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Lo spettacolare e stupefacente rimbecillimento dell’intellighenzia occidentale

7 giugno 2017

Con il mondialismo il potere economico è diventato eversivo, vuole cioè rovesciare il potere costituito, lo Stato.

Lo Stato è l’istituzione politica che gestisce il potere della forza fisica: si tratta di una necessità della Ragione, anzi addirittura di un universale culturale.

Fu Bertrand Russell a distinguere i tre principali tipi di potere: il potere della forza fisica (“il sommo potere” secondo Norberto Bobbio), il potere economico e il potere della propaganda.

Ho esposto una teoria dello Stato in questo saggio:

Luigi Cocola, Le nuove forme dell’utopia: europeismo e multiculturalismo – Come e perché l’Occidente cerca ripetutamente di suicidarsi, 3° ed., 2013, lulu.com

Come ho scritto in precedenza su questo blog:

«Però a partire dalla filosofia politica di John Locke (1690) è nato un tipo nuovo di ideologia antistato: sostanzialmente cristiana, ma formalmente filosofica, e verso la quale l’Occidente è indifeso, perché non ne riconosce la natura religiosa e irrazionale.

Nella cultura occidentale si è creata così, nel corso degli ultimi tre secoli, una capziosa e fallace Weltanschauung, la quale tenta di rendere razionale ciò che è invece assolutamente irrazionale: il mito dell’inutilità e della dannosità dello Stato.

Infatti eliminare i conflitti attuati con il potere della forza fisica è impossibile e da questa impossibilità nasce la necessità dello Stato, che è il mezzo naturale per gestire tali conflitti, sia che si tratti di aggressione di stranieri, sia che si tratti di torti reciproci all’interno di una comunità, come ci spiegò per la prima volta in modo approfondito Hobbes (Thomas Hobbes, Leviatano, Laterza, 2009, pag. 140 e pag. 142), ampliando e migliorando un concetto originale di Machiavelli (Niccolò Machiavelli, Il Principe, Rizzoli, 1991, pag. 128).»

https://luigicocola.wordpress.com/2014/05/03/siamo-in-mezzo-a-un-conflitto-mondiale-ma-nessuno-ne-parla/

Un esempio chiarissimo della capziosa e fallace Weltanschauung che intossica l’Occidente da tre secoli è Between Two Ages di Zbigniew Brzezinski, di cui ho scritto qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2017/06/03/anche-zbigniew-brzezinski-e-morto/

Occorre purtroppo notare che la stragrande maggioranza dell’intellighenzia dell’Occidente è posseduta da tale capziosa e fallace Weltanschauung.

Siamo al cospetto di uno spettacolare e stupefacente rimbecillimento dell’intellighenzia occidentale.

Che non ha, né può avere, scusanti.

Copyright © 2017 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

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Il mondialismo non può vincere

30 gennaio 2017

Ipotizziamo che Donald Trump venga ucciso e che venga fermato il suo coraggioso tentativo di liquidare il mondialismo negli Stati Uniti d’America.

Il mondialismo vincerebbe?

Neanche per sogno.

Dirò di più: ipotizziamo che il mondialismo riesca a imporsi in tutto l’Occidente, che riesca cioè ad attuare in questa porzione del pianeta l’Open Society di George Soros.

Ma arriviamo pure all’ipotesi più estrema e inverosimile: ipotizziamo che l’Open Society venga attuata in tutto il pianeta.

Perfino in tale scenario estremo e inverosimile il mondialismo non vincerebbe.

Perché?

Perché il Secondo Medio Evo che ne deriverebbe non potrebbe mai durare in eterno, come in effetti non è durato in eterno il Medio Evo storico.

Per capire cos’è il mondialismo vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2017/01/23/ulteriori-considerazioni-su-george-soros-e-sulloccidente/

Per il Medio Evo vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2017/01/26/donald-trump-una-nazione-senza-confini-non-e-una-nazione/

Una stabile e persistente società senza Stato non può esistere, tutte le ideologie antistato hanno fallito e fallirà anche il mondialismo: lo Stato è una necessità razionale, anzi è un universale culturale (esattamente come il tabù dell’incesto e i riti funebri).

Lo Stato altro non è che la gestione ottimale nelle comunità umane del potere della forza fisica, che è uno dei tre poteri principali descritti da Bertrand Russell (essendo gli altri due il potere economico e il potere della propaganda).

