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Perché si censura il ruolo di Henri de Saint-Simon nella genesi storica del mondialismo e dell’Unione Europea?

13 novembre 2018

Francamente sono disgustato dalle continue falsità, mistificazioni e menzogne che si scrivono sul mondialismo (o globalismo, in inglese globalism, in francese mondialisme) e sull’Unione Europea, la quale altro non è che il progetto più avanzato dell’ideologia mondialista.

Il concetto dell’Unione Europea nacque dalla mente del Conte Henri de Saint-Simon (1760-1825), che nel 1814 pubblicò De la réorganisation de la société européenne (titolo), ou de la nécessité et des moyens de rassembler les peuples de l’Europe en un seul corps politique, en conservant a chacun son indépendance nationale (sottotitolo) (1, 2).

Tanto per fare un esempio, il capitolo II del libro II di tale opera si intitola: De la Chambre des Députés du Parlement Européen.

Vediamo cosa scrive l’Enciclopedia Britannica su Saint-Simon:

«Henri de Saint-Simon, in full Claude-Henri de Rouvroy, Comte (count) de Saint-Simon, (born Oct. 17, 1760, Paris, Fr.—died May 19, 1825, Paris), French social theorist and one of the chief founders of Christian socialism. In his major work, Nouveau Christianisme (1825), he proclaimed a brotherhood of man that must accompany the scientific organization of industry and society.» (3)

Quindi Saint-Simon è uno dei capi fondatori del socialismo cristiano e scrisse un’opera (la sua opera maggiore) intitolata Nouveau Christianisme.

Il principio fondamentale del mondialismo è quello di sostituire lo Stato con la tecnocrazia e, proprio come il concetto dell’Unione Europea, tale concetto (sostituire lo Stato con la tecnocrazia) nacque anch’esso dalla mente di Saint-Simon, come ci spiegano Norberto Bobbio e Claudio Finzi (4, 5).

Perché tutto ciò viene quasi sempre taciuto da chi si occupa a vario titolo del mondialismo?

Perché si tace sul fatto storico che il concetto di sostituire lo Stato con la tecnocrazia (4, 5) e il concetto dell’Unione Europea (1, 2) nacquero entrambi dalla mente di Saint-Simon?

Perché si tace sulla “durevole influenza” (6) nell’élite dell’Ottocento del sansimonismo, l’ideologia antistato creata da Saint-Simon (della quale il mondialismo è semplicemente e banalmente una perversione, essendo, a differenza del sansimonismo, contro il popolo, 7)?

Perché si tace sul fatto storico che ci furono nell’Ottocento ebrei sansimonisti (proprio come lo è oggi George Soros, 8, 9) (10, 11)?

Perché si tace sui sansimonisti dell’Ottocento che predicarono la bancocrazia (proprio come la predica oggi Mario Draghi, 12) (13)?

Perché si tace sul fatto storico che il secondo Presidente della Repubblica Italiana, Luigi Einaudi (1874-1961) (che fu scelto dal democristiano Alcide De Gasperi, 14), era europeista e contro lo Stato, proprio come Saint-Simon?

Ecco i primi scritti di Luigi Einaudi sull’Unione Europea, come riportati (cioè tradotti in inglese) da Angelo Santagostino nel suo recente libro Luigi Einaudi, the Father of the Fathers of Europe:

«SIXTY-TWO YEARS OF EUROPEAN WRITINGS, 1897-1959

(Original titles have been translated into English)

“The United States of Europe,” La Stampa, 20 August 1897.

* “The League of Nations: a Possible Ideal?” Corriere della sera, 5 January 1918.

“The Dogma of Sovereignty and the Idea of the League of Nations,” Corriere della sera, 28 December 1918…» (15)

È da puntualizzare che Santagostino in tale libro non nomina mai Saint-Simon, che scrisse sull’unificazione dell’Europa nel 1814, quindi ben prima di Luigi Einaudi.

Questa è una mistificazione bella e buona!

Per quanto riguarda gli Stati Uniti d’Europa, di cui scrisse appunto Luigi Einaudi, ho spiegato diverse volte, dal 19 aprile 2012 in poi, che si tratta di un’idea impossibile da attuarsi, per un ben preciso motivo (16, 17), e ciò è stato poi ripetuto da Giovanni Sartori in un suo famoso editoriale sul Corriere della Sera intitolato Un animale senza difese (12 novembre 2012) (18).

Ed ecco infine alcuni passi di uno scritto di Luigi Einaudi del 1945 intitolato Il mito dello Stato sovrano, in cui egli dichiara che lo Stato è dannoso (anzi addirittura “immondo”!) e va eliminato:

«Perché l’idea della società delle nazioni è infeconda e distruttiva? Perché essa è fondata sul principio dello Stato “sovrano”. Questo è oggi nemico numero uno della civiltà, il fomentatore pericoloso dei nazionalismi e delle conquiste. Il concetto dello Stato sovrano, dello Stato che, entro i suoi limiti territoriali, può fare leggi, senza badare a quel che accade fuor di quei limiti, è oggi anacronistico ed è falso

…Divenute gigantesche le forze in contrasto, anche le guerre diventeranno più rare; finché esse non scompaino del tutto, nel giorno in cui sia per sempre fugato dal cuore e dalla mente degli uomini l’idolo immondo dello Stato sovrano [il neretto è mio].» (19)

Qui Luigi Einaudi fa mostra di ignorare che uno Stato o è sovrano o non esiste, dato che lo Stato è costituito dalla triade: sovranità, popolo, territorio, come giustamente scrive Nicola Abbagnano (20).

Quindi Luigi Einaudi intende in realtà questo: che lo Stato deve essere eliminato.

È il mantra dei millenaristi religiosi e dei millenaristi secolarizzati, i quali ripetono tale mantra all’infinito da quasi duemila anni, mantra che altro non è che un meme egoista (21), creato dall’Apocalisse di Giovanni, l’ultimo libro del Nuovo Testamento (9).

Tale mantra ha prodotto le ideologie antistato (cfr. la mia Teoria unificata delle ideologie antistato, 22), delle quali l’ultima e la più letale è proprio il mondialismo.

Quando dico letale intendo che il mondialismo è la vera causa della ben nota isteria antirussa e che tale isteria ci può condurre assai facilmente alla guerra nucleare tra la NATO e la Russia (23).

Si può definire il mondialismo come un delirio culturale (24):

il mondialismo è un delirio culturale.

In inglese:

globalism is a cultural delusion.

In francese:

le mondialisme est un délire culturel.

————————

1) De la réorganisation de la société européenne si può scaricare integralmente qui:

http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k10497526/f7.image

2) Chi ideò l’Unione Europea?

https://luigicocola.wordpress.com/2018/04/20/chi-ideo-lunione-europea/

3) La voce dell’Enciclopedia Britannica su Saint-Simon:

https://www.britannica.com/biography/Henri-de-Saint-Simon

4) «All’estremo opposto l’ideale della fine della società politica e della classe politica che ne trae un abusivo vantaggio è stato predicato da una concezione che oggi si direbbe tecnocratica dello Stato, come quella esposta da Saint-Simon secondo cui nella società industriale ove protagonisti non sono più i guerrieri e i legisti ma diventano gli scienziati e i produttori, non ci sarà più bisogno della «spada di Cesare». Questo ideale tecnocratico peraltro si accompagna in Saint-Simon con una forte ispirazione religiosa (il nouveau christianisme), quasi a suggerire l’idea che questo salto fuori della storia che è la società senza Stato non sia pensabile prescindendo da un’idea messianica.»

