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Il mondialismo, George Soros e le analisi sbagliate della situazione politica mondiale

16 aprile 2018

Come tutti sanno, o dovrebbero sapere, George Soros è uno dei principali promotori odierni del mondialismo (o globalismo, in inglese globalism, in francese mondialisme).

Ho scritto in un mio post precedente:

«1) è teoricamente sbagliato e praticamente impossibile imporre la democrazia a culture diverse dalla cultura occidentale: questo è puro etnocentrismo (primo errore dei mondialisti).

2) è teoricamente sbagliato e praticamente impossibile imporre al genere umano l’eliminazione dello Stato (secondo errore dei mondialisti, molto più grave del primo, in quanto lo Stato appartiene alla ratio, cioè è universale, quindi esso non può essere eliminato in nessuna comunità umana).

3) l’ideologia mondialista manca anche di coerenza interna, in quanto senza Stato non vi può essere forma di governo: la forma di governo è la forma di governo di uno Stato, quindi eliminando lo Stato si elimina anche la forma di governo.

Ciò significa che eliminando lo Stato, la democrazia scompare. Del resto scompare anche l’autocrazia. Cosa si ottiene quindi eliminando lo Stato? La “guerra di tutti contro tutti” (in latino “bellum omnium contra omnes”, in inglese “war of all against all”), come ci insegnò Thomas Hobbes, guerra in cui ovviamente vincono i più forti: l’élite globalista, la finanza internazionale, le banche, ecc. ecc.

Proprio ciò che sta avvenendo attualmente.»

https://luigicocola.wordpress.com/2018/03/25/i-mondialisti-sono-semplicemente-ignoranti/

I tre suddetti punti riguardano gli obiettivi del mondialismo secondo la visione di George Soros, vedi qui:

«Shuster: Where is the main focus of the Open Society [Open Society Foundations, nota mia] today?

Soros: We are basically supporting the development of open societies in individual countries and what I call a global open society—international law, international institutions, strengthening the world order. So those are the two aspects.»

Consequences of the War on Terror (September 20, 2006)

http://www.lawac.org/EventDetail/eventid/612

(oppure su Google Scholar, cercando Consequences of the War on Terror)

Vedi anche qui:

«In questo libro sostengo che le democrazie del mondo dovrebbero formare una alleanza con il duplice scopo di: 1) favorire lo sviluppo di società aperte all’interno dei singoli paesi; 2) potenziare il diritto internazionale e le istituzioni necessarie a una società aperta globale.»

George Soros, La società aperta – Per una riforma del capitalismo globale, Ponte alle Grazie, 2001 (trad. it. di Open Society – Reforming Global Capitalism, Public Affairs, 2000), pag. 8

Per capire cosa intende George Soros occorre capire il suo linguaggio: egli usa il termine “open society” (in italiano “società aperta“) nel senso popperiano di democrazia liberale che ho mostrato qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2018/04/01/luso-del-termine-open-society-da-parte-di-george-soros-e-una-frode/

Mentre egli usa il termine “global open society” (in italiano “società aperta globale“) in senso antipopperiano, cioè nel senso di eliminazione dello Stato dalla faccia della terra (Popper ritiene necessario lo Stato), vedi qui:

«Siamo riusciti a unirci al livello dello Stato sovrano: abbiamo degli Stati democratici, in cui vige lo stato di diritto e il rispetto verso il prossimo. Ora è necessario affrontare la questione su scala globale.
La soluzione non può essere la stessa: uno Stato mondiale costituirebbe una minaccia alla libertà più grave di quella rappresentata dalla molteplicità di Stati nazionali. La soluzione non può neppure essere progettata astrattamente…»

ibid., pag. 180

Vedi anche qui:

«When I speak of a global society, I do not mean a global state. States are notoriously imperfect even at the national level. We need to find new solutions for a novel situation…»

George Soros, Toward a Global Open Society, The Atlantic, January 1998

https://www.theatlantic.com/magazine/archive/1998/01/toward-a-global-open-society/307878/

Per capire in modo approfondito qual è il nodo della questione, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2017/01/23/ulteriori-considerazioni-su-george-soros-e-sulloccidente/

Tutto questo è in genere ignorato da coloro che fanno analisi critiche dell’attuale situazione politica mondiale.

Così, alla narrazione immaginaria dei mondialisti e della loro propaganda, si contrappone, o meglio si aggiunge, una narrazione immaginaria degli analisti politici critici: un esempio di quest’ultima è costituito dai vari commenti critici che si possono leggere o ascoltare dappertutto circa l’attacco di Donald Trump alla Siria di due giorni fa.

Nessuno, mi sembra, ha nominato a questo proposito la “Alleanza per la Società Aperta” (per esempio Stati Uniti d’America, Regno Unito, Canada, Australia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Belgio, Spagna, Italia, ecc. ecc.) di cui scrive George Soros:

«L’Alleanza per la Società Aperta cercherebbe di suscitare un’adesione spontanea, ma anche con tutta la buona volontà del mondo non sempre potrà farcela; quindi non si può escludere del tutto l’opzione militare. Anche se l’Alleanza non dovesse conquistare il controllo del Consiglio di Sicurezza, in ogni caso potrebbe sempre aggirarlo e attivare la NATO senza l’autorizzazione del Consiglio, com’è avvenuto nella crisi del Kosovo.»

George Soros, La società aperta – Per una riforma del capitalismo globale, Ponte alle Grazie, 2001 (trad. it. di Open Society – Reforming Global Capitalism, Public Affairs, 2000), pag. 430

Eppure è proprio la “Alleanza per la Società Aperta”, o buona parte di essa, che ha demolito le autocrazie (cioè, in senso popperiano, le “società chiuse”) di Saddam e di Gheddafi e che vuole demolire oggi l’autocrazia di Assad.

