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Luttwak: non riusciranno a buttar giù Trump

1 giugno 2017

Leggo su lookoutnews.it un’intervista molto interessante di Luciano Tirinnanzi a Edward Luttwak (31 maggio 2017):

L’America di Trump, dal “Russiagate” alla Merkel. Intervista a Edward Luttwak
La presidenza repubblicana vista dagli occhi del celebre politologo, già consulente strategico del governo degli Stati Uniti. «Non c’è modo di fermare Trump. Ivanka il prossimo presidente»

«Il presidente è alle prese con il cosiddetto “Russiagate”, ma da dove originano le accuse contro Trump e il suo staff, che lo vorrebbero troppo vicino a Mosca?

Sa come si chiama questo? Post-traumatic election disorder. I democratici, e l’opposizione più in generale, sono ancora traumatizzati dalla vittoria di Donald Trump e dalla maniera con cui ha vinto le elezioni. Tutti i commentatori politici erano convinti che avrebbe perso amaramente e che, con lui alla testa dei repubblicani, il partito ne sarebbe uscito distrutto. Invece, Trump non solo ha trionfato, ma ha fatto guadagnare al partito repubblicano sia il Senato che la Camera, e gli ha dato persino due nuovi governatori, cosa che ha permesso al Grand Old Party di raggiungere un numero record di governatori nella storia repubblicana. Solo a quel punto, i democratici hanno compreso quanto i loro calcoli fossero stati sbagliati. La vittoria di Trump, perciò, non è stata ancora digerita dall’élite di Washington, che resta in stato di choc e tenta disperatamente di usare i peggiori metodi del maccartismo (il clima esasperato di sospetto per attività anti-americane e comuniste generatosi nel secondo dopoguerra, ndr).

È questo ad aver generato il caos politico di cui siamo spettatori?

Intorno alla figura di Trump è stata messa in piedi una congiura ed è stata costruita una teoria che lo vorrebbe un agente di Vladimir Putin, secondo una sceneggiatura degna di Hollywood. Ragion per cui ogni contatto di qualsiasi persona vicina al presidente con qualsivoglia russo e in qualsiasi tempo, costituirebbe un comportamento sospetto, se non addirittura delittuoso. In breve, vogliono criminalizzarlo. Ma per simili accuse servono prove solide, mentre qui di prove non ce ne sono. Quindi, dopo tanti discorsi, alla fine tutti gli accusatori di Trump saranno obbligati ad ammettere che non hanno niente di concreto contro di lui. Il cosiddetto “Russiagate”, in definitiva, è una manifestazione isterica che si risolverà tra poco tempo e non avrà alcuna conseguenza o impatto sull’Amministrazione. Donald Trump semplicemente non può essere rimosso [il neretto è mio]…

…Vincendo le elezioni di midterm dopo la rielezione, potrà preparare il terreno per la figlia Ivanka, che diventerà così la prima donna presidente d’America [il neretto è mio] e che è già in apprendistato alla Casa Bianca, dove non a caso ha un proprio ufficio. Questa è anche la ragione per cui l’élite americana tenta di buttarlo giù con ostinazione.»

http://www.lookoutnews.it/trump-edward-luttwak-intervista/

Come si può notare, Edward Luttwak, senza mai nominare in quest’intervista il punto nodale della situazione, e cioè lo scontro acerrimo tra il globalismo (l’élite di Washington) e il nazionalismo (Donald Trump), accetta tranquillamente che vinca quest’ultimo, anzi parla di Ivanka Trump come 46° Presidente USA dopo il doppio mandato del padre.

Altro che Mark Zuckerberg!

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Sta arrivando la seconda guerra civile americana?

