Posts Tagged ‘teoria dei giochi’

Incantesimi, parole magiche e teoria dei giochi

23 febbraio 2017

Leggo su supereva.it:

L’incantesimo delle streghe contro Trump: come unirsi al rito
Nei prossimi giorni le streghe di tutto il mondo lanceranno un incantesimo contro Donald Trump: ecco le indicazioni per eseguirlo

«Streghe di tutto il mondo unitevi. Aspiranti streghe comprese. Ebbene sì, circola sul web un dettagliatissimo documento su come lanciare un sortilegio contro Donald Trump per impedirgli di compiere atti negativi nei confronti dell’umanità.

Già fissati i giorni dei sabba, pardon, del rito comune della ‘maledizione’: la mezzanotte dei venerdì del 24 febbraio, 26 marzo, 24 aprile, 23 giugno e, soprattutto, del 21 giugno, il solstizio d’estate. La serie di sortilegi verrà interrotta quando Tump lascerà il suo incarico.

Come unirsi alla lotta delle fattucchiere contro il presidente degli Stati Uniti? Semplice, basta seguire le indicazioni del documento, a partir dagli oggetti che bisogna procurarsi per lanciare la ‘maledizione’: una foto di Trump, la carta della Torre dei tarocchi, una piccola candela arancione o una carota, una spilla, una candela bianca, una piccola ciotola d’acqua, una piccola ciotola si sale, una piuma, un accendino o un fiammifero e un portacenere o un piatto con sabbia. Se proprio volete fare le cose in grande, potete anche aggiungere alla lista della spesa della pirite, zolfo e un filo nero.

Il primo passo è incidere il nome “Donald J.Trump” nella candela arancione ( o sulla carota) con la spilla, mettere tutte le altre cose intorno formando un cerchio e appoggiare la carta dei Tarocchi a qualcosa in modo che resti verticale. Quindi bisogna recitare una preghiera al proprio dio (il documento suggerisco il Salmo 23) e poi uno specifico incantesimo, che riportiamo in lingua originale con le indicazioni di cosa dire e fare.

(Accendere la candela bianca)
Hear me, oh spirits
Of Water, Earth, Fire, and Air
Heavenly hosts
Demons of the infernal realms
And spirits of the ancestors (accendere la candela arancione) I call upon you
To bind
Donald J. Trump
So that he may fail utterly
That he may do no harm
To any human soul
Nor any tree
Animal
Rock
Stream
or Sea Bind him so that he shall not break our polity
Usurp our liberty
Or fill our minds with hate, confusion, fear, or despair
And bind, too,
All those who enable his wickedness
And those whose mouths speak his poisonous lies I beseech thee, spirits, bind all of them
As with chains of iron
Bind their malicious tongues
Strike down their towers of vanity (capovolgere la carta dei Tarocchi) I beseech thee in my name
(Dire il proprio nome)
In the name of all who walk
Crawl, swim, or fly
Of all the trees, the forests,
Streams, deserts,
Rivers and seas
In the name of Justice
And Liberty
And Love
And Equality
And Peace Bind them in chains
Bind their tongues
Bind their works
Bind their wickedness”…»

http://www.supereva.it/incantesimo-da-streghe-contro-trump-ecco-come-unirti-al-rito-33660

Leggo su internazionale.it:

Come sopravvivere all’era Trump
Joseph Stiglitz, economista

«In appena un mese da presidente degli Stati Uniti, Donald Trump è riuscito a diffondere caos e incertezza, oltre a un livello di paura che farebbe l’invidia di qualunque terrorista, con una rapidità stupefacente. Non sorprende che i cittadini e i manager delle imprese, della società civile e dello stato facciano fatica a reagire in maniera appropriata ed efficace…

…Per Trump il mondo è un gioco a somma zero. In realtà la globalizzazione, se ben gestita, è una forza a somma positiva: gli Stati Uniti vincono se i suoi amici e alleati, che siano l’Australia, l’Unione europea o il Messico, sono più forti. Ma Trump rischia di trasformarlo in un gioco a somma negativa: anche gli Stati Uniti perderanno…»

http://www.internazionale.it/opinione/joseph-stiglitz/2017/02/23/come-sopravvivere-trump

Annunci

Il mondialismo è un virus memetico

15 febbraio 2017

Invece di baloccarmi con le idee vecchie e sbagliate di Rousseau, o di Marx, o di Evola o di altri ancora, come taluni fanno, ho da tempo elaborato una mia spiegazione (teoria unificata delle ideologie antistato) dell’immane disastro in cui si trova oggi l’Occidente, il quale per giunta vuole a tutti costi trascinare in questo suo disastro il resto del mondo, fortunatamente refrattario a esso.

