Posts Tagged ‘scienza politica’

Come mi trattano in internet

23 dicembre 2017

Devo dire che Google mi tratta piuttosto bene: per esempio, è dal 2013 che, cercando “disastro europeo” senza virgolette, sono sempre il primo della lista fornita sia da Google Ricerca che da Google Immagini, vedi sotto i relativi screenshot scattati in data odierna (23 dic 2017).

Ne ho già scritto qui (nel 2015):

https://luigicocola.wordpress.com/2015/02/14/il-disastro-europeo-e-google/

Un altro esempio: se in data odierna voi cercate su Google “interpretazioni del mondialismo”, oppure “interpretare il mondialismo”, sempre senza virgolette, anche qui sono il primo della lista fornita da Google Ricerca, vedi sotto gli screenshot.

Sia chiaro: tutto ciò con la cache e i cookie del browser azzerati. E non ho fatto nulla per ottenere questo risultato, se non scrivere due saggi di scienza politica e i post di questo blog, che, occorre ricordarlo, ha come sottotitolo: Per un nuovo Risorgimento.

Certo, Google potrebbe trattarmi meglio e soprattutto potrebbe smetterla di ricordare un manuale su Linux, il Sistema Operativo che per me è assolutamente il migliore, da me scritto una decina di anni fa (stampato con due titoli diversi): si tratta di un banale manuale, da me rilasciato con il copyright e che ho tolto molti anni fa dal mercato perché ormai obsoleto e inutile.

Mi dovrò portare dietro questo manualetto per tutta la vita?

E passiamo a Lulu, la nota casa editrice on demand, fondata da Bob Young e con sede a Raleigh (Carolina del Nord, USA), presso la quale ho stampato i miei libri di scienza politica.

Il servizio è ottimo, tranne che per un particolare di non lieve importanza: nonostante le mie ripetute rimostranze, hanno classificato i miei libri nelle categorie “Politica” e “Spettacolo” per la versione italiana del loro sito e nella categoria “Entertainment” per la versione inglese, vedi sotto gli screenshot.

Sarà che non gli piace ciò che scrivo? Ho questo atroce dubbio.

Comunque essi mi hanno sempre risposto che ci sono problemi tecnici e che è impossibile cambiare le categorie (nella mia ingenuità pensavo che bastasse qualche click del mouse!).

E veniamo a WordPress: mi ha sempre dato un servizio eccellente, lo consiglio a tutti.

In ultimo voglio ringraziare LibraryThing: sono veramente impeccabili.

Questo è quanto.

Copyright © 2017 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

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Lo spettacolare e stupefacente rimbecillimento dell’intellighenzia occidentale

7 giugno 2017

Con il mondialismo il potere economico è diventato eversivo, vuole cioè rovesciare il potere costituito, lo Stato.

Lo Stato è l’istituzione politica che gestisce il potere della forza fisica: si tratta di una necessità della Ragione, anzi addirittura di un universale culturale.

Fu Bertrand Russell a distinguere i tre principali tipi di potere: il potere della forza fisica (“il sommo potere” secondo Norberto Bobbio), il potere economico e il potere della propaganda.

Ho esposto una teoria dello Stato in questo saggio:

Luigi Cocola, Le nuove forme dell’utopia: europeismo e multiculturalismo – Come e perché l’Occidente cerca ripetutamente di suicidarsi, 3° ed., 2013, lulu.com

Come ho scritto in precedenza su questo blog:

«Però a partire dalla filosofia politica di John Locke (1690) è nato un tipo nuovo di ideologia antistato: sostanzialmente cristiana, ma formalmente filosofica, e verso la quale l’Occidente è indifeso, perché non ne riconosce la natura religiosa e irrazionale.

Nella cultura occidentale si è creata così, nel corso degli ultimi tre secoli, una capziosa e fallace Weltanschauung, la quale tenta di rendere razionale ciò che è invece assolutamente irrazionale: il mito dell’inutilità e della dannosità dello Stato.

Infatti eliminare i conflitti attuati con il potere della forza fisica è impossibile e da questa impossibilità nasce la necessità dello Stato, che è il mezzo naturale per gestire tali conflitti, sia che si tratti di aggressione di stranieri, sia che si tratti di torti reciproci all’interno di una comunità, come ci spiegò per la prima volta in modo approfondito Hobbes (Thomas Hobbes, Leviatano, Laterza, 2009, pag. 140 e pag. 142), ampliando e migliorando un concetto originale di Machiavelli (Niccolò Machiavelli, Il Principe, Rizzoli, 1991, pag. 128).»

https://luigicocola.wordpress.com/2014/05/03/siamo-in-mezzo-a-un-conflitto-mondiale-ma-nessuno-ne-parla/

Un esempio chiarissimo della capziosa e fallace Weltanschauung che intossica l’Occidente da tre secoli è Between Two Ages di Zbigniew Brzezinski, di cui ho scritto qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2017/06/03/anche-zbigniew-brzezinski-e-morto/

Occorre purtroppo notare che la stragrande maggioranza dell’intellighenzia dell’Occidente è posseduta da tale capziosa e fallace Weltanschauung.

