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Un’analisi errata e mendace dell’Unione Europea

4 gennaio 2018

Leggo un articolo di Alberto Negri (editorialista del Sole24ore) del 22 dicembre 2017:

[L’analisi] La Catalogna in rivolta dentro un’Europa incapace. E con il fantasma di Franco
L’Unione Europea avrebbe dovuto costituire il superamento dello stato nazione attraverso alcuni strumenti come una politica estera e di difesa comuni. Un esercito comune e un comune servizio civile avrebbero dovuto dare l’impressione ai cittadini europei che si stava superando la frammentazione statale per aderire ad un’entità più grande. Hanno invece prevalso gli egoismi. In questo senso, la crisi catalana è l’emblema della crisi europea perché l’Europa si è rivelata incapace di costruire un’unità progettuale capace di superare gli stati-nazione

«Ma la vera domanda, al di là del caso catalano, è chiedersi oggi che cosa rappresenta ancora lo stato-nazione? E’ come un vecchio frac. Si è perso per strada insieme alla graduale dismissione del concetto di patria, di cui è esempio emblematico l’abolizione della leva obbligatoria e la costituzione di eserciti professionali. Gli stati-nazione europei sono nati intorno agli eserciti e alle mobilitazioni delle masse. Quando questi elementi mancano comincia a mancare anche la coesione che fa del soggetto nazionale un’entità che rappresenta il bene comune. L’Unione Europea avrebbe dovuto costituire il superamento dello stato nazione attraverso alcuni strumenti come una politica estera e di difesa comuni. Un esercito comune e un comune servizio civile avrebbero dovuto dare l’impressione ai cittadini europei che si stava superando la frammentazione statale per aderire ad un’entità più grande. Hanno invece prevalso gli egoismi. In questo senso, la crisi catalana è l’emblema della crisi europea perché l’Europa si è rivelata incapace di costruire un’unità progettuale capace di superare gli stati-nazione.»

http://notizie.tiscali.it/esteri/articoli/La-Catalogna-in-rivolta/

https://comedonchisciotte.org/la-catalogna-in-rivolta-dentro-uneuropa-incapace-e-con-il-fantasma-di-franco/

Questa è un’analisi errata e mendace dell’Unione Europea.

L’Unione Europea, che è l’aborto prodotto dal mondialismo (in inglese globalism, in francese mondialisme), non vuole eliminare lo Stato-nazione, ma bensì vuole eliminare lo Stato tout court, vuole eliminare qualsiasi tipo di Stato.

Lo Stato-nazione è un tipo particolare di Stato che non è sempre esistito (basti pensare alla cultura dell’antica Grecia, da cui l’Occidente si picca di discendere), mentre invece lo Stato è sempre esistito, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/08/10/ma-lo-stato-e-sempre-esistito-oppure-e-uninvenzione-recente/

Lo Stato è sempre esistito e sempre esisterà, perché è una necessità della Ragione, anzi è un universale culturale, allo stesso modo dei riti funebri e del tabù dell’incesto, come ho scritto molte volte.

È su equivoci o mistificazioni o inganni come questi che i mondialisti costruiscono la propaganda mondialista, che è una propaganda di guerra, cioè una propaganda di menzogne iperboliche e colossali, da far invidia al Barone di Münchhausen.

Del resto, creare i mitici Stati Uniti d’Europa non è possibile, come scrissi (a pag. 39) nel mio saggio di scienza politica Le nuove forme dell’utopia: europeismo e multiculturalismo – Come e perché l’Occidente cerca ripetutamente di suicidarsi (già nella prima edizione del 19 aprile 2012) e il perché è il seguente:

perché il numero delle lingue dell’Unione Europea è un numero enorme e ciò è incompatibile con il funzionamento di uno Stato (unitario o federale che sia).

Inoltre in questo blog ho ripetuto diverse volte lo stesso concetto, vedi qui:

Domanda: cos’è la democrazia? (5 agosto 2012)

«Il punto nodale della questione è che non esiste uno Stato europeo, sia pure federale, né potrà mai esistere, perché le lingue ufficiali dell’Unione Europea sono ben 23: bulgaro, ceco, danese, estone, finlandese, francese, greco, inglese, irlandese, italiano, lettone, lituano, maltese, olandese, polacco, portoghese, rumeno, slovacco, sloveno, spagnolo, svedese, tedesco e ungherese…

…L’Unione Europea è una Torre di Babele, non uno Stato.»

https://luigicocola.wordpress.com/2012/08/05/domanda-cose-la-democrazia/

e qui:

Cretinismo europeista (1 ottobre 2012)

«L’eccezione è la Svizzera. Ma la Svizzera è un caso unico in Occidente ed essendo tale non può essere presa come esempio!

Il fatto è che in Svizzera (a parte che quattro lingue sono infinitamente meno delle ventitré lingue ufficiali dell’Unione Europea!) il patto sociale non è basato come per gli altri popoli sulla lingua comune, bensì sul fatto comune di vivere sulle Alpi, ossia su un territorio talmente montuoso da essere difendibile molto facilmente dalle aggressioni militari di stranieri: in pratica le Alpi sono una fortezza naturale. Senza le Alpi non esisterebbe questo peculiare patto sociale e non esisterebbe nemmeno la Svizzera. E infatti gli svizzeri sono ossessionati dalla sicurezza militare del loro territorio.