Norberto Bobbio, Stato, governo, società, Einaudi, 1995, pag. 124

5) «Inutile che qui io rifaccia la storia della tecnocrazia. Basta ricordarne alcuni principi fondamentali, che poi sono quelli fissati già dal fondatore o inventore: il francese Claude Henri de Rouvroy, conte di Saint-Simon, e poi affinati, adattati, rielaborati in due secoli di sviluppo senza però mai tradire alcuni presupposti irrinunciabili…

…Il mondo va male, perché al governo sono gli uomini della politica, regno appunto dell’incertezza, mentre ne restano fuori quelli che possono contare su un sapere certo e indubitabile: gli industriali, nei quali Saint-Simon comprende tutti coloro che in qualsiasi modo appartengono alla sfera della produzione. Per rimettere le cose a posto in questo mondo così cambiato occorre sostituire le incertezze della politica con le certezze della scienza e della tecnica; occorre che il controllo della società passi dalle mani dei politici a quelle degli industriali.»

Claudio Finzi, Ideologia tecnocratica e globalizzazione, in Agostino Carrino (a cura di), L’Europa e il futuro della politica, Società Libera, 2002, pagg. 235-236

Ideologia tecnocratica e globalizzazione si può leggere integralmente in rete:

http://www.teleion.it/users/garbolino/

librisoclibera/testi/europafutpol/19_europapf.shtml

6) Joyce M.H. Reid, Dizionario Oxford della letteratura francese, Gremese Editore, 2002 (trad. it. di The Concise Oxford Dictionary of French Literature, Oxford University Press, 1976), pag. 396

7) Ulteriori precisazioni sul mondialismo

https://luigicocola.wordpress.com/2018/01/21/ulteriori-precisazioni-sul-mondialismo/

8) Il programma politico di Soros è proprio quello di Saint-Simon

https://luigicocola.wordpress.com/2018/05/12/il-programma-politico-di-soros-e-proprio-quello-di-saint-simon/

9) Le tappe principali della genesi storica del mondialismo

https://luigicocola.wordpress.com/2018/07/28/le-tappe-principali-della-genesi-storica-del-mondialismo/

10) Un esempio di ebrei sansimonisti dell’Ottocento ci è dato dai fratelli Pereire, Isaac (1806-1880) ed Émile (1800-1875):

«The Pereire brothers were prominent 19th-century financiers in Paris, France, who were rivals of the Rothschilds. Like the Rothschilds, they were Jews, but unlike them the Pereire brothers were Sephardi Jews of Portuguese origin.»

https://en.wikipedia.org/wiki/P%C3%A9reire_brothers

È interessante notare che una loro discendente sposò proprio un Rothschild:

«Baroness Noémie de Rothschild (1888-1968) was a French philanthropist and property developer….

…Noémie de Rothschild was born as Noémie Halphen on 29 June 1888 in Paris, France.[1] She was the granddaughter of financier Eugène Péreire of the Sephardic-Jewish Péreire family of Portugal who were banking rivals of the Rothschilds.»

https://en.wikipedia.org/wiki/No%C3%A9mie_de_Rothschild

11) «Isaac Pereire:

French financier; born Nov. 25, 1806, at Bordeaux; died July 12, 1880, at Armanvilliers; grandson of Jacob Rodrigues Pereire. While still young he lost his father, and in 1823 went to Paris as employee in a bank. From this time he and his brother Emile were inseparable. Through Olinde-Rodrigues, a relative and the foremost pupil of St. Simon, the two brothers were introduced to Rodrigues’ followers and became at once enthusiastic supporters of St.-Simonism, making active propaganda, together with Enfantin, Michel Chevalier, Eugène Rodrigues, Duveyrier, and others [il neretto è mio]. The brothers then took up journalism, Isaac becoming collaborator on the “Globe,” “Temps,” “Journal des Débats,” etc.

In 1835, amid great financial difficulties, Pereire and his brother Emile built the first railway in France, that from Paris to St.-Germain; in 1836 they constructed the Paris-Versailles line, and in 1845 the Chemin de Fer du Nord. In 1852 the two brothers founded, not without reference to St.-Simonistic ideas, the Société Générale du Crédit Mobilier, which had for its object the carrying out of great undertakings by means of the union of small capitalists, thereby allowing the latter to share in the profits [il neretto è mio]. This institution undertook the building of several large railways in France, Switzerland, Russia, and Spain, and founded several gas and omnibus companies. Although the Crédit Mobilier, which caused radical changes in the entire financial market, was obliged to liquidate in 1867, Isaac and Emile Pereire remained prominent financiers. Both, together with Isaac’s son Eugène, were returned to the Corps Législatif in 1863.

Isaac, who was made a knight of the Legion of Honor, was distinguished for his philanthropy. In 1880 he founded a prize of 100,000 francs, divided into four series, for the best works on social economics. Although he remained true to the religion of his fathers, he used his influence in favor of the Roman Catholic Church, and voted in the Chamber for the maintenance of the temporal power of the pope.»

http://www.jewishencyclopedia.com/articles/12022-pereire

12) Questo è parlar chiaro!

https://luigicocola.wordpress.com/2014/08/12/questo-e-parlar-chiaro/

13) «”La banca, questa regina del secolo dovrà impadronirsi delle terre, delle macchine, dei capitali; la banca diventerà la nazione, il governo; la banca diventerà il centro della nuova organizzazione sociale; la banca ingrandirà sino a creare un’epoca … “.
Chi esalta così la banca non è un qualsiasi, grande o piccolo, banchiere dei nostri giorni. Autore della frase è uno dei più noti rivoluzionari italiani dell’Ottocento: Giuseppe Ferrari, che così scrive negli anni trenta del secolo scorso, tracciando un rapido profilo della storia del pensiero europeo come introduzione alle opere di Giambattista Vico 17.
Ma non è il solo, che così esalti la banca e la sua funzione. Anzi, Giuseppe Ferrari è proprio l’anello di congiunzione fra il profeta della tecnocrazia, il nobile più volte ricordato Claude Henri de Rouvroy conte di Saint-Simon, e il più avanzato sostenitore di tutto il potere alle banche, che sarà pochissimi anni dopo un altro italiano…

…Henri de Saint-Simon muore nel 1825. La scuola saintsimoniana accentua la sua fede nella banca e nella funzione regolatrice dell’alta finanza. La scuola si espande in Italia, dove i suoi principi, i suoi dogmi, le sue pretese salvifiche vengono portati all’estremo. Giuseppe Ferrari scrive la lode della banca nel 1837. Subito dopo, nel 1840-42, a Milano si pubblica un’opera in due volumi dal titolo quanto mai significativo: Bancocrazia. Autore è il siciliano barone Giuseppe Corvaia, personaggio dalla vita tumultuosa e vagabonda, protagonista di avventure economiche in tutta Europa (lo incontriamo a Parigi, Napoli, Malta, Torino, Londra) e di disavventure politiche in patria (arrestato a Napoli nel 1822, perde beni e libertà; condannato a dieci anni, ne sconta soltanto tre) 18.
Giuseppe Corvaia è un deciso e fervente ammiratore e seguace del Saint-Simon, ma va oltre le tesi del maestro, individuando senza esitazioni nella banca il possente centro del nuovo desiderabile potere universale, destinato a sostituire anche il potere tecnico…

…Queste idee bancocratiche sono tornate alla ribalta con George Soros, il famoso finanziere statunitense, che espone le sue opinioni in materia in discorsi, articoli, libri, ampiamente diffusi e tradotti. Vediamo ora La crisi del capitalismo globale. La società aperta in pericolo, testo molto recente, perché pubblicato nel 1998 e tradotto in italiano l’anno successivo 24.»