E l’Occidente cerca di fare ciò non con la “cooperation” di cui tanto farnetica Anthony de Jasay (usando come parole magiche le formulette della teoria dei giochi che furbescamente e farsescamente i cinesi oggi ripetono), ma bensì con il mezzo (assai primitivo?) della guerra, cioè con la NATO, avendo l’obiettivo manifesto di eliminare le attuali élites dei popoli non occidentali e di sostituirle con élites asservite al globalismo, in altre parole con governi fantoccio disposti a vendere il proprio stesso popolo al globalismo, cioè disposti ad annientare il proprio stesso popolo (come per esempio il fu governo Renzi in Italia e il fu governo Obama negli USA).

Per una confutazione dell’argomento che Anthony de Jasay adopera nel suo maldestro tentativo di dimostrare l’inutilità dello Stato mediante la matematica:

https://luigicocola.wordpress.com/2014/05/20/essere-contro-lo-stato-non-e-monopolio-della-sinistra/

Il termine “governo fantoccio” è la traduzione italiana dell’inglese “puppet government“:

«The first recorded use of the term “puppet government” is from 1884, in reference to the Khedivate of Egypt.[6]»

https://en.wikipedia.org/wiki/Puppet_state

Ecco perché l’Occidente si ostina a voler attaccare militarmente la Russia, altro che storie, altro che “Putin è un killer”:

https://it.sputniknews.com/mondo/201702064034367-Cremlino-ritiene-offensive-parole-di-un-giornalista-che-ha-definito-Putin-killer/

Come ho scritto in un mio post di qualche anno fa:

«Del resto l’Occidente spinge sul pedale della propaganda in modo forsennato: per esempio grida che vuole portare in tutto il mondo la democrazia, mentre invece la verità è che vuole eliminare lo Stato.»

https://luigicocola.wordpress.com/2014/05/03/siamo-in-mezzo-a-un-conflitto-mondiale-ma-nessuno-ne-parla/

La propaganda di guerra a cui noi tutti siamo incessantemente sottoposti ha lo scopo, da un lato, di denigrare le élites non asservite al globalismo (per esempio Putin e Trump), dall’altro di esaltare l’Occidente in quanto agente attivo di quello che dovrebbe essere un processo storico ineluttabile, la globalizzazione, mentre invece è un’ideologia, il globalismo o mondialismo, che è la versione laica e moderna della dottrina della seconda venuta di Cristo, o più precisamente della parusia intermedia.

Usare il termine “globalizzazione” (il suffisso -zione forma nomi di azione) fa parte della propaganda di guerra dell’Occidente, è un trucco semantico, mentre invece il termine corretto è “globalismo” o “mondialismo” (il suffisso -ismo forma nomi astratti).

In tal modo l’Occidente vorrebbe farci credere che trattasi di un processo naturale indipendente dalla volontà umana, ossia di un processo storico ineluttabile, e non di una costruzione ideologica (che dipende ovviamente da una deliberata volontà).

Da tempo sostengo che l’origine del globalismo, come per tutte le ideologie antistato, si trova in quella prescrizione di eliminare lo Stato che è contenuta nell’Apocalisse di Giovanni, l’ultimo libro del Nuovo Testamento, prescrizione che nel corso di quasi venti secoli si è depositata nell’inconscio collettivo dell’Occidente, costituendo così un potentissimo e letale meme egoista.

I termini “meme” e “meme egoista” sono stati coniati dal biologo evoluzionista Richard Dawkins nella sua fondamentale opera Il gene egoista (*).

“Eliminare lo Stato” è quindi un meme egoista, è un virus memetico che ha infettato l’Occidente e che lo sta uccidendo, in quanto non si può vivere senza Stato: lo Stato è l’istituzione politica che difende la comunità dall’aggressione di stranieri e dai torti reciproci, e quindi è ineliminabile, perché le aggressioni e i torti (ossia il Male) non possono essere eliminati dal genere umano.

Per non parlare della povertà che il mondialismo impone a chiunque non faccia parte dell’élite, dato che questa ideologia antistato utilizza l’ultracapitalismo come mezzo specifico per eliminare lo Stato.

In conclusione, il mondialismo è un virus memetico.

