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Rifiutare la realtà

21 gennaio 2014

La notizia del giorno è che Renzi si è accordato con Berlusconi per una nuova legge elettorale.

Ecco cosa scrive il Corriere della Sera il 21 gennaio:

“Da ieri si chiama ufficialmente «Italicum», così come lo avevamo ribattezzato subito dopo l’incontro tra il segretario del Pd Matteo Renzi e il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, sabato scorso. In una politica che di neologismi vive da molti anni, Italicum vuol dire – ha spiegato ieri Renzi in direzione Pd – «una nuova legge elettorale che farà nascere una Nuova Repubblica».”

http://www.corriere.it/politica/speciali/2014/legge-elettorale/notizie/dallo-sbarramento-doppio-turno-cosi-l-italicum-spinge-coalizzarsi-038ddf5c-827b-11e3-9102-882f8e7f5a8c.shtml

Ecco cosa scrive il Messaggero il 20 gennaio:

Lo ha dichiarato Silvio Berlusconi, dopo l’illustrazione del progetto di riforma elettorale e costituzionale avvenuto oggi nella direzione del Pd. «Vogliamo realizzare, in un clima di chiarezza e di rispetto reciproco, un limpido sistema bipolare – ha aggiunto il cavaliere del Lavoro – che garantisca una maggioranza solida [il corsivo è mio] ai vincitori delle elezioni, che riduca impropri poteri di veto e di interdizione, e che favorisca un sistema politico di chiara alternanza, sul modello di quanto accade nelle maggiori democrazie dell’Occidente avanzato. Siamo convinti che ciò corrisponda alle attese della vastissima maggioranza degli italiani», ha concluso il leader di Forza Italia.”

http://www.ilmessaggero.it/primopiano/politica/

berlusconi_bravo_matteo_corretto_sull39intesa/

notizie/462847.shtml

Ebbene, l’idea che si possa eliminare la proverbiale ingovernabilità italiana con una nuova legge elettorale è un’idea delirante, non significa niente altro che rifiutare la realtà.

La realtà è la seguente: non considerando il ventennio della dittatura di Mussolini (che era, occorre ribadirlo, una dittatura), dal 1861 (anno di nascita dello Stato italiano) a oggi, la durata media dei governi italiani è di un anno circa e mai nessun governo italiano è arrivato a durare cinque anni (che è la durata fisiologica di una legislatura sia nello Statuto Albertino che nella Costituzione della Repubblica Italiana).

Avere “una maggioranza solida” secondo Berlusconi è la chiave di tutto, invece non significa assolutamente nulla, infatti sia il secondo governo Berlusconi che il quarto governo Berlusconi avevano un’enorme maggioranza, però non sono riusciti a governare, non sono riusciti a cambiare l’Italia e non sono durati cinque anni. In definitiva non sono serviti a niente, se non ad arricchire la casistica della ingovernabilità italiana.

La verità è che lo Stato italiano è uno Stato cronicamente collassato.

In termini più crudi: lo Stato italiano è uno Stato fallito.

E la causa di ciò è che lo Stato italiano non è in realtà uno Stato, bensì un sistema associato Stato-Chiesa.

Lo Stato italiano è solo formalmente uno Stato, sostanzialmente non lo è affatto.

Così è appropriato parlare dell’Italia come un’anomalia, l’anomalia italiana, anzi come un disastro, il disastro italiano.

Come ho scritto nel mio saggio Il leviatano senza spada – Una teoria del popolo italiano e del Cristianesimo (pag. 56):

“In ultima analisi, non ha senso affermare che lo Stato italiano non funzioni bene, perché non è in realtà uno Stato e di conseguenza non può funzionare come tale.

Ciò che ci sembra una patologia dello Stato, in realtà non è altro che la fisiologia di un sistema associato Stato-Chiesa.”