Questa è la realtà delle cose. Poi ci sono le utopie, a proposito delle quali Machiavelli scrisse:

“E molti si sono imaginati republiche e principati che non si sono mai visti né conosciuti essere in vero…”

(Niccolò Machiavelli, Il Principe, Rizzoli, 1991, pag. 150)»

https://luigicocola.wordpress.com/2012/10/01/cretinismo-europeista/

e qui:

L’idea degli Stati Uniti d’Europa è un’idea aberrante, anzi delirante (11 ottobre 2012)

«Infatti nell’Unione Europea ci sono ben 23 popoli diversi, cioè quelli corrispondenti alle 23 lingue ufficiali dell’Unione Europea…

…È un vero e proprio delirio pensare di poter creare gli Stati Uniti d’Europa, a somiglianza degli Stati Uniti d’America…

Gli Stati Uniti d’America esistono perché la lingua di quel paese è una sola: la lingua inglese.

Ed è per questo che gli americani pensano a se stessi come nazione: la nazione americana, the american nation.»

https://luigicocola.wordpress.com/2012/10/11/lidea-degli-stati-uniti-deuropa-e-unidea-aberrante-anzi-delirante/

Dopo di me altri hanno ripetuto questo ragionamento, p.e. Giovanni Sartori, in questo editoriale del Corriere della Sera del 12 novembre 2012, intitolato L’EUROPA DELLA MONETA UNICA – Un animale senza difese:

«Il rimedio? Quello risolutivo sarebbe, a detta dei più, di arrivare a un’Europa federale. Ma temo che sia un rimedio impossibile. Uno Stato federale richiede una lingua comune. Difatti tutti gli Stati federali esistenti sono costituiti da componenti che si capiscono e parlano tra loro. La Germania parla tedesco, gli Stati Uniti e l’Australia l’inglese (e così pure l’India a livello di élite di governo), il Brasile il portoghese, l’Argentina e il Messico lo spagnolo, e così via citando. Se l’Europa diventasse uno Stato federale io mi potrei trovare sulla scheda di voto un candidato finlandese del quale non saprei nemmeno pronunziare il nome e del quale nessun europeo sa nulla. La sola piccolissima eccezione è la Svizzera, che però a livello di classe politica federale si intende benissimo. E trovo stupefacente che nessuno dei proponenti dell’Europa federale si renda conto di questo pressoché insuperabile ostacolo.»

http://www.corriere.it/editoriali/12_novembre_12/un-animale-senza-difese-giovanni-sartori_121347e2-2c91-11e2-ac32-eb50b1e8a70b.shtml

Vedi anche questo mio post successivo, intitolato Sartori ed io sugli Stati Uniti d’Europa scriviamo le stesse cose:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/11/17/sartori-ed-io-sugli-stati-uniti-deuropa-scriviamo-le-stesse-cose/

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Un mio ragionamento che ha avuto fortuna

2 febbraio 2015

Mi riferisco a un concetto di cui avevo scritto in questo blog nel 2012:

l’unione politica dei popoli europei è una chimera, semplicemente perché è impossibile conseguire l’unione politica di popoli che parlano così tante lingue diverse.

Vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/10/11/lidea-degli-stati-uniti-deuropa-e-unidea-aberrante-anzi-delirante/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/10/01/cretinismo-europeista/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/11/17/sartori-ed-io-sugli-stati-uniti-deuropa-scriviamo-le-stesse-cose/

Ieri su Voci dall’estero ho letto un recente articolo di Alberto Bagnai, il quale, dopo Giovanni Sartori, ripete anche lui il mio ragionamento:

Bagnai: Dal terrore dello spread allo spread del terrore

«…come possiamo supporre che l’Europa sia in grado di gestire le armi (che in linea di principio sono progettate, costruite, vendute, e comprate per uccidere persone), se non riesce nemmeno a gestire una valuta (che in linea di principio è un dispositivo relativamente innocuo – anche se i nostri governi sono stati così saggi da trasformare la nostra in un motore di distruzione)? La ragione per la quale non possiamo permetterci di avere un esercito unico è la stessa per cui non possiamo permetterci una moneta unica: perché non abbiamo, e non avremo mai, una volontà politica comune. Mai. Mai. Mai. Perché affinché possa emergere una volontà comune con un metodo democratico, dovremmo essere in grado di parlare la stessa lingua, e non lo siamo (come sicuramente il mio inglese sta a dimostrare).

Senza logos non c’è polis. Non abbiamo un logos comune, non siamo un’unica polis.

E’ molto semplice.»

http://vocidallestero.it/2015/01/12/bagnai-dal-terrore-dello-spread-allo-spread-del-terrore/

Lo stesso articolo Bagnai l’aveva precedentemente riportato in lingua inglese nel suo blog, Goofynomics (8 gennaio 2015):

From the terror of spread to the spread of terror

«…how can we suppose Europe to be able to manage weapons (which in principle are designed, built, sold, and bought to kill people), if it cannot ever manage a currency (which in principle is a relatively harmless device – although our governments were so wise as to transform ours in an engine of destruction)? The very reason why we cannot afford to have a single army is the same why we cannot afford a single currency: because we do not have, and will never have, a common political will. Never. Never. Never. Because for a common will to emerge in a democratic way, we should be able to speak the same language, and we are not (as my English, for sure, will prove enough).

Without logos there is no polis. We do not have a common logos, we are not a single polis.

