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COVID-19: il triste primato della Lombardia è stato causato anche dal mancato uso dell’idrossiclorochina (Plaquenil), ma poi un centinaio di medici di base dell’hinterland milanese ha reagito

27 aprile 2020

La regione Lombardia ha un triste primato, ecco i dati dei morti di COVID-19 in Italia per regione, aggiornati al 26 aprile e disposti in ordine decrescente:

morti in Lombardia: 13.325

morti in Emilia Romagna: 3.386

morti in Piemonte: 2.823

morti in Veneto: 1.315

Dati forniti dal Ministero della Salute

26 aprile 2020 ore 17.00

www.salute.gov.it/imgs/C_17_notizie_4611_0_file.pdf

Al momento in cui scrivo (4:30pm CEST, 27 aprile 2020) l’Italia è al secondo posto nel mondo per morti da COVID-19, come riportato dall’OMS (in inglese WHO).

In ordine decrescente:

United States of America: 47,980 deaths

2:00am CEST, 27 April 2020

https://covid19.who.int/region/amro/country/us

Italy: 26,384 deaths

2:00am CEST, 26 April 2020

https://covid19.who.int/region/euro/country/it

France: 22,580 deaths

2:00am CEST, 26 April 2020

https://covid19.who.int/region/euro/country/fr

Spain: 22,524 deaths

2:00am CEST, 26 April 2020

https://covid19.who.int/region/euro/country/es

The United Kingdom: 20,319 deaths

2:00am CEST, 26 April 2020

https://covid19.who.int/region/euro/country/gb

Ecco cosa ha scritto Panorama il 24 aprile 2020:

“Nella Lombardia devastata dalla più alta letalità da Covid-19 al mondo, sconquassata dalle sirene delle ambulanze e frastornata dalle campane a morto, è successo un piccolo prodigio. Nello sbando generale, un centinaio di medici di base dell’hinterland milanese ha preso in mano la situazione e deciso di intervenire, in controtendenza con quanto veniva loro indicato [il neretto è mio]. Facendo da battistrada a scelte terapeutiche che gli organi istituzionali hanno riconosciuto soltanto in seguito.

In mancanza di un piano d’emergenza e di una filiera di comando, questi dottori si sono trovati a combattere a mani nude contro la peggiore emergenza sanitaria dai tempi della spagnola. E, dopo aver visto tanti pazienti «cuocere» a casa con la febbre per poi finire intubati in rianimazione (per non parlare di quelli deceduti), i dottori di famiglia, che tanti considerano meri trascrittori di ricette, hanno detto basta.

Le indicazioni ufficiali suggerivano di somministrare ai malati solo tachipirina, monitorando la saturazione di ossigeno nel sangue, in attesa di un eventuale aggravamento. Altamente sconsigliato «il fai da te» sul territorio, come ha sostenuto anche recentemente in un’intervista televisiva il professor Massimo Galli dell’ospedale Sacco di Milano. Disattendendo tali indicazioni, sono intervenuti i Medici in prima linea: questo il nome della loro chat su WhatsApp, ideata il 27 febbraio dalla dottoressa Laura Frosali di Milano per condividere informazioni scientifiche ed esperienze cliniche. Mentre altri medici di base non si facevano trovare al telefono o chiudevano l’ambulatorio, questi dottori di buona volontà si confrontavano con i colleghi ospedalieri, studiavano le terapie somministrate in Cina, consultavano studi scientifici. Finché a metà marzo, nel pieno dell’emergenza, hanno messo a punto un protocollo d’intervento condiviso.

«In sostanza, la terapia consiste in un antimalarico, la idrossiclorochina, associato a eparina a basso peso molecolare per prevenire quell’evoluzione tromboembolica che ormai si sta evidenziando come uno degli aspetti più preoccupanti nella progressione della malattia» [il neretto è mio] spiega il dottor Giovanni Moretti, 42 anni di esperienza come medico di base a Pioltello, che pur in pensione si è reso disponibile per le sostituzioni. «Il tutto associato a un antibiotico che possa avere un’azione di copertura» [il neretto è mio]. Alcuni di questi medici si sono ammalati. Altri, in mancanza dei dispositivi di protezione, si sono arrangiati con mascherine da falegname comprate in ferramenta. Altri ancora sono andati a portare a casa dei pazienti il saturimetro, lo strumento per misurare la saturazione di ossigeno. In tanti hanno lavorato 18 ore al giorno. Ma per tutti i risultati sono stati incoraggianti.