E che accusa la Russia di Putin di essere un’autocrazia.

Viviamo in un’epoca molto strana.

Invece nella guerra fredda tutto era chiaro: c’era il comunismo da un lato e gli anticomunisti dall’altro.

Perché, per esempio, i russi, che sono antimondialisti, non esprimono (forse la pensano, ma non la esprimono) una corretta analisi della situazione politica mondiale?

Probabilmente perché, come ho mostrato nei miei scritti, dovrebbero indicare nel Cristianesimo l’origine del mondialismo e questo non possono farlo, avendo posto nel Cristianesimo ortodosso uno dei cardini della loro politica attuale.

Copyright © 2018 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

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I mondialisti sono semplicemente ignoranti

25 marzo 2018

Adesso che la Cina ha accentuato il suo carattere autocratico (l’11 marzo 2018 Xi Jinping è diventato leader a vita), i mondialisti si sentono smarriti, vedi questo articolo del 4 marzo:

Se l’Occidente ha sbagliato con la Cina. L’analisi dell’Economist (e non solo)

«“How The West Got China Wrong” è il titolo dell’Economist di questa settimana, che dedica il pezzo di copertina a spiegare come mai l’Occidente ha sbagliato con la Cina. “I leader occidentali credevano che dare alla Cina un interesse in istituzioni come l’Organizzazione mondiale del commercio (WTO) la vincolasse al sistema basato sulle regole istituito dopo la seconda guerra mondiale. Speravano che l’integrazione economica avrebbe incoraggiato la Cina a evolvere in un’economia di mercato e che, essendo diventati più ricchi, la sua gente sarebbe venuta a desiderare le libertà democratiche, i diritti e lo stato di diritto”, è la premessa che fa il settimanale più importante del mondo…

…Nei prossimi giorni il presidente Xi Jinping riceverà l’incoronazione definitiva, ottenendo un cambiamento costituzionale che gli permetterà di sedere sul trono imperiale di Pechino a vita. E questo passaggio finale verso una “dittatura”, come la chiama l’Economist, è avvenuto nonostante gli allettanti inviti occidentali a partecipare alla divisione del malloppo del mercato.»

http://formiche.net/2018/03/economist-cina-visione/

Come ho sempre scritto, le élites mondialiste sono semplicemente élites ignoranti: perché ignorano due scienze sociali, la sociologia e l’antropologia culturale, per le quali l’etnocentrismo e il relativismo culturale sono concetti fondamentali e irrinunciabili.

Non è ignoranza questa?

Per non parlare poi dell’ignoranza della scienza politica: le forme di governo (democrazia e autocrazia secondo la classificazione delle forme di governo di Hans Kelsen, classificazione apprezzata anche da Norberto Bobbio) appartengono ai mores e non alla ratio, ragion per cui non sono universali, ma bensì sono solo norme culturali.

Vedi qui per la differenza fra ratio e mores:

https://luigicocola.wordpress.com/2014/09/15/la-differenza-fra-ratio-e-mores/

Lo Stato, a differenza delle forme di governo, appartiene alla ratio, quindi è universale (come ho sempre scritto, lo Stato è una necessità della Ragione, lo Stato è un universale culturale).

Infatti lo Stato è sempre esistito, contrariamente a quanto affermato con straordinaria impudenza dalla propaganda mondialista, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/08/10/ma-lo-stato-e-sempre-esistito-oppure-e-uninvenzione-recente/

Ho presentato nel 2012 una teoria dello Stato, basata sul concetto dello Stato come centro di comando unico del potere della forza fisica, nel mio saggio Le nuove forme dell’utopia: europeismo e multiculturalismo – Come e perché l’Occidente cerca ripetutamente di suicidarsi.

Da tutto ciò si possono trarre tre conclusioni:

1) è teoricamente sbagliato e praticamente impossibile imporre la democrazia a culture diverse dalla cultura occidentale: questo è puro etnocentrismo (primo errore dei mondialisti).

2) è teoricamente sbagliato e praticamente impossibile imporre al genere umano l’eliminazione dello Stato (secondo errore dei mondialisti, molto più grave del primo, in quanto lo Stato appartiene alla ratio, cioè è universale, quindi esso non può essere eliminato in nessuna comunità umana).

3) l’ideologia mondialista manca anche di coerenza interna, in quanto senza Stato non vi può essere forma di governo: la forma di governo è la forma di governo di uno Stato, quindi eliminando lo Stato si elimina anche la forma di governo.

Ciò significa che eliminando lo Stato, la democrazia scompare. Del resto scompare anche l’autocrazia. Cosa si ottiene quindi eliminando lo Stato? La “guerra di tutti contro tutti” (in latino “bellum omnium contra omnes”, in inglese “war of all against all”), come ci insegnò Thomas Hobbes, guerra in cui ovviamente vincono i più forti: l’élite globalista, la finanza internazionale, le banche, ecc. ecc.

Proprio ciò che sta avvenendo attualmente.

Il fatto è che il mondialismo, avendo un’origine religiosa, dato che è un millenarismo secolarizzato, cioè laicizzato, disprezza la Ragione e la Weltanschauung scientifica (anche se a parole, ipocritamente, le glorifica): esso si nutre di ignoranza e diffonde ignoranza.

I mondialisti sono semplicemente ignoranti.

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Come mi trattano in internet

23 dicembre 2017

Devo dire che Google mi tratta piuttosto bene: per esempio, è dal 2013 che, cercando “disastro europeo” senza virgolette, sono sempre il primo della lista fornita sia da Google Ricerca che da Google Immagini, vedi sotto i relativi screenshot scattati in data odierna (23 dic 2017).