As simple as that.»

http://goofynomics.blogspot.it/2015/01/from-terror-of-spread-to-spread-of.html

Sono contento che i miei ragionamenti abbiano così tanta fortuna.

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Siamo tutti Jack Harper

22 luglio 2013

Ci sono film che hanno un secondo piano di lettura di natura filosofica.

Mi viene in mente Quintet di Robert Altman, un film sull’«homo homini lupus», un film molto hobbesiano.

Oppure Nirvana di Gabriele Salvatores, che illustra la convinzione dell’autore che il libero arbitrio non esista (argomento sul quale personalmente mi dichiaro agnostico).

Recentemente ho visto un bel film, Oblivion di Joseph Kosinski, che ha un secondo piano di lettura assai attinente all’attuale situazione politica.

Infatti Oblivion è superficialmente uno spettacolare film di science fiction, laddove il secondo piano di lettura riguarda la tematica dell’inganno.

Oblivion (che in inglese significa “oblio”) è un film sull’inganno, sull’oblio della verità.

Siamo stati tutti ingannati sull’Unione Europea e sull’euro.

L’euro avrebbe dovuto portarci vantaggi economici, mentre invece sta distruggendo economicamente l’Italia e quasi tutti i paesi che l’hanno adottato.

Siamo tutti Jack Harper, il protagonista di Oblivion, interpretato magistralmente da Tom Cruise, un attore che ha nelle sue corde sia l’interpretazione dell’ingenuità, sia quella dell’intelligenza.

E siamo stati tutti ingenui, ma adesso, con lucida intelligenza, dobbiamo uscire, a qualsiasi costo, dall’inganno in cui ci hanno fatto cadere.

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Il cervello di Kant

15 luglio 2013

Non avrei voluto scrivere questo post su Immanuel Kant. Perché dovrò criticare un grande filosofo a causa di una sua malattia neurologica, il che non è bello.

Inoltre Kant, in primo luogo, è perfettamente inquadrabile nella tesi che sostengo da tempo, ossia che l’Occidente sta cercando ripetutamente di suicidarsi e che la causa di ciò è il mito della dannosità dello Stato creato dalla filosofia politica di Locke con i Due trattati sul governo del 1690.

Vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/10/23/il-mito-della-dannosita-dello-stato/

Kant fu infatti fortemente influenzato da Rousseau (aveva perfino, nel suo studio, un ritratto del filosofo ginevrino) e quest’ultimo sarebbe impensabile senza Locke.

In secondo luogo, Kant non è necessario alla mia tesi, alla mia teoria.

Così ho resistito a lungo dallo scrivere sulla filosofia politica di Kant.

Ma quando l’ho visto tirato in ballo, contro Hobbes, da Vittorio Emanuele Parsi, nel suo articolo del 2 luglio sul Sole24ore, intitolato Se la potenza diventa prepotenza, ho capito che non potevo più esimermi (come direbbe Salvatore Veca).

Sono rimasto molto stupito che Parsi nominasse Kant. Infatti ho memoria di un Vittorio Emanuele Parsi, brillante e sarcastico, che apparve in televisione appena dopo l’attacco USA all’Iraq nella seconda guerra del Golfo e spiegò a un contrariato interlocutore francese (non ricordo chi fosse) che il diritto si fonda sulla forza e non l’inverso, allo stesso modo in cui, per fare una torta, sotto si mette il cioccolato e sopra la panna, mai l’inverso.

Sembrava di sentir parlare Hobbes in persona, il quale genialmente scrisse: “E patti senza la spada non sono che parole…” (Thomas Hobbes, Leviatano, Laterza, 2009, pag. 139).

Per l’articolo di Parsi vedi qui:

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-07-02/potenza-diventa-prepotenza-063738.shtml?uuid=AbTzPNAI

E quindi non mi esimo più. E che Kant, dall’alto del paradiso dei filosofi, mi perdoni.

Immanuel Kant nacque il 22 aprile del 1724 a Königsberg (che a quel tempo apparteneva al territorio tedesco, mentre oggi appartiene alla Russia e si chiama Kaliningrad, lo scrivo perché più avanti sarà utile sapere ciò) e vi morì il 12 febbraio del 1804. La sua tomba si trova ancora là.

Come riporta Ludovico Geymonat: “Molti studiosi vedono in Kant il maggiore filosofo dell’età moderna” (Ludovico Geymonat, Storia del pensiero filosofico e scientifico, UTET, 1977, Vol. 3, pag. 565).

Kant era famoso per le sue capacità intellettuali. Come scrive Renato Fellin: “La facoltà certamente più sviluppata in lui era tuttavia la capacità analitica: egli riusciva a scomporre concetti complessi nelle loro più semplici componenti, potendo così sviscerare sistemi e dottrine allo scopo di individuarne errori e contraddizioni.” (Renato Fellin, Federica Sgarbi, Stefano Caracciolo, L’altro Kant – La malattia, l’uomo, il filosofo, Introduzione di Pietro Vigorelli, Piccin, 2009, pag. 19).

Kant non si occupò di filosofia politica se non in tarda età, ossia dopo i settanta anni.

Infatti Norberto Bobbio in Stato, governo, società fornisce un elenco di tutte le più importanti opere dell’Evo Moderno sullo Stato, le forme di governo e argomenti attinenti, cioè da Machiavelli ai nostri giorni, riportando di Kant solo due opere: Per la pace perpetua e la Metafisica dei costumi (Norberto Bobbio, Stato, governo, società, Einaudi, 1995, pag. 163). La prima risale al 1795 (quando Kant aveva settantun anni), la seconda al 1797.