Lo Stato gestisce nelle comunità umane il potere della forza fisica mediante le sue due funzioni essenziali: l’esercito e la legge, che difendono le comunità umane dall’aggressione di stranieri e dai torti reciproci, rispettivamente.

Questi concetti basilari di scienza politica sono attualmente ignorati semplicemente perché da John Locke in poi, come ho mostrato in dettaglio più volte, si è formato nella cultura occidentale un vero e proprio delirio culturale, il cui principale centro di diffusione è costituito dalle università occidentali.

Così generazioni e generazioni di filosofi, di politologi, di sociologi e di antropologi culturali hanno prodotto e producono non idee, ma bensì deliri.

Lo Stato non può essere eliminato, perché non è possibile eliminare l’aggressione di stranieri e i torti reciproci, non è possibile eliminare il Male dal genere umano, a meno che non si verifichi la seconda venuta di Cristo, o più precisamente la parusia intermedia, lo scenario che in effetti sta all’origine di tutte le ideologie antistato secondo la mia teoria unificata delle ideologie antistato.

Vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/07/06/lorigine-del-mondialismo/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2015/03/05/il-millenarismo-e-un-meme-egoista/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/12/04/il-mondialismo-la-parusia-intermedia-e-la-teoria-dei-memi/

Copyright © 2017 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

La Ford si piega agli United States of America

4 gennaio 2017

Leggo sul Sole24ore:

Ford, effetto Trump: no a fabbrica in Messico, investirà in Michigan

«LAS VEGAS – Donald Trump non si è ancora insediato alla Casa Bianca, ma gli effetti della sua preannunciata politica di protezionismo si fanno già sentire: la Ford, più volte presa di mira da Trump nella campagna elettorale per i suoi investimenti in Messico, ha annunciato che rinuncerà al previsto investimento da 1,6 miliardi di dollari per una nuova fabbrica oltre confine e ne spenderà invece 700 milioni nello stabilimento di Flat Rock, in Michigan, per produrre veicoli elettrici e a guida autonoma; quest’ultimo investimento porterà alla creazione di 700 nuovi posti di lavoro. La nuova Ford Focus verrà comunque prodotta in Messico, ma nella fabbrica già esistente di Hermosillo…

…La decisione annunciata da Ford arriva a sorpresa: l’amministratore delegato Mark Fields aveva detto il mese scorso che l’azienda «si preparava a lavorare con l’Amministazione Trump sull’agenda di politica commerciale», ma aveva indicato che era troppo tardi per cancellare il progetto di una nuova fabbrica a sud del Rio Grande…»

http://www.ilsole24ore.com/art/motori/2017-01-03/ford-cancella-investimenti-messico-16-mld-$-e-li-trasferisce-michigan–175033.shtml

Quattroruote scrive:

Ford in Messico
Effetto Trump, annullato l’investimento per una nuova fabbrica

«Alla fine l’ha spuntata il presidente eletto Donald Trump, con la minaccia del super-dazio del 35% per le auto prodotte in Messico, e la Ford ha dovuto fare marcia indietro. La Casa americana, entrata (già dalla campagna elettorale) nel mirino del futuro inquilino della Casa Bianca per la delocalizzazione di numerose attività nel Paese, ha annunciato in un comunicato l’annullamento dei piani per aprire una nuova fabbrica a San Luis Potosí.»

http://www.quattroruote.it/news/industria/2017/01/03/ford_effetto_trump_annullato_


l_investimento_per_la_nuova_fabbrica_in_messico.html

E il New York Times:

Ford, Criticized by Trump, Cancels Plans to Build Mexican Plant

«DETROIT — Donald J. Trump has promised to change the way American automakers do business. Less than three weeks before his inauguration as president, he has already knocked the companies on their heels.