In altre parole, in Italia non è mai stato usato realmente e compiutamente nessuno dei due artifici mediante i quali l’Occidente è riuscito a realizzare un compromesso funzionale tra la forza dello Stato e la caritas del Cristianesimo, ossia tra le istanze dello Stato (che sono insopprimibili dato che sono indispensabili per gestire il potere della forza fisica, che Norberto Bobbio chiama “il sommo potere”, vale a dire la giustizia e l’esercito) e le istanze del Cristianesimo (che sono istanze contrarie allo Stato, dato che il Cristianesimo nacque proprio in antitesi allo Stato romano).

Questi due artifici (alternativi fra loro) sono: la separazione tra Stato e Chiesa e la subordinazione della Chiesa allo Stato.

Copyright © 2014 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

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L’Italia ha bisogno di una nuova destra

15 ottobre 2013

Nel post precedente ho evidenziato che la sinistra italiana attuale, invece di perseguire il suo scopo legittimo, che è quello di rappresentare e difendere gli interessi della classe lavoratrice, persegue uno scopo illegittimo, che è quello di eliminare lo Stato, adoperando come mezzo l’euro e l’europeismo.

C’è da aggiungere che essa, oltre all’euro e all’europeismo, adopera anche un altro mezzo per eliminare lo Stato: il multiculturalismo e una politica di immigrazione senza freni (vedi ad esempio il Ministro del governo Letta Cécile Kyenge).

Il punto è che lo Stato è indispensabile. Come scrive Norberto Bobbio: “la società senza Stato” è un “salto fuori della storia” (Norberto Bobbio, Stato, governo, società, Einaudi, 1995, pag. 124).

Queste parole di Bobbio sono un modo elegante per dire che lo Stato è indispensabile e che è sempre esistito.

Solo la destra può salvare il popolo italiano dalla catastrofe.

Grillo infatti è fuorigioco: egli non può essere un leader politico a causa della sua fedina penale sporca (un incidente stradale di molti anni fa, per il quale fu condannato in via definitiva per omicidio colposo), che gli impedisce di stare in Parlamento. Senza un leader che li guidi dentro il Parlamento, gli eletti del Movimento cinque stelle non riescono, com’è ben noto, a esprimere una linea politica comune. Di conseguenza, non possono raggiungere alcun obiettivo politico. È come un esercito senza comandante, nel quale ciascuno combatte individualmente, senza coordinazione e senza strategia. È ovvio che tale esercito non può vincere.

Non resta quindi che la destra. Ma la destra italiana è una destra antica, irrazionale e soprattutto incapace di criticarsi e di correggersi. È una destra, infatti, ancora prigioniera del mito di Mussolini.

Eppure trattasi di un leader politico che commise due enormi, immensi, imperdonabili errori:

1) allearsi con Hitler e il nazismo. Per esempio le leggi razziali fasciste, che furono emanate nel 1938, sono una delle nefaste conseguenze dell’alleanza con Hitler. Infatti l’Asse Roma Berlino risale al 1936. L’alleanza con Hitler non era inevitabile, come taluni pensano: altri, come Francisco Franco in Spagna, restarono neutrali.

2) vendere lo Stato italiano per un piatto di lenticchie, ossia vendere il Risorgimento. Di che cosa sto parlando? Dei Patti Lateranensi e della creazione dal nulla dello Stato della Città del Vaticano (1929).

Il punto è che non può esistere uno Stato degno di questo nome se c’è accanto il potere temporale della Chiesa. Lo Stato italiano è uno Stato cronicamente collassato, ossia è uno Stato fallito, proprio a causa di tale potere temporale, come ho spiegato in dettaglio più volte, nei miei post e nei miei due saggi di scienza politica.

Cosa vuol dire “Stato fallito”? Che niente di ciò che è statale funziona, a cominciare dalla giustizia.

In uno Stato fallito non è possibile far funzionare la giustizia. I politici italiani non comprendono questa elementare verità. Se si vuole far funzionare la giustizia italiana, occorre prima (ripeto: prima) realizzare uno Stato che sia tale non solo sul piano formale, ma anche sul piano sostanziale. E per far questo, occorre eliminare il potere temporale della Chiesa di Roma.