Claudio Finzi, op. cit., pagg. 243-246

14) Corsa al Colle: l’elezione di Einaudi (1948-1955)

https://www.panorama.it/news/politica/quirinale-luigi-einaudi/

15) Angelo Santagostino, Luigi Einaudi, the Father of the Fathers of Europe, Cambridge Scholars Publishing, 2017, pag. XV

16) Sartori ed io sugli Stati Uniti d’Europa scriviamo le stesse cose

https://luigicocola.wordpress.com/2012/11/17/sartori-ed-io-sugli-stati-uniti-deuropa-scriviamo-le-stesse-cose/

17) Un’analisi errata e mendace dell’Unione Europea

https://luigicocola.wordpress.com/2018/01/04/unanalisi-errata-e-mendace-dellunione-europea/

18) Giovanni Sartori, Un animale senza difese, Corriere della Sera, 12 novembre 2012

https://www.corriere.it/editoriali/12_novembre_12/un-animale-senza-difese-giovanni-sartori_121347e2-2c91-11e2-ac32-eb50b1e8a70b.shtml

19) Luigi Einaudi, Il mito dello Stato sovrano, Il risorgimento liberale, 3 gennaio 1945

disponibile qui:

http://www.iisf.it/discorsi/einaudi/mito_s_s.htm

20) «STATO (gr. πολιτεία; lat. Respublica; inglese State; franc. État; ted. Staat). In generale, l’organizzazione giuridica coercitiva di una comunità determinata. L’uso della parola S. è dovuta a Machiavelli (Principe, 1513, § 1)…

…lo S. ha tre elementi o proprietà caratteristiche: la sovranità o il potere preponderante o supremo; il suo popolo e il suo territorio

Nicola Abbagnano, Dizionario di filosofia, UTET, 1971, pagg. 833-835

21) Richard Dawkins, Il gene egoista, Zanichelli, 1979 (trad. it. di The Selfish Gene, Oxford University Press, 1976), pagg. 162-172

22) Luigi Cocola, La teoria unificata delle ideologie antistato e altri discorsi politici, 6° ed., lulu.com, 2018

23) Svelare la verità sul mondialismo, oppure morire tutti di guerra nucleare?

https://luigicocola.wordpress.com/2018/10/20/svelare-la-verita-sul-mondialismo-oppure-morire-tutti-di-guerra-nucleare/

24) Luigi Cocola, Il mondialismo è un delirio culturale, 2° ed., lulu.com, 2018

N.B.: tutti i link sono stati verificati in data odierna.

Copyright © 2018 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

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Un’analisi errata e mendace dell’Unione Europea

4 gennaio 2018

Leggo un articolo di Alberto Negri (editorialista del Sole24ore) del 22 dicembre 2017:

[L’analisi] La Catalogna in rivolta dentro un’Europa incapace. E con il fantasma di Franco
L’Unione Europea avrebbe dovuto costituire il superamento dello stato nazione attraverso alcuni strumenti come una politica estera e di difesa comuni. Un esercito comune e un comune servizio civile avrebbero dovuto dare l’impressione ai cittadini europei che si stava superando la frammentazione statale per aderire ad un’entità più grande. Hanno invece prevalso gli egoismi. In questo senso, la crisi catalana è l’emblema della crisi europea perché l’Europa si è rivelata incapace di costruire un’unità progettuale capace di superare gli stati-nazione

«Ma la vera domanda, al di là del caso catalano, è chiedersi oggi che cosa rappresenta ancora lo stato-nazione? E’ come un vecchio frac. Si è perso per strada insieme alla graduale dismissione del concetto di patria, di cui è esempio emblematico l’abolizione della leva obbligatoria e la costituzione di eserciti professionali. Gli stati-nazione europei sono nati intorno agli eserciti e alle mobilitazioni delle masse. Quando questi elementi mancano comincia a mancare anche la coesione che fa del soggetto nazionale un’entità che rappresenta il bene comune. L’Unione Europea avrebbe dovuto costituire il superamento dello stato nazione attraverso alcuni strumenti come una politica estera e di difesa comuni. Un esercito comune e un comune servizio civile avrebbero dovuto dare l’impressione ai cittadini europei che si stava superando la frammentazione statale per aderire ad un’entità più grande. Hanno invece prevalso gli egoismi. In questo senso, la crisi catalana è l’emblema della crisi europea perché l’Europa si è rivelata incapace di costruire un’unità progettuale capace di superare gli stati-nazione.»

http://notizie.tiscali.it/esteri/articoli/La-Catalogna-in-rivolta/

https://comedonchisciotte.org/la-catalogna-in-rivolta-dentro-uneuropa-incapace-e-con-il-fantasma-di-franco/

Questa è un’analisi errata e mendace dell’Unione Europea.

L’Unione Europea, che è l’aborto prodotto dal mondialismo (in inglese globalism, in francese mondialisme), non vuole eliminare lo Stato-nazione, ma bensì vuole eliminare lo Stato tout court, vuole eliminare qualsiasi tipo di Stato.

Lo Stato-nazione è un tipo particolare di Stato che non è sempre esistito (basti pensare alla cultura dell’antica Grecia, da cui l’Occidente si picca di discendere), mentre invece lo Stato è sempre esistito, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/08/10/ma-lo-stato-e-sempre-esistito-oppure-e-uninvenzione-recente/

Lo Stato è sempre esistito e sempre esisterà, perché è una necessità della Ragione, anzi è un universale culturale, allo stesso modo dei riti funebri e del tabù dell’incesto, come ho scritto molte volte.

È su equivoci o mistificazioni o inganni come questi che i mondialisti costruiscono la propaganda mondialista, che è una propaganda di guerra, cioè una propaganda di menzogne iperboliche e colossali, da far invidia al Barone di Münchhausen.

Del resto, creare i mitici Stati Uniti d’Europa non è possibile, come scrissi (a pag. 39) nel mio saggio di scienza politica Le nuove forme dell’utopia: europeismo e multiculturalismo – Come e perché l’Occidente cerca ripetutamente di suicidarsi (già nella prima edizione del 19 aprile 2012) e il perché è il seguente:

perché il numero delle lingue dell’Unione Europea è un numero enorme e ciò è incompatibile con il funzionamento di uno Stato (unitario o federale che sia).

Inoltre in questo blog ho ripetuto diverse volte lo stesso concetto, vedi qui:

Domanda: cos’è la democrazia? (5 agosto 2012)

«Il punto nodale della questione è che non esiste uno Stato europeo, sia pure federale, né potrà mai esistere, perché le lingue ufficiali dell’Unione Europea sono ben 23: bulgaro, ceco, danese, estone, finlandese, francese, greco, inglese, irlandese, italiano, lettone, lituano, maltese, olandese, polacco, portoghese, rumeno, slovacco, sloveno, spagnolo, svedese, tedesco e ungherese…

…L’Unione Europea è una Torre di Babele, non uno Stato.»

https://luigicocola.wordpress.com/2012/08/05/domanda-cose-la-democrazia/

e qui:

Cretinismo europeista (1 ottobre 2012)

«L’eccezione è la Svizzera. Ma la Svizzera è un caso unico in Occidente ed essendo tale non può essere presa come esempio!