Siamo al cospetto di uno spettacolare e stupefacente rimbecillimento dell’intellighenzia occidentale.

Che non ha, né può avere, scusanti.

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È troppo presto per i francesi

25 aprile 2017

Marine Le Pen non ce l’ha fatta a vincere il primo turno delle elezioni presidenziali francesi del 2017, l’ha vinto invece Emmanuel Macron, autentico campione del mondialismo (con tanto di pedigree Rothschild).

E, a meno di un improbabile miracolo, Macron vincerà anche il secondo turno e diventerà quindi Presidente della Francia per i prossimi cinque anni.

Il popolo francese non ce l’ha fatta a emulare il popolo inglese (la vittoria della Brexit) e il popolo statunitense (la vittoria di Donald Trump).

Cosa vuol dire questo?

Vuol dire forse che il mondialismo ha vinto?

Ma neanche per idea!

Vuol dire soltanto che il popolo francese crede ancora al sogno mondialista, o meglio al delirio mondialista.

Ma cosa potrà mai fare Macron di diverso da Sarkozy e da Hollande, solo per citare gli ultimi due Presidenti francesi?

Niente di niente: il delirio mondialista procederà di fallimento in fallimento, semplicemente perché è un delirio culturale e come tale non potrà mai conseguire un esito positivo.

Quando Matteo Renzi, un altro servitore del mondialismo, divenne Presidente del Consiglio, scrissi:

«Insomma si aspetta il miracolo, una sorta di moltiplicazione dei pani e dei pesci, in accordo con quella che Nicola Abbagnano definisce «la concezione della S. [Storia] come piano provvidenziale».

(Nicola Abbagnano, Dizionario di Filosofia, 1971, UTET, pag. 839)

Ebbene, non ci sarà nessun miracolo.

Non esiste alcun piano provvidenziale della storia.

Prima o poi l’Euro crollerà e con esso l’Unione Europea.

Perché il progetto cristiano di eliminare lo Stato non può avere successo.»

https://luigicocola.wordpress.com/2014/02/25/non-ci-sara-nessun-miracolo/

E infatti Renzi ha fallito.

Quando Macron fallirà, come ha fallito Renzi e come hanno fallito Sarkozy e Hollande, il popolo francese forse troverà il coraggio di rigettare il delirio mondialista.

Vedi anche qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2015/03/24/la-koine-antistato-delloccidente/

Oggi come oggi, è troppo presto per i francesi.

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Il mondialismo e la storia come piano provvidenziale

21 febbraio 2017

Alcuni, per esempio Marco Tarchi, pensano che il mondialismo e l’idea di progresso siano fortemente correlati, ecco infatti alcuni frasi del suo editoriale La sfida metapolitica ai dogmi del pensiero unico mondialista (3 luglio 2016):

«Com’era da aspettarsi, lo spirito del tempo che è andato disegnandosi lungo l’intero corso del secondo dopoguerra sta dando i suoi frutti più maturi. Il connubio fra il culto del progresso diffuso dalle élites intellettuali e la globalizzazione governata dalle élites economico-finanziarie e dalle classi politiche che ne vanno al traino ha prodotto un’accelerazione nei cambiamenti del costume, delle mentalità e dei flussi di trasferimento di uomini, merci e denaro a livello planetario che non ha precedenti nella storia del mondo. L’individualismo celebra quotidianamente nuovi successi e l’ideologia del desiderio illimitato, garantita dal trionfo della logica dei diritti su quella dei doveri, si espande senza trovare ostacoli significativi…

…Inculcare nei cervelli la sensazione di inevitabilità dei fenomeni ai quali si sta assistendo è da sempre un’arma letale nelle mani dei sostenitori del determinismo storico, in particolare di quelli che hanno sposato l’ideologia del progresso. Se le cose sono andate in un certo modo, è il loro argomento-base, è perché dovevano andare in quel modo: la Storia ha un senso inarrestabile, a cui opporsi è pretesa vana, è utopia, è illusione. Senza rendersene conto, è a questo assunto ideologico che stanno aderendo i molti sedicenti “non conformisti” che oggi si sono rassegnati a fenomeni come l’immigrazione di massa, la disgregazione del concetto tradizionale di famiglia, la pretesa di far scomparire nozioni come quelle di sesso e di etnia. I loro ragionamenti vanno tutti in direzione di un accomodamento con la logica del tempo presente, che sperano siano il meno dispendioso o doloroso possibile. E, fiaccando la volontà di resistenza di chi non si è ancora arreso alla loro logica compromissoria, favoriscono i disegni di chi, nella situazione presente, prospera e coltiva i propri interessati disegni.»

http://www.barbadillo.it/57533-leditoriale-di-m-tarchi-la-sfida-metapolitica-ai-dogmi-del-pensiero-unico-mondialista/

Personalmente ritengo che sia errato supporre una correlazione, anche minima, fra il mondialismo e l’idea di progresso.

