Posts Tagged ‘statalismo’

Chi c’è dietro la rivolta dei forconi?

11 dicembre 2013

Mi ero ripromesso di prendermi una pausa e di non scrivere più nulla, per un bel pezzo almeno, ma è difficile rimanere in silenzio quando l’indignazione fa aumentare la pressione arteriosa.

La colpa, in verità, è delle news di Google. O forse mia, che non dovrei leggerle. Fatto sta che mi sono imbattuto, come è accaduto altre volte in passato, in un articolo del Sole24ore, l’ineffabile giornale della Confindustria. Articolo riportato, appunto, dalle news di Google.

L’articolo è il seguente:

Forconi, chi c’è dietro la rivolta? Ecco le cinque ragioni per cui sono scesi in piazza, di Silvia Sperandio:

“Blocchi stradali e ferroviari, assalti urbani, presidi, cortei, volantinaggi. In due giorni, dalle 22 di domenica scorsa, l’Italia si è bloccata a causa della mobilitazione dei «Forconi». Guerriglia urbana a Torino, paralisi dei treni in Liguria, caos a Milano, tensioni in Triveneto e Emilia-Romagna, disagi al Sud, soprattutto in Puglia, Campania e Sicilia. Ma chi c’è dietro questa rivolta di piazza, e quali sono le rivendicazioni portate avanti? Non è facile rispondere [il corsivo è mio]…”

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-12-10/-forconi-chi-c-e-dietro-rivolta-ecco-cinque-ragioni-cui-sono-scesi-piazza-172156.shtml?uuid=ABnBcEj

Non è facile rispondere, afferma il Sole24ore.

Invece è facile come bere un bicchiere d’acqua: “dietro questa rivolta di piazzac‘è, in generale, una classe dirigente incapace e, in particolare, una classe politica che regge valorosamente il confronto con quella che causò la Rivoluzione Francese.

È una classe politica che, con l’euro, sta distruggendo l’Italia e gli italiani.

Ecco svelato l’arcano!

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P.S.: ho letto il commento di un lettore del Sole24ore, il quale, definendosi un liberista convinto, si chiede se i manifestanti vogliano più Stato o meno Stato. Invito chi nutrisse questo dubbio a non confondere fra Stato e statalismo, argomento su cui ho scritto l’anno scorso un post, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/11/07/non-bisogna-confondere-lo-statalismo-con-lo-stato/

Quando si afferma: “Più mercato, meno Stato”, ci si riferisce appunto allo statalismo, non allo Stato.

Per esempio, gli Stati Uniti d’America sono tradizionalmente uno Stato senza statalismo.

Che poi ci sia in Italia un apparato politico sovradimensionato e truffaldino, come lamenta il suddetto lettore, è un’altra cosa ancora e si tratta dell’evidentissimo effetto della corruzione, la quale a sua volta è l’effetto del fallimento dello Stato italiano. In altre parole, la corruzione è dilagante proprio perché in Italia c’è uno Stato cronicamente collassato, uno Stato fallito. Se ci fosse uno Stato degno di questo nome, come accade in tutti gli altri paesi dell’Occidente, la corruzione sarebbe molto minore e l’apparato politico non sarebbe sovradimensionato e truffaldino. Ciò anche in presenza dello statalismo, ossia del welfare state.

Per esempio, in Svezia c’è tradizionalmente un welfare state, ma l’apparato politico non è né sovradimensionato, né truffaldino.

Il nodo della questione è la giustizia: di regola gli uomini non si comportano in modo corretto per pura scelta etica personale, bensì per paura della pena.

Questo concetto risale ad Aristotele ed ha attraversato tutta la storia della filosofia, passando per Hobbes e l’Illuminismo (vedi a questo proposito Nicola Abbagnano, Dizionario di Filosofia, 1971, UTET, pagg. 656-657).

E non ci può essere una giustizia funzionante in uno Stato fallito, perché uno Stato fallito non è in grado di infliggere pene, non è in grado di punire i colpevoli.

Senza una pena (adeguata!) che l’accompagni, una legge è solo un’esortazione o una predica.

Vedi a questo proposito un mio vecchio post:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/11/02/e-sbagliato-spiegare-i-difetti-della-societa-italiana-in-termini-di-questione-morale/

Vedi anche qui, dove si parla del collasso cronico dello Stato italiano:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/09/30/il-collasso-cronico-dello-stato-italiano-cose-e-perche-esiste/

Copyright © 2013 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

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Gli USA non capiscono che cosa stia succedendo in Europa

27 gennaio 2013

Non sono un esperto di politica USA, però è evidente che gli americani non capiscono l’europeismo e le sue problematiche.

Consideriamo infatti l’intervista di Benedetta Frigerio a Edward N. Luttwak del 9 novembre 2012, cioè subito dopo la vittoria di Obama.