Ho scritto più volte dei memi egoisti e di Richard Dawkins, vedi per esempio qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2017/01/14/le-idee-politiche-di-richard-dawkins-non-centrano-nulla-con-la-teoria-dei-memi/

Per inciso, l’ironia della sorte vuole che Richard Dawkins sia un mondialista militante e allo stesso tempo un ateo militante: non penso quindi che egli possa gradire la mia spiegazione del mondialismo.

Per quanto riguarda il Cristianesimo orientale, come ho scritto in un post precedente:

«Nel Cristianesimo orientale, ossia ortodosso, anche se nel canone ortodosso è presente l’Apocalisse di Giovanni, la situazione è del tutto differente, per ragioni storiche e culturali.

Infatti nell’Impero romano d’Oriente la strategia antistato del Cristianesimo fu perfettamente neutralizzata dal geniale stratagemma di Costantino il Grande, stratagemma noto col nome di cesaropapismo, che consiste nella subordinazione della Chiesa allo Stato.

La parte orientale del Cristianesimo rappresenta il tentativo, perfettamente riuscito, dell’Impero romano di neutralizzare le istanze eversive di questa religione.»

https://luigicocola.wordpress.com/2016/07/06/lorigine-del-mondialismo/

Proprio per tale motivo ai russi non serve capire cos’è veramente il mondialismo e qual è la sua vera origine: essi si trovano in uno scenario privilegiato, nel quale, per poter resistere efficacemente al mondialismo, è sufficiente ribadire la tradizione cristiana ortodossa.

Agli occidentali questo assolutamente non basta, perché nella tradizione cristiana occidentale (sia in quella cattolica che in quella protestante) sono presenti storicamente cospicui elementi di eversione (dei quali Papa Bergoglio rappresenta la ricomparsa), senza contare poi che con John Locke, come ho mostrato in dettaglio più volte, la prescrizione di eliminare lo Stato ha assunto forma filosofica, svincolandosi così dalla religione cristiana ed entrando così a far parte del patrimonio culturale laico dell’Occidente.

È imperativo quindi che l’Occidente capisca cos’è il mondialismo e qual è la sua origine.

Non c’è altra via di salvezza.

———–

(*) Richard Dawkins, Il gene egoista, Zanichelli, 1979 (trad. it. di The Selfish Gene, Oxford University Press, 1976, first edition), pagg. 162-172.

Copyright © 2017 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

L’Occidente camuffa da scienza la propria ideologia

28 luglio 2014

Camuffare da scienza la propria ideologia è uno stratagemma ben noto.

Anche l’Occidente lo adopera, per esempio farfugliando formulette della teoria dei giochi come fa Anthony de Jasay:

https://luigicocola.wordpress.com/2014/05/20/essere-contro-lo-stato-non-e-monopolio-della-sinistra/

Così poi leader politici che vogliono eliminare lo Stato, come Obama e la Merkel, possono affermare che chi vuole difenderlo, come Putin, non è a contatto con la realtà, è dal lato sbagliato della storia:

https://luigicocola.wordpress.com/2014/03/04/chi-e-a-contatto-con-la-realta-chi-e-dal-lato-giusto-della-storia/

Ma tutta questa gentaglia che vuole eliminare lo Stato non può uccidere la Ragione, che da Parmenide in poi illumina le menti degli uomini: “…giudica con la ragione…”.

Copyright © 2014 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

Essere contro lo Stato non è monopolio della sinistra

20 maggio 2014

Da tempo sostengo che la sinistra europea attuale (compresa quella italiana) è contro lo Stato, vedi per esempio qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2014/03/23/ecco-perche-le-sinistre-europee-vogliono-leuro/

Ma essere contro lo Stato non è monopolio della sinistra.

Leggiamo un articolo di Antonio Martino pubblicato il 16/10/2008 sul sito dell’Istituto Bruno Leoni (IBL) e intitolato La cintura di castità:

«Il più grande filosofo politico vivente, Anthony de Jasay, economista inglese nato in Ungheria e residente in Francia, nel suo capolavoro The State (1985), pietra miliare del pensiero politico moderno, mette in guardia nei confronti dell’illusione che sia sufficiente un vincolo costituzionale qualsiasi per impedire che lo Stato straripi dai suoi compiti istituzionali, invadendo la società e mettendo in pericolo le libertà personali. Una cintura di castità con la chiave a portata di mano, dice de Jasay, può al massimo ritardare il corso naturale degli eventi.»

http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=7166

Chi è Antonio Martino? Leggiamo da Wikipedia:

«A fine 1993 è stato tra i fondatori di Forza Italia (la sua tessera di partito porta il numero “2”, dopo quella di Silvio Berlusconi).»