Ne ho già scritto qui (nel 2015):

https://luigicocola.wordpress.com/2015/02/14/il-disastro-europeo-e-google/

Un altro esempio: se in data odierna voi cercate su Google “interpretazioni del mondialismo”, oppure “interpretare il mondialismo”, sempre senza virgolette, anche qui sono il primo della lista fornita da Google Ricerca, vedi sotto gli screenshot.

Sia chiaro: tutto ciò con la cache e i cookie del browser azzerati. E non ho fatto nulla per ottenere questo risultato, se non scrivere due saggi di scienza politica e i post di questo blog, che, occorre ricordarlo, ha come sottotitolo: Per un nuovo Risorgimento.

Certo, Google potrebbe trattarmi meglio e soprattutto potrebbe smetterla di ricordare un manuale su Linux, il Sistema Operativo che per me è assolutamente il migliore, da me scritto una decina di anni fa (stampato con due titoli diversi): si tratta di un banale manuale, da me rilasciato con il copyright e che ho tolto molti anni fa dal mercato perché ormai obsoleto e inutile.

Mi dovrò portare dietro questo manualetto per tutta la vita?

E passiamo a Lulu, la nota casa editrice on demand, fondata da Bob Young e con sede a Raleigh (Carolina del Nord, USA), presso la quale ho stampato i miei libri di scienza politica.

Il servizio è ottimo, tranne che per un particolare di non lieve importanza: nonostante le mie ripetute rimostranze, hanno classificato i miei libri nelle categorie “Politica” e “Spettacolo” per la versione italiana del loro sito e nella categoria “Entertainment” per la versione inglese, vedi sotto gli screenshot.

Sarà che non gli piace ciò che scrivo? Ho questo atroce dubbio.

Comunque essi mi hanno sempre risposto che ci sono problemi tecnici e che è impossibile cambiare le categorie (nella mia ingenuità pensavo che bastasse qualche click del mouse!).

E veniamo a WordPress: mi ha sempre dato un servizio eccellente, lo consiglio a tutti.

In ultimo voglio ringraziare LibraryThing: sono veramente impeccabili.

Questo è quanto.

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Stato di natura, Mark Zuckerberg e Dennis Prager

7 agosto 2017

Ho sempre sostenuto che il Cristianesimo è in conflitto con lo Stato, conflitto che è assente nelle altre due grandi religioni monoteistiche: l’Ebraismo e l’Islam, vedi la mia teoria del Cristianesimo in Luigi Cocola, Il leviatano senza spada – Una teoria del popolo italiano e del Cristianesimo, 3° ed., 2012, lulu.com.

A mio giudizio, le istanze antistato del Cristianesimo si svincolarono da tale religione e mutarono da istanze di tipo religioso a istanze di tipo filosofico con l’opera di filosofia politica di John Locke intitolata Due trattati sul governo (in inglese Two Treatises of Government), che venne pubblicata nel 1690.

Non considero infatti filosofi il vescovo Agostino d’Ippona e il frate domenicano Tommaso d’Aquino, ma bensì teologi e infatti sono entrambi Dottori della Chiesa e Santi.

Titoli che il laico John Locke non ha.

Comunque, quando Locke (1632-1704) scrive dello stato di natura, scrive da un punto di vista cristiano: la Weltanschauung di Locke è quella religiosa (ovviamente della religione cristiana, dato che Locke era cristiano), non è la Weltanschauung scientifica, quella che animò invece Thomas Hobbes (1588-1679), il quale scrisse anch’egli dello stato di natura (prima di Locke).

Per capire le conseguenze divergenti dei concetti di stato di natura di Locke e di Hobbes, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2017/04/02/il-mondialismo-e-il-nazionalismo-sono-il-prodotto-di-due-diverse-weltanschauung/

Per capire la lontanissima origine del concetto di stato di natura di Locke, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2015/03/05/il-millenarismo-e-un-meme-egoista/

Ciò che scrive Locke sullo stato di natura verrà poi ripetuto e rinforzato da Jean-Jacques Rousseau (1712-1778), cosicché può accadere che quando si parla di stato di natura si citino solo Hobbes e Rousseau, omettendo Locke.

Un recente articolo scientifico pubblicato su Nature (21 gennaio 2016) e intitolato Inter-group violence among early Holocene hunter-gatherers of West Turkana, Kenya ha smentito le idee cristiane di Locke e di Rousseau sullo stato di natura e ha confermato invece quelle non cristiane (cioè atee) di Thomas Hobbes e di Charles Darwin, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/01/25/smentite-le-idiozie-di-locke-e-di-rousseau-sullo-stato-di-natura/

Ho scritto in un post precedente:

«Il fatto è che, nel campo della filosofia politica/scienza politica, da Locke in poi l’Occidente ha incominciato progressivamente a voltare le spalle alla Weltanschauung scientifica (della quale Darwin è un caposaldo irrinunciabile) e a rivolgersi sempre più alla Weltanschauung religiosa, fino ad esserne completamente posseduto. Ormai esso è del tutto in balia del millenarismo cristiano e vuole eliminare lo Stato dalla faccia della terra.

E neanche riconosce tutto ciò, anzi millanta di seguire la Weltanschauung scientifica, in una menzogna senza fine.»

https://luigicocola.wordpress.com/2014/07/05/la-menzogna-senza-fine-delloccidente/

Bisogna dire che Hobbes non è esente da colpe: in genere egli è visto prevalentemente, se non unicamente, come il sostenitore dell’assolutismo, in quanto era fortemente contrario alla divisione dei poteri.

