Posts Tagged ‘nuovo ordine internazionale’

Finalmente un politico USA che si rende conto della realtà

30 agosto 2015

Donald Trump, il candidato repubblicano alle prossime presidenziali statunitensi, ha detto:

“Quello che sta accadendo oggi (nei rapporti tra Russia e USA) è assurdo. Putin odia Obama, non lo sopporta, e credo che anche Obama lo possa odiare. Tuttavia i rapporti che abbiamo con tutto il mondo, non solo con la Russia, sono terribili. C’è una cosa davvero strana: Cina non ci sopporta, ma grazie a noi sta diventando più ricca. C’è poi il Giappone… Non piacciamo a nessuno [il corsivo è mio], ma tutti ci stanno usando. Siamo come un grande cattivo, che tutte le volte perde”

http://it.sputniknews.com/mondo/20150824/1020707.html

Finalmente un politico USA che si rende conto della realtà!

Non piacete a nessuno, è vero (chissà poi perché), ma c’è un’eccezione: i vostri attori.

Come non amare i film di Hollywood?

Mandate alla Casa Bianca Jack Nicholson per esempio, sarebbe certamente più credibile di Obama.

Copyright © 2015 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

JackNicholsonMar10

Angela George [CC BY-SA 3.0], via Wikimedia Commons

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Urge un ricambio delle élites

10 luglio 2015

Perfino la NATO, nella persona del suo Segretario Generale Jens Stoltenberg, sconfessa Obama, vedi qui:

http://www.ilgiornale.it/news/mondo/nato-sconfessa-obama-non-centriamo-carri-contro-putin-decisi-1149243.html

Ma se siamo arrivati a questo punto è per il cretinismo mondialista di Obama.

Come ha affermato non un sito complottista, ma bensì l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI), questo «progetto esplicito d’ingegneria sociale», questo «Nuovo Ordine Internazionale» è fallito, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2015/03/18/il-rapporto-ispi-2015-riconosce-il-fallimento-del-mondialismo/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2015/03/21/ancora-sul-rapporto-ispi-2015/

Così come, per l’attuale vicenda della Grecia, è evidente il fallimento dell’Unione Europea.

Cosa aspettano le élites a prenderne atto?

Certo le vecchie élites non se ne andranno di loro spontanea volontà.

Bisogna cacciarle via.

Copyright © 2015 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

Ancora sul Rapporto ISPI 2015

21 marzo 2015

Ho già scritto circa il Rapporto ISPI 2015, intitolato In mezzo al guado – Scenari globali e l’Italia, a cura di Alessandro Colombo e Paolo Magri, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2015/03/18/il-rapporto-ispi-2015-riconosce-il-fallimento-del-mondialismo/

Voglio ribadire la grande importanza di quest’analisi dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI).

Da ciò che scrive Alessandro Colombo nel 1° capitolo del Rapporto, capitolo intitolato La crisi generale dell’ordine internazionale, si possono trarre le seguenti deduzioni:

1. Il mondialismo esiste, sebbene in nessuna parte del Rapporto ISPI 2015 venga usata questa parola o il suo sinonimo “globalismo”. Colombo parla invece di “un progetto esplicito d’ingegneria sociale – la transizione al mercato e alla democrazia ‒, ispirato a un universalismo politico e giuridico ereditato dal secolo precedente” (ISPI, In mezzo al guado – Scenari globali e l’Italia, pag. 21), ciò che è chiaramente un eufemismo per indicare il mondialismo. Inoltre egli parla di “Nuovo Ordine Internazionale” (ibid., pag. 20), ossia di Nuovo Ordine Mondiale.

2. Il mondialismo è capeggiato dagli Stati Uniti d’America (ibid., pag. 21).

3. Il mondialismo non è un processo storico ineluttabile, bensì è “un progetto esplicito d’ingegneria sociale”, vedi sopra.

Considerare il mondialismo un processo storico ineluttabile (che quindi è più appropriato chiamare “mondializzazione” o “globalizzazione”) non è affatto una prerogativa della sinistra come in genere si pensa, vedi p.e. cosa scrive Claudio Martini sul blog main-stream.it:

«Le segnalo, per inciso, che il termine “mondialismo” ha una genuina caratura neofascista. Non la sto accusando di nulla, è solo accuratezza etmilogica.
Negli ambienti di sinistra, si parla di “globalizzazione”. Alla fine si tratta di etichette per designare la medesima cosa: il processo di svuotamento della sovranità degli stati.»

http://il-main-stream.blogspot.it/2014/05/i-fascisti-stanno-con-mosca-non-con-kiev.html

Non è così, in realtà anche a destra si parla spesso di mondializzazione o di globalizzazione, vedi p.e. La mondializzazione di Alain de Benoist, il padre della Nouvelle Droite, che è reperibile qui:

http://www.alaindebenoist.com/pages/textes.php?lang=it

Ecco cosa scrive de Benoist:

“Lungi dal rappresentare un’aberrante deviazione dal sistema capitalista, o dal poter essere interpretata come una novità radicale o addirittura come il risultato di un complotto, la mondializzazione si situa infatti nel solco di una dinamica secolare caratteristica della natura medesima del capitalismo. «La tendenza a creare un mercato mondiale è inclusa nel concetto stesso di capitale», osservava Karl Max già nel secolo scorso. Da questo punto di vista, Philippe Engelhard non ha torto quando scrive che «la mondializzazione certamente non è che l’ultimo fuoco d’artificio dell’esplosione della modernità occidentale».”