Il fatto è che in Svizzera (a parte che quattro lingue sono infinitamente meno delle ventitré lingue ufficiali dell’Unione Europea!) il patto sociale non è basato come per gli altri popoli sulla lingua comune, bensì sul fatto comune di vivere sulle Alpi, ossia su un territorio talmente montuoso da essere difendibile molto facilmente dalle aggressioni militari di stranieri: in pratica le Alpi sono una fortezza naturale. Senza le Alpi non esisterebbe questo peculiare patto sociale e non esisterebbe nemmeno la Svizzera. E infatti gli svizzeri sono ossessionati dalla sicurezza militare del loro territorio.

Questa è la realtà delle cose. Poi ci sono le utopie, a proposito delle quali Machiavelli scrisse:

“E molti si sono imaginati republiche e principati che non si sono mai visti né conosciuti essere in vero…”

(Niccolò Machiavelli, Il Principe, Rizzoli, 1991, pag. 150)»

https://luigicocola.wordpress.com/2012/10/01/cretinismo-europeista/

e qui:

L’idea degli Stati Uniti d’Europa è un’idea aberrante, anzi delirante (11 ottobre 2012)

«Infatti nell’Unione Europea ci sono ben 23 popoli diversi, cioè quelli corrispondenti alle 23 lingue ufficiali dell’Unione Europea…

…È un vero e proprio delirio pensare di poter creare gli Stati Uniti d’Europa, a somiglianza degli Stati Uniti d’America…

Gli Stati Uniti d’America esistono perché la lingua di quel paese è una sola: la lingua inglese.

Ed è per questo che gli americani pensano a se stessi come nazione: la nazione americana, the american nation.»

https://luigicocola.wordpress.com/2012/10/11/lidea-degli-stati-uniti-deuropa-e-unidea-aberrante-anzi-delirante/

Dopo di me altri hanno ripetuto questo ragionamento, p.e. Giovanni Sartori, in questo editoriale del Corriere della Sera del 12 novembre 2012, intitolato L’EUROPA DELLA MONETA UNICA – Un animale senza difese:

«Il rimedio? Quello risolutivo sarebbe, a detta dei più, di arrivare a un’Europa federale. Ma temo che sia un rimedio impossibile. Uno Stato federale richiede una lingua comune. Difatti tutti gli Stati federali esistenti sono costituiti da componenti che si capiscono e parlano tra loro. La Germania parla tedesco, gli Stati Uniti e l’Australia l’inglese (e così pure l’India a livello di élite di governo), il Brasile il portoghese, l’Argentina e il Messico lo spagnolo, e così via citando. Se l’Europa diventasse uno Stato federale io mi potrei trovare sulla scheda di voto un candidato finlandese del quale non saprei nemmeno pronunziare il nome e del quale nessun europeo sa nulla. La sola piccolissima eccezione è la Svizzera, che però a livello di classe politica federale si intende benissimo. E trovo stupefacente che nessuno dei proponenti dell’Europa federale si renda conto di questo pressoché insuperabile ostacolo.»

http://www.corriere.it/editoriali/12_novembre_12/un-animale-senza-difese-giovanni-sartori_121347e2-2c91-11e2-ac32-eb50b1e8a70b.shtml

Vedi anche questo mio post successivo, intitolato Sartori ed io sugli Stati Uniti d’Europa scriviamo le stesse cose:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/11/17/sartori-ed-io-sugli-stati-uniti-deuropa-scriviamo-le-stesse-cose/

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Il mondialismo e la massoneria

9 aprile 2016

Purtroppo sul mondialismo si scrivono molte sciocchezze, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2015/12/19/le-sciocchezze-che-si-scrivono-sul-mondialismo/

Una delle più comuni sciocchezze sul mondialismo è quella della sua pretesa origine massonica.

Come ho più volte mostrato, l’origine del mondialismo è il Cristianesimo (o meglio il millenarismo cristiano) e si vorrà convenire, almeno lo spero, che il Cristianesimo e la massoneria non sono esattamente la stessa cosa.

Che poi la massoneria attuale sia piena di gente che crede nell’ideologia mondialista non significa proprio nulla: potremmo dire lo stesso dei condomìni italiani, dato che il PD è in data odierna il primo partito d’Italia in tutti i sondaggi politici (con una percentuale di poco superiore al 30%) e che il PD è il partito mondialista italiano per antonomasia.

Una delle varie farneticazioni internettiane sull’origine massonica del mondialismo riguarda il conte Richard Nikolaus Coudenhove-Kalergi, un filosofo austriaco (ottenne un dottorato in filosofia all’Università di Vienna nel 1917) che pubblicò nel 1923 un libro intitolato Pan-Europa, in cui egli propone l’istituzione degli “Stati federati d’Europa”, cosa in realtà del tutto impossibile da attuare per via del grande numero delle lingue europee, come personalmente ho scritto più e più volte sia nei miei saggi che in questo blog (a partire dal 19 aprile 2012) e come è stato scritto successivamente anche da altri, p.e. da Giovanni Sartori e da Alberto Bagnai, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2015/06/21/le-idee-confuse-di-jacques-sapir/

E dato che il conte filosofo era fra l’altro massone, ecco che molti minus habentes ritengono che il mondialismo abbia origini massoniche.

Ma basta dare un’occhiata a Wikipedia in inglese per apprendere che il Cristianesimo è uno dei punti fondamentali dell’ingenua, infantile e irrealizzabile utopia del conte filosofo (infatti egli era di religione cristiana) e che la bandiera della International Paneuropean Union riporta una croce rossa inscritta in un cerchio giallo (si trova anche sulla copertina del libro Pan-Europa):

https://en.wikipedia.org/wiki/Paneuropean_Union

Di cosa è simbolo la croce?

P.S.: anche la bandiera dell’Unione Europea ha un’innegabile simbologia cristiana (sebbene meno palese), cioè la “corona di dodici stelle” descritta nell’Apocalisse di Giovanni, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2015/03/08/lapocalisse-e-lunione-europea/

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I nostri valori e l’integrabilità degli islamici

14 dicembre 2015

Sono davvero integrabili gli islamici in uno Stato non islamico?

Oppure li consideriamo integrabili perché erroneamente proiettiamo i nostri valori su una cultura (quella islamica) che non li possiede affatto, che non possiede affatto il concetto di integrazione?

I cosiddetti islamici moderati esistono realmente?

Oppure sono moderati soltanto perché (o meglio, soltanto finché) sono una minoranza all’interno di uno Stato non islamico?

A questo proposito voglio riportare le parole di Giovanni Sartori (che, fra l’altro, è stato anche Albert Schweitzer Professor in the Humanities, Columbia University, 1979-94), da un suo editoriale del 20 dicembre 2009, intitolato L’integrazione degli islamici:

“…Due premesse. Primo, che la questione non è tra bianchi, neri e gialli, non è sul colore della pelle, ma invece sulla «integrabilità» dell’islamico. Secondo, che a fini pratici (il da fare ora e qui) non serve leggere il Corano ma imparare dall’esperienza. La domanda è allora se la storia ci racconti di casi, dal 630 d.C. in poi, di integrazione degli islamici, o comunque di una loro riuscita incorporazione etico-politica (nei valori del sistema politico), in società non islamiche. La risposta è sconfortante: no.

Il caso esemplare è l’India, dove le armate di Allah si affacciarono agli inizi del 1500, insediarono l’impero dei Moghul, e per due secoli dominarono l’intero Paese. Si avverta: gli indiani «indigeni» sono buddisti e quindi paciosi, pacifici; e la maggioranza è indù, e cioè politeista capace di accogliere nel suo pantheon di divinità persino un Maometto. Eppure quando gli inglesi abbandonarono l’India dovettero inventare il Pakistan, per evitare che cinque secoli di coesistenza in cagnesco finissero in un mare di sangue. Conosco, s’intende, anche altri casi e varianti: dalla Indonesia alla Turchia. Tutti casi che rivelano un ritorno a una maggiore islamizzazione, e non (come si sperava almeno per la Turchia) l’avvento di una popolazione musulmana che accetta lo Stato laico.