In a stunning reversal, Ford Motor, the nation’s second-largest automaker, said on Tuesday that it would scrap plans to build a small-car assembly plant in Mexico that Mr. Trump has repeatedly criticized.»

http://www.nytimes.com/2017/01/03/business/ford-general-motors-trump.html

Come ho sempre sostenuto, la globalizzazione non esiste, è solo una bufala della propaganda mondialista:

«In altre parole non esiste un processo storico ineluttabile (la globalizzazione), bensì un’ideologia (il globalismo o mondialismo).»

https://luigicocola.wordpress.com/2016/05/31/la-globalizzazione-non-esiste/

Vedi anche qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/04/12/il-cicap-luaar-la-propaganda-mondialista-la-ragione-e-i-soldi/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2015/03/11/loccidente-contro-il-resto-del-mondo/

Il nodo della questione è il seguente:

chi è il più forte, lo Stato (ossia la sovranità del popolo) o le multinazionali (ossia gli sporchi interessi di pochi miserabili ultracapitalisti, che sono nemici del popolo)?

Chi comanda dei due?

La risposta è ovvia: comanda lo Stato, ossia il popolo, perché il sogno millenarista di eliminare lo Stato è irrealizzabile (lo Stato è una necessità razionale, è un universale culturale), mentre eliminare le multinazionali è possibilissimo, l’umanità può farne benissimo a meno.

Gli ultracapitalisti si rassegnino, a meno che non vogliano arrivare alle ultime conseguenze, che però non saranno certamente a loro favore: essi non possono vincere.

I più intelligenti di loro l’hanno ormai capito.

Del resto, come nota Norberto Bobbio, il potere della forza fisica (che è il potere gestito dallo Stato) è “il sommo potere” (Norberto Bobbio, Stato, governo, società, 1995, Einaudi, pag. 73), esso è superiore al potere economico e al potere della propaganda (gli altri due principali poteri secondo Bertrand Russell).

Non è solo un problema di intelligenza, è anche un problema di ignoranza.

Copyright © 2017 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

Il mondialismo è contro la Ragione

3 febbraio 2015

Il mondialismo, ossia l’internazionalismo di David Rockefeller, è contro la Ragione.

A dimostrarlo è il fatto che esso vuole abolire lo Stato, il quale, invece, è una necessità della Ragione, una necessità razionale.

Infatti non è umanamente possibile eliminare i conflitti attuati per mezzo del potere della forza fisica, il quale, secondo Bertrand Russell, è uno dei tre principali tipi di potere (essendo gli altri due il potere economico e il potere della propaganda).

Non essendo possibile eliminare i conflitti attuati per mezzo del potere della forza fisica, tranne che nei sogni del millenarismo cristiano, allora lo Stato è necessario, in quanto esso è il mezzo naturale e universale per gestire i suddetti conflitti, sia che essi si presentino nella forma di aggressione di stranieri, sia che essi si presentino nella forma di torti reciproci all’interno di una comunità, come scrive Thomas Hobbes.

Nel primo caso lo Stato difende la comunità con l’esercito, nel secondo con la legge.

Infatti le due funzioni essenziali dello Stato sono l’esercito e la legge, concetto sul quale concordano Machiavelli, Hobbes e Bobbio.

Esistono anche funzioni accessorie dello Stato, per esempio le politiche di redistribuzione delle risorse economiche.

Senza Stato, quindi, non può esserci un esercito, ci sarebbe invece, in caso di aggressione di stranieri, una moltitudine di individui che combattono disordinatamente e inefficacemente.

Senza Stato non può esserci legge e giustizia, ci sarebbero solo vendette e faide interminabili.

Senza Stato non può esserci stato sociale, ossia welfare state, ci sarebbe solo sfruttamento del più forte verso il più debole e miseria ovunque.

Questo è ciò che ci aspetta se lo Stato sarà completamente smantellato e distrutto.

Copyright © 2015 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

Comprendere l’origine del disastro italiano e del disastro europeo

28 febbraio 2014

Purtroppo le disastrose realtà in cui viviamo, ossia il disastro italiano (che si può anche definire l’anomalia italiana) e il disastro europeo, non hanno un’origine d’immediata e semplice comprensione.

C’è chi marxianamente ne dà un’interpretazione basata sull’economia, c’è chi farnetica di complotti demo-pluto-giudaico-massonici, c’è chi, con maggiore creatività, pensa a complotti satanisti (vedi a questo proposito Wikipedia alla voce Teoria del complotto del Nuovo Ordine Mondiale, data odierna), ecc. ecc.

Fra tutti giganteggia David Icke, secondo il quale ci sarebbe un complotto mondiale ordito da esseri alieni, i rettiliani, che possono prendere all’occorrenza forma umana.

