Posts Tagged ‘trucco semantico’

Cosa dice Massimo Cacciari e perché mi fa indignare

22 gennaio 2018

Leggo l’intervista di Francesco Bechis a Massimo Cacciari, “filosofo, politologo, professore emerito di filosofia dell’Università Vita-Salute del San Raffaele di Milano”, intervista intitolata Trump, il ceto medio, il declino e il potere. Parla Massimo Cacciari:

«Professore, la vittoria di Trump nel novembre del 2016 è stata una cesura nella storia o resterà una parentesi?
Né l’una cosa né l’altra. Trump rappresenta una possibilità reale della politica occidentale oggi. In tutti i Paesi abbiamo conosciuto fenomeni analoghi. Si tratta di una tendenza generale: di fronte ai processi della globalizzazione [il neretto è mio], ai processi cosmopolitici economici, finanziari e culturali del mondo contemporaneo è inevitabile che ci siano reazioni di tipo trumpiano…

È un fenomeno solo statunitense?
Dal mio punto di vista corriamo lo stesso rischio in Europa e in Italia. Dal momento in cui queste categorie non si sentono minimamente rappresentate sono propense a tentare qualcosa di nuovo. Da vent’anni sta succedendo e nessuno se ne è accorto. Negli anni ’90 è successo con la Lega nel Nord Italia, oggi a livello nazionale con il Movimento Cinque Stelle. A prescindere dai contenuti, queste forze politiche dimostrano questo: settori fondamentali di una democrazia come il ceto medio, la classe operaia e i lavoratori indipendenti non hanno più niente da perdere e scelgono di cambiare [il neretto è mio]…»

http://formiche.net/2018/01/20/trump-massimo-cacciari/

«processi della globalizzazione»?

Ma neanche per sogno, è il mondialismo (o globalismo)!

Vedi qui:

«Da puntualizzare che il termine corretto da adoperare è mondialismo (o globalismo), mentre mondializzazione (o globalizzazione) è un termine inesatto e improprio: come ho scritto molte volte, esso viene usato dagli adepti di questa ideologia come trucco semantico per propagandare, in modo subdolo e fraudolento, il concetto che trattasi di un processo storico ineluttabile e quindi indipendente dalla nostra volontà (il suffisso -zione è il suffisso dei nomi di azione, mentre il suffisso -ismo è il suffisso dei nomi astratti, come per esempio marxismo, comunismo, anarchismo, sansimonismo, ecc. ecc.)…»

https://luigicocola.wordpress.com/2018/01/10/la-mia-analisi-del-mondialismo-e-delle-ideologie-antistato/

«il ceto medio, la classe operaia»?

Quindi il popolo!

Vedi qui, dove parlo del mondialismo:

«2. esso è contro il popolo (*), anzi, al fine di eliminare lo Stato, vuole annientare il popolo, sia con il suo mezzo specifico, l’ultracapitalismo, che comporta la riduzione in miseria del popolo stesso (non solo la working class, ma anche la middle class), sia con altri mezzi, il più rilevante dei quali è costituito dall’invasione islamica e dal conseguente terrorismo islamico…»

https://luigicocola.wordpress.com/2018/01/21/ulteriori-precisazioni-sul-mondialismo/

Massimo Cacciari dice in questa intervista una cosa enorme, che più enorme non potrebbe essere e che io stesso ho detto più volte, cioè che la middle class e la working class (egli ovviamente la chiama classe operaia) vengono distrutte dalle attuali politiche dell’Occidente, ma, a differenza di me, la dice così, en passant, con molta levità, come se parlasse del tempo, di un fenomeno atmosferico.

Guarda, oggi piove…

È evidente la sua volontà di minimizzare.

Vorrei proprio sapere come Massimo Cacciari riesca a guardarsi in faccia ogni mattina, quando si fa la barba.

Ah già, lui non si fa la barba.

Copyright © 2018 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

By Roberto Vicario (Roberto Vicario) [CC BY-SA 3.0], via Wikimedia Commons

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Alcuni stratagemmi del mondialismo

29 marzo 2017

Ecco alcuni stratagemmi del mondialismo (in inglese potremmo dire “ploys”, termine usato p.e. in Jay Haley, Le strategie della psicoterapia, Sansoni editore, 1980, pag. 267).