Però le idee di Hobbes sulla forma di governo non c’entrano nulla con ciò che egli scrisse sullo Stato, sono due cose del tutto differenti e a mio giudizio egli nella sua opera di filosofia politica confuse deliberatamente e fraudolentemente i concetti di forma di governo e di Stato per motivi di lavoro (cioè per non perdere il proprio posto di lavoro).

Ho esposto un’analisi psicologica di Thomas Hobbes, soprattutto dal punto di vista della Scuola di Palo Alto (Palo Alto Mental Research Institute), in Luigi Cocola, op. cit., pagg. 37-48.

Ritornando a Locke, ecco cosa egli scrive sullo stato di natura:

«And here we have the plain difference between the state of Nature and the state of war, which however some men have confounded [Locke intende Thomas Hobbes], are as far distant as a state of peace, goodwill, mutual assistance, and preservation; and a state of enmity, malice, violence and mutual destruction are one from another. Men living together according to reason without a common superior on earth, with authority to judge between them, is properly the state of Nature [il neretto è mio].»

(John Locke, Two Treatises of Government, Essay Two, Chapter III, 19, prepared by Rod Hay for the McMaster University Archive of the History of Economic Thought, disponibile su:

http://www.efm.bris.ac.uk/het/locke/government.pdf,

data di accesso odierna)

Locke compie qui una vera e propria mistificazione: egli parla di Ragione (reason), ma in realtà sta parlando di Weltanschauung religiosa cristiana.

Infatti ecco altri due passi di Two Treatises of Government:

«…whence it follows, that either the father has not his paternal power by begetting, or else that the heir has it not at all; for it is hard to understand how the law of nature, which is the law of reason [il neretto è mio], can give the paternal power to the father over his children, for the only reason of begetting…»

(Ibid., Essay One, Chapter IX, 101)

«Thus the law of Nature stands as an eternal rule to all men, legislators as well as others. The rules that they make for, other men’s actions must, as well as their own and other men’s actions, be conformable to the law of Nature— i.e., to the will of God [il neretto è mio], of which that is a declaration, and the fundamental law of Nature being the preservation of mankind, no human sanction can be good or valid against it.»

(Ibid., Essay Two, Chapter XI, 135)

Come si può notare, per Locke la legge di natura è sia la legge della ragione che il volere di Dio.

Quindi per Locke la Ragione si identifica con Dio ed è evidente che su tale argomento non c’è alcuna differenza tra Locke e l’epoca di Agostino d’Ippona, vedi infatti una lettera scritta nel 414/15 da Evodio ad Agostino:

«Poiché, se è in base alla ragione che Dio è eterno, che cos’è la ragione? Essa perciò o è Dio o un attributo di Dio, come c’insegna essa stessa.»

http://www.augustinus.it/italiano/lettere/lettera_161_testo.htm

Il concetto di stato di natura di Locke (“a state of peace, goodwill, mutual assistance, and preservation”) può essere sintetizzato in questa frase: “I always believed people are basically good”, frase che è stata scritta recentemente da Mark Zuckerberg nel suo comunicato al popolo intitolato Bringing the World Closer Together e pubblicato su Facebook il 22 giugno 2017.

Eccone il link:

www.facebook.com/notes/mark-zuckerberg/bringing-the-world-closer-together/10154944663901634/

Ho sostenuto in vari post che, sebbene Mark Zuckerberg sia ebreo, il concetto di stato di natura a cui egli si riferisce quando scrive “I always believed people are basically good” è un concetto lockiano e cioè cristiano:

«P.S.: notare nel suo comunicato al popolo del 22 giugno come Zuckerberg esprima chiaramente il leitmotiv fondamentale del mondialismo e di tutte le altre ideologie antistato (vedi la mia teoria unificata delle ideologie antistato), cioè che gli esseri umani sono naturalmente buoni (“I always believed people are basically good [il neretto è mio]. As I’ve traveled around, I’ve met all kinds of people from regular folks to heads of state, and I’ve found they almost all genuinely care about helping people”), concetto già espresso nel 1690 da John Locke, quando scrisse la sua errata e ridicola versione dello stato di natura (versione smentita, fra l’altro, anche da un recentissimo studio scientifico pubblicato su Nature, come ho ricordato più volte).»

https://luigicocola.wordpress.com/2017/06/24/mark-zuckerberg-la-nuova-reincarnazione-di-cristo/

Ho appena trovato in internet una conferma che “I always believed people are basically good” non appartiene all’Ebraismo, vedi questo articolo (20 ottobre 2010) di Dennis Prager, che è di religione ebraica come Mark Zuckerberg:

Are people basically good?

«The notion that people are basically good is a modern, post-Enlightenment one that is neither Jewish nor rational.

As regards Judaism, from the Torah through rabbinic Judaism, I am unaware of a single mainstream Jewish text that posits that people are basically good. The Torah cites God Himself as declaring that the “will of man’s heart is evil from his youth” (Genesis 8.21).

As regards reason, the empirical evidence against the belief that people are basically good is simply overwhelming…

…The consequences of this belief are awful.»

http://jewishjournal.com/opinion/83939/

Vedi anche questo articolo (31 dicembre 2002) dello stesso autore:

If you believe that people are basically good

«No issue has a greater influence on determining your social and political views than whether you view human nature as basically good or not…

…As Lord Acton said long ago, “Power corrupts, and absolute power corrupts absolutely.” Lord Acton did not believe people are basically good. No great body of wisdom, East or West, ever posited that people were basically good. This naive and dangerous notion originated in modern secular Western thought, probably with Jean Jacques Rousseau, the Frenchman who gave us the notion of pre-modern man as a noble savage. He was half right. Savage, yes, noble, no. If the West does not soon reject Rousseau and humanism and begin to recognize evil, judge it and confront it, it will find itself incapable of fighting savages who are not noble.»

https://townhall.com/columnists/dennisprager/2002/12/31/if-you-believe-that-people-are-basically-good-n981387

Ecco chi è Dennis Prager:

https://en.wikipedia.org/wiki/Dennis_Prager

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Lo spettacolare e stupefacente rimbecillimento dell’intellighenzia occidentale

7 giugno 2017

Con il mondialismo il potere economico è diventato eversivo, vuole cioè rovesciare il potere costituito, lo Stato.