Esistono varie “interpretazioni «filosofiche»” della storia, fra le quali la storia “come progresso” e la storia “come ordine provvidenziale” (Nicola Abbagnano, Dizionario di Filosofia, 1971, UTET, pag. 838).

La storia come progresso è propria dell’Illuminismo e non può essere confusa con la storia come ordine (o piano) provvidenziale, che è propria invece del millenarismo e del Cristianesimo.

Infatti scrive Abbagnano:

“Il concetto della S. [Storia] come progresso ha come sua caratteristica l’affermazione del carattere problematico o non inevitabile del progresso stesso; giacchè se il progresso è necessario la S. [Storia] è piuttosto un ordine provvidenziale di cui tutti i momenti sono egualmente perfetti in quanto tutti indispensabili alla perfezione o al perfezionamento dell’insieme. La S. [Storia] come progresso problematico è un’idea illuministica…”

(Ibid., pag. 838)

Abbagnano cita a tale proposito Vico, Voltaire e Kant, e poi scrive:

“Con l’affermazione dell’inevitabilità del progresso, il progresso stesso diventa inconcepibile (come Hegel vide): giacchè se la S. [Storia] è necessaria, ogni momento di essa è tutto ciò che dev’essere e non può essere migliore o peggiore degli altri. La concezione della necessità della S. [Storia] è la concezione della S. [Storia] come piano provvidenziale. La nozione di piano provvidenziale è implicita in ogni millenarismo o chiliasmo (v.): ogni dottrina siffatta include l’idea di uno sviluppo necessario degli eventi umani, sino al raggiungimento di uno stato definitivo di perfezione. Questo fu, per es., il concetto che della S. [Storia] ebbe Origene…

…Ma il primo a formulare chiaramente il concetto del piano provvidenziale è stato S. Agostino…

…Nel sec. XII, la profezia di Gioacchino da Fiore parte dallo stesso concetto della S. [Storia] ed è modellata sulla divisione delle età fatta da S. Agostino.”

(Ibid., pag. 839)

L’interpretazione della storia propria del mondialismo non è affatto quella della storia come progresso, ma bensì quella della storia come piano provvidenziale.

Tanto è vero che, come ho scritto molte volte, il mondialismo, con un banale trucco semantico, si spaccia per “globalizzazione” e cioè per processo storico ineluttabile, ossia inevitabile.

Pertanto, la matrice del mondialismo, o globalismo (in inglese globalism, in francese mondialisme), non è affatto una matrice illuministica, ma bensì una matrice cristiana.

Come è possibile confonderle?

La verità è che la destra italiana non è mai riuscita a svincolarsi dal tragico errore di Benito Mussolini di diventare filoclericale.

Quindi per spiegare l’origine del mondialismo (il quale, come ho scritto molte volte, è il frutto inequivocabile del millenarismo cristiano), la destra italiana deve necessariamente trovare capri espiatori: uno di questi è l’Illuminismo.

Degli altri ho scritto molte volte: ebrei, massoneria, ecc. ecc.

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Il mondialismo non può vincere

30 gennaio 2017

Ipotizziamo che Donald Trump venga ucciso e che venga fermato il suo coraggioso tentativo di liquidare il mondialismo negli Stati Uniti d’America.

Il mondialismo vincerebbe?

Neanche per sogno.

Dirò di più: ipotizziamo che il mondialismo riesca a imporsi in tutto l’Occidente, che riesca cioè ad attuare in questa porzione del pianeta l’Open Society di George Soros.

Ma arriviamo pure all’ipotesi più estrema e inverosimile: ipotizziamo che l’Open Society venga attuata in tutto il pianeta.

Perfino in tale scenario estremo e inverosimile il mondialismo non vincerebbe.

Perché?

Perché il Secondo Medio Evo che ne deriverebbe non potrebbe mai durare in eterno, come in effetti non è durato in eterno il Medio Evo storico.