Una volta svelati essi sembrano puerili e ridicoli, ma questo accade perché la potenza dei ploys sta nel contesto. Decontestualizzandoli e commentandoli mostrano la loro vera natura, che, nel caso dei ploys del mondialismo, è per l’appunto puerile e ridicola.

Così su due piedi me ne vengono in mente tre (ma pensandoci sopra a lungo chissà quanti ne potremmo trovare).

1. Il trucco semantico del “globalismo” (suffisso -ismo, nome astratto, un’ideologia, e quindi il globalismo lo si può accettare o rifiutare) che diventa truffaldinamente “globalizzazione” (suffisso -zione, nome di azione, un ineluttabile processo storico, e quindi la globalizzazione la dobbiamo subire per forza).

È ineluttabile, è inevitabile, è il Destino, è il Fato! E tu non ci puoi far niente! Niente!

Vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/06/02/donald-trump-grida-il-re-e-nudo/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/04/12/il-cicap-luaar-la-propaganda-mondialista-la-ragione-e-i-soldi/

2. Se non realizzeremo il Nuovo Ordine Mondiale, ossia se non elimineremo gli Stati, sarà impossibile far lavorare i migliori cervelli del mondo nella Silicon Valley e lo sviluppo scientifico si fermerà. Catastrofe!

Perché, è forse impossibile dare permessi speciali ai migliori cervelli del mondo e alle loro famiglie? In tutte le epoche i centri del sapere hanno attirato le migliori menti, da qualunque parte della terra provenissero, non c’è affatto bisogno di eliminare gli Stati per questo. Enrico Fermi non era un italiano dell’Italia fascista e nemica dell’America? Insomma si tratta di una balla anche stupida, mi aspettavo di meglio dai geni della Silicon Valley.

Vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/11/10/le-contraddizioni-della-silicon-valley/

3. Donald Trump è un nazionalista, Vladimir Putin è un nazionalista, qui ci deve essere del marcio: forse Trump è ricattato da Putin (la “pioggia dorata” nell’hotel di Mosca), forse è stato pagato da Putin (ma Trump non è già ricco?), chissà! Di certo è un complotto. I mondialisti che diventano complottisti!

Perché, uno non può essere nazionalista di suo? Io sono nazionalista e senza essere ricattato o pagato da Putin (magari!).

Vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2015/03/01/cosa-siamo-siamo-nazionalisti/

Copyright © 2017 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

Il delirio mondialista di Mark Zuckerberg

18 febbraio 2017

Mark Zuckerberg ha messo per iscritto su Facebook il suo delirio mondialista, intitolandolo Building Global Community:

«ROMA – Costruire una comunità globale”: si intitola così la lunga lettera scritta da Mark Zuckerberg in cui il Ceo di Facebook sottolinea il ruolo della sua piattaforma come “infrastruttura sociale ” del mondo in un periodo storico di crescente isolazionismo e rifiuto della globalizzazione. In quello che sembra un manifesto contro la visione del presidente Usa Donald Trump e la Brexit – senza mai citarli – e più in generale contro i nazionalismi, il giovane imprenditore evidenzia la necessità che l’umanità si unisca in una comunità globale che sia “solidale, sicura, informata, inclusiva e civicamente partecipe”…

…”Richiedono risposte globali anche le nostre sfide più grandi, come fermare il terrorismo, combattere il cambiamento climatico e prevenire le epidemie. Oggi il progresso – conclude Zuckerberg – richiede che l’umanità si unisca non solo in città o nazioni, ma anche come comunità globale”…»

http://www.ansa.it/sito/notizie/tecnologia/internet_social/2017/02/17/da-zuckerberg-manifesto-anti-trump_36595137-4669-4893-be87-ff5678236062.html

Dall’originale inglese:

«…Today we are close to taking our next step. Our greatest opportunities are now global — like spreading prosperity and freedom, promoting peace and understanding, lifting people out of poverty, and accelerating science. Our greatest challenges also need global responses — like ending terrorism, fighting climate change, and preventing pandemics. Progress now requires humanity coming together not just as cities or nations, but also as a global community.