Ecco cosa dice Luttwak:

“Il processo di cambiamento dell’America, e quindi della sua classe dirigente, non è veloce come potrebbe apparire dal voto. A dirlo è il fatto che la Camera è ancora repubblicana. Questa negli Stati Uniti è molto più importante del presidente, perché è lì che si decide della politica interna del paese. Gli americani hanno scelto una Camera ancora conservatrice. Se dunque la classe politica, insieme al paese, tendono a europeizzarsi siamo ancora lontani dal traguardo. Certo preoccupa che gli Stati più in crisi abbiano votato Obama, significa che preferiscono affidarsi all’assistenzialismo invece che agire secondo la strada tradizionale.”

Ed ecco cosa risponde alla seguente domanda (in neretto):

I mercati finanziari non hanno festeggiato la vittoria di Obama. Rimane preoccupante il debito pubblico generato dalla presidenza Obama. Cosa si farà per rispondere?

Obama non può fare nulla, andrà avanti con la sua politica europeista e con la Camera che si opporrà ad essa. È un peccato perché Romney avrebbe tranquillizzato i mercati, riprendendo una politica classica, più sussidiaria, leggera e capace di generare lavoro.”

http://www.tempi.it/luttwak-leuropa-che-esulta-per-obama-e-masochista

Appare evidente che Luttwak identifica l’europeismo con lo statalismo.

Ho parlato qui dello statalismo, che non va confuso con il concetto di Stato:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/11/07/non-bisogna-confondere-lo-statalismo-con-lo-stato/

In altre parole gli americani non comprendono affatto la natura destabilizzante e sovversiva dell’europeismo, lo scopo che esso ha di eliminare lo Stato (al pari del comunismo e dell’anarchismo).

Vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2013/01/23/il-comunismo-e-leuropeismo-hanno-lo-stesso-scopo-eliminare-lo-stato/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/12/19/perche-gli-economisti-non-si-interrogano-seriamente-sulla-volonta-europea-di-distruggere-lo-stato/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/07/18/perche-loccidente-cerca-ripetutamente-di-suicidarsi/

Gli americani inoltre non si rendono conto che il loro modello politico non è esportabile in Europa. Non è possibile creare gli Stati Uniti d’Europa. E ciò per il semplice motivo che negli Stati Uniti d’America la regola è che si parli inglese, mentre le lingue ufficiali dell’Unione Europea sono attualmente ben 23 (ventitré!), come ho più volte scritto in post precedenti.

Vedi qui per quanto riguarda gli USA:

«English is the de facto national language of the United States, with 82% of the population claiming it as a mother tongue, and some 96% claiming to speak it “well” or “very well.”»

http://en.wikipedia.org/wiki/Languages_of_the_United_States

Vedi qui per quanto riguarda l’Unione Europea:

http://ec.europa.eu/languages/languages-of-europe/eu-languages_it.htm

Sull’argomento “Stati Uniti d’Europa” vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/11/17/sartori-ed-io-sugli-stati-uniti-deuropa-scriviamo-le-stesse-cose/

Probabilmente essi non comprendono neanche le problematiche del multiculturalismo, di cui ho scritto qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/07/15/multiculturalismo-razzismo-e-politiche-di-immigrazione/

Per lo stesso motivo di cui sopra (la regola di parlare inglese), gli USA non possono essere considerati un paese multiculturale.

Infatti l’elemento fondante di una cultura è la lingua.

Gli USA sono invece storicamente sempre stati un paese multirazziale (intendo nel senso “forense”, in inglese “forensic”, del termine: la loro popolazione è costituita da caucasici, africani e mongolici), mentre in Europa la stragrande maggioranza della popolazione è caucasica.

Non c’è assolutamente niente di male a essere un paese multirazziale, ma non bisogna confondere ciò con il multiculturalismo, il quale è, al pari dell’europeismo, un’ideologia antistato, ossia quanto di più lontano ci possa essere dagli USA.

Per gli americani il concetto di Stato non è affatto in discussione.

Tanto è vero che USA è l’acronimo di United States of America.

Copyright © 2013 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

Non bisogna confondere lo statalismo con lo Stato

7 novembre 2012

Alcuni confondono il cosiddetto statalismo con lo Stato. C’è molta confusione su questi argomenti di scienza politica.

Così noi oggi viviamo circondati da oggetti ipertecnologici, che sono costruiti grazie a concetti scientifici estremamente raffinati, ma brancoliamo nel buio dell’ignoranza per quanto riguarda i principi fondamentali della convivenza con il nostro prossimo.

Questo è veramente un paradosso.

Alla base della scienza politica ci sono i concetti di Stato e di forma di governo. Non bisogna confondere questi concetti con quello riguardante le politiche di redistribuzione delle risorse economiche. Quando noi usiamo il termine “statalismo”, stiamo indicando una politica di accentuata redistribuzione delle risorse economiche, ossia lo stato sociale, in inglese welfare state.