Le sue opere maggiori erano state pubblicate da tempo: la Critica della ragion pura, la sua opera capitale, è del 1781; la Critica della ragion pratica è del 1788; la Critica del giudizio è del 1790.

Ora, se voi andate al motore di ricerca del sito pubmed.gov, noto sito governativo USA per gli articoli scientifici di medicina e biologia, e immettete “Immanuel Kant” ed “Emmanuel Kant”, troverete alcuni articoli scientifici sul grande filosofo tedesco.

Perché? Perché in vecchiaia egli presentò sintomi gravi e inequivocabili di una malattia dementigena, individuabile per alcuni nella demenza di Alzheimer:

1) Fellin R, Blè A, The disease of Immanuel Kant, The Lancet, 1997 Dec 13; 350(9093): 1771-3

2) Podoll K, Hoff P, Sass H, The migraine of Immanual Kant, Fortschritte der Neurologie-Psychiatrie, 2000 Jul; 68(7): 332-7

per altri in un tumore frontale (i tumori frontali possono causare demenza):

3) Marchand JC, Was Emmanuel Kant’s dementia symptomatic of a frontal tumor?, Revue Neurologique, 1997 Feb; 153(1): 35-9

per altri ancora nella demenza da corpi di Lewy:

4) Miranda M, Slachevsky A, Garcia-Borreguero D, Did Immanuel Kant have dementia with Lewy bodies and REM behavior disorder?, Sleep Medicine, 2010 Jun; 11(6): 586-8

Ecco i link per i rispettivi abstract:

1) http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9413481

N.B.: Non è qui disponibile alcun abstract

2) http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/10945159

3) http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9296154

4) http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20451446

È interessante notare che, mentre gli altri autori degli articoli succitati risultano appartenere a istituti medici, Marchand JC risulta appartenere a: “Yale University, Institute for Social and Policy Studies”. E quando da pubmed.gov ho cercato di risalire al testo completo dell’articolo (cliccando sulla piccola icona in alto a destra in cui c’è scritto: “Full text on EM consulte – Subscription required”), sono comparse queste parole: “There’s a bug in the system”.

Certo, se si potesse fare una biopsia del cervello di Kant, si potrebbe avere la diagnosi istologica della malattia di cui egli soffriva. Perché le malattie ipotizzate negli articoli suddetti in base ai sintomi sono inesorabilmente certificate dall’esame istologico.

Peccato che Kant sia morto nel 1804.

Ma, un momento…leggiamo questa frase del libro succitato L’altro Kant – La malattia, l’uomo, il filosofo:

“Lo stesso dott. Gall assieme al professor Knorr ne prelevarono il cervello…

…conservato sotto spirito in una ampolla di vetro, andò distrutto nell’incendio che divampò alla Lubjanka di Mosca il 12 novembre 1999 dove era arrivato dopo lunghe e singolari vicende.” (Renato Fellin, Federica Sgarbi, Stefano Caracciolo, ibid., pag. 21).

Non sono un complottista, ma se fossi Dan Brown, scriverei immediatamente un bel romanzo su quest’argomento, romanzo che sarebbe certamente più plausibile del Codice da Vinci.

Appare infatti singolare che il cervello di Kant, dopo essere passato senza danni attraverso un’iraddidio di guerre e rivoluzioni per quasi duecento anni, venga distrutto da un banalissimo incendio alla Lubjanka, che è poi la famigerata sede dei servizi segreti dell’URSS prima e della Russia oggi.

E questo quando (ammesso che sia realmente accaduto)? Lo stesso anno dell’introduzione nei mercati finanziari dell’euro e dopo due anni dalla pubblicazione dell’articolo di Marchand JC, cronologicamente il primo degli articoli scientifici succitati.

Ma quando inizia la demenza di Kant? Pietro Vigorelli scrive: nel 1793; lo stesso scrive Renato Fellin (Renato Fellin, Federica Sgarbi, Stefano Caracciolo, ibid., pag. viii; pagg. 38-39).

Inoltre Pietro Vigorelli (che è, come Fellin, un medico) riporta una lettera scritta da Kant a Jacob Sigismund Beck del 1° luglio 1794, nella quale lo stesso Kant rivela apertamente di avere gravi difficoltà di comprensione intellettuale (Renato Fellin, Federica Sgarbi, Stefano Caracciolo, ibid., pag. x).

Tutti quelli che farneticano di Stati Uniti d’Europa dovrebbero leggere questo libro. A meno che, ovviamente, non siano anch’essi colpiti da una qualche forma di demenza. Nel qual caso sarebbe inutile leggere alcunché.

Arrivato fin qui, non posso non entrare nel merito.

Commenterò brevissimamente soltanto alcuni punti salienti dell’opera di Kant Per la pace perpetua. Punti, per così dire, che saltano all’occhio.

Ci sono in tale opera: 1) concetti assolutamente puerili 2) clamorosi errori di ragionamento 3) contraddizioni inverosimili

1) concetti assolutamente puerili

Ne citerò due. Il primo è: “Gli eserciti permanenti (miles perpetuus) devono col tempo scomparire del tutto” (Immanuel Kant, Per la pace perpetua, Feltrinelli, 2013, pag. 47).

Riflettiamo un attimo su questa frase.

Cosa succederebbe se l’esercito degli Stati Uniti d’America venisse smantellato?