Veniamo all’Europa. Inghilterra e Francia si sono impegnate a fondo nel problema, eppure si ritrovano con una terza generazione di giovani islamici più infervorati e incattiviti che mai. Il fatto sorprende perché cinesi, giapponesi, indiani, si accasano senza problemi nell’Occidente pur mantenendo le loro rispettive identità culturali e religiose. Ma — ecco la differenza — l’Islam non è una religione domestica…”

http://www.corriere.it/editoriali/09_dicembre_20/sartori_2eb47d0c-ed3e-11de-9ea5-00144f02aabc.shtml

Vedi anche qui:

http://www.corriere.it/politica/10_gennaio_05/sartori-replica-islam_ddd2dd00-f9c4-11de-ad79-00144f02aabe.shtml

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Un mio ragionamento che ha avuto fortuna

2 febbraio 2015

Mi riferisco a un concetto di cui avevo scritto in questo blog nel 2012:

l’unione politica dei popoli europei è una chimera, semplicemente perché è impossibile conseguire l’unione politica di popoli che parlano così tante lingue diverse.

Vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/10/11/lidea-degli-stati-uniti-deuropa-e-unidea-aberrante-anzi-delirante/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/10/01/cretinismo-europeista/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/11/17/sartori-ed-io-sugli-stati-uniti-deuropa-scriviamo-le-stesse-cose/

Ieri su Voci dall’estero ho letto un recente articolo di Alberto Bagnai, il quale, dopo Giovanni Sartori, ripete anche lui il mio ragionamento:

Bagnai: Dal terrore dello spread allo spread del terrore

«…come possiamo supporre che l’Europa sia in grado di gestire le armi (che in linea di principio sono progettate, costruite, vendute, e comprate per uccidere persone), se non riesce nemmeno a gestire una valuta (che in linea di principio è un dispositivo relativamente innocuo – anche se i nostri governi sono stati così saggi da trasformare la nostra in un motore di distruzione)? La ragione per la quale non possiamo permetterci di avere un esercito unico è la stessa per cui non possiamo permetterci una moneta unica: perché non abbiamo, e non avremo mai, una volontà politica comune. Mai. Mai. Mai. Perché affinché possa emergere una volontà comune con un metodo democratico, dovremmo essere in grado di parlare la stessa lingua, e non lo siamo (come sicuramente il mio inglese sta a dimostrare).

Senza logos non c’è polis. Non abbiamo un logos comune, non siamo un’unica polis.

E’ molto semplice.»

http://vocidallestero.it/2015/01/12/bagnai-dal-terrore-dello-spread-allo-spread-del-terrore/

Lo stesso articolo Bagnai l’aveva precedentemente riportato in lingua inglese nel suo blog, Goofynomics (8 gennaio 2015):

From the terror of spread to the spread of terror

«…how can we suppose Europe to be able to manage weapons (which in principle are designed, built, sold, and bought to kill people), if it cannot ever manage a currency (which in principle is a relatively harmless device – although our governments were so wise as to transform ours in an engine of destruction)? The very reason why we cannot afford to have a single army is the same why we cannot afford a single currency: because we do not have, and will never have, a common political will. Never. Never. Never. Because for a common will to emerge in a democratic way, we should be able to speak the same language, and we are not (as my English, for sure, will prove enough).

Without logos there is no polis. We do not have a common logos, we are not a single polis.

As simple as that.»

http://goofynomics.blogspot.it/2015/01/from-terror-of-spread-to-spread-of.html

Sono contento che i miei ragionamenti abbiano così tanta fortuna.

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Sartori ha ragione, ma usa anche un argomento fallace

9 luglio 2013

Il 17 giugno il Professor Giovanni Sartori ha scritto un editoriale per il Corriere della sera, intitolato Ius Soli Integrazione e una Catena di Equivoci L’Italia non è una nazione meticcia Ecco perché lo ius soli non funziona, che è stato pubblicato, senza consultarlo, in una posizione diversa da quella canonica degli editoriali (da cui l’ira del Professore).

In tale articolo egli ha espresso critiche su alcune affermazioni di Cécile Kyenge, Ministro del governo Letta, la quale, come è noto, è nata in Congo e si è laureata e specializzata in Italia, divenendo medico oculista.

È il primo Ministro nero (come ha detto lei stessa: “Sono nera, non di colore”) dello Stato italiano.

Vedi infatti qui:

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/kyenge-il-ministro-salva-faccia/2207255/1111?google_editors_picks=true

Questo è l’articolo di Sartori:

http://archiviostorico.corriere.it/2013/giugno/17/

Ius_Soli_Integrazione_una_Catena_co_0_20130617_f6ffd484-d70d-11e2-a7a5-17a71547d62b.shtml

Ci sono, in ciò che scrive qui Sartori, argomenti validi e un argomento fallace.

Quelli validi sono parecchi, ma, a mio avviso, i principali sono due:

“Sia come sia, la nostra oculista ha sentenziato che siamo tutti meticci, e che il nostro Paese deve passare dal principio dello ius sanguinis (chi è figlio di italiani è italiano) al principio dello ius soli (chi nasce in Italia diventa italiano). Di regola, in passato lo ius soli si applicava al Nuovo Mondo e comunque ai Paesi sottopopolati che avevano bisogno di nuovi cittadini, mentre lo ius sanguinis valeva per le popolazioni stanziali che da secoli popolano determinati territori.”

“La brava Ministra ha anche scoperto che il nostro è un Paese «meticcio». Se lo Stato italiano le dà i soldi si compri un dizionarietto, e scoprirà che meticcio significa persona nata da genitore di razze (etnie) diverse.”

Come ognuno può verificare da sé, “meticcio” significa esattamente ciò che riporta Sartori.

Per inciso, vorrei rimarcare che Wikipedia in italiano, alla voce Dichiarazione sulla razza (UNESCO 1950) attualmente riporta ciò che con un eufemismo possiamo definire “inesattezze”.

Infatti attualmente riporta che:

“La «Dichiarazione sulla razza» è un documento dell’UNESCO approvato a Parigi nel 1950. È considerato il primo ad aver affermato ufficialmente la non scientificità delle razze umane e dunque l’inesistenza di razze biologicamente diverse in seno alla specie umana:

« In base alle conoscenze attuali non vi è alcuna prova che i gruppi dell’umanità differiscano nelle loro caratteristiche mentali innate, riguardo all’intelligenza o al comportamento »

(Dichiarazione sulla razza, Parigi, UNESCO, 1950)”

http://it.wikipedia.org/wiki/Dichiarazione

_sulla_razza_%28UNESCO_1950%29

Il bello è che riporta anche un link dove è possibile leggere (in inglese) il testo in questione:

http://www.honestthinking.org/en/unesco/

UNESCO.1950.Statement_on_Race.htm

Tale testo è disponibile anche in formato pdf a questo link (che, come ho personalmente verificato, è un link del sito unesco.org e quindi è più attendibile del link riportato sopra):

http://unesdoc.unesco.org/images/0012/001282/128291eo.pdf

Quali sono le “inesattezze” di cui dicevo? Sono in questa frase (vedi sopra): “È considerato il primo ad aver affermato ufficialmente la non scientificità delle razze umane e dunque l’inesistenza di razze biologicamente diverse in seno alla specie umana”.

