Posts Tagged ‘renato fellin’

Il cervello di Kant

15 luglio 2013

Non avrei voluto scrivere questo post su Immanuel Kant. Perché dovrò criticare un grande filosofo a causa di una sua malattia neurologica, il che non è bello.

Inoltre Kant, in primo luogo, è perfettamente inquadrabile nella tesi che sostengo da tempo, ossia che l’Occidente sta cercando ripetutamente di suicidarsi e che la causa di ciò è il mito della dannosità dello Stato creato dalla filosofia politica di Locke con i Due trattati sul governo del 1690.

Vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/10/23/il-mito-della-dannosita-dello-stato/

Kant fu infatti fortemente influenzato da Rousseau (aveva perfino, nel suo studio, un ritratto del filosofo ginevrino) e quest’ultimo sarebbe impensabile senza Locke.

In secondo luogo, Kant non è necessario alla mia tesi, alla mia teoria.

Così ho resistito a lungo dallo scrivere sulla filosofia politica di Kant.

Ma quando l’ho visto tirato in ballo, contro Hobbes, da Vittorio Emanuele Parsi, nel suo articolo del 2 luglio sul Sole24ore, intitolato Se la potenza diventa prepotenza, ho capito che non potevo più esimermi (come direbbe Salvatore Veca).

Sono rimasto molto stupito che Parsi nominasse Kant. Infatti ho memoria di un Vittorio Emanuele Parsi, brillante e sarcastico, che apparve in televisione appena dopo l’attacco USA all’Iraq nella seconda guerra del Golfo e spiegò a un contrariato interlocutore francese (non ricordo chi fosse) che il diritto si fonda sulla forza e non l’inverso, allo stesso modo in cui, per fare una torta, sotto si mette il cioccolato e sopra la panna, mai l’inverso.

Sembrava di sentir parlare Hobbes in persona, il quale genialmente scrisse: “E patti senza la spada non sono che parole…” (Thomas Hobbes, Leviatano, Laterza, 2009, pag. 139).

Per l’articolo di Parsi vedi qui:

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-07-02/potenza-diventa-prepotenza-063738.shtml?uuid=AbTzPNAI

E quindi non mi esimo più. E che Kant, dall’alto del paradiso dei filosofi, mi perdoni.

Immanuel Kant nacque il 22 aprile del 1724 a Königsberg (che a quel tempo apparteneva al territorio tedesco, mentre oggi appartiene alla Russia e si chiama Kaliningrad, lo scrivo perché più avanti sarà utile sapere ciò) e vi morì il 12 febbraio del 1804. La sua tomba si trova ancora là.

Come riporta Ludovico Geymonat: “Molti studiosi vedono in Kant il maggiore filosofo dell’età moderna” (Ludovico Geymonat, Storia del pensiero filosofico e scientifico, UTET, 1977, Vol. 3, pag. 565).

Kant era famoso per le sue capacità intellettuali. Come scrive Renato Fellin: “La facoltà certamente più sviluppata in lui era tuttavia la capacità analitica: egli riusciva a scomporre concetti complessi nelle loro più semplici componenti, potendo così sviscerare sistemi e dottrine allo scopo di individuarne errori e contraddizioni.” (Renato Fellin, Federica Sgarbi, Stefano Caracciolo, L’altro Kant – La malattia, l’uomo, il filosofo, Introduzione di Pietro Vigorelli, Piccin, 2009, pag. 19).

Kant non si occupò di filosofia politica se non in tarda età, ossia dopo i settanta anni.

Infatti Norberto Bobbio in Stato, governo, società fornisce un elenco di tutte le più importanti opere dell’Evo Moderno sullo Stato, le forme di governo e argomenti attinenti, cioè da Machiavelli ai nostri giorni, riportando di Kant solo due opere: Per la pace perpetua e la Metafisica dei costumi (Norberto Bobbio, Stato, governo, società, Einaudi, 1995, pag. 163). La prima risale al 1795 (quando Kant aveva settantun anni), la seconda al 1797.

Le sue opere maggiori erano state pubblicate da tempo: la Critica della ragion pura, la sua opera capitale, è del 1781; la Critica della ragion pratica è del 1788; la Critica del giudizio è del 1790.