E stupisce che alcuni, come Ida Magli, prendano talmente sul serio le idee deliranti di Icke, da citarlo più volte nelle loro opere (vedi ad esempio Ida Magli, La dittatura europea, Rizzoli, 2011, pag. 153, pag. 179, pag. 199 e pag. 201).

Personalmente, da tempo ho proposto un’interpretazione basata sulla scienza politica.

Tale interpretazione permette, fra l’altro, di spiegare un elemento che nessuno riesce a spiegare in modo adeguato: il perché le sinistre europee, compresa quella italiana, siano compattamente e fanaticamente favorevoli all’euro, il quale, come tutti ormai hanno capito, impoverisce il popolo.

Vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/08/09/gli-economisti-non-comprendono-perche-in-europa-si-voglia-eliminare-lo-stato/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2013/09/25/lennesima-dimostrazione-che-gli-economisti-non-capiscono-cose-leuropeismo-lunione-europea-e-leuro/

Innanzitutto occorre comprendere che c’è un elemento comune alla base del disastro italiano (assai antico) e del disastro europeo (assai recente).

È la mancanza dello Stato.

La teoria dello Stato, e cito a questo proposito Machiavelli, Hobbes, Weber, Kelsen e Bobbio, ci indica che lo Stato è l’istituzione politica che ha lo scopo di gestire il potere della forza fisica.

Secondo Bertrand Russell “i tre principali tipi di potere” sono: il potere della forza fisica, il potere economico e il potere della propaganda (Bertrand Russell, Bertrand Russell dice la sua, Longanesi, 1968, pagg. 93-94).

Dato che il potere della forza fisica è ineliminabile, lo Stato è necessario.

La domanda quindi è: perché c’è mancanza dello Stato sia nel disastro italiano che nel disastro europeo?

La mia risposta è che la causa di tale mancanza si trova nel Cristianesimo.

È dal Cristianesimo che bisogna partire per dare una spiegazione razionale, ossia basata sulla Ragione, al disastro italiano e al disastro europeo.

Ed è quello che ho fatto nei miei due saggi e nei post di questo blog.

I miei due saggi sono:

Il leviatano senza spada – Una teoria del popolo italiano e del Cristianesimo

Le nuove forme dell’utopia: europeismo e multiculturalismo – Come e perché l’Occidente cerca ripetutamente di suicidarsi

Vedi anche qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2014/01/10/il-compromesso-tra-forza-e-caritas/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2014/01/27/quale-sara-il-futuro-delloccidente/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2014/02/14/linternazionalismo-di-rockefeller-e-un-millenarismo/

Copyright © 2014 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

La volontà di potenza adleriana della cultura tedesca

27 febbraio 2013

Questo post riguarda un argomento a proposito del quale ho già scritto sia nei miei due saggi di scienza politica (quelli con la copertina verde sotto il titolo del mio blog), sia in questo post precedente:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/12/28/se-lo-stato-e-indispensabile-bisogna-non-solo-rigettare-lunione-europea-ma-anche-attuare-unigiene-politica-degli-stati-europei/

La caratteristica volontà di potenza della cultura tedesca (ossia della comunità linguistica tedesca) è il prodotto di una lunga concatenazione di eventi.

L’evento iniziale, il primo anello della catena, è la guerra dei Trent’anni, iniziata da Ferdinando II d’Asburgo allo scopo di eliminare la Riforma Protestante.

Leggiamo un brano della Storia d’Europa del grande storico inglese Herbert A. L. Fisher:

Primum mobile della guerra fu un gesuita coronato. Giudicato alla luce dei mutamenti attuati per sua personale iniziativa, Ferdinando di Stiria (1619-37), divenuto più tardi l’imperatore Ferdinando II, dev’esser considerato come uno dei grandi uomini d’azione del secolo. Fu il primo allievo di un collegio di gesuiti che salisse al trono imperiale; e sulla sua intelligenza angusta, esasperata e permeata della dottrina gesuitica, dominava un’unica passione, un unico scopo: odiava i protestanti e stabilì di sradicarli dai suoi dominii.”

(Herbert A. L. Fisher, Storia d’Europa, 1971, Laterza, vol. II, pag. 201)

La guerra terminò nel 1648 con la pace di Westfalia, nella quale i contendenti si accordarono per un compromesso. In altri termini non vinsero né i cattolici Asburgo, né i protestanti tedeschi.