L’elemento di punta del gruppo è il dottor Mangiagalli, anch’egli medico di famiglia a Pioltello, che spiega: «Dopo il quinto decesso di un mio paziente, ho deciso che così non potevamo più andare avanti: occorreva fare qualcosa. Era metà marzo, nel pieno dell’epidemia. Mi sono confrontato con i colleghi della chat e abbiamo deciso di agire, andando controcorrente. D’altronde, chi meglio di noi conosceva i nostri pazienti?. Il risultato è che tutti i pazienti da me trattati con questo schema precocemente (e anche quelli dei miei colleghi) non hanno avuto bisogno di ricovero ospedaliero [il neretto è mio]».
E non è tutto. Ormai questo schema è stato sdoganato anche a livello ufficiale. L’Agenzia del farmaco, l’Aifa, ha consentito l’utilizzo della clorochina per i casi sospetti di Covid. La Ats Monza Brianza ha elaborato un protocollo di trattamento esattamente uguale a quello dei Medici in prima linea. E il 19 aprile la Federazione italiana medici di medicina generale ha pubblicato un modello di gestione territoriale che ricalca esattamente il loro schema terapeutico.
Stilando quel protocollo terapeutico, i Medici in prima linea si sono presi un’enorme responsabilità. Al centro del loro schema c’è l’idrossiclorochina, un farmaco che in quel momento era usato solo per la malaria e per le malattie reumatologiche. Tanto che nella fase iniziale non era mutuabile: per prescriverlo off-label, cioè al di fuori delle indicazioni registrate, i medici dovevano ricorrere alle ricette bianche. A un costo assolutamente contenuto e sostenibile: «La terapia complessiva costa 118 euro» spiega il dottor Mangiagalli. «Insomma, qui non ci può guadagnare niente nessuno».
Andrea Mangiagalli ammette: «Ci siamo lanciati senza paracadute. Non avremmo potuto prescrivere l’idrossiclorochina ai nostri pazienti, tanto che l’Aifa aveva emanato una direttiva sconsigliandone l’utilizzo e così aveva fatto anche un sindacato medico. Però lo abbiamo fatto lo stesso, perché far morire la gente senza tentare nulla era contro il nostro codice deontologico [il neretto è mio]. Dopo aver ascoltato un webinar del professor Pierluigi Viale di Bologna, che ci ha raccontato una malattia diversa dalla polmonite che ci avevano descritto, ci siamo resi conto che il Covid è una malattia sistemica ad alta letalità, pericolosissima se non trattata nei primissimi giorni. E chi poteva trattarla meglio di noi medici di base?». Annotazione significativa: il webinar del professor Viale, il primario delle Malattie infettive del Policlinico Sant’Orsola-Malpighi di Bologna che è considerato uno dei migliori infettivologi italiani, si conclude con l’invito a dare «clorochina a nastro a tutti».
L’idrossiclorochina è il farmaco su cui sta puntando il presidente Usa Donald Trump. E su cui la comunità scientifica è divisa, tanto che l’università di Oxford ha appena lanciato il più grande studio mai organizzato finora, con 40 mila partecipanti in Asia, Europa e Africa. «È vero» riconosce il dottor Moretti. «Ma la situazione sta evolvendo e sicuramente a breve avremo qualche evidenza in più. Non avendo a disposizione fuori dall’ospedale altri farmaci con possibile attività antivirale, abbiamo pensato che nell’emergenza l’idrossiclorochina fosse la miglior strada percorribile, ovviamente dopo aver valutato caso per caso rischi e benefici. Sapendo che il rischio più importante riguarda i problemi di ritmo cardiaco, noi abbiamo valutato con estrema attenzione i nostri pazienti cardiopatici ed escluso quelli affetti da favismo. Tra l’altro, dai dati che abbiamo raccolto l’impressione è che, se usata appena insorgono i primi sintomi, l’idrossiclorochina dia buoni risultati. Il trattamento precoce a casa con l’isolamento dei moltissimi casi sospetti (a cui tuttora non riusciamo a far fare i tamponi) ci pare la risposta giusta al disastro a cui ha portato la visione ospedalocentrica che si è affermata in Lombardia [il neretto è mio]».