Lo Stato è l’istituzione politica che gestisce il potere della forza fisica: si tratta di una necessità della Ragione, anzi addirittura di un universale culturale.

Fu Bertrand Russell a distinguere i tre principali tipi di potere: il potere della forza fisica (“il sommo potere” secondo Norberto Bobbio), il potere economico e il potere della propaganda.

Ho esposto una teoria dello Stato in questo saggio:

Luigi Cocola, Le nuove forme dell’utopia: europeismo e multiculturalismo – Come e perché l’Occidente cerca ripetutamente di suicidarsi, 3° ed., 2013, lulu.com

Come ho scritto in precedenza su questo blog:

«Però a partire dalla filosofia politica di John Locke (1690) è nato un tipo nuovo di ideologia antistato: sostanzialmente cristiana, ma formalmente filosofica, e verso la quale l’Occidente è indifeso, perché non ne riconosce la natura religiosa e irrazionale.

Nella cultura occidentale si è creata così, nel corso degli ultimi tre secoli, una capziosa e fallace Weltanschauung, la quale tenta di rendere razionale ciò che è invece assolutamente irrazionale: il mito dell’inutilità e della dannosità dello Stato.

Infatti eliminare i conflitti attuati con il potere della forza fisica è impossibile e da questa impossibilità nasce la necessità dello Stato, che è il mezzo naturale per gestire tali conflitti, sia che si tratti di aggressione di stranieri, sia che si tratti di torti reciproci all’interno di una comunità, come ci spiegò per la prima volta in modo approfondito Hobbes (Thomas Hobbes, Leviatano, Laterza, 2009, pag. 140 e pag. 142), ampliando e migliorando un concetto originale di Machiavelli (Niccolò Machiavelli, Il Principe, Rizzoli, 1991, pag. 128).»

https://luigicocola.wordpress.com/2014/05/03/siamo-in-mezzo-a-un-conflitto-mondiale-ma-nessuno-ne-parla/

Un esempio chiarissimo della capziosa e fallace Weltanschauung che intossica l’Occidente da tre secoli è Between Two Ages di Zbigniew Brzezinski, di cui ho scritto qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2017/06/03/anche-zbigniew-brzezinski-e-morto/

Occorre purtroppo notare che la stragrande maggioranza dell’intellighenzia dell’Occidente è posseduta da tale capziosa e fallace Weltanschauung.

Siamo al cospetto di uno spettacolare e stupefacente rimbecillimento dell’intellighenzia occidentale.

Che non ha, né può avere, scusanti.

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È troppo presto per i francesi

25 aprile 2017

Marine Le Pen non ce l’ha fatta a vincere il primo turno delle elezioni presidenziali francesi del 2017, l’ha vinto invece Emmanuel Macron, autentico campione del mondialismo (con tanto di pedigree Rothschild).

E, a meno di un improbabile miracolo, Macron vincerà anche il secondo turno e diventerà quindi Presidente della Francia per i prossimi cinque anni.

Il popolo francese non ce l’ha fatta a emulare il popolo inglese (la vittoria della Brexit) e il popolo statunitense (la vittoria di Donald Trump).

Cosa vuol dire questo?

Vuol dire forse che il mondialismo ha vinto?

Ma neanche per idea!

Vuol dire soltanto che il popolo francese crede ancora al sogno mondialista, o meglio al delirio mondialista.

Ma cosa potrà mai fare Macron di diverso da Sarkozy e da Hollande, solo per citare gli ultimi due Presidenti francesi?

Niente di niente: il delirio mondialista procederà di fallimento in fallimento, semplicemente perché è un delirio culturale e come tale non potrà mai conseguire un esito positivo.

Quando Matteo Renzi, un altro servitore del mondialismo, divenne Presidente del Consiglio, scrissi:

«Insomma si aspetta il miracolo, una sorta di moltiplicazione dei pani e dei pesci, in accordo con quella che Nicola Abbagnano definisce «la concezione della S. [Storia] come piano provvidenziale».

(Nicola Abbagnano, Dizionario di Filosofia, 1971, UTET, pag. 839)

Ebbene, non ci sarà nessun miracolo.

Non esiste alcun piano provvidenziale della storia.

Prima o poi l’Euro crollerà e con esso l’Unione Europea.

Perché il progetto cristiano di eliminare lo Stato non può avere successo.»

https://luigicocola.wordpress.com/2014/02/25/non-ci-sara-nessun-miracolo/

E infatti Renzi ha fallito.

Quando Macron fallirà, come ha fallito Renzi e come hanno fallito Sarkozy e Hollande, il popolo francese forse troverà il coraggio di rigettare il delirio mondialista.

Vedi anche qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2015/03/24/la-koine-antistato-delloccidente/

Oggi come oggi, è troppo presto per i francesi.