Ora, se voi andate al motore di ricerca del sito pubmed.gov, noto sito governativo USA per gli articoli scientifici di medicina e biologia, e immettete “Immanuel Kant” ed “Emmanuel Kant”, troverete alcuni articoli scientifici sul grande filosofo tedesco.

Perché? Perché in vecchiaia egli presentò sintomi gravi e inequivocabili di una malattia dementigena, individuabile per alcuni nella demenza di Alzheimer:

1) Fellin R, Blè A, The disease of Immanuel Kant, The Lancet, 1997 Dec 13; 350(9093): 1771-3

2) Podoll K, Hoff P, Sass H, The migraine of Immanual Kant, Fortschritte der Neurologie-Psychiatrie, 2000 Jul; 68(7): 332-7

per altri in un tumore frontale (i tumori frontali possono causare demenza):

3) Marchand JC, Was Emmanuel Kant’s dementia symptomatic of a frontal tumor?, Revue Neurologique, 1997 Feb; 153(1): 35-9

per altri ancora nella demenza da corpi di Lewy:

4) Miranda M, Slachevsky A, Garcia-Borreguero D, Did Immanuel Kant have dementia with Lewy bodies and REM behavior disorder?, Sleep Medicine, 2010 Jun; 11(6): 586-8

Ecco i link per i rispettivi abstract:

1) http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9413481

N.B.: Non è qui disponibile alcun abstract

2) http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/10945159

3) http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9296154

4) http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20451446

È interessante notare che, mentre gli altri autori degli articoli succitati risultano appartenere a istituti medici, Marchand JC risulta appartenere a: “Yale University, Institute for Social and Policy Studies”. E quando da pubmed.gov ho cercato di risalire al testo completo dell’articolo (cliccando sulla piccola icona in alto a destra in cui c’è scritto: “Full text on EM consulte – Subscription required”), sono comparse queste parole: “There’s a bug in the system”.

Certo, se si potesse fare una biopsia del cervello di Kant, si potrebbe avere la diagnosi istologica della malattia di cui egli soffriva. Perché le malattie ipotizzate negli articoli suddetti in base ai sintomi sono inesorabilmente certificate dall’esame istologico.

Peccato che Kant sia morto nel 1804.

Ma, un momento…leggiamo questa frase del libro succitato L’altro Kant – La malattia, l’uomo, il filosofo:

“Lo stesso dott. Gall assieme al professor Knorr ne prelevarono il cervello…

…conservato sotto spirito in una ampolla di vetro, andò distrutto nell’incendio che divampò alla Lubjanka di Mosca il 12 novembre 1999 dove era arrivato dopo lunghe e singolari vicende.” (Renato Fellin, Federica Sgarbi, Stefano Caracciolo, ibid., pag. 21).

Non sono un complottista, ma se fossi Dan Brown, scriverei immediatamente un bel romanzo su quest’argomento, romanzo che sarebbe certamente più plausibile del Codice da Vinci.

Appare infatti singolare che il cervello di Kant, dopo essere passato senza danni attraverso un’iraddidio di guerre e rivoluzioni per quasi duecento anni, venga distrutto da un banalissimo incendio alla Lubjanka, che è poi la famigerata sede dei servizi segreti dell’URSS prima e della Russia oggi.

E questo quando (ammesso che sia realmente accaduto)? Lo stesso anno dell’introduzione nei mercati finanziari dell’euro e dopo due anni dalla pubblicazione dell’articolo di Marchand JC, cronologicamente il primo degli articoli scientifici succitati.

Ma quando inizia la demenza di Kant? Pietro Vigorelli scrive: nel 1793; lo stesso scrive Renato Fellin (Renato Fellin, Federica Sgarbi, Stefano Caracciolo, ibid., pag. viii; pagg. 38-39).

Inoltre Pietro Vigorelli (che è, come Fellin, un medico) riporta una lettera scritta da Kant a Jacob Sigismund Beck del 1° luglio 1794, nella quale lo stesso Kant rivela apertamente di avere gravi difficoltà di comprensione intellettuale (Renato Fellin, Federica Sgarbi, Stefano Caracciolo, ibid., pag. x).

Tutti quelli che farneticano di Stati Uniti d’Europa dovrebbero leggere questo libro. A meno che, ovviamente, non siano anch’essi colpiti da una qualche forma di demenza. Nel qual caso sarebbe inutile leggere alcunché.