Aggiunge Mangiagalli: «Noi ci siamo presi questa responsabilità sulla base di una conoscenza clinica approfondita dei nostri pazienti. È chiaro che a pazienti con disturbi del ritmo cardiaco non ci siamo sognati di prescrivere questa terapia. Peraltro vorrei sottolineare che la maggior parte degli studi che mettono in dubbio l’efficacia della idrossiclorochina, tutti preliminari, sono stati realizzati in ospedale o su pazienti con malattia in fase più avanzata dei nostri [il neretto è mio]. Probabilmente la bontà del nostro risultato è dovuta all’uso tempestivo della terapia rispetto all’insorgenza dei sintomi». Già, l’efficacia di questa terapia è direttamentew correlata alla tempestività di utilizzo. «Il Covid che si aggrava è un combinato di una polmonite con una microembolia polmonare, scatenata da un’infiammazione potentissima che prima danneggia i polmoni e poi a cascata tutti gli altri organi» continua il dottor Mangiagalli. «In pratica, se non si interviene per tempo i polmoni, che normalmente sono come un spugna, diventano di cartone. E se si interviene tardi, magari si salva il paziente ma a prezzo di un danno polmonare irreversibile [il neretto è mio]».
Il successo della proposta dei Medici in prima linea è condensata in un numero: oltre 100 dottori, costantemente interconnessi che discutono casi clinici in tempo reale, «cosa che in Italia non è mai stata fatta e non credo neanche nel resto del mondo» osserva Mangiagalli. Lui da solo è stato subissato di richieste da tutta Italia e anche dall’estero di malati (e medici) alla ricerca di informazioni: «In questi due mesi ho ricevuto almeno 400 telefonate di malati Covid. Quale medico ospedaliero ha avuto contatto con un numero così alto di pazienti?» Tale esperienza è stata sintetizzata in una lettera, che contiene un decalogo di suggerimenti e proposte per evitare che nella fase di riapertura si ripetano gli errori fatti. «Al momento senza alcuna risposta» aggiunge sarcastico Mangiagalli. La lettera è stata inviata il 15 aprile a tutti gli organismi competenti: dal ministero della Salute alla Regione Lombardia, dalle Ats alla federazione degli ordini medici (Fnomceo). Ma questo significa che è stata trovata la cura del Covid? «No, perché ancora non c’è alcuna certezza scientifica validata da studi controllati» mette le mani avanti il dottor Moretti. «Quello che è importante è che i medici di famiglia si siano messi in gioco per fare la loro parte, in mancanza di qualsiasi attenzione verso il territorio da parte di chi voleva gestire la sanità pubblica. Il tempo sarà galantuomo e dirà chi ha ragione». Certo è che questa vicenda rappresenta la rivincita dei medici di famiglia. «Assolutamente sì» risponde Mangiagalli. «Lo sto gridando ai quattro venti: se non interveniamo sul territorio con la medicina generale, individuando i contagi e soprattutto i sospetti, alla riapertura potrebbe verificarsi un altro disastro».”