In seguito ha ricoperto la carica di «Ministro degli esteri nel primo Governo Berlusconi» e quella di «Ministro della difesa (Governi Berlusconi II e III)»

http://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Martino

Questo significa solo una cosa: che Forza Italia e Silvio Berlusconi in realtà sono sempre stati per l’eliminazione dello Stato.

Ecco infatti un passo significativo di The State di Anthony de Jasay:

«Among men and groups of men, it is harder to judge the viability of the state of nature than among nations. Civilized men have long been the subjects of states, so we have no opportunity to observe how well they would cooperate in the state of nature. Hence we cannot even pretend empirically to assess the difference it makes to have a state. Would people honour contracts in the absence of an enforcing agent possessing the monopoly of last-resort force? It used to be held that since it is every man’s interest that all other men should keep their word and that he should be free to break his, social cooperation could not be maintained on a voluntary basis. In the technical language of decision theory, a properly constructed “prisoners’ dilemma” could not have a non-imposed cooperative solution. Recent contributions of mathematics and psychology to the social sciences teach us that if men confront such dilemmas repeatedly, this need not be so. Results teach them, and expected results induce them, to cooperate spontaneously [il corsivo è mio]. Any argument that, since the state must force them to cooperate, they would not have done so without being forced is, of course, a non sequitur

(Anthony de Jasay, The State, Liberty Fund, 1998, Introduction, http://oll.libertyfund.org/titles/jasay-the-state, data di accesso odierna)

In un post precedente avevo scritto:

«Leggiamo questo passo di un notissimo testo di scienza politica:

«CAN COOPERATION OCCUR WITHOUT THE STATE?

According to Hobbes (1651/1994), life in the state of nature is “solitary, poor, nasty, brutish, and short.” This seemed to be confirmed when we found that both players in our State of Nature Game had a dominant strategy to steal rather than refrain—both players were better off stealing no matter what the other player was doing. Hobbes believed that the only way to get individuals in the state of nature to cooperate and refrain was to create a state with sufficient power to “awe” them. As we saw in our Civil Society Game, the threat of a large enough punishment by the state was sufficient to get the players to refrain. In fact, both players now had a dominant strategy to cooperate and refrain. In effect, this is Hobbes’s justification for the existence of the state. Some scholars, however, have challenged this justification by arguing that cooperation can emerge through a decentralized process in the state of nature; you do not always need to create a sovereign or a state (Axelrod 1981, 1984; Taylor 1976). These scholars claim that cooperation can occur without a sovereign as long as the individuals in the state of nature repeatedly interact with each other and care sufficiently about the future benefits of cooperation. Earlier in the chapter, we saw that cooperation or refraining was not possible when the State of Nature Game was played once. But let’s now examine what happens if the individuals in the state of nature play the game over and over again…

…The important point here is that cooperation can occur in the state of nature without needing to create a state. In effect, cooperation can evolve in the state of nature as long as the players are sufficiently concerned about the potential benefits of future cooperation. This conclusion runs directly counter to the claims of social contract theorists like Hobbes and provides support for groups like anarchists who believe that society can survive, and thrive, without a state.
That cooperation can be sustained in equilibrium without a state does not necessarily mean that we should all become anarchists, though. It turns out that cooperation is only one of a whole host of possible equilibria in the infinitely repeated State of Nature Game. For example, it is also a Nash equilibrium for both players to steal. This is relatively easy to see. If your opponent is always going to steal, then you never have an incentive to unilaterally deviate—you will always steal as well. Thus, (Steal; Steal) is another Nash equilibrium. Game theory cannot tell us which equilibrium is most likely to occur in these circumstances. As a result, there is no reason to believe that the cooperative outcome will be any more likely to occur than any of the other equilibrium outcomes. That cooperation can be sustained in equilibrium without a state does not guarantee that cooperation will, in fact, occur. Moreover, it actually takes a lot of effort for the players to sustain cooperation in the state of nature because everyone has to monitor everyone else to see who is stealing and who is not. It is also requires that the individuals get together to punish those people who have been caught stealing. In sum, although it is possible for cooperation to occur in the state of nature without a state, relying on it to emerge through some decentralized process may not be the best thing to do—the creation of a state may be a more preferable and reliable route to cooperative outcomes.»