This is especially important right now. Facebook stands for bringing us closer together and building a global community. When we began, this idea was not controversial. Every year, the world got more connected and this was seen as a positive trend. Yet now, across the world there are people left behind by globalization, and movements for withdrawing from global connection. There are questions about whether we can make a global community that works for everyone, and whether the path ahead is to connect more or reverse course…

…It’s an honor to be on this journey with you. Thank you for being part of this community, and thanks for everything you do to make the world more open and connected [il neretto è mio].»

https://www.facebook.com/notes/mark-zuckerberg/building-global-community/10154544292806634

Mark Zuckerberg è palesemente in preda al tipico delirio mondialista, le sue sciocche e ignoranti parole confermano in pieno tutto ciò che ho scritto a proposito del mondialismo e la mia teoria unificata delle ideologie antistato, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2017/01/23/ulteriori-considerazioni-su-george-soros-e-sulloccidente/

https://luigicocola.wordpress.com/2017/01/20/george-soros-insulta-il-popolo-degli-stati-uniti-damerica/

https://luigicocola.wordpress.com/2016/12/27/confermato-soros-e-zuckerberg-sono-alleati/

Ma il problema non è affatto costituito dalle opinioni di Mark Zuckerberg, egli può avere tutte le opinioni che vuole ed è liberissimo di dirle.

Il problema è che quest’uomo ha troppo potere.

Veramente troppo.

Non dovrebbe mai essere consentito a un uomo solo di avere tutto questo potere, eccetto che per i leader legittimi di un popolo, di una nazione.

Copyright © 2017 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

Il mondialismo è un virus memetico

15 febbraio 2017

Invece di baloccarmi con le idee vecchie e sbagliate di Rousseau, o di Marx, o di Evola o di altri ancora, come taluni fanno, ho da tempo elaborato una mia spiegazione (teoria unificata delle ideologie antistato) dell’immane disastro in cui si trova oggi l’Occidente, il quale per giunta vuole a tutti costi trascinare in questo suo disastro il resto del mondo, fortunatamente refrattario a esso.

E l’Occidente cerca di fare ciò non con la “cooperation” di cui tanto farnetica Anthony de Jasay (usando come parole magiche le formulette della teoria dei giochi che furbescamente e farsescamente i cinesi oggi ripetono), ma bensì con il mezzo (assai primitivo?) della guerra, cioè con la NATO, avendo l’obiettivo manifesto di eliminare le attuali élites dei popoli non occidentali e di sostituirle con élites asservite al globalismo, in altre parole con governi fantoccio disposti a vendere il proprio stesso popolo al globalismo, cioè disposti ad annientare il proprio stesso popolo (come per esempio il fu governo Renzi in Italia e il fu governo Obama negli USA).

Per una confutazione dell’argomento che Anthony de Jasay adopera nel suo maldestro tentativo di dimostrare l’inutilità dello Stato mediante la matematica:

https://luigicocola.wordpress.com/2014/05/20/essere-contro-lo-stato-non-e-monopolio-della-sinistra/

Il termine “governo fantoccio” è la traduzione italiana dell’inglese “puppet government“:

«The first recorded use of the term “puppet government” is from 1884, in reference to the Khedivate of Egypt.[6]»

https://en.wikipedia.org/wiki/Puppet_state

Ecco perché l’Occidente si ostina a voler attaccare militarmente la Russia, altro che storie, altro che “Putin è un killer”:

https://it.sputniknews.com/mondo/201702064034367-Cremlino-ritiene-offensive-parole-di-un-giornalista-che-ha-definito-Putin-killer/

Come ho scritto in un mio post di qualche anno fa:

«Del resto l’Occidente spinge sul pedale della propaganda in modo forsennato: per esempio grida che vuole portare in tutto il mondo la democrazia, mentre invece la verità è che vuole eliminare lo Stato.»

https://luigicocola.wordpress.com/2014/05/03/siamo-in-mezzo-a-un-conflitto-mondiale-ma-nessuno-ne-parla/

La propaganda di guerra a cui noi tutti siamo incessantemente sottoposti ha lo scopo, da un lato, di denigrare le élites non asservite al globalismo (per esempio Putin e Trump), dall’altro di esaltare l’Occidente in quanto agente attivo di quello che dovrebbe essere un processo storico ineluttabile, la globalizzazione, mentre invece è un’ideologia, il globalismo o mondialismo, che è la versione laica e moderna della dottrina della seconda venuta di Cristo, o più precisamente della parusia intermedia.

Usare il termine “globalizzazione” (il suffisso -zione forma nomi di azione) fa parte della propaganda di guerra dell’Occidente, è un trucco semantico, mentre invece il termine corretto è “globalismo” o “mondialismo” (il suffisso -ismo forma nomi astratti).