22 marzo 2017

Leggo su rainews.it (22 marzo 2017):

Duro editoriale del WSJ contro Trump: “Le falsità erodono la fiducia”
Il quotidiano finanziario: Trump sta seriamente danneggiando la sua credibilità, viste “le continue accuse infondate”. Il presidente si sente accerchiato – dice l’editoriale – ma lui stesso “è il suo peggior nemico”

«Duro editoriale del Wall Street Journal contro il presidente degli Stati Uniti mentre, all’indomani di una seduta negativa, la borsa di Wall Street si prepara a iniziare la giornata all’insegna di nuovi ribassi, alimentati dai timori sulla capacità di Trump di portare avanti la propria agenda economica

“Le falsità di Trump stanno erodendo la fiducia, in patria e all’estero”. E’ l’accusa rivolta dal Wall Street Journal nell’editoriale intitolato “La credibilità di un presidente”, in cui si afferma che con le sue affermazioni che non corrispondono al vero Trump rischia di mettere in crisi la stessa credibilità dell’istituzione che rappresenta…

…In particolare, nell’editoriale si fa riferimento alle accuse di spionaggio rivolte a Barack Obama che nei giorni scorsi il direttore dell’Fbi, James Comey, ha definito senza fondamento in un’audizione a porte aperte al Congresso. Nonostante questo, si sottolinea, la Casa Bianca non solo si rifiuta di scusarsi ma non mostra neanche la volontà di prendere atto della mancanza di prove…»

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Duro-editoriale-del-Wall-Street-Journal-contro-il-presidente-degli-stati-uniti-donald-Trump-8f536de5-581a-468b-82f5-013021ef3bd4.html

Su questo argomento ecco un articolo veramente intelligente di Stefano Magni, pubblicato il 22 marzo 2017 sulla Nuova bussola quotidiana:

Usa, la guerra di giudici e Fbi contro Trump segna la crisi della democrazia americana

«Si fa molto presto a dire che Donald Trump sia stato un ingenuo novellino della politica, che si sia infilato da solo in un cul de sac, con un tweet in cui accusa Obama di spionaggio nei suoi confronti. Si fa anche presto a dire che il direttore dell’Fbi, James Comey, abbia platealmente smentito il presidente di fronte al Congresso, asserendo che né l’Fbi né l’intelligence hanno mai spiato la Trump Tower, ma in compenso stanno investigando su eventuali interferenze russe nelle elezioni. Le notizie stesse, così come sono riportate, contengono un’altra interessante chiave di lettura.

Donald Trump si è dimostrato un maestro della comunicazione politica. Ha cavalcato l’indignazione creata dalle sue stesse dichiarazioni per ottenere ancora più consensi da un elettorato stanco del linguaggio politically correct. Più i media e l’establishment repubblicano (e poi i rivali democratici) lo hanno fischiato, più lui ha guadagnato voti. La sua campagna è stata la meno costosa della storia recente statunitense: ha vinto sull’onda della pubblicità negativa. Di più: inducendo gli avversari a uscire allo scoperto, ha anche fatto emergere le loro contraddizioni. Quel che sta avvenendo in questa settimana potrebbe essere l’ennesimo caso.

Se l’Fbi, per bocca del suo direttore, afferma che è in corso un’indagine su eventuali interferenze russe nella campagna elettorale, volte a far vincere Donald Trump, vuol dire che la Trump Tower era spiata eccome. E dunque il tweet di Donald Trump contro lo spionaggio di Obama verrebbe in questo modo confermato. Con quali prove, infatti, l’Fbi dimostrerebbe l’aiuto russo a Trump, se non intercettazioni a danno del suo staff? E chi era in carica quando queste intercettazioni erano in corso? Barack Obama. Con che dati e sulla base di quali informazioni i media hanno smentito il generale Flynn, ora dimissionario, dimostrando l’esistenza delle sue conversazioni telefoniche segrete con l’ambasciatore russo? E chi ha passato quelle intercettazioni ai grandi media? L’intelligence. E chi era in carica, mentre il generale Flynn veniva intercettato? Obama.

Indipendentemente da quel che si pensi del presidente degli Stati Uniti e dall’esito di questo ultimo braccio di ferro con componenti della precedente amministrazione, resta evidente il pericolo creato da questa situazione. Ci sono, appunto, organi dell’apparato federale (Fbi, Nsa, magistratura) che stanno platealmente sfidando il presidente. L’intelligence cerca di smentirlo, mentre la magistratura ordinaria boccia per due volte di fila il decreto sul blocco temporaneo dei visti da sei paesi a rischio, con motivazioni più politiche che legali. La sentenza del giudice Watson viene ora indicata come un luminoso esempio di equilibrio di potere, ma anche secondo un editorialista non certo simpatizzante di Trump, quale David Frum, costituisce un pericoloso precedente di politicizzazione della magistratura statunitense.