Lo Stato italiano attuale, infatti, non è in realtà uno Stato, bensì è un sistema associato Stato-Chiesa, un’entità ibrida che non può funzionare, in quanto lo Stato e la Chiesa sono due istituzioni troppo diverse fra loro. Tanto per fare un esempio: la Chiesa ha l’obbligo evangelico di perdonare, mentre lo Stato può perdonare (p.e. indulti, amnistie, ecc.), ma solo in casi assolutamente eccezionali, altrimenti si finisce nel caos. Che è precisamente la situazione in cui si trova il popolo italiano.

Sia chiaro che non c’è nulla da dire contro il Cristianesimo, anzi! Il Cristianesimo è indispensabile per l’Occidente (e anche per i paesi cristiani orientali, con la Chiesa Ortodossa). Il problema è solo il potere temporale del clero, non il Cristianesimo. Insomma, la Chiesa si deve occupare della religione, lo Stato si deve occupare della politica. È esiziale confondere questi due ruoli.

Contro una sinistra che, illegittimamente, vuole eliminare lo Stato (e ci sta riuscendo benissimo), l’unica salvezza per il popolo italiano è una nuova destra, moderna e razionale, capace di svincolarsi dagli errori del passato e di guardare al futuro.

Una destra che si assuma la responsabilità della nazione. Una destra che incarni la legittimità.

La realtà è questa: o una nuova destra o la catastrofe.

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Magari è possibile capire ora

13 febbraio 2013

Altro giorno, altro ameno articolo del “Sole24ore”. Oggi è la volta di “«Noi capiremo dopo»” di Roberto Napoletano, che parla dell’abdicazione di papa Ratzinger e si conclude con queste alate parole:

“È caduto un mondo, è vero, ma dietro, mi dicono gli occhi del Professore, ancora una volta ci sono il disegno di Dio e le sue vie infinite. Noi capiremo dopo.”

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-02-12/capiremo-dopo-063613.shtml?uuid=AbznSYTH

Ma perché non proviamo a usare i nostri tre neuroni, come direbbe Alberto Bagnai? Magari è possibile capire ora.

La verità è che è fallito il tentativo di Ratzinger di continuare l’assetto vaticano della Guerra Fredda, quello iniziato con Wojtyła, eletto papa il 16 ottobre 1978.

Fu un assetto che ebbe successo, papa Wojtyła contribuì indubbiamente alla sconfitta dell’URSS e del comunismo.

Prima di Wojtyła, per trovare un papa non italiano bisogna risalire ad Adriano VI, che fu eletto il 9 gennaio 1522 e che era olandese: si chiamava Adriaan Florenszoon Boeyens. Fu anche tutore del futuro imperatore Carlo V. Non lasciò un gran ricordo di sé, tanto che la “dichiarazione, in una delle sue opere, che il papa può sbagliare nelle questioni di fede (haeresim per suam determinationem aut Decretalem asserendo)” è tuttora fonte di sconcerto, come ci informa Wikipedia alla voce “Papa Adriano VI”.

Perché la Chiesa di Roma ha avuto tutti questi papi italiani? Secondo Wikipedia sono ben 254 su 265 totali.

Semplice: perché Roma si trova in Italia.

C’è un evidentissimo “conflitto di ruolo” della Chiesa di Roma tra il suo ruolo evangelico nei riguardi del mondo intero e il potere temporale, ossia il potere politico, che essa difende in Italia con le unghie e coi denti.

Un papa che non sia italiano, oggi come oggi, significa semplicemente uno straniero che si intromette nelle faccende dello Stato italiano e del popolo italiano.

Ciò fu tollerato con papa Wojtyła perché si era in guerra, sebbene fosse una guerra fredda.

Oggi non può più essere tollerato dal sistema di interessi inerente allo Stato della Città del Vaticano.

La Chiesa di Roma è a un bivio: o abbandona il potere temporale che indebitamente detiene in Italia e in tal caso il fatto che il papa sia un americano o un africano, cioè un rappresentante di quei paesi nei quali i cattolici sono numerosissimi, non costituirà alcuna fonte di conflitto, oppure non lo abbandona e in tal caso il papa deve essere necessariamente italiano se si vuole evitare che il conflitto di ruolo divampi nuovamente.