In tal modo l’Occidente vorrebbe farci credere che trattasi di un processo naturale indipendente dalla volontà umana, ossia di un processo storico ineluttabile, e non di una costruzione ideologica (che dipende ovviamente da una deliberata volontà).

Da tempo sostengo che l’origine del globalismo, come per tutte le ideologie antistato, si trova in quella prescrizione di eliminare lo Stato che è contenuta nell’Apocalisse di Giovanni, l’ultimo libro del Nuovo Testamento, prescrizione che nel corso di quasi venti secoli si è depositata nell’inconscio collettivo dell’Occidente, costituendo così un potentissimo e letale meme egoista.

I termini “meme” e “meme egoista” sono stati coniati dal biologo evoluzionista Richard Dawkins nella sua fondamentale opera Il gene egoista (*).

“Eliminare lo Stato” è quindi un meme egoista, è un virus memetico che ha infettato l’Occidente e che lo sta uccidendo, in quanto non si può vivere senza Stato: lo Stato è l’istituzione politica che difende la comunità dall’aggressione di stranieri e dai torti reciproci, e quindi è ineliminabile, perché le aggressioni e i torti (ossia il Male) non possono essere eliminati dal genere umano.

Per non parlare della povertà che il mondialismo impone a chiunque non faccia parte dell’élite, dato che questa ideologia antistato utilizza l’ultracapitalismo come mezzo specifico per eliminare lo Stato.

In conclusione, il mondialismo è un virus memetico.

Ho scritto più volte dei memi egoisti e di Richard Dawkins, vedi per esempio qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2017/01/14/le-idee-politiche-di-richard-dawkins-non-centrano-nulla-con-la-teoria-dei-memi/

Per inciso, l’ironia della sorte vuole che Richard Dawkins sia un mondialista militante e allo stesso tempo un ateo militante: non penso quindi che egli possa gradire la mia spiegazione del mondialismo.

Per quanto riguarda il Cristianesimo orientale, come ho scritto in un post precedente:

«Nel Cristianesimo orientale, ossia ortodosso, anche se nel canone ortodosso è presente l’Apocalisse di Giovanni, la situazione è del tutto differente, per ragioni storiche e culturali.

Infatti nell’Impero romano d’Oriente la strategia antistato del Cristianesimo fu perfettamente neutralizzata dal geniale stratagemma di Costantino il Grande, stratagemma noto col nome di cesaropapismo, che consiste nella subordinazione della Chiesa allo Stato.

La parte orientale del Cristianesimo rappresenta il tentativo, perfettamente riuscito, dell’Impero romano di neutralizzare le istanze eversive di questa religione.»

https://luigicocola.wordpress.com/2016/07/06/lorigine-del-mondialismo/

Proprio per tale motivo ai russi non serve capire cos’è veramente il mondialismo e qual è la sua vera origine: essi si trovano in uno scenario privilegiato, nel quale, per poter resistere efficacemente al mondialismo, è sufficiente ribadire la tradizione cristiana ortodossa.

Agli occidentali questo assolutamente non basta, perché nella tradizione cristiana occidentale (sia in quella cattolica che in quella protestante) sono presenti storicamente cospicui elementi di eversione (dei quali Papa Bergoglio rappresenta la ricomparsa), senza contare poi che con John Locke, come ho mostrato in dettaglio più volte, la prescrizione di eliminare lo Stato ha assunto forma filosofica, svincolandosi così dalla religione cristiana ed entrando così a far parte del patrimonio culturale laico dell’Occidente.

È imperativo quindi che l’Occidente capisca cos’è il mondialismo e qual è la sua origine.

Non c’è altra via di salvezza.

———–

(*) Richard Dawkins, Il gene egoista, Zanichelli, 1979 (trad. it. di The Selfish Gene, Oxford University Press, 1976, first edition), pagg. 162-172.