Cosa succederebbe all’Italia se non avesse più lo scudo della NATO e neanche eventuali rimpiazzi, per esempio dalla Francia (che è una potenza nucleare) o dalla Russia (che è una potenza nucleare e che è pur sempre un paese cristiano, anche se non occidentale)?

Cosa succederebbe allo Stato d’Israele se non avesse più il suo esercito e la sua deterrenza nucleare?

Il secondo è quello che condanna “…l’uso delle spie (uti exploratoribus), dove non viene utilizzata che la mancanza di onore degli altri…” (Immanuel Kant, ibid., pag. 50). Sorvoliamo.

2) clamorosi errori di ragionamento

Farò due esempi, entrambi relativi a: “In ogni Stato la costituzione civile deve essere repubblicana” (Immanuel Kant, ibid., pagg. 54-59).

Primo esempio.

Kant afferma che gli Stati repubblicani (e spiega bene cosa intenda per repubblica: la divisione dei poteri, vedi avanti) sono naturalmente pacifisti, in quanto i “…cittadini…

…rifletteranno molto prima di iniziare un gioco così brutto.”, mentre “…il sovrano non è il concittadino, ma il proprietario dello Stato, e la guerra non toccherà minimamente i suoi banchetti, le sue battute di caccia, i suoi castelli in campagna, le sue feste di corte e così via…” (Immanuel Kant, ibid., pag. 56).

Bene, gli Stati Uniti d’America sono una repubblica e hanno una pronunciata divisione dei poteri: sono forse uno Stato pacifista?

Certo, Kant non poteva conoscere il futuro (ma se un ragionamento è giusto, deve esserlo anche per il futuro, altrimenti è un ragionamento sbagliato).

In ogni caso Kant conosceva molto bene il passato.

La Repubblica romana era una repubblica e aveva la divisione dei poteri, come affermato da Niccolò Machiavelli nei Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio, che Kant non poteva non conoscere (la cultura inglese conosceva benissimo quest’opera).

Leggiamo cosa scrive di essa Bertrand Russell, un uomo della cui intelligenza è impossibile dubitare:

“Ci sono interi capitoli che sembrano quasi scritti da Montesquieu; la maggior parte del libro avrebbe potuto ricevere l’assenso di un liberale del XVIII secolo. La dottrina dei controlli e dell’equilibrio [ossia la dottrina della divisione dei poteri] è esposta esplicitamente…

…La costituzione repubblicana di Roma era buona, proprio per il conflitto tra il Senato e il popolo.”

(Bertrand Russell, Storia della filosofia occidentale, Longanesi, 1967, pag. 668).

La Repubblica romana era uno Stato pacifista?

Secondo esempio.

Kant descrive qui una sua personalissima ed eccezionalmente stravagante classificazione delle forme di governo, nella quale egli cerca di dimostrare l’indimostrabile, ossia che nell’«autocrazia» si ottiene il «repubblicanismo», mentre nella «democrazia» si ottiene il «dispotismo».

Infatti:

“Il repubblicanismo è il principio politico della separazione del potere esecutivo (il governo) dal potere legislativo; il dispotismo è il principio politico dell’autonoma esecuzione, da parte dello Stato, di leggi che lo Stato stesso ha promulgato, quindi è la volontà pubblica che viene esercitata dal sovrano come sua volontà privata. Tra le tre forme [autocrazia, aristocrazia, democrazia] quella della democrazia, nel senso proprio della parola, è necessariamente un dispotismo…” (Immanuel Kant, ibid., pag. 57).

“Si può dire quindi che più è ristretto il personale del potere politico (il numero dei governanti), più grande è al contrario la loro capacità rappresentativa, e tanto più la costituzione politica si accorda alla possibilità del repubblicanismo e può sperare di raggiungere alla fine questa meta attraverso graduali riforme. Per tale ragione in un’aristocrazia è già più difficile che in una monarchia arrivare a questa unica costituzione perfettamente legale, ma nella democrazia un tale passaggio è impossibile se non attraverso una rivoluzione violenta.” (Immanuel Kant, ibid., pag. 58).

Vorrei far notare che i primi a mettere in pratica nell’Evo Moderno la dottrina della divisione dei poteri furono gli inglesi, che avevano, è vero, una monarchia. Ma furono necessarie ben due rivoluzioni: la prima rivoluzione inglese (1642-1651), nella quale, fra l’altro, fu tagliata la testa al re Carlo I, e la seconda rivoluzione inglese, detta anche Gloriosa Rivoluzione, che fu incruenta (1688). Tagliare la testa al re non è per Kant un esempio di “rivoluzione violenta”? O egli pensa che la seconda rivoluzione inglese non c’entri nulla con la prima? Invece fu proprio il sangue versato copiosamente nella prima rivoluzione inglese (non solo quello del re) a rendere possibile la Gloriosa Rivoluzione.

Norberto Bobbio in Stato, governo, società riporta un elenco di varie classificazioni delle forme di governo e precisamente quelle di Aristotele, di Machiavelli, di Montesquieu e di Kelsen (Norberto Bobbio, ibid., pagg. 95-97).

Egli si guarda bene dal citare, anche solo di sfuggita, l’assurda classificazione di Kant.