Arrivato fin qui, non posso non entrare nel merito.

Commenterò brevissimamente soltanto alcuni punti salienti dell’opera di Kant Per la pace perpetua. Punti, per così dire, che saltano all’occhio.

Ci sono in tale opera: 1) concetti assolutamente puerili 2) clamorosi errori di ragionamento 3) contraddizioni inverosimili

1) concetti assolutamente puerili

Ne citerò due. Il primo è: “Gli eserciti permanenti (miles perpetuus) devono col tempo scomparire del tutto” (Immanuel Kant, Per la pace perpetua, Feltrinelli, 2013, pag. 47).

Riflettiamo un attimo su questa frase.

Cosa succederebbe se l’esercito degli Stati Uniti d’America venisse smantellato?

Cosa succederebbe all’Italia se non avesse più lo scudo della NATO e neanche eventuali rimpiazzi, per esempio dalla Francia (che è una potenza nucleare) o dalla Russia (che è una potenza nucleare e che è pur sempre un paese cristiano, anche se non occidentale)?

Cosa succederebbe allo Stato d’Israele se non avesse più il suo esercito e la sua deterrenza nucleare?

Il secondo è quello che condanna “…l’uso delle spie (uti exploratoribus), dove non viene utilizzata che la mancanza di onore degli altri…” (Immanuel Kant, ibid., pag. 50). Sorvoliamo.

2) clamorosi errori di ragionamento

Farò due esempi, entrambi relativi a: “In ogni Stato la costituzione civile deve essere repubblicana” (Immanuel Kant, ibid., pagg. 54-59).

Primo esempio.

Kant afferma che gli Stati repubblicani (e spiega bene cosa intenda per repubblica: la divisione dei poteri, vedi avanti) sono naturalmente pacifisti, in quanto i “…cittadini…

…rifletteranno molto prima di iniziare un gioco così brutto.”, mentre “…il sovrano non è il concittadino, ma il proprietario dello Stato, e la guerra non toccherà minimamente i suoi banchetti, le sue battute di caccia, i suoi castelli in campagna, le sue feste di corte e così via…” (Immanuel Kant, ibid., pag. 56).

Bene, gli Stati Uniti d’America sono una repubblica e hanno una pronunciata divisione dei poteri: sono forse uno Stato pacifista?

Certo, Kant non poteva conoscere il futuro (ma se un ragionamento è giusto, deve esserlo anche per il futuro, altrimenti è un ragionamento sbagliato).

In ogni caso Kant conosceva molto bene il passato.

La Repubblica romana era una repubblica e aveva la divisione dei poteri, come affermato da Niccolò Machiavelli nei Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio, che Kant non poteva non conoscere (la cultura inglese conosceva benissimo quest’opera).

Leggiamo cosa scrive di essa Bertrand Russell, un uomo della cui intelligenza è impossibile dubitare:

“Ci sono interi capitoli che sembrano quasi scritti da Montesquieu; la maggior parte del libro avrebbe potuto ricevere l’assenso di un liberale del XVIII secolo. La dottrina dei controlli e dell’equilibrio [ossia la dottrina della divisione dei poteri] è esposta esplicitamente…

…La costituzione repubblicana di Roma era buona, proprio per il conflitto tra il Senato e il popolo.”

(Bertrand Russell, Storia della filosofia occidentale, Longanesi, 1967, pag. 668).

La Repubblica romana era uno Stato pacifista?

Secondo esempio.

Kant descrive qui una sua personalissima ed eccezionalmente stravagante classificazione delle forme di governo, nella quale egli cerca di dimostrare l’indimostrabile, ossia che nell’«autocrazia» si ottiene il «repubblicanismo», mentre nella «democrazia» si ottiene il «dispotismo».

Infatti:

“Il repubblicanismo è il principio politico della separazione del potere esecutivo (il governo) dal potere legislativo; il dispotismo è il principio politico dell’autonoma esecuzione, da parte dello Stato, di leggi che lo Stato stesso ha promulgato, quindi è la volontà pubblica che viene esercitata dal sovrano come sua volontà privata. Tra le tre forme [autocrazia, aristocrazia, democrazia] quella della democrazia, nel senso proprio della parola, è necessariamente un dispotismo…” (Immanuel Kant, ibid., pag. 57).