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Il mondialismo e la storia come piano provvidenziale

21 febbraio 2017

Alcuni, per esempio Marco Tarchi, pensano che il mondialismo e l’idea di progresso siano fortemente correlati, ecco infatti alcuni frasi del suo editoriale La sfida metapolitica ai dogmi del pensiero unico mondialista (3 luglio 2016):

«Com’era da aspettarsi, lo spirito del tempo che è andato disegnandosi lungo l’intero corso del secondo dopoguerra sta dando i suoi frutti più maturi. Il connubio fra il culto del progresso diffuso dalle élites intellettuali e la globalizzazione governata dalle élites economico-finanziarie e dalle classi politiche che ne vanno al traino ha prodotto un’accelerazione nei cambiamenti del costume, delle mentalità e dei flussi di trasferimento di uomini, merci e denaro a livello planetario che non ha precedenti nella storia del mondo. L’individualismo celebra quotidianamente nuovi successi e l’ideologia del desiderio illimitato, garantita dal trionfo della logica dei diritti su quella dei doveri, si espande senza trovare ostacoli significativi…

…Inculcare nei cervelli la sensazione di inevitabilità dei fenomeni ai quali si sta assistendo è da sempre un’arma letale nelle mani dei sostenitori del determinismo storico, in particolare di quelli che hanno sposato l’ideologia del progresso. Se le cose sono andate in un certo modo, è il loro argomento-base, è perché dovevano andare in quel modo: la Storia ha un senso inarrestabile, a cui opporsi è pretesa vana, è utopia, è illusione. Senza rendersene conto, è a questo assunto ideologico che stanno aderendo i molti sedicenti “non conformisti” che oggi si sono rassegnati a fenomeni come l’immigrazione di massa, la disgregazione del concetto tradizionale di famiglia, la pretesa di far scomparire nozioni come quelle di sesso e di etnia. I loro ragionamenti vanno tutti in direzione di un accomodamento con la logica del tempo presente, che sperano siano il meno dispendioso o doloroso possibile. E, fiaccando la volontà di resistenza di chi non si è ancora arreso alla loro logica compromissoria, favoriscono i disegni di chi, nella situazione presente, prospera e coltiva i propri interessati disegni.»

http://www.barbadillo.it/57533-leditoriale-di-m-tarchi-la-sfida-metapolitica-ai-dogmi-del-pensiero-unico-mondialista/

Personalmente ritengo che sia errato supporre una correlazione, anche minima, fra il mondialismo e l’idea di progresso.

Esistono varie “interpretazioni «filosofiche»” della storia, fra le quali la storia “come progresso” e la storia “come ordine provvidenziale” (Nicola Abbagnano, Dizionario di Filosofia, 1971, UTET, pag. 838).

La storia come progresso è propria dell’Illuminismo e non può essere confusa con la storia come ordine (o piano) provvidenziale, che è propria invece del millenarismo e del Cristianesimo.

Infatti scrive Abbagnano:

“Il concetto della S. [Storia] come progresso ha come sua caratteristica l’affermazione del carattere problematico o non inevitabile del progresso stesso; giacchè se il progresso è necessario la S. [Storia] è piuttosto un ordine provvidenziale di cui tutti i momenti sono egualmente perfetti in quanto tutti indispensabili alla perfezione o al perfezionamento dell’insieme. La S. [Storia] come progresso problematico è un’idea illuministica…”

(Ibid., pag. 838)

Abbagnano cita a tale proposito Vico, Voltaire e Kant, e poi scrive:

“Con l’affermazione dell’inevitabilità del progresso, il progresso stesso diventa inconcepibile (come Hegel vide): giacchè se la S. [Storia] è necessaria, ogni momento di essa è tutto ciò che dev’essere e non può essere migliore o peggiore degli altri. La concezione della necessità della S. [Storia] è la concezione della S. [Storia] come piano provvidenziale. La nozione di piano provvidenziale è implicita in ogni millenarismo o chiliasmo (v.): ogni dottrina siffatta include l’idea di uno sviluppo necessario degli eventi umani, sino al raggiungimento di uno stato definitivo di perfezione. Questo fu, per es., il concetto che della S. [Storia] ebbe Origene…

…Ma il primo a formulare chiaramente il concetto del piano provvidenziale è stato S. Agostino…

…Nel sec. XII, la profezia di Gioacchino da Fiore parte dallo stesso concetto della S. [Storia] ed è modellata sulla divisione delle età fatta da S. Agostino.”

(Ibid., pag. 839)

L’interpretazione della storia propria del mondialismo non è affatto quella della storia come progresso, ma bensì quella della storia come piano provvidenziale.

Tanto è vero che, come ho scritto molte volte, il mondialismo, con un banale trucco semantico, si spaccia per “globalizzazione” e cioè per processo storico ineluttabile, ossia inevitabile.

Pertanto, la matrice del mondialismo, o globalismo (in inglese globalism, in francese mondialisme), non è affatto una matrice illuministica, ma bensì una matrice cristiana.

Come è possibile confonderle?

La verità è che la destra italiana non è mai riuscita a svincolarsi dal tragico errore di Benito Mussolini di diventare filoclericale.

Quindi per spiegare l’origine del mondialismo (il quale, come ho scritto molte volte, è il frutto inequivocabile del millenarismo cristiano), la destra italiana deve necessariamente trovare capri espiatori: uno di questi è l’Illuminismo.

Degli altri ho scritto molte volte: ebrei, massoneria, ecc. ecc.

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Il mondialismo non può vincere

30 gennaio 2017

Ipotizziamo che Donald Trump venga ucciso e che venga fermato il suo coraggioso tentativo di liquidare il mondialismo negli Stati Uniti d’America.

Il mondialismo vincerebbe?

Neanche per sogno.