Per capire cos’è il mondialismo vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2017/01/23/ulteriori-considerazioni-su-george-soros-e-sulloccidente/

Per il Medio Evo vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2017/01/26/donald-trump-una-nazione-senza-confini-non-e-una-nazione/

Una stabile e persistente società senza Stato non può esistere, tutte le ideologie antistato hanno fallito e fallirà anche il mondialismo: lo Stato è una necessità razionale, anzi è un universale culturale (esattamente come il tabù dell’incesto e i riti funebri).

Lo Stato altro non è che la gestione ottimale nelle comunità umane del potere della forza fisica, che è uno dei tre poteri principali descritti da Bertrand Russell (essendo gli altri due il potere economico e il potere della propaganda).

Lo Stato gestisce nelle comunità umane il potere della forza fisica mediante le sue due funzioni essenziali: l’esercito e la legge, che difendono le comunità umane dall’aggressione di stranieri e dai torti reciproci, rispettivamente.

Questi concetti basilari di scienza politica sono attualmente ignorati semplicemente perché da John Locke in poi, come ho mostrato in dettaglio più volte, si è formato nella cultura occidentale un vero e proprio delirio culturale, il cui principale centro di diffusione è costituito dalle università occidentali.

Così generazioni e generazioni di filosofi, di politologi, di sociologi e di antropologi culturali hanno prodotto e producono non idee, ma bensì deliri.

Lo Stato non può essere eliminato, perché non è possibile eliminare l’aggressione di stranieri e i torti reciproci, non è possibile eliminare il Male dal genere umano, a meno che non si verifichi la seconda venuta di Cristo, o più precisamente la parusia intermedia, lo scenario che in effetti sta all’origine di tutte le ideologie antistato secondo la mia teoria unificata delle ideologie antistato.

Vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/07/06/lorigine-del-mondialismo/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2015/03/05/il-millenarismo-e-un-meme-egoista/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/12/04/il-mondialismo-la-parusia-intermedia-e-la-teoria-dei-memi/

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Contraddizione? No: errore micidiale!

22 novembre 2015

Leggo l’editoriale Contraddizioni ed errori nella lotta contro il terrorismo islamista di Alessandro Campi:

«Ma le contraddizioni, sulle quale bisogna interrogarsi anche se il momento può sembrare quello poco appropriato, non si fermano qui. Prendiamo il caso del Belgio. Colpisce, in primis simbolicamente, scoprire che il terrorismo si è di fatto insediato a pochi metri dai palazzi del potere europeo. Ma colpisce ancora di più il fatto che un paese possa essere burocraticamente ordinato, all’apparenza avanzato e civile, persino un modello di convivenza, pur risultando, alla prova dei fatti, socialmente e culturalmente disarticolato, istituzionalmente fragile. Lassista, più che tollerante. Quando, nel recente passato, il Belgio marciava economicamente non avendo neppure un governo qualcuno lo ha additato ad esempio di come nel futuro si potrà tranquillamente fare a meno dello Stato e della politica. Ma poi è proprio allo Stato, ai suoi apparati e ai suoi simboli (la bandiera, l’inno nazionale) che ci si aggrappa quando si scopre di abitare in quartieri dove non vige alcuna legge e dove i bravi ragazzi della porta accanto organizzano attentanti e si fanno esplodere.

Risolvere queste contraddizioni non sarà facile…[il corsivo è mio]».

http://www.istitutodipolitica.it/wordpress/2015/11/21/contraddizioni-ed-errori-nella-lotta-contro-il-terrorismo-islamista/

Ah, per Alessandro Campi si tratta semplicemente di una contraddizione?

Tutto qui?

Per me invece è un colossale, catastrofico, orribile errore, quello di pensare che si possa fare a meno dello Stato.

Un errore micidiale.

Lo Stato è l’istituzione politica che ha la funzione di gestire il potere della forza fisica (il quale è, secondo Bertrand Russell, uno dei “tre principali tipi di potere”, essendo gli altri due il potere economico e il potere della propaganda).

Lo Stato difende il popolo “dall’aggressione di stranieri” (per mezzo dell’esercito) e “dai torti reciproci” (per mezzo della legge), per usare le parole di Thomas Hobbes, e pertanto è necessario, indispensabile e ineliminabile.

Lo Stato è una necessità della Ragione, una necessità razionale, ed è un universale culturale, esattamente come il tabù dell’incesto e i riti funebri.

Come nasce dunque l’idea esiziale e bislacca (ma da cui purtroppo è pervasa tutta la storia della filosofia da John Locke in poi) che se ne possa fare a meno? Come nascono le ideologie antistato?

Nascono dal Cristianesimo, o più esattamente dal suo millenarismo, che è un fenomeno esclusivamente cristiano, come ho mostrato più volte.