Basta leggere il testo in inglese del link dell’unesco.org per capire che questa frase afferma il falso (riporto qui sotto solo alcune piccole parti del testo in pdf dell’UNESCO del 1950):

«1. Scientists have reached general agreements in recognizing that mankind is one : that all men belong to the same species, Homo sapiens

…2. From the biological standpoint, the specie Homo sapiens is made up of a number of populations, each one of which differs from the others in the frequency of one or more genes…

…3. A race, from the biological standpoint, may therefore be defined as one of the group of populations constituting the species Homo sapiens

…4. In short, the term ” race ” designates a group or population characterized by some concentrations, relative as to frequency and distribution, of hereditary particles (genes) or physical characters, which appear, fluctuate, and often disappear in the course of time by reason of geographic and or cultural isolation…

…5. These are the scientific facts. Unfortunately, however, when most people use the term ” race ” they do not do so in the sense above defined. To most people, a race is any group of people whom they choose to describe as a race. Thus, many national, religious, geographic, linguistic or cultural groups have, in such loose usage, been called ” race “, when obviously Americans are not a race, nor are Englishmen, nor Frenchmen, nor any other national group. Catholics, Protestants, Moslems and Jews are not races, nor are groups who speak English or any other language thereby definable as a race; people who live in Iceland or England or India are not races; nor are people who are culturally Turkish or Chinese or the like thereby describable as races.

6. National, religious, geographic, linguistic and cultural groups do not necessarily coincide with racial groups : and the cultural traits of such groups have no demonstrated genetic connexion with racial traits. Because serious errors of this kind are habitually committed when the term ” race ” is used in popular parlance, it would be better when speaking of human races to drop the term ” race ” altogether and speak of ethnic groups.

7. Now what has the scientist to say about the groups of mankind which may be recognized at the present time ? Human races can be and have been differently classified by different anthropologists, but at the present time most anthropologists agree on classifying the greater part of present-day mankind into three major divisions, as follows :

The Mongoloid Division

The Negroid Division

The Caucasoid Division…

…8. Many sub-groups or ethnic groups within these divisions have been described. There is no general agreement upon their number, and in any event most ethnic groups have not yet been either studied or described by the physical anthropologists.

9. Whatever classification the anthropologist makes of man, he never includes mental characteristics as part of those classifications. It is now generally recognised that intelligence tests do not in themselves enable us to differentiate safely between what is due to innate capacity and what is the result of environmental influences, training and education. Wherever it has been possible to make allowances for differences in environmental opportunities, the tests have shown essential similarity in mental characters among all human groups. In short, given similar degrees of cultural opportunity to realize their potentialities, the average achievement of the members of each ethnic group is about the same…

…The original statement was drafted at Unesco House, Paris, by the following experts :

Professor Ernest Beaglehole, New Zealand

Professor Juan Comas, Mexico

Professor L. A. Costa Pinto, Brazil

Professor Franklin Frazier, United States

Professor Morris Ginsberg, United Kingdom

Dr. Humayun Kabir, India

Professor Claude Levi-Strauss, France

Professor Ashley Montagu, United States (Rapporteur) .

The text was revised by Professor Ashley Montagu, after criticism submitted by Professors Hadley Cantril, E. G. Conklin, Gunnar Dahlberg, Theodosius Dobzhansky, L. C. Dunn, Donald Hager, Julian S. Huxley, Otto Klineberg, Wilbert Moore, H. J. Muller, Gunnar Myrdal, Joseph Needham, Curt Stern.»

Questo documento suscitò tali polemiche, che un anno dopo l’UNESCO ne pubblicò un altro, nel quale alcune parti del primo sono censurate. È ovvio che il secondo documento è una censura, tanto più che basta leggere i nomi dei responsabili del primo per rendersi conto del suo altissimo valore scientifico.

Personalmente trovo, però, che è indispensabile muovere due critiche al documento del 1950. Innanzitutto il termine “razza” non può essere rimpiazzato dal termine “etnia”, perché, come si può leggere in qualsiasi dizionario, il primo riguarda esclusivamente caratteristiche ereditarie, ossia genetiche, mentre il secondo riguarda caratteristiche in parte genetiche, in parte culturali. In secondo luogo, usare i termini “Mongoloid” e “Negroid” è assolutamente sconsigliabile, perché tali termini hanno assunto nel corso del tempo connotazioni fortemente negative. Molto meglio usare i termini “caucasici”, “africani” e “mongolici”, come ho fatto in questo post:

https://luigicocola.wordpress.com/2013/01/27/gli-usa-non-capiscono-che-cosa-stia-succedendo-in-europa/

Per comprendere in profondità il problema di cui stiamo discutendo vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/07/15/multiculturalismo-razzismo-e-politiche-di-immigrazione/

Consiglio anche di leggere la voce RAZZISMO del Dizionario di Filosofia di Nicola Abbagnano, voce che personalmente trovo veramente molto ben fatta (Nicola Abbagnano, Dizionario di Filosofia, 1971, UTET, pagg. 730-731).

Ritornando a Sartori, qual è l’argomento fallace che egli usa nel suo articolo?

È questo: “Nata in Congo, si è laureata in Italia in medicina e si è specializzata in oculistica. Cosa ne sa di «integrazione», di ius soli e correlativamente di ius sanguinis?”

Vorrei ricordare al Professor Sartori che Benedetto Croce non aveva neanche uno straccio di laurea e che Louis Pasteur era un chimico, non un medico.

Certo, si può sempre dire che il Ministro in questione non si può paragonare a questi illustri pensatori, ma ciò equivale a dire che non si tratta di una cima, il che, in definitiva, è un puro e semplice insulto piuttosto che un argomento.

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Paradossi e ossimori oppure assoluta incapacità di comprensione?

23 dicembre 2012

Leggo sul “Sole24ore” un articolo di Guido Rossi, “Il paradosso italiano, l’ossimoro europeo”:

“All’interno di una recessione che non accenna minimamente a finire, la democrazia gode di cattiva salute, sia in Italia, dove sembra pericolosamente declinare, sia in Europa, dove appare un fiore completamente appassito ancor prima di sbocciare. Insomma, siamo di fronte a una sorta di paradosso italiano e di ossimoro europeo.”

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-12-23/paradosso-italiano-ossimoro-europeo-081032.shtml?uuid=Abt47bEH

Guido Rossi, dall’alto del suo Master of Laws conseguito ad Harvard (nel lontano 1954), si lamenta di una recessione che non finisce (neanche “minimamente”, ohibò, ma com’è possibile? L’euro non avrebbe dovuto portare ricchezza?), della democrazia che in Italia declina (“pericolosamente”, doppio ohibò), mentre in Europa sembra addirittura “un fiore completamente appassito ancor prima di sbocciare” (triplo ohibò).

Perché mai accade tutto questo? Guido Rossi sentenzia: trattasi di paradossi e ossimori.

Ma non gli sorge il dubbio di non aver compreso affatto la realtà delle cose, di aver usato nei confronti di quest’ultima una chiave interpretativa completamente errata?

Continuo la lettura del suddetto articolo:

“Il futuro governo italiano dovrà dunque, nel suo programma, aver prioritaria una decisa azione in collaborazione con gli altri Stati dell’Unione, per attuare l’unità politica europea e trasformarsi così da Stato membro suddito di una tecno-burocrazia in Stato federato nell’Europa democratica.”