Dirò di più: ipotizziamo che il mondialismo riesca a imporsi in tutto l’Occidente, che riesca cioè ad attuare in questa porzione del pianeta la global open society di cui farnetica George Soros, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2017/01/23/ulteriori-considerazioni-su-george-soros-e-sulloccidente/

Ma arriviamo pure all’ipotesi più estrema e inverosimile: ipotizziamo che la global open society venga attuata in tutto il pianeta.

Perfino in tale scenario estremo e inverosimile il mondialismo non vincerebbe.

Perché?

Perché il Secondo Medio Evo che ne deriverebbe non potrebbe mai durare in eterno, come in effetti non è durato in eterno il Medio Evo storico.

Per capire cos’è il mondialismo vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2017/01/23/ulteriori-considerazioni-su-george-soros-e-sulloccidente/

Per il Medio Evo vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2017/01/26/donald-trump-una-nazione-senza-confini-non-e-una-nazione/

Una stabile e persistente società senza Stato non può esistere, tutte le ideologie antistato hanno fallito e fallirà anche il mondialismo: lo Stato è una necessità razionale, anzi è un universale culturale (esattamente come il tabù dell’incesto e i riti funebri).

Lo Stato altro non è che la gestione ottimale nelle comunità umane del potere della forza fisica, che è uno dei tre poteri principali descritti da Bertrand Russell (essendo gli altri due il potere economico e il potere della propaganda).

Lo Stato gestisce nelle comunità umane il potere della forza fisica mediante le sue due funzioni essenziali: l’esercito e la legge, che difendono le comunità umane dall’aggressione di stranieri e dai torti reciproci, rispettivamente.

Questi concetti basilari di scienza politica sono attualmente ignorati semplicemente perché da John Locke in poi, come ho mostrato in dettaglio più volte, si è formato nel patrimonio culturale laico dell’Occidente un vero e proprio delirio culturale, il cui principale centro di diffusione è costituito dalle università occidentali.

Così generazioni e generazioni di filosofi, di politologi, di sociologi e di antropologi culturali hanno prodotto e producono non idee, ma bensì deliri.

Lo Stato non può essere eliminato, perché non è possibile eliminare l’aggressione di stranieri e i torti reciproci, non è possibile eliminare il Male dal genere umano, a meno che non si verifichi la seconda venuta di Cristo, o più precisamente la parusia intermedia, lo scenario che in effetti sta all’origine di tutte le ideologie antistato secondo la mia teoria unificata delle ideologie antistato.

Vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/07/06/lorigine-del-mondialismo/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2015/03/05/il-millenarismo-e-un-meme-egoista/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/12/04/il-mondialismo-la-parusia-intermedia-e-la-teoria-dei-memi/

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Contraddizione? No: errore micidiale!

22 novembre 2015

Leggo l’editoriale Contraddizioni ed errori nella lotta contro il terrorismo islamista di Alessandro Campi:

«Ma le contraddizioni, sulle quale bisogna interrogarsi anche se il momento può sembrare quello poco appropriato, non si fermano qui. Prendiamo il caso del Belgio. Colpisce, in primis simbolicamente, scoprire che il terrorismo si è di fatto insediato a pochi metri dai palazzi del potere europeo. Ma colpisce ancora di più il fatto che un paese possa essere burocraticamente ordinato, all’apparenza avanzato e civile, persino un modello di convivenza, pur risultando, alla prova dei fatti, socialmente e culturalmente disarticolato, istituzionalmente fragile. Lassista, più che tollerante. Quando, nel recente passato, il Belgio marciava economicamente non avendo neppure un governo qualcuno lo ha additato ad esempio di come nel futuro si potrà tranquillamente fare a meno dello Stato e della politica. Ma poi è proprio allo Stato, ai suoi apparati e ai suoi simboli (la bandiera, l’inno nazionale) che ci si aggrappa quando si scopre di abitare in quartieri dove non vige alcuna legge e dove i bravi ragazzi della porta accanto organizzano attentanti e si fanno esplodere.

Risolvere queste contraddizioni non sarà facile…[il corsivo è mio]».

http://www.istitutodipolitica.it/wordpress/2015/11/21/contraddizioni-ed-errori-nella-lotta-contro-il-terrorismo-islamista/

Ah, per Alessandro Campi si tratta semplicemente di una contraddizione?

Tutto qui?

Per me invece è un colossale, catastrofico, orribile errore, quello di pensare che si possa fare a meno dello Stato.

Un errore micidiale.

Lo Stato è l’istituzione politica che ha la funzione di gestire il potere della forza fisica (il quale è, secondo Bertrand Russell, uno dei “tre principali tipi di potere”, essendo gli altri due il potere economico e il potere della propaganda).

Lo Stato difende il popolo “dall’aggressione di stranieri” (per mezzo dell’esercito) e “dai torti reciproci” (per mezzo della legge), per usare le parole di Thomas Hobbes, e pertanto è necessario, indispensabile e ineliminabile.

Lo Stato è una necessità della Ragione, una necessità razionale, ed è un universale culturale, esattamente come il tabù dell’incesto e i riti funebri.

Come nasce dunque l’idea esiziale e bislacca (ma da cui purtroppo è pervasa tutta la storia della filosofia da John Locke in poi) che se ne possa fare a meno? Come nascono le ideologie antistato?

Nascono dal Cristianesimo, o più esattamente dal suo millenarismo, che è un fenomeno esclusivamente cristiano, come ho mostrato più volte.

Parlare di millenarismo a proposito dell’Ebraismo, dell’Islam e perfino del nazismo (!!!), vuol dire parlare a vanvera (o peggio: mistificare deliberatamente).