Appare evidente che de Benoist, in linea con l’uso della parola “mondializzazione”, considera ciò un processo storico ineluttabile e non una dottrina, un’ideologia.

Sul motivo per il quale si usa “mondializzazione” e non “mondialismo” ho scritto qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2015/03/11/loccidente-contro-il-resto-del-mondo/

4. Il mondialismo è fallito (ISPI, op. cit., pag. 20).

5. Il mondialismo è fallito perché ha una “natura eccezionalmente ambiziosa (e irrealistica)” (ibid., pagg. 20-21).

Sono perfettamente d’accordo con i suddetti cinque punti.

Mentre non mi trovo affatto d’accordo (non solo su questo specifico argomento, ma in generale) con Alain de Benoist, il cui primo referente culturale, del resto, è Rousseau, come egli stesso ha esplicitato:

“Ma filiation, s’il en fallait une, ce serait plutôt: Rousseau, la Commune, le socialisme français (surtout Sorel et Pierre Leroux), les non-conformistes des années 30, la Révolution conservatrice allemande, le syndicalisme révolutionnaire italien et le situationnisme. Tirez-en ce que vous voulez”

(Alain de Benoist, Réponses, La Revue du MAUSS, n°13, 1991, pag. 129)

http://www.archiveseroe.eu/benoist-a57664181

E con questo ho detto tutto.

Rousseau è un pessimo filosofo e chi si rifà al suo pensiero, anche solo parzialmente, è fortemente in errore.

Oltretutto l’opera filosofica di de Benoist ha ben poco a che fare con la destra e, dato che le sue prime manifestazioni risalgono al 1968 (ossia ad un tempo, ormai lontano, nel quale la destra era in fortissima crisi), è lecito ritenerla niente altro che un appeasement culturale alla sinistra, appeasement che al giorno d’oggi non ha più alcun senso.

Copyright © 2015 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

Il Rapporto ISPI 2015 riconosce il fallimento del mondialismo

18 marzo 2015

È uscito da poco il Rapporto ISPI 2015, intitolato In mezzo al guado – Scenari globali e l’Italia, a cura di Alessandro Colombo e Paolo Magri.

È disponibile qui:

http://www.ispionline.it/it/EBook/RapportoISPI2015.pdf

Nell’Introduzione (pag. 10) possiamo leggere il seguente passo:

«Ma dietro le difficoltà e, secondo molti osservatori, il fallimento della politica estera di Obama, quella che si profila è una decomposizione più generale del modello di Nuovo Ordine Internazionale varato agli inizi degli anni Novanta del secolo scorso e rilanciato, militarizzato, all’inizio del decennio successivo. La portata eccezionalmente ampia dell’attuale crisi è interpretata, nel primo capitolo del nostro volume, quale immagine riflessa della natura eccezionalmente ambiziosa (e irrealistica) di quel modello: un modello gerarchico, fondato sullo strapotere del paese-leader, sulla collaborazione di una cerchia sempre più ampia di alleati e sull’acquiescenza di tutti i potenziali antagonisti; orientato a un progetto esplicito d’ingegneria sociale, riassunto nella “religione civile” della transizione al mercato e alla democrazia…»

E Alessandro Colombo intitola il paragrafo 1.1 così (pag. 20):

«Il tramonto del dopoguerra fredda e il fallimento del Nuovo Ordine Internazionale».

Potrei dire che l’analisi dell’ISPI è superficiale e incompleta, che non menziona il vero nome di questo «progetto esplicito d’ingegneria sociale», che è “globalism” in lingua inglese, “mondialisme” in lingua francese, “globalismo” o “mondialismo” in lingua italiana; che non menziona il suo vero scopo, che è quello di eliminare lo Stato dalla faccia della terra; e così via.

Nondimeno è assolutamente rimarchevole che l’establishment abbia riconosciuto il fallimento del mondialismo, questo «progetto esplicito d’ingegneria sociale», questo «Nuovo Ordine Internazionale».

E che non neghi più la sua esistenza, come si ostina invece a fare Wikipedia in lingua italiana, la quale lo spaccia per teoria del complotto, vedi qui:

«La teoria del complotto del Nuovo ordine mondiale (spesso comunemente identificata con la locuzione Nuovo ordine mondiale, in lingua latina Novus Ordo Mundi, in lingua inglese anche con la sigla NWO corrispondente a New World Order), è una teoria del complotto, mai dimostrata, secondo la quale un presunto gruppo di potere oligarchico e segreto si adopererebbe per prendere il controllo di ogni paese del mondo, al fine di ottenere il dominio della Terra.»

http://it.wikipedia.org/wiki/Teoria_del_complotto_del_Nuovo_ordine_mondiale

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