Parlare di millenarismo a proposito dell’Ebraismo, dell’Islam e perfino del nazismo (!!!), vuol dire parlare a vanvera (o peggio: mistificare deliberatamente).

Vedi la mia teoria unificata delle ideologie antistato:

https://luigicocola.wordpress.com/2014/03/20/la-teoria-unificata-delle-ideologie-antistato/

vedi anche qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2015/02/12/le-tre-vie-delle-ideologie-antistato/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2015/03/05/il-millenarismo-e-un-meme-egoista/

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La menzogna senza fine dell’Occidente

5 luglio 2014

Leggiamo un passo di Ermanno Vitale:

«A questo punto – prima di passare all’analisi dell’altra grande lezione di Hobbes, l’individualismo – a chi ha intensamente frequentato per anni la letteratura hobbesiana non può non ritornare alla mente un saggio di Roland Pennock, provocatoriamente intitolato Hobbes’s confusing ‘clarity’. The case of ‘liberty’, che si conclude così: “sembrerebbe, comunque, che ci fosse o della follia nel suo metodo, o del metodo nella sua follia, o entrambe le cose” [J. R. Pennock, Hobbes’s confusing Clarity in K. C. Brown (ed.) Hobbes Studies, Blackwell Oxford 1965, p. 116]. Ciò che Pennock contesta con vigore è – in generale, non solo a proposito della nozione di libertà – proprio l’apparenza di chiarezza e di forza dimostrativa del pensiero hobbesiano, pensiero che appena si sappia andare sotto la superficie si rivela invece confuso, un insieme di definizioni e di dimostrazioni inconcludenti frutto appunto di un uso perverso della logica. Scrive ancora Pennock: “la filosofia politica di Hobbes contiene così numerose confusioni e inconsistenze che non possono essere coperte da una qualche singola spiegazione. Probabilmente ciò che più si avvicina a tale spiegazione va comunque colto nei termini della sua metodologia, della sua propensione agli argomenti ‘tutto o niente’, del suo rifiuto di definire e considerare le cose in una prospettiva gradualistica” [Ivi, pp. 115-16].»

(Ermanno Vitale, Forme e livelli della razionalità in Hobbes, disponibile su: http://www.sifp.it/i-classici-the-classics/hobbes-2008/forme-e-livelli-della-razionalita-in-hobbes, data di accesso odierna)

Non sono affatto d’accordo con Pennock.

Egli ha certamente ragione quando nota che la chiarezza di Hobbes è solo apparente.

Ma la causa di ciò non è quella indicata da lui.

È semplicemente che lo scopo di Hobbes non è quello di trovare la verità, ma quello di dimostrare una tesi, ossia che non si deve disubbidire al sovrano.

Così il saggio di Malmesbury ammucchia insieme diversi argomenti che possano avvalorare tale tesi, senza preoccuparsi troppo della loro compatibilità reciproca. Se invece ricercasse la verità, la sua esposizione avrebbe un carattere di ragionamento lineare e privo di confusione. Anzi, egli arriva addirittura a barare deliberatamente, come ho mostrato nei miei due saggi di scienza politica.

Ciononostante, Hobbes è l’unico, per quanto riguarda lo Stato e la teoria dello Stato, che si avvicina alla verità. Molto più di Max Weber, ad esempio. Per non parlare di Kelsen, che ragiona solo in insulsi termini giuridici.

Perché Hobbes è l’unico che si avvicina alla verità?

Perché egli ha il coraggio di giudicare senza alcuna illusione la natura umana.

Il termine “state of nature”, che egli prende (stravolgendolo) da Tommaso d’Aquino (si trova innumerevoli volte, come “status naturae”, nella Summa theologiae e nella De veritate), viene da lui usato come un irridente sberleffo alle illusioni cristiane sulla natura dell’uomo.

Tantoché, prudentemente, non lo usa nel Leviathan, destinato al grande pubblico, bensì soltanto negli Elements of Law Natural and Politic e nel De cive, che erano destinati a un pubblico estremamente ristretto. Questa prudenza non era eccessiva: nel 1666 Hobbes, proprio a causa del Leviathan, corse concretamente il rischio di essere processato per eresia.

Molto tempo dopo, un altro grande pensatore, anzi ancor più grande di Hobbes, Charles Darwin, userà hobbesianamente il termine “state of nature” nel suo capolavoro, On the Origin of Species.

Se ci si prende la briga di andare a contare quante volte Darwin usa tale termine nel suo capolavoro (http://www.gutenberg.org/cache/epub/2009/pg2009.txt, data di accesso odierna), si scopre che esso vi compare ben 45 volte.

E Darwin lo usa nel senso di Hobbes, non certo nel senso di San Tommaso.