Vedi la mia teoria unificata delle ideologie antistato:

https://luigicocola.wordpress.com/2014/03/20/la-teoria-unificata-delle-ideologie-antistato/

vedi anche qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2015/02/12/le-tre-vie-delle-ideologie-antistato/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2015/03/05/il-millenarismo-e-un-meme-egoista/

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La menzogna senza fine dell’Occidente

5 luglio 2014

Leggiamo un passo di Ermanno Vitale:

«A questo punto – prima di passare all’analisi dell’altra grande lezione di Hobbes, l’individualismo – a chi ha intensamente frequentato per anni la letteratura hobbesiana non può non ritornare alla mente un saggio di Roland Pennock, provocatoriamente intitolato Hobbes’s confusing ‘clarity’. The case of ‘liberty’, che si conclude così: “sembrerebbe, comunque, che ci fosse o della follia nel suo metodo, o del metodo nella sua follia, o entrambe le cose” [J. R. Pennock, Hobbes’s confusing Clarity in K. C. Brown (ed.) Hobbes Studies, Blackwell Oxford 1965, p. 116]. Ciò che Pennock contesta con vigore è – in generale, non solo a proposito della nozione di libertà – proprio l’apparenza di chiarezza e di forza dimostrativa del pensiero hobbesiano, pensiero che appena si sappia andare sotto la superficie si rivela invece confuso, un insieme di definizioni e di dimostrazioni inconcludenti frutto appunto di un uso perverso della logica. Scrive ancora Pennock: “la filosofia politica di Hobbes contiene così numerose confusioni e inconsistenze che non possono essere coperte da una qualche singola spiegazione. Probabilmente ciò che più si avvicina a tale spiegazione va comunque colto nei termini della sua metodologia, della sua propensione agli argomenti ‘tutto o niente’, del suo rifiuto di definire e considerare le cose in una prospettiva gradualistica” [Ivi, pp. 115-16].»

(Ermanno Vitale, Forme e livelli della razionalità in Hobbes, disponibile su: http://www.sifp.it/i-classici-the-classics/hobbes-2008/forme-e-livelli-della-razionalita-in-hobbes, data di accesso odierna)

Non sono affatto d’accordo con Pennock.

Egli ha certamente ragione quando nota che la chiarezza di Hobbes è solo apparente.

Ma la causa di ciò non è quella indicata da lui.

È semplicemente che lo scopo di Hobbes non è quello di trovare la verità, ma quello di dimostrare una tesi, ossia che non si deve disubbidire al sovrano.

Così il saggio di Malmesbury ammucchia insieme diversi argomenti che possano avvalorare tale tesi, senza preoccuparsi troppo della loro compatibilità reciproca. Se invece ricercasse la verità, la sua esposizione avrebbe un carattere di ragionamento lineare e privo di confusione. Anzi, egli arriva addirittura a barare deliberatamente, come ho mostrato nei miei due saggi di scienza politica.

Ciononostante, Hobbes è l’unico, per quanto riguarda lo Stato e la teoria dello Stato, che si avvicina alla verità. Molto più di Max Weber, ad esempio. Per non parlare di Kelsen, che ragiona solo in insulsi termini giuridici.

Perché Hobbes è l’unico che si avvicina alla verità?

Perché egli ha il coraggio di giudicare senza alcuna illusione la natura umana.

Il termine “state of nature”, che egli prende (stravolgendolo) da Tommaso d’Aquino (si trova innumerevoli volte, come “status naturae”, nella Summa theologiae e nella De veritate), viene da lui usato come un irridente sberleffo alle illusioni cristiane sulla natura dell’uomo.

Tantoché, prudentemente, non lo usa nel Leviathan, destinato al grande pubblico, bensì soltanto negli Elements of Law Natural and Politic e nel De cive, che erano destinati a un pubblico estremamente ristretto. Questa prudenza non era eccessiva: nel 1666 Hobbes, proprio a causa del Leviathan, corse concretamente il rischio di essere processato per eresia.

Molto tempo dopo, un altro grande pensatore, anzi ancor più grande di Hobbes, Charles Darwin, userà hobbesianamente il termine “state of nature” nel suo capolavoro, On the Origin of Species.

Se ci si prende la briga di andare a contare quante volte Darwin usa tale termine nel suo capolavoro (http://www.gutenberg.org/cache/epub/2009/pg2009.txt, data di accesso odierna), si scopre che esso vi compare ben 45 volte.

E Darwin lo usa nel senso di Hobbes, non certo nel senso di San Tommaso.

Purtroppo occorre notare che nella traduzione italiana di Celso Balducci (Charles Darwin, L’origine della specie, Newton Compton, 2010) tale termine è quasi sempre censurato, comparendovi soltanto poche volte.

In effetti Darwin è proprio hobbesiano, cosa di cui si accorse perfettamente Marx, vedi la sua lettera a Engels del 18 giugno 1862, nella quale egli parla del capolavoro di Darwin:

«E’ il bellum omnium contra omnes di Hobbes…»

(http://www.pikaia.eu/EasyNe2/Download.aspx?code=Pikaia&filename=/EasyNe2/Archivi/Pikaia/ALL/0000/14A.pdf, data di accesso odierna)

Il fatto è che, nel campo della filosofia politica/scienza politica, da Locke in poi l’Occidente ha incominciato progressivamente a voltare le spalle alla Weltanschauung scientifica (della quale Darwin è un caposaldo irrinunciabile) e a rivolgersi sempre più alla Weltanschauung religiosa, fino ad esserne completamente posseduto. Ormai esso è del tutto in balia del millenarismo cristiano e vuole eliminare lo Stato dalla faccia della terra.

E neanche riconosce tutto ciò, anzi millanta di seguire la Weltanschauung scientifica, in una menzogna senza fine.

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