Evidentemente a Guido Rossi è sfuggito l’editoriale sul “Corriere della Sera” di Giovanni Sartori intitolato “Un animale senza difese”:

“Il rimedio? Quello risolutivo sarebbe, a detta dei più, di arrivare a un’Europa federale. Ma temo che sia un rimedio impossibile. Uno Stato federale richiede una lingua comune. Difatti tutti gli Stati federali esistenti sono costituiti da componenti che si capiscono e parlano tra loro. La Germania parla tedesco, gli Stati Uniti e l’Australia l’inglese (e così pure l’India a livello di élite di governo), il Brasile il portoghese, l’Argentina e il Messico lo spagnolo, e così via citando. Se l’Europa diventasse uno Stato federale io mi potrei trovare sulla scheda di voto un candidato finlandese del quale non saprei nemmeno pronunziare il nome e del quale nessun europeo sa nulla. La sola piccolissima eccezione è la Svizzera, che però a livello di classe politica federale si intende benissimo. E trovo stupefacente che nessuno dei proponenti dell’Europa federale si renda conto di questo pressoché insuperabile ostacolo.”

http://www.corriere.it/editoriali/12_novembre_12/un-animale-senza-difese-giovanni-sartori_121347e2-2c91-11e2-ac32-eb50b1e8a70b.shtml

Vedi anche:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/11/17/sartori-ed-io-sugli-stati-uniti-deuropa-scriviamo-le-stesse-cose/

https://luigicocola.wordpress.com/2012/11/17/la-realta-delle-cose-sta-incominciando-a-imporsi-sui-sogni-e-le-utopie/

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La realtà delle cose sta incominciando a imporsi sui sogni e le utopie

17 novembre 2012

Leggo questo post di Fabio Vander del 14 novembre:

«Anti-europeismo delle classi dirigenti?

Nei giorni scorsi sono usciti, in contemporanea, tre ‘strani’ articoli. Strani per il taglio: al tempo stesso anti-europeista e anti-montiano, ma soprattutto per il dove, cioè rispettivamente su “Sole 24 ore”, “Corriere della Sera” e “Repubblica”.»

http://www.paneacqua.info/2012/11/anti-europeismo-delle-classi-dirigenti/

Lo strano (a detta di Vander) articolo del “Corriere della Sera” è l’editoriale del 12 novembre di Giovanni Sartori, di cui ho scritto nel mio post precedente:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/11/17/sartori-ed-io-sugli-stati-uniti-deuropa-scriviamo-le-stesse-cose/

Il Prof. Giovanni Sartori è un politologo di fama mondiale (ha anche insegnato alla Columbia University), del quale Wikipedia riporta:

«È considerato uno dei massimi esperti di scienza politica a livello internazionale»

http://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Sartori_%28politologo%29

Vediamo cosa scrive Vander del suddetto editoriale:

«Sul “Corriere della Sera” è Giovanni Sartori a prendersi la libertà di dire [sic] che l’Europa della moneta unica è un “animale assurdo”. Un sistema con una moneta unica fuori del controllo degli Stati, ma senza uno “Stato federale” continentale è esattamente l’assurdo. Qualcosa che lascia campo libero alle “incursioni monetarie della speculazione internazionale” e soprattutto rende ingestibile economicamente e socialmente il continente. L’esempio recente dell’Alcoa e sintomatico, dice Sartori. Abbiamo perso migliaia di posti di lavoro e un settore strategico come quello dell’alluminio per rispondere agli assurdi diktat delle autorità europee.»

Eh no, caro Vander, Sartori non ha detto soltanto questo, ha detto anche, sia pure con un certo grado di understatement, che i tanto sognati Stati Uniti d’Europa non si possono proprio fare, a causa delle lingue diverse che gli europei parlano.

Come ho riportato nel mio precedente post, ecco cosa Sartori ha scritto su questo fondamentale argomento:

«Il rimedio? Quello risolutivo sarebbe, a detta dei più, di arrivare a un’Europa federale. Ma temo che sia un rimedio impossibile. Uno Stato federale richiede una lingua comune. Difatti tutti gli Stati federali esistenti sono costituiti da componenti che si capiscono e parlano tra loro. La Germania parla tedesco, gli Stati Uniti e l’Australia l’inglese (e così pure l’India a livello di élite di governo), il Brasile il portoghese, l’Argentina e il Messico lo spagnolo, e così via citando. Se l’Europa diventasse uno Stato federale io mi potrei trovare sulla scheda di voto un candidato finlandese del quale non saprei nemmeno pronunziare il nome e del quale nessun europeo sa nulla. La sola piccolissima eccezione è la Svizzera, che però a livello di classe politica federale si intende benissimo. E trovo stupefacente che nessuno dei proponenti dell’Europa federale si renda conto di questo pressoché insuperabile ostacolo.»

http://www.corriere.it/editoriali/12_novembre_12/un-animale-senza-difese-giovanni-sartori_121347e2-2c91-11e2-ac32-eb50b1e8a70b.shtml

Questo concetto, molto modestamente rispetto al Prof. Sartori, che può pubblicare un editoriale sul “Corriere della Sera”, lo sto ripetendo da mesi sul mio quasi ignoto blog, ad esempio in un post del 5 agosto, nel quale ho scritto :

«Il punto nodale della questione è che non esiste uno Stato europeo, sia pure federale, né potrà mai esistere, perché le lingue ufficiali dell’Unione Europea sono ben 23: bulgaro, ceco, danese, estone, finlandese, francese, greco, inglese, irlandese, italiano, lettone, lituano, maltese, olandese, polacco, portoghese, rumeno, slovacco, sloveno, spagnolo, svedese, tedesco e ungherese.
Vedi:

http://ec.europa.eu/languages/languages-of-europe/eu-languages_it.htm

L’Unione Europea è una Torre di Babele, non uno Stato.»

https://luigicocola.wordpress.com/2012/08/05/domanda-cose-la-democrazia/

La verità è che la realtà delle cose sta incominciando a imporsi sui sogni e le utopie.

Quando si abbandona la Ragione, quella “strana” cosa di cui scrisse Parmenide circa 2500 anni fa, si producono mostri, come ben notò Goya: “Il sonno della ragione genera mostri”.

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Sartori ed io sugli Stati Uniti d’Europa scriviamo le stesse cose

17 novembre 2012

Sugli Stati Uniti d’Europa l’11 ottobre ho scritto un post intitolato: “L’idea degli Stati Uniti d’Europa è un’idea aberrante, anzi delirante”:

“Infatti nell’Unione Europea ci sono ben 23 popoli diversi, cioè quelli corrispondenti alle 23 lingue ufficiali dell’Unione Europea…

…È un vero e proprio delirio pensare di poter creare gli Stati Uniti d’Europa, a somiglianza degli Stati Uniti d’America…

Gli Stati Uniti d’America esistono perché la lingua di quel paese è una sola: la lingua inglese…

…Se si volesse veramente formare gli Stati Uniti d’Europa, occorrerebbe che tutti i popoli dell’Unione Europea, tranne uno, rinunciassero alla propria lingua: sono pronti gli italiani, i francesi, i tedeschi, gli inglesi, ecc. ecc., a fare ciò?”

https://luigicocola.wordpress.com/2012/10/11/lidea-degli-stati-uniti-deuropa-e-unidea-aberrante-anzi-delirante/

E il 1° ottobre ho scritto quest’altro post, intitolato “Cretinismo europeista”:

“Insomma, Bernard-Henri Lévy ci racconta che, su sei esperienze di moneta unica tentate in Occidente, due sono fallite e quattro sono riuscite.

