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“C’è qualcosa che non va nella politica di questo paese”

10 ottobre 2012

Leggo sulla Repubblica:

«Polverini: “Non mi ricandido
ma non lascerò la politica”
In un’intervista a “Chi” l’ex governatore parla del suo futuro. E del presente alla Regione Lazio: “Ci vorrebbero almeno vent’anni per rimettere a posto i conti: per il mio successore non sarà una passeggiata”»

«”C’è qualcosa che non va nella politica di questo paese – continua la Polverini – Lusi è ai domiciliari in convento e i suoi leader non si dimettono, poi c’è Penati. Altri governatori, pur indagati, non si dimettono. Mi auguro si cambi registro”.»

http://roma.repubblica.it/cronaca/2012/10/02/news/

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Questa frase, “C’è qualcosa che non va nella politica di questo paese”, mi ha colpito.

Vuoi vedere che almeno un politico italiano ha capito che in Italia c’è qualcosa di anomalo?

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Marcello Veneziani, le regioni e la destra politica italiana

27 settembre 2012

Leggo un post di Marcello Veneziani del 22 settembre sulle regioni:

Mille ragioni per tagliare le Regioni

“Per colpire la casta e i costi esagerati del settore pubblico manca il coraggio civile e radicale di abolire le Regioni. Lo scrivo da tempo. Sono la vergogna d’Italia, persino più del Parlamento (da dimezzare). Il marcio emerso ora è solo la cresta, il costo vero è il raddoppio di tutto: ci permettiamo il lusso di mantenere un doppio Stato, uno centrale e uno federale.

Le Regioni costano l’ira di Dio, moltiplicano il ceto politico e il finanziamento pubblico ai partiti, dispongono di poteri esagerati, divorano risorse, duplicano la burocrazia statale. Anziché accanirsi con gli spiccioli delle Province, è lì che bisogna tagliare.

L’inizio del declino italiano,del suo indebitamento e della crescita vertiginosa della partitocrazia, coincide con la nascita delle Regioni, 1970…

…Una riforma necessaria, risparmiosa e ragionevole, perciò non si farà mai. Non sono in grado di farla né i partiti né i tecnici.

E allora chi? Chi? La domanda risuona nel vuoto.”

http://www.ilgiornale.it/news/mille-ragioni-tagliare-regioni-839805.html

Innanzitutto lei parla solo di denaro (Marx ha agito anche su di lei?) e le sfugge evidentemente la distruzione dello Stato italiano che l’istituzione delle regioni ha comportato (è precisamente a questo scopo che la sinistra italiana impose tale istituzione, perché essa è posseduta dall’utopia di eliminare lo Stato, come ho scritto più volte nei post precedenti).

In secondo luogo, suscita in me grande indignazione la sua vana domanda finale: chi farà mai questa sacrosanta riforma, ossia eliminare le regioni?

Certamente non sarà la destra castrata dal Vaticano della quale lei è uno dei più noti rappresentanti.

Una destra paralitica e fallita. Perché tale è una destra che non difende lo Stato con qualsiasi mezzo possibile e immaginabile, anche a costo di morire, e che evidentemente non prende in considerazione la teoria dello Stato e Max Weber.

È una destra che ha paura “dell’uso legittimo della forza fisica” (Max Weber, La politica come professione, 2005, Armando, pag. 33).

È una destra sostanzialmente contraria allo Stato.

È una destra che tra Chiesa e Stato (una scelta che non si può eludere) sceglie la Chiesa.

Certo, a parole si può dire quello che si vuole, ma le parole non contano, contano i fatti.

Vedi su quest’argomento il mio post del 23 agosto (pubblicato quindi ben prima che scoppiasse lo scandalo della regione Lazio):

La destra politica italiana è una destra fallita

https://luigicocola.wordpress.com/2012/08/23/la-destra-politica-italiana-e-una-destra-fallita/

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