Copyright © 2017 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

La Ford si piega agli United States of America

4 gennaio 2017

Leggo sul Sole24ore:

Ford, effetto Trump: no a fabbrica in Messico, investirà in Michigan

«LAS VEGAS – Donald Trump non si è ancora insediato alla Casa Bianca, ma gli effetti della sua preannunciata politica di protezionismo si fanno già sentire: la Ford, più volte presa di mira da Trump nella campagna elettorale per i suoi investimenti in Messico, ha annunciato che rinuncerà al previsto investimento da 1,6 miliardi di dollari per una nuova fabbrica oltre confine e ne spenderà invece 700 milioni nello stabilimento di Flat Rock, in Michigan, per produrre veicoli elettrici e a guida autonoma; quest’ultimo investimento porterà alla creazione di 700 nuovi posti di lavoro. La nuova Ford Focus verrà comunque prodotta in Messico, ma nella fabbrica già esistente di Hermosillo…

…La decisione annunciata da Ford arriva a sorpresa: l’amministratore delegato Mark Fields aveva detto il mese scorso che l’azienda «si preparava a lavorare con l’Amministazione Trump sull’agenda di politica commerciale», ma aveva indicato che era troppo tardi per cancellare il progetto di una nuova fabbrica a sud del Rio Grande…»

http://www.ilsole24ore.com/art/motori/2017-01-03/ford-cancella-investimenti-messico-16-mld-$-e-li-trasferisce-michigan–175033.shtml

Quattroruote scrive:

Ford in Messico
Effetto Trump, annullato l’investimento per una nuova fabbrica

«Alla fine l’ha spuntata il presidente eletto Donald Trump, con la minaccia del super-dazio del 35% per le auto prodotte in Messico, e la Ford ha dovuto fare marcia indietro. La Casa americana, entrata (già dalla campagna elettorale) nel mirino del futuro inquilino della Casa Bianca per la delocalizzazione di numerose attività nel Paese, ha annunciato in un comunicato l’annullamento dei piani per aprire una nuova fabbrica a San Luis Potosí.»

http://www.quattroruote.it/news/industria/2017/01/03/ford_effetto_trump_annullato_


l_investimento_per_la_nuova_fabbrica_in_messico.html

E il New York Times:

Ford, Criticized by Trump, Cancels Plans to Build Mexican Plant

«DETROIT — Donald J. Trump has promised to change the way American automakers do business. Less than three weeks before his inauguration as president, he has already knocked the companies on their heels.

In a stunning reversal, Ford Motor, the nation’s second-largest automaker, said on Tuesday that it would scrap plans to build a small-car assembly plant in Mexico that Mr. Trump has repeatedly criticized.»

http://www.nytimes.com/2017/01/03/business/ford-general-motors-trump.html

Come ho sempre sostenuto, la globalizzazione non esiste, è solo una bufala della propaganda mondialista:

«In altre parole non esiste un processo storico ineluttabile (la globalizzazione), bensì un’ideologia (il globalismo o mondialismo).»

https://luigicocola.wordpress.com/2016/05/31/la-globalizzazione-non-esiste/

Vedi anche qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/04/12/il-cicap-luaar-la-propaganda-mondialista-la-ragione-e-i-soldi/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2015/03/11/loccidente-contro-il-resto-del-mondo/

Il nodo della questione è il seguente:

chi è il più forte, lo Stato (ossia la sovranità del popolo) o le multinazionali (ossia gli sporchi interessi di pochi miserabili ultracapitalisti, che sono nemici del popolo)?

Chi comanda dei due?

La risposta è ovvia: comanda lo Stato, ossia il popolo, perché il sogno millenarista di eliminare lo Stato è irrealizzabile (lo Stato è una necessità razionale, è un universale culturale), mentre eliminare le multinazionali è possibilissimo, l’umanità può farne benissimo a meno.

Gli ultracapitalisti si rassegnino, a meno che non vogliano arrivare alle ultime conseguenze, che però non saranno certamente a loro favore: essi non possono vincere.

I più intelligenti di loro l’hanno ormai capito.

Del resto, come nota Norberto Bobbio, il potere della forza fisica (che è il potere gestito dallo Stato) è “il sommo potere” (Norberto Bobbio, Stato, governo, società, 1995, Einaudi, pag. 73), esso è superiore al potere economico e al potere della propaganda (gli altri due principali poteri secondo Bertrand Russell).

Non è solo un problema di intelligenza, è anche un problema di ignoranza.

Copyright © 2017 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

Donald Trump grida: il Re è nudo

2 giugno 2016

La via capitalista (o meglio ultracapitalista) delle ideologie antistato, come l’ho definita in un post dell’anno scorso, ha diversi nomi e i più diffusi sono: in lingua inglese “globalism”, in lingua francese “mondialisme” e in lingua italiana sia “globalismo” che “mondialismo”.