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Come l’ex direttore della rivista “The Economist” vede l’Italia e come la vedo io

14 gennaio 2013

Bill Emmott è un giornalista e saggista inglese (dal 1993 al 2006 è stato direttore della rivista “The Economist”).

Ultimamente, con l’italiana Annalisa Piras, ha anche girato un film sull’Italia: “Girlfriend in a Coma” (che è anche il titolo di una vecchia canzone della band inglese “The Smiths”).

Vedi:

http://girlfriendinacoma.eu/

Leggiamo cosa scrive sull’argomento il “Sole24ore”:

“Girlfriend in a coma ha una struttura e un passo suo. E soprattutto, in stile «Economist», una tesi precisa che si può riassumere così: l’Italia è al bivio finale, il trapasso o la salvezza dipendono da noi italiani, da quanto saremo, cioè, capaci o meno di riscattarci dal peccato nazionale. È l’ignavia, secondo l’autore, l’arma che darà il colpo di grazia alla ragazza in coma, oppure, al contrario, si dissolverà, restituendo al Paese un futuro che, come ricorda Sergio Marchionne, «va sempre costruito, non si presenta mai per automatismi».”

http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2012-12-09/riscatto-amica-coma-081838.shtml?uuid=AbgfySAH

Vedi anche:

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-01-14/emmott-berlusconi-senza-riflettori-155811.shtml?uuid=Ab0zeFKH

Non ho visto il film (presumo che non sia ancora uscito in Italia), ma ho letto attentamente il sito relativo, nel quale Bill Emmott chiede il parere degli italiani sulle varie tematiche affrontate nella sua opera.

In particolare ha attirato la mia attenzione la pagina dedicata alla seguente domanda: “QUALI CAMBIAMENTI OCCORRONO PER RIFORMARE LO STATO?”.

In essa Emmott riporta le sue riflessioni sull’argomento (banalmente moraleggianti, tanto che nella home del sito è scritto addirittura: “Ora tocca a voi denunciare i peccatori”), cita Umberto Eco (che compare nel film) e conclude così:

“Lo Stato deve diventare il liberatore degli italiani, non la loro guardia carceraria o la loro badante. E quindi, che cambiamenti occorre operare nello Stato per far sì che sia così? Ditemelo.”

http://girlfriendinacoma.eu/quali-cambiamenti-occorrono-per-riformare-lo-stato/?lang=it

Di fronte a tale richiesta, così franca e diretta, non ho saputo resistere e ho scritto quanto segue:

“Mr. Emmott, non vorrei essere scortese, e a maggior ragione verso di lei che è inglese (considero la cultura inglese, ossia la comunità linguistica inglese, la cultura più riuscita dell’Occidente), ma, almeno sull’Italia, non sono d’accordo con lei.

E siccome si tratta del mio paese, mi vedo costretto a rispondere al suo invito in modo alquanto critico.

Lei s’immagina evidentemente che esista, nella sostanza, lo Stato italiano.

Ebbene, niente potrebbe essere più lontano dalla realtà. Lo Stato italiano esiste solo formalmente, non sostanzialmente.

Lo Stato italiano non è in realtà uno Stato, bensì un sistema associato Stato-Chiesa.

Non essendo uno Stato, non può comportarsi come tale.

Ho scritto su tale argomento due saggi di scienza politica (e so che sia lei sia Annalisa Piras avete familiarità con tale scienza).

In altri termini, lo Stato italiano è uno Stato fallito. Ed è per questo che non funziona.

Quando Umberto Eco afferma che gli italiani non hanno il senso dello Stato ha ragione a metà: ha centrato il punto, ma non si tratta di una mancanza di virtù civica da parte degli italiani, si tratta di un’oggettiva inesistenza sostanziale dello Stato italiano.