Il risultato fu la distruzione della preesistente unità politica del popolo tedesco (intendo per popolo tedesco l’insieme di individui di madre lingua tedesca, ossia la comunità linguistica tedesca, ossia la cultura tedesca). Tale unità politica fu frammentata in circa 350 piccoli Stati autonomi.

Leggiamo un altro brano di Fisher:

“Un vero abisso separa la Germania di Federico Barbarossa dalla debole federazione di circa trecento e cinquanta stati (ciascuno dei quali autorizzato a seguire una propria politica finché non si opponesse a quella dell’imperatore) uscita dal congresso di Westfalia. Mentre il Barbarossa esercitava sulla Germania un’autorità reale, anche se irregolare, ora la potenza dell’imperatore, benché riconfermata nell’Austria, nella Boemia e nell’Ungheria, non era che un’ombra fra i tedeschi.”

(Herbert A. L. Fisher, ibid., pag. 222)

È proprio da questa frammentazione che nacque la volontà di potenza ipercompensatoria caratteristica della cultura tedesca, per il semplice motivo che in Europa, in assenza di barriere geografiche (ad esempio il mare), l’impulso di coloro che parlano la stessa lingua a unirsi politicamente è irrefrenabile e inestirpabile.

Ciò probabilmente è causato dal grande numero di lingue esistenti in Europa (a differenza che nelle Americhe): ognuna di queste lingue lotta strenuamente per la propria sopravvivenza e l’impulso a unirsi politicamente è la diretta conseguenza di questa strenua lotta per la sopravvivenza.

È interessante notare che volontà di potenza e ipercompensazione sono concetti fondamentali della psicologia di Alfred Adler, che era di madrelingua tedesca, ossia un tedesco.

Adler ci fornisce un esempio di cosa egli intenda per ipercompensazione: Demostene era balbuziente, ma reagì a tale stato di inferiorità divenendo un grandissimo oratore. Il punto nodale della teoria di Adler è che la reazione a uno stato di inferiorità non mira a una semplice compensazione, ma a una ipercompensazione. Il povero non sogna una banale tranquillità economica, bensì la ricchezza.

È ben noto che il concetto di volontà di potenza nacque con Nietzsche, anch’egli di madrelingua tedesca, ma questi intendeva tale concetto in modo assai differente da come lo intese poi Adler, al cui pensiero io mi sto qui riferendo. E vorrei enfatizzare ciò: la filosofia di Nietzsche mi è completamente estranea, come risulta evidente a chiunque legga i miei due saggi di scienza politica.

È da rimarcare che la filosofia di Nietzsche ha la sua vera origine proprio nel tentativo di fornire al popolo tedesco l’aggressività necessaria a riconquistare manu militari l’unità politica perduta con la pace di Westfalia.

Che la riunificazione politica del popolo tedesco sia stata fortemente propugnata dai suoi filosofi è riconosciuto da tutti, da Bertrand Russell (Bertrand Russell, Storia della filosofia occidentale, 1967, Longanesi, pagg. 958-959) agli storici della Columbia University:

“Ma l’elemento determinante, la concezione della Germania come qualcosa di diverso da un’espressione geografica, derivò soprattutto dalla visione e dalla passione dei filosofi e dei letterati tedeschi.”

(John A. Garraty, Peter Gay, Storia del mondo, a cura della Columbia University, 1973, Mondadori, pag. 755)

Nietzsche però esagerò nell’elaborare concetti di barbarica e ripugnante aggressività e fornì così una base filosofica alla demoniaca ideologia nazista.

Comunque, se nel Seicento i tedeschi avessero avuto il buon senso di trattare gli Asburgo come gli inglesi trattarono nello stesso secolo gli Stuart (ossia con la prima e la seconda rivoluzione inglese), non ci sarebbero in seguito state né la prima, né la seconda guerra mondiale, la cui origine remota fu la Controriforma degli Asburgo, che distrusse l’unità politica del popolo tedesco e produsse in esso una palese volontà di potenza ipercompensatoria.

C’è un modo per eliminare questa adleriana volontà di potenza della cultura tedesca? La ragione ci suggerisce che l’unificazione politica di tutta la comunità linguistica tedesca attuale (intendo la Germania e l’Austria) sia l’unica via che possa portare, col tempo, alla scomparsa di questa tendenza assai deleteria della cultura tedesca, tendenza che provoca tensione in Europa e nel mondo.