Purtroppo occorre notare che nella traduzione italiana di Celso Balducci (Charles Darwin, L’origine della specie, Newton Compton, 2010) tale termine è quasi sempre censurato, comparendovi soltanto poche volte.

In effetti Darwin è proprio hobbesiano, cosa di cui si accorse perfettamente Marx, vedi la sua lettera a Engels del 18 giugno 1862, nella quale egli parla del capolavoro di Darwin:

«E’ il bellum omnium contra omnes di Hobbes…»

(http://www.pikaia.eu/EasyNe2/Download.aspx?code=Pikaia&filename=/EasyNe2/Archivi/Pikaia/ALL/0000/14A.pdf, data di accesso odierna)

Il fatto è che, nel campo della filosofia politica/scienza politica, da Locke in poi l’Occidente ha incominciato progressivamente a voltare le spalle alla Weltanschauung scientifica (della quale Darwin è un caposaldo irrinunciabile) e a rivolgersi sempre più alla Weltanschauung religiosa, fino ad esserne completamente posseduto. Ormai esso è del tutto in balia del millenarismo cristiano e vuole eliminare lo Stato dalla faccia della terra.

E neanche riconosce tutto ciò, anzi millanta di seguire la Weltanschauung scientifica, in una menzogna senza fine.

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Comprendere l’origine del disastro italiano e del disastro europeo

28 febbraio 2014

Purtroppo le disastrose realtà in cui viviamo, ossia il disastro italiano (che si può anche definire l’anomalia italiana) e il disastro europeo, non hanno un’origine d’immediata e semplice comprensione.

C’è chi marxianamente ne dà un’interpretazione basata sull’economia, c’è chi farnetica di complotti demo-pluto-giudaico-massonici, c’è chi, con maggiore creatività, pensa a complotti satanisti (vedi a questo proposito Wikipedia alla voce Teoria del complotto del Nuovo Ordine Mondiale, data odierna), ecc. ecc.

Fra tutti giganteggia David Icke, secondo il quale ci sarebbe un complotto mondiale ordito da esseri alieni, i rettiliani, che possono prendere all’occorrenza forma umana.

E stupisce che alcuni, come Ida Magli, prendano talmente sul serio le idee deliranti di Icke, da citarlo più volte nelle loro opere (vedi ad esempio Ida Magli, La dittatura europea, Rizzoli, 2011, pag. 153, pag. 179, pag. 199 e pag. 201).

Personalmente, da tempo ho proposto un’interpretazione basata sulla scienza politica.

Tale interpretazione permette, fra l’altro, di spiegare un elemento che nessuno riesce a spiegare in modo adeguato: il perché le sinistre europee, compresa quella italiana, siano compattamente e fanaticamente favorevoli all’euro, il quale, come tutti ormai hanno capito, impoverisce il popolo.

Vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/08/09/gli-economisti-non-comprendono-perche-in-europa-si-voglia-eliminare-lo-stato/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2013/09/25/lennesima-dimostrazione-che-gli-economisti-non-capiscono-cose-leuropeismo-lunione-europea-e-leuro/

Innanzitutto occorre comprendere che c’è un elemento comune alla base del disastro italiano (assai antico) e del disastro europeo (assai recente).

È la mancanza dello Stato.

La teoria dello Stato, e cito a questo proposito Machiavelli, Hobbes, Weber, Kelsen e Bobbio, ci indica che lo Stato è l’istituzione politica che ha lo scopo di gestire il potere della forza fisica.

Secondo Bertrand Russell “i tre principali tipi di potere” sono: il potere della forza fisica, il potere economico e il potere della propaganda (Bertrand Russell, Bertrand Russell dice la sua, Longanesi, 1968, pagg. 93-94).

Dato che il potere della forza fisica è ineliminabile, lo Stato è necessario.

La domanda quindi è: perché c’è mancanza dello Stato sia nel disastro italiano che nel disastro europeo?

La mia risposta è che la causa di tale mancanza si trova nel Cristianesimo.

È dal Cristianesimo che bisogna partire per dare una spiegazione razionale, ossia basata sulla Ragione, al disastro italiano e al disastro europeo.

Ed è quello che ho fatto nei miei due saggi e nei post di questo blog.