(William Roberts Clark, Matt Golder, Sona Nadenichek Golder, Principles of Comparative Politics, CQ Press, 2013, second edition, pagg. 138-142)»

Insomma, il concetto surriportato in corsivo di Anthony de Jasay («Il più grande filosofo politico vivente» secondo Antonio Martino, uno dei fondatori di Forza Italia), ossia che la teoria dei giochi dimostra che lo Stato è inutile, è erroneo.

E tale concetto è basilare nell’opera di Anthony de Jasay di cui stiamo parlando, ossia The State.

Inoltre, come avevo scritto nello stesso post:

«Oltre a ciò, è mia opinione che l’argomento di Thomas Hobbes a cui viene applicata da tutti la teoria dei giochi, ossia, come scrivono William Roberts Clark et al., «Hobbes believed that the only way to get individuals in the state of nature to cooperate and refrain was to create a state with sufficient power to “awe” them.» (vedi a questo proposito: Thomas Hobbes, Leviatano, Laterza, 2009, pag. 143), non è affatto l’argomento migliore fornito dal saggio di Malmesbury per dimostrare la necessità dello Stato.

La grandezza di Thomas Hobbes sta nell’aver fornito un altro argomento per dimostrare incontrovertibilmente la necessità dello Stato (ibid., pag. 140 e pag. 142)…»

https://luigicocola.wordpress.com/2014/05/05/la-teoria-dei-giochi-dimostra-che-lo-stato-e-inutile-e-falso/

Qual è l’argomento incontrovertibile fornito da Hobbes per dimostrare la necessità dello Stato?

Come avevo scritto in un altro post:

«Il nodo della questione è espresso da Hobbes con queste parole:

“Divergendo, infatti, nelle opinioni concernenti il miglior uso e la migliore applicazione della loro forza, non si aiutano, ma si ostacolano a vicenda e, con la reciproca opposizione, riducono la loro forza a nulla…”

(Thomas Hobbes, op. cit., pag. 140)

Nell’originale inglese:

“For being distracted in opinions concerning the best use and application of their strength, they do not help, but hinder one another, and reduce their strength by mutual opposition to nothing…”

(Thomas Hobbes, Leviathan, prepared for the McMaster University Archive of the History of Economic Thought by Rod Hay, pag. 104, XVII: Of the Causes, Generation, and Definition of a Commonwealth, disponibile su: http://ebookbrowsee.net/gdoc.php?id=52021357&url=9d32467d4831e17f19d83845ff1deac8&c=146451481, data di accesso odierna)

Ho denominato la spiegazione di Hobbes (depurandola dalla sua faziosità politica) Principio di Hobbes in entrambi i miei saggi di scienza politica (Il leviatano senza spada – Una teoria del popolo italiano e del Cristianesimo, pagg. 40-43; Le nuove forme dell’utopia: europeismo e multiculturalismo – Come e perché l’Occidente cerca ripetutamente di suicidarsi, pagg. 19-23).

Lo Stato consiste in questo: nel porre sotto un solo centro di comando (che può essere costituito da un uomo o da più uomini) il potere della forza fisica di tutti i membri di una comunità, perché solo così si può assicurare, per quanto riguarda l’esercito, la coordinazione e la strategia e, per quanto riguarda la legge, la terzietà e l’imparzialità.

Si tratta dunque del modo di gestire efficacemente il potere della forza fisica in tutti i gruppi umani che gestiscono tale potere (anche nei piccoli gruppi e perfino quando non c’è il fattore territorio di cui scrisse Max Weber, per esempio nelle popolazioni nomadi).

Ciò non va confuso con la forma di governo, che è tutt’altra cosa.»

https://luigicocola.wordpress.com/2014/05/03/siamo-in-mezzo-a-un-conflitto-mondiale-ma-nessuno-ne-parla/

Copyright © 2014 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

La teoria dei giochi dimostra che lo Stato è inutile? È falso

5 maggio 2014

Nel post precedente ho scritto:

«Però a partire dalla filosofia politica di John Locke (1690) è nato un tipo nuovo di ideologia antistato: sostanzialmente cristiana, ma formalmente filosofica, e verso la quale l’Occidente è indifeso, perché non ne riconosce la natura religiosa e irrazionale.

Nella cultura occidentale si è creata così, nel corso degli ultimi tre secoli, una capziosa e fallace Weltanschauung, la quale tenta di rendere razionale ciò che è invece assolutamente irrazionale: il mito dell’inutilità e della dannosità dello Stato.»

https://luigicocola.wordpress.com/2014/05/03/siamo-in-mezzo-a-un-conflitto-mondiale-ma-nessuno-ne-parla/

Ebbene, uno degli argomenti ingannevoli più recenti di questa capziosa e fallace Weltanschauung riguarda la teoria dei giochi, una teoria matematica che viene spesso utilizzata allo scopo di dimostrare che lo Stato è inutile.