Le due fallite riguardano proprio monete uniche con popoli diversi tra loro (l’Unione Monetaria Latina e l’Unione Monetaria Scandinava), ossia la stessa identica situazione dell’Unione Europea.

Le quattro riuscite riguardano la Svizzera, l’Italia, la Germania e gli Stati Uniti.

A parte la Svizzera, a Lévy sfugge un dato che non sfuggirebbe, ne sono sicuro, al mio elettrauto: in Italia si parla l’italiano, in Germania si parla il tedesco e negli Stati Uniti si parla l’inglese.

Lévy ha descritto cioè la storia di tre popoli!

È ovvio che un popolo abbia un suo Stato sovrano (federale o non federale, questo non ha alcuna importanza) e di conseguenza una sua moneta.

L’eccezione è la Svizzera. Ma la Svizzera è un caso unico in Occidente ed essendo tale non può essere presa come esempio!”

https://luigicocola.wordpress.com/2012/10/01/cretinismo-europeista/

Ho scoperto ieri che Giovanni Sartori il 12 novembre ha scritto un editoriale sul “Corriere della Sera”, intitolato “L’EUROPA DELLA MONETA UNICA – Un animale senza difese“:

Il rimedio? Quello risolutivo sarebbe, a detta dei più, di arrivare a un’Europa federale. Ma temo che sia un rimedio impossibile. Uno Stato federale richiede una lingua comune. Difatti tutti gli Stati federali esistenti sono costituiti da componenti che si capiscono e parlano tra loro. La Germania parla tedesco, gli Stati Uniti e l’Australia l’inglese (e così pure l’India a livello di élite di governo), il Brasile il portoghese, l’Argentina e il Messico lo spagnolo, e così via citando. Se l’Europa diventasse uno Stato federale io mi potrei trovare sulla scheda di voto un candidato finlandese del quale non saprei nemmeno pronunziare il nome e del quale nessun europeo sa nulla. La sola piccolissima eccezione è la Svizzera, che però a livello di classe politica federale si intende benissimo. E trovo stupefacente che nessuno dei proponenti dell’Europa federale si renda conto di questo pressoché insuperabile ostacolo.”

http://www.corriere.it/editoriali/12_novembre_12/un-animale-senza-difese-giovanni-sartori_121347e2-2c91-11e2-ac32-eb50b1e8a70b.shtml

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Multiculturalismo, razzismo e politiche di immigrazione

15 luglio 2012

Innanzitutto voglio chiarire che tutto ciò che segue è scritto dal punto di vista della teoria dello Stato (che fa parte della scienza politica), ossia dal punto di vista di Machiavelli, Hobbes, Weber, Kelsen e Bobbio.

Altri invece, come per esempio Aristotele e Locke, usano un punto di vista diverso, come spiega ottimamente Bobbio: “I due criteri, l’aristotelico, fondato sull’interesse, e il lockiano, fondato sul principio di legittimità, sono criteri non analitici ma assiologici, in quanto servono a contraddistinguere il potere politico quale dovrebbe essere e non quale è, le forme buone dalle forme corrotte. [il corsivo è mio]” (Norberto Bobbio, Stato, governo, società, Einaudi, 1995, pagg. 69-70).

Sembra un distinguo pretenzioso e pedante, invece è essenziale, perché non scriverò di ciò che è “buono”, ma di ciò che è “vero”. Molto spesso, sull’argomento “multiculturalismo”, si fa il contrario. Alla fine è facile finire in un predicozzo alla Celentano.

Un altro errore molto diffuso su quest’argomento è quello di parlarne in modo vago, generico e confuso. Cos’è precisamente il multiculturalismo? È la tesi che ciascuno debba venir giudicato con il codice di leggi della propria cultura di appartenenza e non con il codice di leggi dello Stato in cui si trova.

Questa tesi è irrealizzabile, perché poi con quale codice di leggi si potrebbe mai giudicare un conflitto fra due individui di cultura diversa, ma che vivono nello stesso Stato?

Si tratta dunque di un’ideologia appartenente alla classe delle ideologie che vedono lo “Stato come male non necessario”, ossia alla classe delle ideologie antistato, come, per esempio, la “teoria marx-engelsiana” e “l’anarchismo” (Norberto Bobbio, ibid., pagg. 122-125).

Infatti l’impossibilità di risolvere i “torti reciproci” (Thomas Hobbes, Leviatano, Laterza, 2009, pag. 142), blocca proprio una (la seconda) delle “due funzioni essenziali” dello Stato: “la milizia e i tribunali” (Norberto Bobbio, ibid., pag. 124).

Le ideologie antistato sostengono “l’ideale della società senza Stato”: esse sono definibili come utopie, perché “la società senza Stato” è un “salto fuori della storia” (Norberto Bobbio, ibid., pag. 124).

Spesso gli USA vengono erroneamente indicati come il paese del multiculturalismo, mentre invece non lo sono affatto. Negli USA lo Stato è una realtà indiscussa. Gli USA sono invece un paese multirazziale. Essi storicamente sono sempre stati, a differenza dei paesi europei, un paese multirazziale.

Oggi il Presidente degli USA, Barack Obama, è un nero e io ne sono felice, perché ciò rappresenta la completa attuazione dello spirito del Cristianesimo e il Cristianesimo è la religione dell’Occidente, anzi è la religione da cui esso è nato. Chi è razzista è al di fuori dell’Occidente.

Ho approfondito l’argomento del Cristianesimo nel mio saggio: Il leviatano senza spada – Una teoria del popolo italiano e del Cristianesimo (19 aprile 2012, terza edizione), vedi:

http://www.lulu.com/shop/luigi-cocola/il-leviatano-senza-spada/paperback/product-20071149.html

Bisogna adesso affrontare un’altra questione: il multiculturalismo viene spesso confuso con una politica di immigrazione con poche restrizioni (o nessuna).

Questa è una politica inaccettabile, per il semplice motivo che un afflusso incontrollato e massivo di immigranti distruggerebbe inevitabilmente lo Stato e le sue strutture. E infatti gli USA e l’Australia, che un tempo avevano fortemente favorito l’immigrazione, perché dovevano popolare velocemente i loro immensi territori, oggi altrettanto fortemente restringono l’immigrazione.

Occorre notare che, sull’argomento “immigrazione”, Giovanni Sartori ha scritto riflessioni giuste e condivisibili (Giovanni Sartori, Mala tempora, Laterza, 2004, pagg. 417-449). Purtroppo a Sartori sfugge un punto fondamentale: che la sinistra politica italiana sostiene sia il multiculturalismo che una politica di immigrazione senza restrizioni, semplicemente perché è una sinistra politica posseduta dalla hybris di realizzare l’utopia, dalla hybris di eliminare lo Stato.

Infatti egli scrive: “Torno a chiedere: perché questi argomenti sarebbero di destra? La risposta è semplice: è perché la sinistra ha stabilito che la sinistra dev’essere xenofila. Non voglio entrare nelle credenziali ideologiche-dottrinarie di questa posizione. A me sembrano dubbie o quanto meno non obbligate.” (Giovanni Sartori, ibid., pagg. 446-447).

Ho scritto in un post precedente che, in generale, la sinistra politica ha due anime: quella che intende favorire una maggiore redistribuzione delle risorse economiche e quella che intende realizzare l’utopia. Ebbene, la sinistra politica italiana ha scelto da sempre di privilegiare la seconda, fino al punto di sacrificare totalmente la prima. E coloro che votano per la sinistra politica italiana, come è attualmente, non si rendono conto di commettere un evidente suicidio.

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