Perché egli non cita questa classificazione, dato che in altre pagine dello stesso libro, come ho già detto prima, riporta l’opera di Kant Per la pace perpetua? Eppure questa classificazione è completamente diversa da quelle che egli elenca. Perché non citare una classificazione così originale e per giunta di uno dei massimi filosofi della storia? Anche solo per criticarla. Ma evidentemente criticarla è troppo imbarazzante…

3) contraddizioni inverosimili

Farò due esempi, entrambi relativi a: “Il diritto internazionale deve fondarsi su un federalismo di liberi Stati” (Immanuel Kant, ibid., pagg. 59-64).

Primo esempio.

Kant scrive all’inizio, nel titolo del “Secondo articolo definitivo per la pace perpetua“, ossia quello che ho appena riportato: “…liberi Stati” (Immanuel Kant, ibid., pag. 59).

Poi spiega che tali Stati devono perdere la propria sovranità, ossia la propria libertà, e lo spiega molto chiaramente:

«Quando però questo Stato dice: “Non ci deve essere nessuna guerra tra me e gli altri Stati, benché io non riconosca nessun potere legislativo superiore che garantisca a me il mio diritto e al quale io garantisca il suo”, allora non si riesce affatto a comprendere su che cosa io voglia basare la fiducia che il mio diritto venga garantito…» (Immanuel Kant, ibid., pag. 63).

“Per gli Stati, nel rapporto tra loro, è impossibile secondo la ragione pensare di uscire dalla condizione della mancanza di legge, che non contiene altro che la guerra [e i trattati di pace?], se non rinunciando, esattamente come fanno i singoli individui, alla loro libertà selvaggia (senza legge), sottomettendosi a pubbliche leggi costrittive…” (Immanuel Kant, ibid., pag. 64).

In ogni caso Kant non scrive assolutamente nulla di preciso e di razionale su come si possa realizzare concretamente questo “federalismo di liberi Stati“, che poi però devono necessariamente perdere la loro libertà per potersi federare.

Secondo esempio.

Kant prima scrive che si deve ottenere “una federazione di popoli” e non “uno Stato di popoli” (Immanuel Kant, ibid., pag. 60).

Poi scrive l’esatto contrario: “…formando così uno Stato dei popoli (civitas gentium), che dovrà sempre crescere, per arrivare a comprendere finalmente tutti i popoli della Terra.” (Immanuel Kant, ibid., pag. 64).

In conclusione: è meglio non parlare più della filosofia politica di Immanuel Kant.

Lasciatelo riposare in pace.

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Paradossi e ossimori oppure assoluta incapacità di comprensione?

23 dicembre 2012

Leggo sul “Sole24ore” un articolo di Guido Rossi, “Il paradosso italiano, l’ossimoro europeo”:

“All’interno di una recessione che non accenna minimamente a finire, la democrazia gode di cattiva salute, sia in Italia, dove sembra pericolosamente declinare, sia in Europa, dove appare un fiore completamente appassito ancor prima di sbocciare. Insomma, siamo di fronte a una sorta di paradosso italiano e di ossimoro europeo.”

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-12-23/paradosso-italiano-ossimoro-europeo-081032.shtml?uuid=Abt47bEH

Guido Rossi, dall’alto del suo Master of Laws conseguito ad Harvard (nel lontano 1954), si lamenta di una recessione che non finisce (neanche “minimamente”, ohibò, ma com’è possibile? L’euro non avrebbe dovuto portare ricchezza?), della democrazia che in Italia declina (“pericolosamente”, doppio ohibò), mentre in Europa sembra addirittura “un fiore completamente appassito ancor prima di sbocciare” (triplo ohibò).

Perché mai accade tutto questo? Guido Rossi sentenzia: trattasi di paradossi e ossimori.

Ma non gli sorge il dubbio di non aver compreso affatto la realtà delle cose, di aver usato nei confronti di quest’ultima una chiave interpretativa completamente errata?

Continuo la lettura del suddetto articolo:

“Il futuro governo italiano dovrà dunque, nel suo programma, aver prioritaria una decisa azione in collaborazione con gli altri Stati dell’Unione, per attuare l’unità politica europea e trasformarsi così da Stato membro suddito di una tecno-burocrazia in Stato federato nell’Europa democratica.”

Evidentemente a Guido Rossi è sfuggito l’editoriale sul “Corriere della Sera” di Giovanni Sartori intitolato “Un animale senza difese”:

“Il rimedio? Quello risolutivo sarebbe, a detta dei più, di arrivare a un’Europa federale. Ma temo che sia un rimedio impossibile. Uno Stato federale richiede una lingua comune. Difatti tutti gli Stati federali esistenti sono costituiti da componenti che si capiscono e parlano tra loro. La Germania parla tedesco, gli Stati Uniti e l’Australia l’inglese (e così pure l’India a livello di élite di governo), il Brasile il portoghese, l’Argentina e il Messico lo spagnolo, e così via citando. Se l’Europa diventasse uno Stato federale io mi potrei trovare sulla scheda di voto un candidato finlandese del quale non saprei nemmeno pronunziare il nome e del quale nessun europeo sa nulla. La sola piccolissima eccezione è la Svizzera, che però a livello di classe politica federale si intende benissimo. E trovo stupefacente che nessuno dei proponenti dell’Europa federale si renda conto di questo pressoché insuperabile ostacolo.”

http://www.corriere.it/editoriali/12_novembre_12/un-animale-senza-difese-giovanni-sartori_121347e2-2c91-11e2-ac32-eb50b1e8a70b.shtml

Vedi anche:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/11/17/sartori-ed-io-sugli-stati-uniti-deuropa-scriviamo-le-stesse-cose/

https://luigicocola.wordpress.com/2012/11/17/la-realta-delle-cose-sta-incominciando-a-imporsi-sui-sogni-e-le-utopie/

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La realtà delle cose sta incominciando a imporsi sui sogni e le utopie

17 novembre 2012

Leggo questo post di Fabio Vander del 14 novembre:

«Anti-europeismo delle classi dirigenti?

