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Successo della 2° conferenza nazionale sulla Modern Money Theory (MMT) di Rimini

21 ottobre 2012

La 2° conferenza nazionale sulla Modern Money Theory (MMT) di Rimini del 20-21 ottobre (il 27-28 ottobre ci sarà quella di Cagliari) ha avuto un buon successo, tenuto conto delle polemiche che l’hanno preceduta.

Vedi il mio post del 14 ottobre, Barnard, gli economisti americani dell’MMT e Reggio Calabria:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/10/14/barnard-gli-economisti-americani-dellmmt-e-reggio-calabria/

Come infatti scrive Roberto Santilli il 20 ottobre, cioè ieri:

«Al convegno non hanno preso parte gli economisti Stephanie Kelton, Marshall Auerback, Bill Black, economisti che avevano segnato, con Parguez e Michael Hudson, il summit dello scorso febbraio, e James Galbraith e Pavlina Tcherneva, per aver scelto di portare la Mmt dal presidente della Regione Calabria Giuseppe Scopelliti, “pluri inquisito – spiega Barnard motivando la decisione di lasciarli fuori dal summit – gravato da una condanna in primo grado, e da altri seri problemi giudiziari, come ampiamente riportato dagli atti e dalla cronaca, che io colpevolmente ignoravo o sottovalutavo”.»

http://www.abruzzoweb.it/contenuti/economia-summit-mmt-disoccupazione-e-crimine-contro-lumanita/496320-327/

Della questione di Reggio Calabria aveva scritto anche l’Huffington Post, sia nell’edizione italiana, sia nell’edizione U.S.:

«Il Viminale ha sciolto per mafia il Comune di Reggio Calabria. E’ la prima volta in 21 anni, da quando esiste la legge, che viene presa una decisione del genere. Una decisione che mette politicamente nei guai l’ex sindaco – ed attuale governatore della Calabria – Giuseppe Scopelliti, già rinviato a giudizio per reati connessi alla sua gestione.»

http://www.huffingtonpost.it/2012/10/09/il-viminale-scioglie-per-mafia-il-comune-di-reggio-calabria_n_1951822.html

«The government of Reggio Calabria, a southern city that is an `ndrangheta stronghold, was dissolved on Tuesday. Three commissioners will run the city until elections in 18 months’ time.»

http://www.huffingtonpost.com/huff-wires/20121010/eu-italy-mafia-arrest/

Comunque, come scrive Roberto Santilli, gli intervenuti al 2° summit MMT di Rimini sono stati «un migliaio», che non sono certo pochi.

Sempre dal post di Santilli apprendiamo che Warren Mosler ha affermato:

«”L’Italia può pagare in Lire, o nella nuova moneta, tutto ciò che è in vendita. Non è possibile esaurirle, le Lire. L’inflazione, come abbiamo giò spiegato, non è un probolema se gestita con una moneta sovrana. Non è un problema neanche la piena occupazione. Essendo inesauribile, la Lira, come ogni moneta posseduta ed emessa da uno Stato sovrano, c’è la possibilità di dare un lavoro a tutti, garantendo uno stipendio decente per vivere bene ai lavoratori”.»

Come si può notare, il punto è lo «Stato sovrano» e la «moneta sovrana».

Interessante anche il post di Roberto Santilli di oggi, cioè del 21 ottobre, dal quale apprendiamo che:

«Prima di iniziare e dopo la performance di Forstater, che ha ‘suonato’ a parole il ‘blues della Mmt’, Barnard ha lasciato la parola a Rossella Giavarini, imprenditrice di Parma e presidente di Reimpresa, associazione che si è fatta promotrice del summit.