In estrema sintesi: lo Stato italiano è uno Stato cronicamente collassato (un eufemismo per non dire che è uno Stato fallito), perché in Italia non c’è la separazione tra Stato e Chiesa, né tantomeno la cosiddetta soluzione inglese, ossia la subordinazione della Chiesa allo Stato, che è in realtà un’invenzione assai antica di Costantino il Grande (del resto gli inglesi rivendicano come britannica la madre di Costantino).

In tutte le altre culture cristiane lo Stato funziona proprio perché o c’è la separazione tra Stato e Chiesa o c’è la subordinazione della Chiesa allo Stato.

L’Italia è un’anomalia.”

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Se lo Stato è indispensabile, bisogna non solo rigettare l’Unione Europea, ma anche attuare un’igiene politica degli Stati europei

28 dicembre 2012

Nei miei due saggi di scienza politica, quelli con la copertina verde sotto il titolo del mio blog (se si vuole leggerne l’anteprima basta cliccare sulle rispettive icone), e anche in vari post, ad esempio nei seguenti:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/11/10/lignoranza-della-scienza-politica-contagia-anche-wikipedia/

https://luigicocola.wordpress.com/2012/11/02/e-sbagliato-spiegare-i-difetti-della-societa-italiana-in-termini-di-questione-morale/

https://luigicocola.wordpress.com/2012/10/18/la-giustizia-senza-stato-ecco-lo-stupido-e-ridicolo-concetto-che-lintellighenzia-italiana-ha-della-giustizia/

https://luigicocola.wordpress.com/2012/08/10/ma-lo-stato-e-sempre-esistito-oppure-e-uninvenzione-recente/

https://luigicocola.wordpress.com/2012/07/21/gli-stati-non-sono-razzi-e-non-hanno-una-funzione-propulsiva/

ho descritto, in termini razionali, perché lo Stato è indispensabile.

Sempre da un punto di vista razionale, se lo Stato è indispensabile, ne discende che non solo bisogna rigettare le ideologie antistato, ad esempio l’europeismo, ma bisogna anche attuare un’igiene politica degli Stati. Cosa intendo dire? Intendo dire che in Europa, a differenza che nelle Americhe, ci sono due culture (due comunità linguistiche) difettive: quella tedesca e quella italiana.

Il difetto della prima, quella tedesca, è la mancanza di unità politica (Germania e Austria sono infatti due Stati separati), che ha generato in passato, e continua a generare anche oggi, una palese volontà di potenza ipercompensatoria, per il semplice motivo che in Europa, in assenza di barriere geografiche (ad esempio il mare), l’impulso di coloro che parlano la stessa lingua a unirsi politicamente è irrefrenabile e inestirpabile.

Ciò probabilmente è causato dal grande numero di lingue esistenti in Europa (a differenza che nelle Americhe): ognuna di queste lingue lotta strenuamente per la propria sopravvivenza e l’impulso a unirsi politicamente è la diretta conseguenza di questa strenua lotta per la sopravvivenza.

Bloccare il suddetto impulso significa renderlo ancora più forte e pervasivo (analogamente al ritorno del rimosso della psicoanalisi) e il risultato, com’è tristemente noto, è quello di stimolare nella cultura tedesca micidiali fantasie di potenza.

La politica di Angela Merkel, ad esempio, è un’evidente politica di potenza, appena mascherata da buone maniere e da sorrisi di circostanza.

Questo problema, di cruciale importanza per la conservazione della pace in Europa, non è stato affatto eliminato dalla puerile utopia europeista, anzi ne è stato acuito. Il punto è che l’europeismo ha un approccio religioso alla realtà, mentre quest’ultima va affrontata, com’è ovvio, per mezzo della ragione. “Giudica con la ragione” scrisse Parmenide, circa 2500 anni fa.

Il difetto della cultura italiana è la mancanza di separazione tra Stato e Chiesa, la quale produce inevitabilmente un collasso cronico dello Stato italiano, ossia una coloritura medievale della cultura italiana, che infatti è basata sulle caste e sulle corporazioni.

Vedi ad esempio il mio post:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/09/30/il-collasso-cronico-dello-stato-italiano-cose-e-perche-esiste/

All’Italia occorre un nuovo Risorgimento, che separi lo Stato dalla Chiesa.