Nei giorni scorsi sono usciti, in contemporanea, tre ‘strani’ articoli. Strani per il taglio: al tempo stesso anti-europeista e anti-montiano, ma soprattutto per il dove, cioè rispettivamente su “Sole 24 ore”, “Corriere della Sera” e “Repubblica”.»

http://www.paneacqua.info/2012/11/anti-europeismo-delle-classi-dirigenti/

Lo strano (a detta di Vander) articolo del “Corriere della Sera” è l’editoriale del 12 novembre di Giovanni Sartori, di cui ho scritto nel mio post precedente:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/11/17/sartori-ed-io-sugli-stati-uniti-deuropa-scriviamo-le-stesse-cose/

Il Prof. Giovanni Sartori è un politologo di fama mondiale (ha anche insegnato alla Columbia University), del quale Wikipedia riporta:

«È considerato uno dei massimi esperti di scienza politica a livello internazionale»

http://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Sartori_%28politologo%29

Vediamo cosa scrive Vander del suddetto editoriale:

«Sul “Corriere della Sera” è Giovanni Sartori a prendersi la libertà di dire [sic] che l’Europa della moneta unica è un “animale assurdo”. Un sistema con una moneta unica fuori del controllo degli Stati, ma senza uno “Stato federale” continentale è esattamente l’assurdo. Qualcosa che lascia campo libero alle “incursioni monetarie della speculazione internazionale” e soprattutto rende ingestibile economicamente e socialmente il continente. L’esempio recente dell’Alcoa e sintomatico, dice Sartori. Abbiamo perso migliaia di posti di lavoro e un settore strategico come quello dell’alluminio per rispondere agli assurdi diktat delle autorità europee.»

Eh no, caro Vander, Sartori non ha detto soltanto questo, ha detto anche, sia pure con un certo grado di understatement, che i tanto sognati Stati Uniti d’Europa non si possono proprio fare, a causa delle lingue diverse che gli europei parlano.

Come ho riportato nel mio precedente post, ecco cosa Sartori ha scritto su questo fondamentale argomento:

«Il rimedio? Quello risolutivo sarebbe, a detta dei più, di arrivare a un’Europa federale. Ma temo che sia un rimedio impossibile. Uno Stato federale richiede una lingua comune. Difatti tutti gli Stati federali esistenti sono costituiti da componenti che si capiscono e parlano tra loro. La Germania parla tedesco, gli Stati Uniti e l’Australia l’inglese (e così pure l’India a livello di élite di governo), il Brasile il portoghese, l’Argentina e il Messico lo spagnolo, e così via citando. Se l’Europa diventasse uno Stato federale io mi potrei trovare sulla scheda di voto un candidato finlandese del quale non saprei nemmeno pronunziare il nome e del quale nessun europeo sa nulla. La sola piccolissima eccezione è la Svizzera, che però a livello di classe politica federale si intende benissimo. E trovo stupefacente che nessuno dei proponenti dell’Europa federale si renda conto di questo pressoché insuperabile ostacolo.»

http://www.corriere.it/editoriali/12_novembre_12/un-animale-senza-difese-giovanni-sartori_121347e2-2c91-11e2-ac32-eb50b1e8a70b.shtml

Questo concetto, molto modestamente rispetto al Prof. Sartori, che può pubblicare un editoriale sul “Corriere della Sera”, lo sto ripetendo da mesi sul mio quasi ignoto blog, ad esempio in un post del 5 agosto, nel quale ho scritto :

«Il punto nodale della questione è che non esiste uno Stato europeo, sia pure federale, né potrà mai esistere, perché le lingue ufficiali dell’Unione Europea sono ben 23: bulgaro, ceco, danese, estone, finlandese, francese, greco, inglese, irlandese, italiano, lettone, lituano, maltese, olandese, polacco, portoghese, rumeno, slovacco, sloveno, spagnolo, svedese, tedesco e ungherese.
Vedi:

http://ec.europa.eu/languages/languages-of-europe/eu-languages_it.htm

L’Unione Europea è una Torre di Babele, non uno Stato.»

https://luigicocola.wordpress.com/2012/08/05/domanda-cose-la-democrazia/

La verità è che la realtà delle cose sta incominciando a imporsi sui sogni e le utopie.

Quando si abbandona la Ragione, quella “strana” cosa di cui scrisse Parmenide circa 2500 anni fa, si producono mostri, come ben notò Goya: “Il sonno della ragione genera mostri”.