Ma se la teoria dei giochi è correttamente applicata, essa non dimostra affatto che lo Stato è inutile.

Leggiamo questo passo di un notissimo testo di scienza politica:

«CAN COOPERATION OCCUR WITHOUT THE STATE?

According to Hobbes (1651/1994), life in the state of nature is “solitary, poor, nasty, brutish, and short.” This seemed to be confirmed when we found that both players in our State of Nature Game had a dominant strategy to steal rather than refrain—both players were better off stealing no matter what the other player was doing. Hobbes believed that the only way to get individuals in the state of nature to cooperate and refrain was to create a state with sufficient power to “awe” them. As we saw in our Civil Society Game, the threat of a large enough punishment by the state was sufficient to get the players to refrain. In fact, both players now had a dominant strategy to cooperate and refrain. In effect, this is Hobbes’s justification for the existence of the state. Some scholars, however, have challenged this justification by arguing that cooperation can emerge through a decentralized process in the state of nature; you do not always need to create a sovereign or a state (Axelrod 1981, 1984; Taylor 1976). These scholars claim that cooperation can occur without a sovereign as long as the individuals in the state of nature repeatedly interact with each other and care sufficiently about the future benefits of cooperation. Earlier in the chapter, we saw that cooperation or refraining was not possible when the State of Nature Game was played once. But let’s now examine what happens if the individuals in the state of nature play the game over and over again…

…The important point here is that cooperation can occur in the state of nature without needing to create a state. In effect, cooperation can evolve in the state of nature as long as the players are sufficiently concerned about the potential benefits of future cooperation. This conclusion runs directly counter to the claims of social contract theorists like Hobbes and provides support for groups like anarchists who believe that society can survive, and thrive, without a state.
That cooperation can be sustained in equilibrium without a state does not necessarily mean that we should all become anarchists, though. It turns out that cooperation is only one of a whole host of possible equilibria in the infinitely repeated State of Nature Game. For example, it is also a Nash equilibrium for both players to steal. This is relatively easy to see. If your opponent is always going to steal, then you never have an incentive to unilaterally deviate—you will always steal as well. Thus, (Steal; Steal) is another Nash equilibrium. Game theory cannot tell us which equilibrium is most likely to occur in these circumstances. As a result, there is no reason to believe that the cooperative outcome will be any more likely to occur than any of the other equilibrium outcomes. That cooperation can be sustained in equilibrium without a state does not guarantee that cooperation will, in fact, occur. Moreover, it actually takes a lot of effort for the players to sustain cooperation in the state of nature because everyone has to monitor everyone else to see who is stealing and who is not. It is also requires that the individuals get together to punish those people who have been caught stealing. In sum, although it is possible for cooperation to occur in the state of nature without a state, relying on it to emerge through some decentralized process may not be the best thing to do—the creation of a state may be a more preferable and reliable route to cooperative outcomes.»

(William Roberts Clark, Matt Golder, Sona Nadenichek Golder, Principles of Comparative Politics, CQ Press, 2013, second edition, pagg. 138-142)

Quindi la proposizione «la teoria dei giochi dimostra che lo Stato è inutile» è falsa.

Oltre a ciò, è mia opinione che l’argomento di Thomas Hobbes a cui viene applicata da tutti la teoria dei giochi, ossia, come scrivono William Roberts Clark et al., «Hobbes believed that the only way to get individuals in the state of nature to cooperate and refrain was to create a state with sufficient power to “awe” them.» (vedi a questo proposito: Thomas Hobbes, Leviatano, Laterza, 2009, pag. 143), non è affatto l’argomento migliore fornito dal saggio di Malmesbury per dimostrare la necessità dello Stato.

La grandezza di Thomas Hobbes sta nell’aver fornito un altro argomento per dimostrare incontrovertibilmente la necessità dello Stato (ibid., pag. 140 e pag. 142), cioè quello di cui ho scritto nel post precedente, argomento che ho denominato (depurandolo dalla sua faziosità politica) Principio di Hobbes in entrambi i miei saggi di scienza politica (Il leviatano senza spada – Una teoria del popolo italiano e del Cristianesimo, pagg. 40-43; Le nuove forme dell’utopia: europeismo e multiculturalismo – Come e perché l’Occidente cerca ripetutamente di suicidarsi, pagg. 19-23).

Copyright © 2014 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.