“Non lasceremo distruggere le nostre imprese – ha dichiarato la Giavarini – quello che sta succedendo alle nostre aziende è un crimine, ma noi non siamo delle multinazionali potenti, noi siamo persone che hanno lavorato sempre. Chiediamo a tutti gli imprenditori, alle casalinghe, ai giovani, alle persone comuni, di unirsi a noi in questa lotta per salvare l’Italia”.»

http://www.abruzzoweb.it/contenuti/summit-mmt-ultimo-giorno-di-lezioni-e-ora-di-uscire-dalleurocrimine/496384-327/

Copyright © 2012 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

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Sono gli europei ad essersi rincretiniti

17 ottobre 2012

«Obama: “Mi batterò per chi lavora a fare grande questa nazione”»

http://www.huffingtonpost.it/2012/10/16/elezioni-americane-second_n_1970564.html?utm_hp_ref=elezioni-americane

Come è facile constatare, gli americani sono per lo stato-nazione.

Sono gli europei ad essersi rincretiniti.

Copyright © 2012 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

Barnard, gli economisti americani dell’MMT e Reggio Calabria

14 ottobre 2012

Paolo Barnard, il noto giornalista, divulgatore e propugnatore della Modern Money Theory, MMT, in agosto aveva annunciato (per il 20-21 ottobre a Rimini e per il 27-28 ottobre a Cagliari) la seconda conferenza nazionale su tale teoria economica, avendo come relatori vari economisti americani sostenitori di quest’ultima, più Alain Parguez, che è francese (la prima conferenza nazionale si era tenuta a Rimini lo scorso febbraio, riscuotendo un buon successo).

In precedenza, era stato proposto a Barnard di organizzare una conferenza a Reggio Calabria. Ma le lunghe trattative per organizzarla hanno poi prodotto una rottura tra Barnard e la maggior parte degli economisti americani di cui sopra, nel senso che Barnard si è alla fine rifiutato, mentre questi ultimi hanno deciso di andarci senza di lui.

Le cose ora stanno così: la seconda conferenza nazionale MMT si terrà nei giorni e nei luoghi suddetti, con gli interventi di Warren Mosler, Mathew Forstater e Alain Parguez, mentre gli altri economisti americani dell’MMT andranno a un convegno che si terrà a Reggio Calabria (e cioè, pare, nella sede del Consiglio Regionale della Calabria).

Ma, quando tutti, o quasi, biasimavano Barnard per la spaccatura prodotta dal suo rifiuto di andare a Reggio Calabria, ecco il colpo di scena.

Il 9 ottobre La Repubblica esce con quest’articolo:

«Il Viminale scioglie per mafia

il comune di Reggio Calabria

Il ministro Cancellieri: “Un atto sofferto, fatto a favore della città”. La pesantissima relazione del Prefetto»

«Reggio Calabria – Il Viminale ha sciolto per mafia il Comune di Reggio Calabria. E’ la prima volta in 21 anni, da quando esiste la legge, che viene presa una decisione del genere. Una decisione che mette politicamente nei guai l’ex sindaco – ed attuale governatore della Calabria – Giuseppe Scopelliti, già rinviato a giudizio per reati connessi alla sua gestione. Lo scioglimento del comune di Reggio Calabria “è stato un atto sofferto fatto a favore della città” ha dichiarato il ministro. Già nominato Commissario Vincenzo Perico, attuale Prefetto di Crotone.»

http://www.repubblica.it/cronaca/2012/10/09/news/scioglimento-44197399/?ref=HREC1-4

Da notare che la notizia è stata ripresa anche dall’edizione italiana dell’Huffington Post:

http://www.huffingtonpost.it/2012/10/09/il-viminale-scioglie-per-mafia-il-comune-di-reggio-calabria_n_1951822.html

Cos’è l’Huffington Post? Vedi qui:

http://it.wikipedia.org/wiki/The_Huffington_Post

Ecco cosa aveva scritto Barnard sull’argomento (prima del 9 ottobre, cioè il 5 ottobre):