I miei due saggi sono:

Il leviatano senza spada – Una teoria del popolo italiano e del Cristianesimo

Le nuove forme dell’utopia: europeismo e multiculturalismo – Come e perché l’Occidente cerca ripetutamente di suicidarsi

Vedi anche qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2014/01/10/il-compromesso-tra-forza-e-caritas/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2014/01/27/quale-sara-il-futuro-delloccidente/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2014/02/14/linternazionalismo-di-rockefeller-e-un-millenarismo/

Copyright © 2014 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

L’ennesima dimostrazione che gli economisti non capiscono cos’è l’europeismo, l’Unione Europea e l’euro

25 settembre 2013

Emiliano Brancaccio scrive il 3 luglio 2013:

Uscire dall’euro? C’è modo e modo

Il tentativo di salvare la moneta unica a colpi di deflazione salariale nei paesi periferici dell’Unione potrebbe esser destinato al fallimento. L’eventualità di una deflagrazione dell’eurozona è dunque tutt’altro che scongiurata. Il problema è che le modalità di sganciamento dalla moneta unica sono molteplici e ognuna ricadrebbe in modi diversi sui diversi gruppi sociali. Esistono cioè modi “di destra” e modi “di sinistra” di gestire un’eventuale uscita dall’euro. Ma esiste una sinistra in grado di governare il processo?

http://www.emilianobrancaccio.it/2013/07/03/uscire-dalleuro-ce-modo-e-modo-3/

Emiliano Brancaccio è un economista (Dottore di Ricerca in Economia e Politica dello Sviluppo), che nasce però come laureato in Scienze Politiche (sebbene con indirizzo economico).

Vedi qui:

http://www.emilianobrancaccio.it/curriculum/

Si potrebbe dire che egli sia stato traviato dall’economia. Infatti, come sostengo da tempo, a permettere la reale comprensione dell’europeismo, dell’Unione Europea e dell’euro non è l’economia, bensì è la scienza politica.

In un vecchio post avevo scritto:

“Questo brano di Massimo Pivetti (un economista), che chiude l’articolo succitato, è paradigmatico, perché mostra che gli economisti non comprendono (per via della loro visione settoriale) la causa di quel processo di eliminazione degli Stati europei che sta avvenendo oggi sotto i nostri occhi. Infatti non ne danno una spiegazione razionale e circostanziata.
Soprattutto non spiegano come mai sia proprio la sinistra politica a volere, e fortissimamente, questo processo, pur essendo quest’ultimo assolutamente contrario agli interessi dei suoi elettori.
Non è possibile cavarsela coll’accusa di essersi venduti al capitale (tutti?), oppure, come scrive Pivetti, di essere ottusi (tutti?).”

https://luigicocola.wordpress.com/2012/08/09/gli-economisti-non-comprendono-perche-in-europa-si-voglia-eliminare-lo-stato/

vedi anche qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/09/06/la-realta-delle-cose-e-tragica/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/12/19/perche-gli-economisti-non-si-interrogano-seriamente-sulla-volonta-europea-di-distruggere-lo-stato/

Anche Brancaccio (come Pivetti, Krugman, ecc. ecc.) non comprende la situazione, dato che scrive:

“…La precipitazione della crisi greca insegna che il feroce tentativo di salvare l’Unione a colpi di deflazione salariale potrebbe anch’esso esser destinato al fallimento. Se così fosse, la scelta di uscire dall’euro e svalutare diventerebbe l’ultima carta per tentare di rimettere in equilibrio le bilance verso l’estero dei paesi periferici.

Su una “exit strategy” dall’euro la sinistra è in ritardo

In uno scenario simile, è curioso che le sinistre insistano ancora oggi con la riduttiva litania secondo cui «fuori dall’euro sarebbe l’inferno». Come si fa cioè a non capire che il pigro affidarsi a simili espressioni apodittiche vanifica qualsiasi sforzo di comprensione delle reali dinamiche in corso e accentua l’emarginazione politica di tutti gli eredi, più o meno degni e diretti, della tradizione novecentesca del movimento operaio? Beninteso, una spiegazione raffinata della irriducibile fedeltà della sinistra alla moneta unica potrebbe risiedere nella tendenza storica delle rappresentanze del lavoro a cercare il proprio antagonista dialettico nel grande capitale, laddove invece con i piccoli capitali si fatica anche solo ad avviare una lotta per il riconoscimento [spiegazione raffinata? Personalmente la definirei una spiegazione strampalata]…”

E ancora:

“…In questo scenario, possibile che le sinistre rifiutino anche solo di avviare una riflessione sulle decisioni da assumere in caso di precipitazione dell’Unione? Possibile che tuttora manchi una indicazione di massima su una exit strategy dall’euro che permetta di tutelare gli interessi del lavoro subordinato? La questione, si badi bene, è cruciale. Le modalità di abbandono di un regime di cambi fissi come l’eurozona sono infatti molteplici, e ognuna può ricadere in modi diversi sui diversi gruppi sociali. In altre parole: esistono modi “di destra” e modi “di sinistra” di gestire una eventuale uscita dall’euro. E la sinistra è in netto ritardo…”

http://www.emilianobrancaccio.it/2013/07/03/uscire-dalleuro-ce-modo-e-modo-3/

La sinistra italiana ed europea, caro Brancaccio, è posseduta dalla hybris di eliminare lo Stato e l’euro altro non è che il mezzo per tentare di realizzare questa follia.