L’Occidente, piuttosto che coltivare morbose ideologie suicide, come ad esempio l’europeismo e il multiculturalismo, dovrebbe risolvere una volta per tutte il problema di queste due culture, quella tedesca e quella italiana, che sono sue componenti basilari e irrinunciabili.

Se l’Occidente localizzato in Europa soccomberà, l’Occidente localizzato nelle Americhe non sopravviverà a lungo.

Gli Stati Uniti d’America si illudono se credono il contrario, se credono di non far parte di qualcosa più grande di loro, ossia dell’Occidente.

Bisogna comprendere bene di che cosa stiamo parlando. Vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/07/28/cose-loccidente-2/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/07/18/perche-loccidente-cerca-ripetutamente-di-suicidarsi/

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Un Principe della Chiesa ci raccomanda la democrazia

15 novembre 2012

Leggo sulla Repubblica di oggi un’intervista al cardinale Angelo Scola (chiamato dall’intervistatore «Eminenza»), che, fra l’altro, afferma:

«E’ assolutamente necessaria una democrazia sostanziale, dalle libertà realizzate, non solo conclamate. Questa crisi morde la carne di tante persone: giovani fermi sul posto, gente che perde il lavoro in età intermedia, pensioni troppo ridotte per le fasce deboli»

http://www.repubblica.it/politica/2012/11/15/news/intervista_scola-46681345/

Leggo su Wikipedia:

«Dal 1630 l’appellativo per i cardinali è Eminenza. In base all’art. 21 comma 1 del Trattato Lateranense, i cardinali “godono in Italia degli onori dovuti ai Principi del sangue”; di conseguenza, nelle cerimonie pubbliche, hanno la precedenza su tutte le cariche italiane e straniere ad eccezione del Presidente della Repubblica Italiana…

…stemma: indica la dignità cardinalizia come principe della Chiesa ed esclude ogni altro titolo nobiliare;

titolo: avendo dignità principesca hanno in titolo di “Eminentissimo Principe” o di “Eminenza”»

http://it.wikipedia.org/wiki/Cardinale

E ancora:

«Lo Stato della Città del Vaticano (denominazione in latino: Status Civitatis Vaticanæ;[11] ellissi diffuse nel linguaggio comune: Città del Vaticano e Vaticano)[12] è uno Stato indipendente dell’Europa. In particolare è il più piccolo Stato indipendente del mondo in termini sia di popolazione (994 abitanti)[13] sia di estensione territoriale (0,44 km²). Nello stato vige un regime di monarchia assoluta elettiva con a capo il papa della Chiesa Cattolica che dal 19 aprile 2005 è Benedetto XVI. Il Sommo Pontefice ha la pienezza dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario.»

http://it.wikipedia.org/wiki/Citt%C3%A0_del_Vaticano

Fino a quando gli italiani si faranno prendere per il culo in questo modo?

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La legge anticorruzione non servirà a nulla

7 ottobre 2012

Leggo che l’appello per la legge anticorruzione lanciato da Repubblica.it ha raggiunto le 280mila firme:

«“Una legge senza compromessi”

appello di Repubblica, 280 mila sì

Crescono le adesioni all’iniziativa del nostro giornale per sollecitare l’approvazione immediata del ddl anti-corruzione. Tra i firmatari anche l’architetto Renzo Piano, l’attore Antonio Albanese, il ct Prandelli, lo scrittore Ammaniti»

http://www.repubblica.it/politica/2012/10/07/news/appello_7_ottobre-44023370/

Ebbene, quandanche fosse emanata una perfetta legge anticorruzione, essa sostanzialmente non servirebbe a niente, perché lo Stato italiano, essendo cronicamente collassato, non è in grado di esercitare compiutamente “le due funzioni essenziali” dello Stato, le quali, come scrive Bobbio, sono: “la milizia e i tribunali” (Norberto Bobbio, Stato, governo, società, Einaudi, 1995, pag. 124).