«Ho licenziato dalla lista dei relatori, e da future collaborazioni con me in Italia, Stephanie Kelton, Marshall Auerback e James Galbraith, per gravi violazioni di ordine deontologico ed etico. Costoro, assieme agli altri MMT Bill Black e Pavlina Tcherneva, hanno accettato di offrire il prestigio accademico della MMT al Presidente della Regione Calabria Giuseppe Scopelliti (e ad alcuni suoi faccendieri diffamatori e amici di massoni in seconda). Scopelliti è un politico pluri inquisito, gravato da una condanna in primo grado, e da altri seri problemi giudiziari, come ampiamente riportato dagli atti e dalla cronaca, che io colpevolmente ignoravo o sottovalutavo. Mi sono ravveduto, in fretta. Ritengo infatti che se la MMT viene portata in pompa magna, e pubblicamente, a dar lustro a un politico così legalmente compromesso, si rischia la fine della sua credibilità in Italia, di tutto il mio lavoro di tre anni, e di quello di chi ha faticato con me, con un danno tragico al beneficio che la MMT può offrire a questo Paese in crisi disperata. La MMT può e deve andare come consulenza a (quasi) chiunque la richieda, ma non come marchio di prestigio pubblico di un politico o di un partito, meno che meno di quelli indagati o condannati. Significa bollarla e squalificarla per tutto il resto della cittadinanza.

I miei ex relatori Kelton, Auerback e Galbraith, con Black e Tcherneva, non hanno avuto alcuna remora nella loro scelta, devastante, e ciò che più m’indigna è che nel loro Paese – dove per molto meno qualsiasi personaggio pubblico viene distrutto nella reputazione – essi non si sarebbero neppure sognati di compiere una simile scelleratezza. Fra l’altro trovo comico (e indecente), mi si permetta, che il prode criminologo Bill Black siederà pacioso a fianco di un politico già condannato e pluri indagato. In ogni caso essi non posseggono più da questo momento i requisiti di trasparenza ed etica necessari a contribuire a ciò che io, e chi lavora con me, stiamo cercando di costruire in Italia con la MMT. A noi rimangono Warren Mosler, Alain Parguez e Mathew Forstater, un team eccezionale.»

http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=463

Che ciò sia stato scritto da Barnard prima del 9 ottobre è provato da vari documenti rintracciabili in rete, p.e. questo:

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=10907

Tirate le somme, in questa vicenda Barnard è risultato vincente, laddove invece l’avevano dato tutti, o quasi, per perdente.

L’uomo è più in gamba di quanto molti pensassero.

Copyright © 2012 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

Cretinismo europeista

1 ottobre 2012

Leggo un articolo di Bernard-Henri Lévy, Federalismo o morte (titolo francese: Construire l’Europe politique, ou mourir; titolo inglese: Build a Political Europe, or Die), in cui egli sostiene: “Se non si fa l’Europa politica, l’euro scomparirà.”

E fin qui sono d’accordo.

Il bello (per modo di dire) è che egli pensa possibile l’unione politica dei popoli europei, anzi la propugna. E per sostenere questa tesi, che io trovo non solo assurda, ma anche ridicola, egli porta degli esempi:

“Non dobbiamo dimenticare che l’euro non è la prima esperienza di moneta unica tentata dall’Occidente. Ve ne sono state almeno sei, la cui storia – anche se come sempre le situazioni non sono paragonabili – è ricca di insegnamenti.

Due sono fallite in modo evidente e sono fallite proprio a causa degli egoismi nazionali sommati alle disuguaglianze di sviluppo fra paesi che non potevano – senza unirsi – parlare la stessa lingua monetaria (del resto nel primo caso l’episodio chiave è stato proprio il fallimento della Grecia!). Si tratta di due avventure oggi dimenticate: l’Unione latina (1865-1927) e l’Unione scandinava (1873-1914).