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Sartori ed io sugli Stati Uniti d’Europa scriviamo le stesse cose

17 novembre 2012

Sugli Stati Uniti d’Europa l’11 ottobre ho scritto un post intitolato: “L’idea degli Stati Uniti d’Europa è un’idea aberrante, anzi delirante”:

“Infatti nell’Unione Europea ci sono ben 23 popoli diversi, cioè quelli corrispondenti alle 23 lingue ufficiali dell’Unione Europea…

…È un vero e proprio delirio pensare di poter creare gli Stati Uniti d’Europa, a somiglianza degli Stati Uniti d’America…

Gli Stati Uniti d’America esistono perché la lingua di quel paese è una sola: la lingua inglese…

…Se si volesse veramente formare gli Stati Uniti d’Europa, occorrerebbe che tutti i popoli dell’Unione Europea, tranne uno, rinunciassero alla propria lingua: sono pronti gli italiani, i francesi, i tedeschi, gli inglesi, ecc. ecc., a fare ciò?”

https://luigicocola.wordpress.com/2012/10/11/lidea-degli-stati-uniti-deuropa-e-unidea-aberrante-anzi-delirante/

E il 1° ottobre ho scritto quest’altro post, intitolato “Cretinismo europeista”:

“Insomma, Bernard-Henri Lévy ci racconta che, su sei esperienze di moneta unica tentate in Occidente, due sono fallite e quattro sono riuscite.

Le due fallite riguardano proprio monete uniche con popoli diversi tra loro (l’Unione Monetaria Latina e l’Unione Monetaria Scandinava), ossia la stessa identica situazione dell’Unione Europea.

Le quattro riuscite riguardano la Svizzera, l’Italia, la Germania e gli Stati Uniti.

A parte la Svizzera, a Lévy sfugge un dato che non sfuggirebbe, ne sono sicuro, al mio elettrauto: in Italia si parla l’italiano, in Germania si parla il tedesco e negli Stati Uniti si parla l’inglese.

Lévy ha descritto cioè la storia di tre popoli!

È ovvio che un popolo abbia un suo Stato sovrano (federale o non federale, questo non ha alcuna importanza) e di conseguenza una sua moneta.

L’eccezione è la Svizzera. Ma la Svizzera è un caso unico in Occidente ed essendo tale non può essere presa come esempio!”

https://luigicocola.wordpress.com/2012/10/01/cretinismo-europeista/

Ho scoperto ieri che Giovanni Sartori il 12 novembre ha scritto un editoriale sul “Corriere della Sera”, intitolato “L’EUROPA DELLA MONETA UNICA – Un animale senza difese“:

Il rimedio? Quello risolutivo sarebbe, a detta dei più, di arrivare a un’Europa federale. Ma temo che sia un rimedio impossibile. Uno Stato federale richiede una lingua comune. Difatti tutti gli Stati federali esistenti sono costituiti da componenti che si capiscono e parlano tra loro. La Germania parla tedesco, gli Stati Uniti e l’Australia l’inglese (e così pure l’India a livello di élite di governo), il Brasile il portoghese, l’Argentina e il Messico lo spagnolo, e così via citando. Se l’Europa diventasse uno Stato federale io mi potrei trovare sulla scheda di voto un candidato finlandese del quale non saprei nemmeno pronunziare il nome e del quale nessun europeo sa nulla. La sola piccolissima eccezione è la Svizzera, che però a livello di classe politica federale si intende benissimo. E trovo stupefacente che nessuno dei proponenti dell’Europa federale si renda conto di questo pressoché insuperabile ostacolo.”

http://www.corriere.it/editoriali/12_novembre_12/un-animale-senza-difese-giovanni-sartori_121347e2-2c91-11e2-ac32-eb50b1e8a70b.shtml

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Sono gli europei ad essersi rincretiniti

17 ottobre 2012

«Obama: “Mi batterò per chi lavora a fare grande questa nazione”»

http://www.huffingtonpost.it/2012/10/16/elezioni-americane-second_n_1970564.html?utm_hp_ref=elezioni-americane

Come è facile constatare, gli americani sono per lo stato-nazione.

Sono gli europei ad essersi rincretiniti.

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L’idea degli Stati Uniti d’Europa è un’idea aberrante, anzi delirante

11 ottobre 2012

Infatti nell’Unione Europea ci sono ben 23 popoli diversi, cioè quelli corrispondenti alle 23 lingue ufficiali dell’Unione Europea.

Vedi qui:

http://ec.europa.eu/languages/languages-of-europe/eu-languages_it.htm

È un vero e proprio delirio pensare di poter creare gli Stati Uniti d’Europa, a somiglianza degli Stati Uniti d’America.

E con chi delira non è possibile fare nessuna “alleanza elettorale e temporanea“, come mostra di ipotizzare invece Fiorenzo Fraioli, vedi il suo post:

“I Sovranitaristi, la MMT e i massoni di GOD”

http://www.ecodellarete.net/code/xslt.aspx?p=34856

Gli Stati Uniti d’America esistono perché la lingua di quel paese è una sola: la lingua inglese.

Ed è per questo che gli americani pensano a se stessi come nazione: la nazione americana, the american nation.

C’è un libro che ha proprio questo titolo: “The American Nation: A History of the United States”.

http://wps.ablongman.com/long_carnes_an_11/

Vediamo cosa dice Wikipedia in lingua inglese alla voce “Languages of the United States“:

«English is the de facto national language of the United States, with 82% of the population claiming it as a mother tongue, and some 96% claiming to speak it “well” or “very well.”»

http://en.wikipedia.org/wiki/Languages_of_the_United_States

Se si volesse veramente formare gli Stati Uniti d’Europa, occorrerebbe che tutti i popoli dell’Unione Europea, tranne uno, rinunciassero alla propria lingua: sono pronti gli italiani, i francesi, i tedeschi, gli inglesi, ecc. ecc., a fare ciò?

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