“Si può dire quindi che più è ristretto il personale del potere politico (il numero dei governanti), più grande è al contrario la loro capacità rappresentativa, e tanto più la costituzione politica si accorda alla possibilità del repubblicanismo e può sperare di raggiungere alla fine questa meta attraverso graduali riforme. Per tale ragione in un’aristocrazia è già più difficile che in una monarchia arrivare a questa unica costituzione perfettamente legale, ma nella democrazia un tale passaggio è impossibile se non attraverso una rivoluzione violenta.” (Immanuel Kant, ibid., pag. 58).

Vorrei far notare che i primi a mettere in pratica nell’Evo Moderno la dottrina della divisione dei poteri furono gli inglesi, che avevano, è vero, una monarchia. Ma furono necessarie ben due rivoluzioni: la prima rivoluzione inglese (1642-1651), nella quale, fra l’altro, fu tagliata la testa al re Carlo I, e la seconda rivoluzione inglese, detta anche Gloriosa Rivoluzione, che fu incruenta (1688). Tagliare la testa al re non è per Kant un esempio di “rivoluzione violenta”? O egli pensa che la seconda rivoluzione inglese non c’entri nulla con la prima? Invece fu proprio il sangue versato copiosamente nella prima rivoluzione inglese (non solo quello del re) a rendere possibile la Gloriosa Rivoluzione.

Norberto Bobbio in Stato, governo, società riporta un elenco di varie classificazioni delle forme di governo e precisamente quelle di Aristotele, di Machiavelli, di Montesquieu e di Kelsen (Norberto Bobbio, ibid., pagg. 95-97).

Egli si guarda bene dal citare, anche solo di sfuggita, l’assurda classificazione di Kant.

Perché egli non cita questa classificazione, dato che in altre pagine dello stesso libro, come ho già detto prima, riporta l’opera di Kant Per la pace perpetua? Eppure questa classificazione è completamente diversa da quelle che egli elenca. Perché non citare una classificazione così originale e per giunta di uno dei massimi filosofi della storia? Anche solo per criticarla. Ma evidentemente criticarla è troppo imbarazzante…

3) contraddizioni inverosimili

Farò due esempi, entrambi relativi a: “Il diritto internazionale deve fondarsi su un federalismo di liberi Stati” (Immanuel Kant, ibid., pagg. 59-64).

Primo esempio.

Kant scrive all’inizio, nel titolo del “Secondo articolo definitivo per la pace perpetua“, ossia quello che ho appena riportato: “…liberi Stati” (Immanuel Kant, ibid., pag. 59).

Poi spiega che tali Stati devono perdere la propria sovranità, ossia la propria libertà, e lo spiega molto chiaramente:

«Quando però questo Stato dice: “Non ci deve essere nessuna guerra tra me e gli altri Stati, benché io non riconosca nessun potere legislativo superiore che garantisca a me il mio diritto e al quale io garantisca il suo”, allora non si riesce affatto a comprendere su che cosa io voglia basare la fiducia che il mio diritto venga garantito…» (Immanuel Kant, ibid., pag. 63).

“Per gli Stati, nel rapporto tra loro, è impossibile secondo la ragione pensare di uscire dalla condizione della mancanza di legge, che non contiene altro che la guerra [e i trattati di pace?], se non rinunciando, esattamente come fanno i singoli individui, alla loro libertà selvaggia (senza legge), sottomettendosi a pubbliche leggi costrittive…” (Immanuel Kant, ibid., pag. 64).

In ogni caso Kant non scrive assolutamente nulla di preciso e di razionale su come si possa realizzare concretamente questo “federalismo di liberi Stati“, che poi però devono necessariamente perdere la loro libertà per potersi federare.

Secondo esempio.

Kant prima scrive che si deve ottenere “una federazione di popoli” e non “uno Stato di popoli” (Immanuel Kant, ibid., pag. 60).

Poi scrive l’esatto contrario: “…formando così uno Stato dei popoli (civitas gentium), che dovrà sempre crescere, per arrivare a comprendere finalmente tutti i popoli della Terra.” (Immanuel Kant, ibid., pag. 64).

In conclusione: è meglio non parlare più della filosofia politica di Immanuel Kant.

Lasciatelo riposare in pace.

Copyright © 2013 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

Annunci