Si può essere, oppure no, favorevoli allo stato sociale (personalmente io sono favorevole), ma questo non c’entra nulla col concetto di Stato e neanche con il concetto di democrazia, la quale è una forma di governo (ce n’è più d’una).

Cos’è lo Stato? È l’istituzione politica che, come scrive Hobbes nel Leviatano, difende la comunità “dall’aggressione di stranieri” (mediante l’esercito) “e dai torti reciproci” (mediante la giustizia) (Thomas Hobbes, Leviatano, Laterza, 2009, pag. 142).

Hobbes comunque va interpretato, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/11/02/e-sbagliato-spiegare-i-difetti-della-societa-italiana-in-termini-di-questione-morale/

Lo Stato è indispensabile e la sua esistenza è messa in dubbio soltanto dalle ideologie antistato, un esempio delle quali è l’europeismo.

Negli Stati Uniti d’America, ad esempio, lo Stato è una realtà indiscussa. Il pragmatismo e la concretezza degli americani rendono impossibile metterlo in dubbio, se non a livello di infime minoranze.

La tesi di alcuni storici contemporanei che la nascita dello Stato segna l’inizio dell’età moderna è a mio parere falsa, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/08/10/ma-lo-stato-e-sempre-esistito-oppure-e-uninvenzione-recente/

La democrazia, parola con la quale spesso in Italia ci si riempie la bocca a sproposito, è quella particolare forma di governo che è basata sul principio della divisione (o separazione) dei poteri.

Questo principio ha lo scopo di permettere la libertà politica: senza divisione dei poteri non ci può essere libertà politica.

È lapalissiano che avere la libertà politica è meglio che non averla, sebbene nei momenti storici in cui occorra un cambiamento drastico sia spesso necessario farne momentaneamente a meno.

Nell’Evo Antico la cultura greca e quella romana hanno offerto grandi esempi di tale principio.

Nel Medio Evo quest’ultimo era ignorato, per il semplice motivo che in tale periodo storico (del tutto eccezionale e limitato all’Occidente) non c’era più lo Stato: non ci può essere una forma di governo senza Stato.

A questo proposito vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/08/05/domanda-cose-la-democrazia/

Nell’Evo Moderno i primi ad applicare il principio della divisione dei poteri furono gli inglesi, dopo la Gloriosa Rivoluzione (1688). Per la loro tipica tendenza all’understatement, essi lo chiamano spesso principio dei controlli e dell’equilibrio (system of checks and balances). Da precisare che tale principio non si identifica affatto con la classica tripartizione di Montesquieu (potere esecutivo, potere legislativo e potere giudiziario): questa tripartizione ne è solo un caso particolare.

Il primo autore a scrivere del principio della divisione dei poteri nell’Evo Moderno fu, nel Cinquecento, Niccolò Machiavelli, nella sua opera Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio. Siccome molti italiani sono all’oscuro di tale opera, conoscendo soltanto Il Principe, si parla spesso a vanvera del grandissimo Machiavelli, che può essere a buon diritto considerato il padre della scienza politica, scambiandolo per un propugnatore dell’assolutismo.

Paradossalmente la cultura inglese conosce i Discorsi meglio di quella italiana (perché non fu influenzata dall’Index librorum prohibitorum della Chiesa di Roma, vedi avanti).

Ecco infatti cosa scrive Bertrand Russell, un uomo della cui intelligenza è impossibile dubitare, sui Discorsi di Machiavelli:

“Ci sono interi capitoli che sembrano quasi scritti da Montesquieu; la maggior parte del libro avrebbe potuto ricevere l’assenso di un liberale del XVIII secolo. La dottrina dei controlli e dell’equilibrio è esposta esplicitamente [il corsivo è mio]…

…La costituzione repubblicana di Roma era buona, proprio per il conflitto tra il Senato e il popolo.”

(Bertrand Russell, Storia della filosofia occidentale, 1967, Longanesi, pag. 668).

Vediamo cosa scrive di Machiavelli l’insigne politologo americano Robert A. Dahl:

“Probabilmente l’esempio più evidente di approccio noncognitivista alla teoria politica è costituito dal pensiero di Thomas Hobbes, che era politicamente un monarchico [il corsivo è mio]. Benché Machiavelli non abbia mai espresso in modo elaborato le sue opinioni a questo proposito, sembra che anch’egli sia stato noncognitivista, e naturalmente un sostenitore accanito della repubblica [il corsivo è mio].”

(Robert A. Dahl, Introduzione alla scienza politica, 1970, Il Mulino, pag. 193).

Parlavo prima dell’Index librorum prohibitorum della Chiesa di Roma. Ebbene, andate qui e scrivete solo il cognome, in questo caso Machiavelli, e poi cliccate su Search:

http://search.beaconforfreedom.org/search/censored_publications/

Potrete così leggere che la Chiesa di Roma proibì sia Il Principe che i Discorsi.

Copyright © 2012 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.