Ho scritto in dettaglio sulla causa del collasso cronico dello Stato italiano in un post precedente:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/09/30/il-collasso-cronico-dello-stato-italiano-cose-e-perche-esiste/

Riassumendo, in Italia non c’è separazione tra Stato e Chiesa e l’effetto di ciò è l’inibizione dell’uso legittimo della forza fisica da parte dello Stato, in quanto il principio cardine del Cristianesimo è il divieto assoluto della forza fisica, perfino come legittima difesa:

“…se uno ti colpisce alla guancia destra, volgigli anche la sinistra.”
(Bibbia Emmaus, Edizioni San Paolo, 1998, Matteo, 5,39)
“Se qualcuno ti percuote su una guancia, porgigli anche l’altra…”
(Bibbia Emmaus, Edizioni San Paolo, 1998, Luca, 6,29)

In altri termini, viene inibito ciò che Max Weber chiama “mezzo specifico” dello Stato, ossia “la forza fisica” (Max Weber, La politica come professione, Armando, 2005, pag. 32).

Le leggi italiane, insomma, hanno un’efficacia assai scarsa, perché, come genialmente scrive Hobbes, i “…patti senza la spada non sono che parole…” (Thomas Hobbes, Leviatano, 2009, Laterza, pag. 139).

La spada è l’antico simbolo biblico della forza (vedi Bibbia Emmaus, pag. 2450).

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Il collasso cronico dello Stato italiano: cos’è e perché esiste

30 settembre 2012

Non c’è alcun dubbio che lo Stato italiano è uno Stato cronicamente collassato (un eufemismo per non dire che è uno Stato fallito).

Questa palese, ma spiacevole, realtà viene taciuta dai politici italiani e da coloro che vivono grazie a questi ultimi, intendo coloro che lavorano nei mass media italiani. Ma anche coloro che costituiscono la cultura italiana tacciono: è un tacere di tutti, una sorta di rimozione collettiva.
E il resto del mondo fa finta di credere che le cose italiane stiano realmente come gli italiani vorrebbero.

Ma l’ingovernabilità, la malagiustizia, la pervasiva corruzione dei politici, l’assenza (salvo eccezioni) di meritocrazia (che è nell’interesse del popolo, perché consente di avere l’uomo giusto al posto giusto), l’istituzione politica delle regioni, la questione meridionale, ecc. ecc., sono tutti sintomi inequivocabili di un’estrema debolezza del potere centrale. Per non parlare poi del piccolo particolare rappresentato dal fatto che la criminalità organizzata controlla vastissime porzioni del territorio dello Stato italiano, ossia almeno diverse regioni.

A questo proposito, occorre ricordare che la definizione universalmente accettata di Stato è quella di Max Weber:

“…lo Stato è quella comunità umana che all’interno di un determinato territorio – quello del «territorio» costituisce un segno distintivo – rivendica per sé (con successo) il monopolio dell’uso legittimo della forza fisica.”
(Max Weber, La politica come professione, Armando, 2005, pagg. 32-33).

Qual è la causa del collasso cronico dello Stato italiano?

Non essendoci in Italia la separazione tra Stato e Chiesa (né tantomeno la cosiddetta soluzione inglese, ossia la subordinazione della Chiesa allo Stato, invenzione antichissima di Costantino il Grande, che fu adottata non solo dagli inglesi, ma anche da altri popoli nordici, p.e. i norvegesi), lo Stato italiano è collassato, perché il principio cardine del Cristianesimo è il divieto assoluto della forza fisica, perfino come legittima difesa (principio che confligge ovviamente con lo Stato):

“…se uno ti colpisce alla guancia destra, volgigli anche la sinistra.”
(Bibbia Emmaus, Edizioni San Paolo, 1998, Matteo, 5,39)
“Se qualcuno ti percuote su una guancia, porgigli anche l’altra…”
(Bibbia Emmaus, Edizioni San Paolo, 1998, Luca, 6,29)