Covid-19: noi, curati a casa con la clorochina
Alcuni pazienti ci raccontano come hanno sconfitto il coronavirus. Senza andare in ospedale.

Elisabetta Burba

24 aprile 2020

https://www.panorama.it/news/salute/curati-casa-clorochina

Vediamo nella regione Lazio cosa è successo:

“Contro la «peste» del 2020 bisogna giocare in contropiede. E nel Lazio i medici hanno deciso che per battere il coronavirus (che – dati di ieri – ha già colpito 2.295 persone e ne ha uccise 118) i trattamenti farmacologici vanno iniziati subito. Appena si manifestano febbre o tosse. Con un farmaco antiartrite: l’idrossiclorochina [il neretto è mio]. «Per chi è risultato positivo ed è in isolamento domiciliare, da qualche giorno abbiamo anticipato le cure, iniziandole alla comparsa dei primi sintomi», ha spiegato Pierluigi Bartoletti, il vice segretario nazionale della Fimmg (Federazione italiana medici generici) [il neretto è mio].

Il farmaco che viene prescritto, normalmente usato come antimalarico e per combattere l’artrite, un antinfiammatorio molto forte, sta dando già dei buoni risultati.«Certo va usato con tutte le cautele del caso, va valutato paziente per paziente. Può avere effetti collaterali. Ma chi può prenderlo sta rispondendo davvero bene.”

Coronavirus, il Lazio usa clorochina per positivi in isolamento domiciliare
Tamponi, non di massa
Bartoletti (medici di famiglia): «Lo diamo ai primi sintomi e ci sono già buoni risultati». Pronti quattro camper per gli interventi nei focolai, da Fondi a Guidonia

27 marzo 2020

https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/20_marzo_27/lazio-usa-clorochinaper-positivi-casatamponi-non-massa-130ffec0-7067-11ea-82c1-be2d421e9f6b.shtml

Vediamo cosa ha detto Luca Zaia, il Presidente della regione Veneto:

«”L’utilizzo dei farmaci sperimentali sta andando bene: funziona il farmaco per l’artrite reumatoide [tocilizumab, nota mia], così come quello antimalarico [idrossiclorochina, nota mia] e funziona il cocktail di farmaci, ed ora abbiamo capito che più che sulla polmonite interstiziale, bisogna colpire soprattutto le trombosi dei polmoni che vengono causate da questo virus, e che vengono curate con farmaci come l’eparina. E funziona anche la somministrazione ai pazienti a domicilio dell’antimalarico [idrossiclorochina, nota mia] nelle prime fasi della malattia“. »

Zaia: “Farmaci sperimentali funzionano”

12 aprile 2020

https://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2020/04/12/zaia-farmaci-sperimentali-funzionano_eSvP5pEEGDwQwRc15d9z9O.html

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Anche Panorama dà del traditore e del bugiardo a Matteo Renzi

31 dicembre 2017

Leggo su Panorama quest’editoriale del suo direttore, Giorgio Mulè (22 dicembre 2017):

Il Natale nero del furbetto
La legislatura per Renzi finisce come era iniziata: con un tradimento [il neretto è mio]. Allora fu Letta la vittima. Ora gli italiani convinti che fosse “diverso”

«Per Matteo Renzi la legislatura che si avvia a conclusione finisce esattamente come era iniziata. Con un tradimento [il neretto è mio]…

…Conoscemmo così l’arte della bugia di un premier per caso, arte nella quale dimostrò di essere un fuoriclasse nei mille giorni del suo governo [il neretto è mio] tenuto in piedi da una maggioranza raccogliticcia e composta da molti transfughi tra i quali si stagliava la figura di Angelino Alfano.

Il quale, va detto, non condivide lo stesso destino di Renzi nel bilancio della legislatura perché al tradimento iniziale [il neretto è mio] corrisponde una fine ingloriosa che al più occuperà una riga nei Bignami di storia…

…Finalmente chiamato a esprimersi su quello che l’arroganza renziana aveva trasformato in un referendum sulla sua persona, Renzi incassò la sconfitta che avrebbe dovuto condurlo come da sua solenne promessa dritto all’addio della politica (ennesima bugia) [il neretto è mio]…

…E siamo all’ultimo tradimento [il neretto è mio], quello consumato nei confronti di milioni di italiani convinti che il giovane di Rignano fosse “diverso“; salvo scoprire di aver conosciuto un furbetto che si credeva più uguale degli altri.»

https://www.panorama.it/news/la-stanza-del-direttore/renzi-natale-nero-furbetto/