Due invece hanno avuto successo, un successo evidente e rapido. E questo successo è stato possibile perché il processo di unificazione monetaria è stato accompagnato da un’unificazione politica. Si tratta della nascita del franco svizzero che nel 1848, con la costituzione che dà vita alla Confederazione elvetica dopo mezzo secolo di incertezze dovute al rifiuto di pagare il prezzo politico dell’unione economica. La moneta sostituisce le varie monete locali coniate dalle città, cantoni e territori.

L’altro successo è rappresentato dalla lira italiana, che trionfa al momento dell’unità italiana sulla miriade di monete indicizzate agli stati tedeschi, al franco o basate sulle tradizioni ducali o delle vecchie repubbliche.

Due, infine, hanno proceduto nell’incertezza ma alla fine hanno avuto successo. Due unioni che hanno creato una moneta veramente comune, ma solo dopo mille crisi, passi indietro, abrogazioni provvisorie e grazie a dei dirigenti coraggiosi che avevano capito che una moneta unica può esistere solo sostenuta da un bilancio, da una fiscalità, da un regime di distribuzione delle risorse, da un diritto del lavoro, da regole della vita sociale, in altre parole da una politica realmente comune.

Questa è la storia del nuovo marco, che circa 40 anni dopo lo Zollverein del 1834 si è imposto sul fiorino, sul tallero, sul kronenthaler e sugli altri marchi delle città anseatiche; ed è la storia del dollaro, che ha impiegato cento anni per imporsi e che in realtà lo ha fatto solo dopo che si era acconsentito a federare il debito degli Stati membri dell’Unione.”

In italiano:

http://www.presseurop.eu/it/content/article/2777571-federalismo-o-morte

In francese:

http://www.lepoint.fr/editos-du-point/bernard-henri-levy/construire-l-europe-politique-ou-mourir-13-09-2012-1505713_69.php

in inglese:

http://www.huffingtonpost.com/bernardhenri-levy/build-a-political-europe-_b_1880214.html

Insomma, Bernard-Henri Lévy ci racconta che, su sei esperienze di moneta unica tentate in Occidente, due sono fallite e quattro sono riuscite.

Le due fallite riguardano proprio monete uniche con popoli diversi tra loro (l’Unione Monetaria Latina e l’Unione Monetaria Scandinava), ossia la stessa identica situazione dell’Unione Europea.

Le quattro riuscite riguardano la Svizzera, l’Italia, la Germania e gli Stati Uniti.

A parte la Svizzera, a Lévy sfugge un dato che non sfuggirebbe, ne sono sicuro, al mio elettrauto: in Italia si parla l’italiano, in Germania si parla il tedesco e negli Stati Uniti si parla l’inglese.

Lévy ha descritto cioè la storia di tre popoli!

È ovvio che un popolo abbia un suo Stato sovrano (federale o non federale, questo non ha alcuna importanza) e di conseguenza una sua moneta.

L’eccezione è la Svizzera. Ma la Svizzera è un caso unico in Occidente ed essendo tale non può essere presa come esempio!

Il fatto è che in Svizzera (a parte che quattro lingue sono infinitamente meno delle ventitré lingue ufficiali dell’Unione Europea!) il patto sociale non è basato come per gli altri popoli sulla lingua comune, bensì sul fatto comune di vivere sulle Alpi, ossia su un territorio talmente montuoso da essere difendibile molto facilmente dalle aggressioni militari di stranieri: in pratica le Alpi sono una fortezza naturale. Senza le Alpi non esisterebbe questo peculiare patto sociale e non esisterebbe nemmeno la Svizzera. E infatti gli svizzeri sono ossessionati dalla sicurezza militare del loro territorio.

Questa è la realtà delle cose. Poi ci sono le utopie, a proposito delle quali Machiavelli scrisse:

“E molti si sono imaginati republiche e principati che non si sono mai visti né conosciuti essere in vero…”

(Niccolò Machiavelli, Il Principe, Rizzoli, 1991, pag. 150)

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