Da puntualizzare che il divieto cristiano della forza non impedisce che quest’ultima possa essere usata a livello privato, individuale, perché in tal caso si tratta di un peccato e quindi è ammissibile. È a livello pubblico che il divieto fa sentire tutta la sua potenza.
Lo Stato non può usare la forza, i criminali (i peccatori) si.
Infatti il divieto cristiano della forza rende la forza illegittima, quindi lo Stato non può usarla, perché lo Stato è il luogo della legittimità.
Senza la legittimità lo Stato non potrebbe esistere, come ci viene ottimamente spiegato da Robert A. Dahl (Robert A. Dahl, Introduzione alla scienza politica, Il Mulino, 1970, pagg. 77-79).
Se la forza fisica diventa illegittima, lo Stato (il luogo della legittimità) non può usarla, perché non può esistere un uso legittimo (vedi la suddetta definizione di Stato di Max Weber) di un qualcosa che di per sé, ossia intrinsecamente, è illegittimo.

Negli altri popoli dell’Occidente lo Stato non è collassato, proprio perché o c’è la separazione tra Stato e Chiesa o c’è la subordinazione della Chiesa allo Stato.
Per quanto riguarda poi i popoli cristiani d’Oriente (p.e. in Russia), c’è solo quest’ultima situazione, perché essi nacquero dall’Impero romano d’Oriente, le cui basi furono create da Costantino il Grande.

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Il ruolo dell’intellettuale

28 settembre 2012

Il ruolo dell’intellettuale è quello dello sciamano.

È quello di chi ha avuto una visione, un’illuminazione.

Non è il ruolo del politico, del capotribù.

Ma senza lo sciamano il capotribù non sa cosa fare, e spesso finisce col rubare il denaro pubblico, adoperandolo poi per soddisfare in grande stile i propri bassi desideri materiali.

Senza lo sciamano, nei casi migliori il capotribù governa male, in quelli peggiori diventa un volgare truffatore.

In Italia gli intellettuali scarseggiano (gli intellettuali veri, quelli che hanno avuto un’illuminazione).

Abbondano invece i carrieristi, i conformisti, i falsi profeti, i fuori di testa, i cortigiani, i pennivendoli.

Non c’è bisogno di fare nomi e cognomi: sono noti a tutti.

L’intellettuale descrive senza abbellimenti la realtà, foss’anche quella, veramente orrenda, della società italiana.

E nel descriverla, ne ricerca le ragioni e le vie per cambiarla.

La speranza dell’intellettuale è nei ragazzi e nelle ragazze, nei giovani uomini e nelle giovani donne. Che questi riescano a fare ciò che i loro genitori, i loro antenati, non hanno mai avuto il coraggio di fare.

Copyright © 2012 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

Oggi voglio riproporre un vecchio post…

7 settembre 2012

Oggi voglio riproporre un vecchio post. Oddio, vecchio per modo di dire, perché è quello del 12 luglio. Si intitola: “I have a dream”.

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Come Martin Luther King, anche io ho ancora un sogno. E anche il mio sogno ha radici profonde.

Ho un sogno, che un giorno questa nazione, la nazione italiana, ora in ginocchio, si rialzerà in piedi e disperderà gli spacciatori di utopie (la sinistra politica italiana) e coloro che vogliono mantenerla nel Medio Evo (la destra politica italiana).

Ho un sogno, che un giorno il popolo italiano si riprenderà il potere politico rubatogli dall’unione europea, dalle banche, dalla finanza internazionale e dai loro servi, e ricostruirà uno Stato indipendente e sovrano, lo Stato italiano.

Ho un sogno, che un giorno il popolo italiano si riapproprierà di quel lembo di territorio romano che è suo e di nessun altro, intendo il territorio del Vaticano. Perché solo così il popolo italiano potrà separare lo Stato dalla Chiesa e uscire una volta per tutte dal Medio Evo.

Ho un sogno, che un giorno il popolo italiano ricostruirà uno Stato di province, uno Stato che sia unito, ripudiando lo Stato di regioni, che porta alla disunione e alla discordia.

Ho un sogno, oggi!

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P.S.: oggi, 7 settembre 2012, questo blog, iniziato l’8 luglio 2012, ha raggiunto le cinquemila visite.