Intanto però non bisogna dare modo a tale volontà di potenza di manifestarsi e l’euro fornisce invece lo scenario ideale perché essa si possa manifestare liberamente, come ho già scritto in questo post:

https://luigicocola.wordpress.com/2013/02/06/ecco-come-finiscono-le-utopie/

Da ricordare che, immediatamente dopo la prima guerra mondiale, l’Austria, diventata repubblica, chiese di potersi unificare alla Germania, ma ciò le fu proibito dagli Stati vincitori della guerra.

Fu un enorme errore, fatto perché non si ragiona sulla storia. Eppure Machiavelli ci aveva insegnato proprio questo: a ragionare sulla storia.

Non va ovviamente compresa in questa unificazione la porzione di lingua tedesca della Svizzera, perché il patto sociale del popolo svizzero è del tutto peculiare e non si basa sulla lingua, come ho più volte scritto, ad esempio qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/10/01/cretinismo-europeista/

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Non bisogna confondere lo statalismo con lo Stato

7 novembre 2012

Alcuni confondono il cosiddetto statalismo con lo Stato. C’è molta confusione su questi argomenti di scienza politica.

Così noi oggi viviamo circondati da oggetti ipertecnologici, che sono costruiti grazie a concetti scientifici estremamente raffinati, ma brancoliamo nel buio dell’ignoranza per quanto riguarda i principi fondamentali della convivenza con il nostro prossimo.

Questo è veramente un paradosso.

Alla base della scienza politica ci sono i concetti di Stato e di forma di governo. Non bisogna confondere questi concetti con quello riguardante le politiche di redistribuzione delle risorse economiche. Quando noi usiamo il termine “statalismo”, stiamo indicando una politica di accentuata redistribuzione delle risorse economiche, ossia lo stato sociale, in inglese welfare state.

Si può essere, oppure no, favorevoli allo stato sociale (personalmente io sono favorevole), ma questo non c’entra nulla col concetto di Stato e neanche con il concetto di democrazia, la quale è una forma di governo (ce n’è più d’una).

Cos’è lo Stato? È l’istituzione politica che, come scrive Hobbes nel Leviatano, difende la comunità “dall’aggressione di stranieri” (mediante l’esercito) “e dai torti reciproci” (mediante la giustizia) (Thomas Hobbes, Leviatano, Laterza, 2009, pag. 142).

Hobbes comunque va interpretato, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/11/02/e-sbagliato-spiegare-i-difetti-della-societa-italiana-in-termini-di-questione-morale/

Lo Stato è indispensabile e la sua esistenza è messa in dubbio soltanto dalle ideologie antistato, un esempio delle quali è l’europeismo.

Negli Stati Uniti d’America, ad esempio, lo Stato è una realtà indiscussa. Il pragmatismo e la concretezza degli americani rendono impossibile metterlo in dubbio, se non a livello di infime minoranze.

La tesi di alcuni storici contemporanei che la nascita dello Stato segna l’inizio dell’età moderna è a mio parere falsa, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/08/10/ma-lo-stato-e-sempre-esistito-oppure-e-uninvenzione-recente/

La democrazia, parola con la quale spesso in Italia ci si riempie la bocca a sproposito, è quella particolare forma di governo che è basata sul principio della divisione (o separazione) dei poteri.

Questo principio ha lo scopo di permettere la libertà politica: senza divisione dei poteri non ci può essere libertà politica.

È lapalissiano che avere la libertà politica è meglio che non averla, sebbene nei momenti storici in cui occorra un cambiamento drastico sia spesso necessario farne momentaneamente a meno.

Nell’Evo Antico la cultura greca e quella romana hanno offerto grandi esempi di tale principio.

Nel Medio Evo quest’ultimo era ignorato, per il semplice motivo che in tale periodo storico (del tutto eccezionale e limitato all’Occidente) non c’era più lo Stato: non ci può essere una forma di governo senza Stato.