Quest’ideologia antistato ha imposto una sua truffaldina narrazione in cui si presenta non come ideologia (quale effettivamente è), ma bensì come processo storico ineluttabile, il che significa lanciare questo messaggio: arrendetevi, è inutile qualsiasi resistenza.

Così i nomi truffaldini che essa assume sono: “globalization” in inglese, “mondialisation” in francese e sia “globalizzazione” che “mondializzazione” in italiano.

È un piccolo sporco trucco semantico: i suffissi -tion, -zione formano nomi di azione, mentre i suffissi -ism, -isme, -ismo formano nomi astratti.

In tal modo si vuole sottolineare che trattasi di un processo naturale indipendente dalla volontà umana e non di una costruzione ideologica (che dipende ovviamente da una deliberata volontà).

Questa è una vera e propria frode della propaganda mondialista, come ho scritto più volte:

https://luigicocola.wordpress.com/tag/globalizzazione/

Ma lo sporco trucco semantico non può più essere accettato ed ecco che Donald Trump usa il termine giusto, è come se gridasse: il Re è nudo.

«We will no longer surrender this country, or its people, to the false song of globalism.»

https://www.donaldjtrump.com/press-releases/donald-j.-trump-foreign-policy-speech

Ed ecco come Robert W. Merry giustamente commenta nel suo articolo Trump vs. Hillary Is Nationalism vs. Globalism, 2016 pubblicato il 4 maggio 2016 da The National Interest:

«It’s impossible to say at this early stage in the political season whether Trump, the candidate of the New Nationalism, actually has a chance to win the presidency. But, win or lose, he has shaken up the political system, introduced powerful new rhetoric and opened up a new political fault line between nationalism and globalism that isn’t going away anytime soon. For the globalist elites of America, it’s an entirely new era.»

http://nationalinterest.org/feature/trump-vs-hillary-nationalism-vs-globalism-2016-16041

Per approfondire:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/03/07/perche-il-mondialismo-durera-meno-del-comunismo/

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Il CICAP, l’UAAR, la propaganda mondialista, la Ragione e i soldi

12 aprile 2016

Compulsando Google sono capitato su una pagina del sito del Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze (CICAP), quella che riporta la recensione di Paolo Cortesi del libro Il governo mondiale e la controchiesa di Pierre Virion:

«L’idea stessa che è alla base del libro, cioè il complotto universale giudeo-massonico, è un’idea vecchia, decrepita, ormai esausta. Nessuno potrebbe negare che la globalizzazione abbia, effettivamente, caratteristiche assai vicine alla congiura planetaria: basti pensare alla struttura verticistica e all’altissimo livello di segretezza di cui si circondano le multinazionali per le loro decisioni fondamentali. Ma attualmente non ha senso interpretare tale fenomeno, assai articolato e complesso, con le categorie assolutamente semplicistiche, riduttive e faziose di Virion.»

https://www.cicap.org/n/articolo.php?id=102061

Sono d’accordissimo con il giudizio negativo sul libro recensito (vedi il mio post precedente).

Purtroppo però, come risulta evidente dal brano che ho citato, anche il CICAP lancia il messaggio (tristemente noto) che non esiste il globalismo, ossia un’ideologia, ma che esiste invece la globalizzazione, ossia un processo storico ineluttabile.

E contro un processo storico ineluttabile non puoi farci proprio niente!

È come se il CICAP affermasse, parafrasando l’Humphrey Bogart del film L’ultima minaccia (Deadline) di Richard Brooks:

«È la storia, bellezza! La storia! E tu non ci puoi far niente. Niente.»

Per capire il piccolo sporco trucco semantico dell’uso del termine “globalizzazione” (o del suo sinonimo “mondializzazione”) al posto del termine “globalismo” (o del suo sinonimo “mondialismo”) vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2015/03/11/loccidente-contro-il-resto-del-mondo/

Insomma quella del CICAP è pura propaganda mondialista!

N.B.: uno dei motti del CICAP è: “Aiutaci a tenere acceso il lume della ragione”.

E il CICAP usa questo motto per chiedere soldi agli italiani:

http://www.cicap.org/n/articolo.php?id=278044

Del resto anche l’UAAR – Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti chiede soldi agli italiani in nome della Ragione:

http://www.uaar.it/uaar/5×1000/

Dell’UAAR ho scritto qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/01/21/la-propaganda-mondialista-italiana-nega-levidenza/

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