Quindi la sinistra lotterà per l’euro fino alla morte.

Lei non comprende questa palese verità perché è stato traviato dall’economia.

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È Paolo Barnard che ha torto

30 agosto 2013

Alcuni ritengono che la causa dell’attacco dell’11 settembre sia l’esistenza dello Stato d’Israele.

Ebbene, questa è una solenne sciocchezza.

Lo Stato d’Israele esiste dal 14 maggio 1948.

Perché mai, dunque, l’attacco agli USA non è stato sferrato prima dell’11 settembre 2001?

La risposta è semplice: perché tale attacco non ha niente a che fare con lo Stato d’Israele.

Sulla vera causa dell’11 settembre ho scritto qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2013/06/22/la-vera-causa-dell11-settembre/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2013/08/18/senza-lunione-europea-non-ci-sarebbe-mai-stato-l11-settembre/

In parole povere: essi ci odiano, perché storicamente ci hanno sempre odiato.

Il proselitismo islamico è sempre stato un proselitismo bellico.

Ignorare ciò significa non conoscere la storia.

Ecco cosa Paolo Barnard arriva a scrivere in un suo post:

“Solo chi ha l’onestà intellettuale di voler leggere quelle prove può oggi comprendere perché Israele non ha e non può avere un diritto giuridico e morale di esistere, ma solo un diritto di fatto...

Oggi Israele c’è, e non lo si può certo sopprimere come Stato. Il suo unico diritto di esistere si fonda su questo pragmatismo, e naturalmente sul diritto di esistere degli israeliani che lo abitano. In ciò, esso condivide la medesima problematica con gli Stati Uniti, nati sul genocidio dei nativi ma pragamaticamente ormai legittimati ad esistere...

Ciò che sta accadendo da ormai 100 anni in quelle terre, è non solo una spaventosa tragedia di ingiustizia e di complicità internazionale nel perpetrarla, ma è anche la causa diretta della peggior minaccia alla pace dopo la fine della Guerra Fredda [il corsivo è mio]. La verità sulla genesi di quel conflitto va raccontata alle opinioni pubbliche fino in fondo, costi quel che costi, e giustizia va fatta, costi quel che costi. Tradotto: Israele ha torto marcio, e dovrà lavorare decenni per riparare all’orrendo misfatto della sua condotta in Palestina.”

http://paolobarnard.info/palestina.php

Oltretutto, Barnard non si rende conto che non si può essere per lo Stato (come egli in effetti è) e poi condannare gli Stati Uniti perché “nati sul genocidio dei nativi”. Questa è più di una contraddizione: è ignoranza totale della scienza politica. Il diritto si basa sulla forza, non l’inverso.

Gli Stati Uniti sono il risultato delle guerre tra alcuni popoli europei (tra i quali, alla fine, prevalsero gli inglesi) e gli indiani d’America. Se per assurdo si adottasse il modo di ragionare di Barnard su tale argomento, allora bisognerebbe considerare illegittimi i risultati di tutte le guerre. Perché alcune sì e altre no? O tutte o nessuna. Quindi, ad esempio, la Spagna dovrebbe ritornare all’Islam, anzi no: ai visigoti, anzi no: ai romani, anzi no…

Ma che modo di ragionare è questo?

La definizione universalmente accettata di Stato (vedi: Robert A. Dahl, Introduzione alla scienza politica, 1970, Il Mulino, pag. 28 e pag. 211; Ian Robertson, Sociologia, 1988, Zanichelli, pag. 505) è quella fornita da Max Weber:

“…lo Stato è quella comunità umana che all’interno di un determinato territorio – quello del «territorio» costituisce un segno distintivo – rivendica per sé (con successo) il monopolio dell’uso legittimo della forza fisica.” (Max Weber, La politica come professione, 2005, Armando, pagg. 32-33).

Come si può scrivere, quindi, che “Israele non ha e non può avere un diritto giuridico e morale di esistere, ma solo un diritto di fatto”?

Scrivere cose del genere significa non conoscere la definizione di Stato, che è un concetto basilare della scienza politica.

E infatti Barnard non fa che parlare di economia, mentre invece è la scienza politica che ci permette di capire sia il disastro italiano che il disastro europeo, come ho più volte scritto nei miei due saggi e in questo blog, vedi ad esempio qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/09/21/per-capire-il-disastro-europeo-e-il-disastro-italiano/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/07/10/lignoranza-ci-sta-sommergendo-2/

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