A questo proposito vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/08/05/domanda-cose-la-democrazia/

Nell’Evo Moderno i primi ad applicare il principio della divisione dei poteri furono gli inglesi, dopo la Gloriosa Rivoluzione (1688). Per la loro tipica tendenza all’understatement, essi lo chiamano spesso principio dei controlli e dell’equilibrio (system of checks and balances). Da precisare che tale principio non si identifica affatto con la classica tripartizione di Montesquieu (potere esecutivo, potere legislativo e potere giudiziario): questa tripartizione ne è solo un caso particolare.

Il primo autore a scrivere del principio della divisione dei poteri nell’Evo Moderno fu, nel Cinquecento, Niccolò Machiavelli, nella sua opera Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio. Siccome molti italiani sono all’oscuro di tale opera, conoscendo soltanto Il Principe, si parla spesso a vanvera del grandissimo Machiavelli, che può essere a buon diritto considerato il padre della scienza politica, scambiandolo per un propugnatore dell’assolutismo.

Paradossalmente la cultura inglese conosce i Discorsi meglio di quella italiana (perché non fu influenzata dall’Index librorum prohibitorum della Chiesa di Roma, vedi avanti).

Ecco infatti cosa scrive Bertrand Russell, un uomo della cui intelligenza è impossibile dubitare, sui Discorsi di Machiavelli:

“Ci sono interi capitoli che sembrano quasi scritti da Montesquieu; la maggior parte del libro avrebbe potuto ricevere l’assenso di un liberale del XVIII secolo. La dottrina dei controlli e dell’equilibrio è esposta esplicitamente [il corsivo è mio]…

…La costituzione repubblicana di Roma era buona, proprio per il conflitto tra il Senato e il popolo.”

(Bertrand Russell, Storia della filosofia occidentale, 1967, Longanesi, pag. 668).

Vediamo cosa scrive di Machiavelli l’insigne politologo americano Robert A. Dahl:

“Probabilmente l’esempio più evidente di approccio noncognitivista alla teoria politica è costituito dal pensiero di Thomas Hobbes, che era politicamente un monarchico [il corsivo è mio]. Benché Machiavelli non abbia mai espresso in modo elaborato le sue opinioni a questo proposito, sembra che anch’egli sia stato noncognitivista, e naturalmente un sostenitore accanito della repubblica [il corsivo è mio].”

(Robert A. Dahl, Introduzione alla scienza politica, 1970, Il Mulino, pag. 193).

Parlavo prima dell’Index librorum prohibitorum della Chiesa di Roma. Ebbene, andate qui e scrivete solo il cognome, in questo caso Machiavelli, e poi cliccate su Search:

http://search.beaconforfreedom.org/search/censored_publications/

Potrete così leggere che la Chiesa di Roma proibì sia Il Principe che i Discorsi.

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Bertrand Russell e John Locke

19 luglio 2012

Ecco cosa pensava Bertrand Russell del concetto di stato di natura di Locke:

“Quanto allo stato di natura, Locke fu meno originale di Hobbes, il quale parlava di uno stato in cui ci fosse la guerra di tutti contro tutti e la vita fosse sgradevole, brutale e breve. Ma Hobbes era reputato un ateo…
…La convinzione dell’esistenza di un felice «stato di natura» nel remoto passato, è derivata in parte dalla narrazione biblica dell’età dei patriarchi, e in parte dal mito classico dell’età dell’oro. La convinzione della bruttezza del remoto passato nacque solo più tardi, con la dottrina dell’evoluzione [il corsivo è mio].
La frase seguente è fra tutte quella che si può prendere più verosimilmente, in Locke, come definizione dello stato di natura:
«Gli uomini vivono insieme secondo ragione, senza nessuno sulla terra che sia superiore agli altri, e hanno l’autorità di giudicarsi tra loro: questo è propriamente lo stato di natura». [John Locke, Due trattati sul governo, II Trattato, Cap. III, 19]
Questa non è una descrizione della vita dei selvaggi, bensì quella di un’immaginaria comunità di virtuosi anarchici, che non hanno bisogno di polizia o di tribunali perché obbediscono sempre alla «ragione»…”

(Bertrand Russell, Storia della filosofia occidentale, 1967, Longanesi, pag. 817).

Come ho scritto nel post precedente, la causa prima della tendenza autodistruttiva continua dell’Occidente è proprio il concetto di stato di natura di Locke, perché ha imposto alla cultura occidentale il mito dell’inutilità (anzi della dannosità) dello Stato.

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