianesimo (da cui il Medio Evo). Così, ad esempio, il Brasile fa parte dell’Occidente tanto quanto il Portogallo, perché è la lingua l’elemento fondante di una cultura.

Occorre puntualizzare che il Cristianesimo presenta sia lati negativi, che possono essere altamente distruttivi (ad esempio il Medio Evo), sia lati positivi, che hanno trasformato il mondo, costituendo la via del cambiamento, ossia la via di ciò che Jacques Monod indica come “una seconda evoluzione, quella culturale” (Jacques Monod, Il caso e la necessità, 1974, Mondadori, pag. 133).

Infatti è nell’ambiente cristiano che nacque e si sviluppò la scienza, laddove perfino il cosiddetto miracolo greco non era riuscito a darle i natali.

Ovviamente occorre comprendere un dato, estremamente semplice e del tutto assodato, che alcune menti molto raffinate non vogliono, per motivi loro, accettare: che la matematica non è scienza, che per “scienza” si intende universalmente la “scienza sperimentale”.

Leggiamo cosa scrive a questo proposito Alan Cromer, un fisico nostro contemporaneo:

“So what is physics? It is a motivation and a method. The motivation is the same as that of the Greeks: to find the fundamental nature of things. But the method is that of Galileo: to investigate simple systems by means of experimentation and mathematical analysis.” (Alan Cromer, Physics for the Life Sciences, 1977, McGraw-Hill, pag. 3).

In realtà la primissima formulazione del metodo scientifico, che consiste nell’associazione di sperimentazione e matematica, come scritto giustamente da Cromer, si ha prima di Galileo, ossia nel Rinascimento.

Leggiamo infatti questo passo di Leonardo:

“Nessuna umana investigazione si può dimandare vera scienza, se essa non passa per le matematiche dimostrazioni; e se tu dirai che le scienze, che principiano e finiscono nella mente, abbiano verità, questo non si concede, ma si nega per molte ragioni; e prima, che in tali discorsi mentali non accade esperienza, senza la quale nulla dà di sè certezza.” (Leonardo da Vinci, Trattato della pittura, 1996, Newton Compton, pag. 4).

Del resto il ruolo di Leonardo nella genesi del metodo scientifico è ampiamente riconosciuto.

Ludovico Geymonat, un filosofo della scienza, scrive a questo proposito:

“Dal punto di vista metodologico, egli può venir considerato un precursore di Galileo, per l’importanza essenziale attribuita sia all’esperienza che alla matematica…” (Ludovico Geymonat, Storia del pensiero filosofico e scientifico, 1977, Garzanti, vol. 2, pag. 56).

Quando Galileo fu messo agli arresti domiciliari a vita dalla Chiesa di Roma, la scienza in Italia ne fu annientata, ma essa trovò la sua sede in Inghilterra, grazie allo scisma di Enrico VIII e al genio di Newton.

Leonardo, Galileo e Newton erano di religione cristiana e vivevano in culture cristiane.

Ho approfondito l’argomento del rapporto fra Cristianesimo e scienza nel mio saggio: Il leviatano senza spada – Una teoria del popolo italiano e del Cristianesimo (19 aprile 2012, terza edizione), vedi:

http://www.lulu.com/shop/luigi-cocola/il-leviatano-senza-spada/paperback/product-20071149.html

La scienza non è niente altro che un prodotto, anche se indiretto, del Cristianesimo e quindi l’Occidente non può rinunciare a questa religione, in quanto tagliare le radici da cui è nato l’albero della scienza sarebbe un’assoluta follia.

Quando noi osserviamo un qualsiasi oggetto fabbricato per mezzo della scienza, ad esempio un treno, un’automobile, un aereo, un computer, ecc. ecc., noi vediamo l’Occidente, o meglio, la potenza del potere creativo dell’Occidente.

Come ho spiegato in dettaglio nel suddetto saggio, questo potere creativo è un effetto, anche se indiretto, dei valori del Cristianesimo.

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