Il pericolo interno di tutta questa vicenda è che organi non elettivi (magistratura, intelligence, polizia) si sostituiscano al legislatore e all’esecutivo…»

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-usa-la-guerra-di-giudici-e-fbi-contro-trumpsegna-la-crisi-della-democrazia-parlamentare-19313.htm

Insomma, il risultato delle elezioni presidenziali degli Stati Uniti d’America del 2016, elezioni libere e democratiche vinte legittimamente da Donald Trump e anche, sia ben chiaro, dagli elettori americani che hanno votato per lui (ed essi, sia ben chiaro anche questo, hanno vinto secondo le modalità ordinate dalla Costituzione degli Stati Uniti d’America), non è stato accettato da coloro che hanno perso le elezioni.

Questo è un tentativo di colpo di Stato.

I globalisti stanno attaccando la Costituzione degli Stati Uniti d’America (che inizia con “We the People of the United States”) e il popolo americano.

Se il ragionamento mostrato da Stefano Magni è giusto, e io sono propenso a pensare che lo sia, ne consegue che il direttore dell’FBI James Comey deve aver mentito sotto giuramento. O forse all’FBI è consentito in ogni caso intercettare? Come si fa a escludere categoricamente che Trump sia stato intercettato se non avendo fatto ricorso a costanti e continue intercettazioni? L’audizione sotto giuramento di James Comey invece di chiudere la questione, apre nuovi e assai inquietanti interrogativi.

Se il direttore dell’FBI attacca pubblicamente il Presidente degli Stati Uniti d’America, vuol dire che è stato deciso di passare il Rubicone?

Sta arrivando la seconda guerra civile americana?

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Vorrei ricordare che…

16 novembre 2016

Vorrei ricordare che il 23 febbraio 2015 avevo scritto:

«Questi sono i risultati del sogno mondialista: povertà e guerra.

Il mondialismo è un crimine contro l’umanità.»

https://luigicocola.wordpress.com/2015/02/23/il-mondialismo-e-un-crimine-contro-lumanita/

È del 31 ottobre 2016 il famoso discorso di Peter Thiel in favore di Donald Trump:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/11/10/le-contraddizioni-della-silicon-valley/

In tale discorso Peter Thiel parla proprio della povertà e della guerra come ragioni per votare Donald Trump.

È vero che egli non nomina i termini “globalism” (mondialismo in inglese), “New World Order” e neanche “globalization”, ma Trump stesso ha detto:

«We will no longer surrender this country, or its people, to the false song of globalism.

The nation-state remains the true foundation for happiness and harmony. I am skeptical of international unions that tie us up and bring America down, and will never enter America into any agreement that reduces our ability to control our own affairs.»

https://www.donaldjtrump.com/press-releases/donald-j.-trump-foreign-policy-speech

E infine vorrei ricordare che il 7 marzo 2016 avevo scritto:

«Il mondialismo durerà meno del comunismo, una delle altre ideologie antistato, il quale è durato settantaquattro anni: dalla rivoluzione russa del 1917 al dissolvimento dell’Unione Sovietica nel 1991.

Il motivo è semplice da capire: il comunismo, ossia la teoria marx-engelsiana, non solo rimanda l’eliminazione dello Stato a un indeterminato futuro (a differenza del mondialismo), e quindi rimanda sine die i tremendi danni correlati a quest’eliminazione (p.e. l’immigrazione islamica incontrollata), ma oltre a ciò utilizza la via dell’anticapitalismo, invece di quella dell’ultracapitalismo utilizzata dal mondialismo.

Così, nell’ambito dell’economia, se da un lato il comunismo vieta l’arricchimento privato (il che è un elemento negativo), dall’altro sconfigge la povertà (il che è un elemento fortemente positivo), povertà che invece viene inevitabilmente prodotta dall’ultracapitalismo, il quale non è il normale capitalismo, quello a cui siamo stati abituati per molto, moltissimo tempo, ma è un capitalismo ingiusto e distruttivo, cioè un capitalismo privo del contrappeso dello Stato…

In altre parole il mondialismo, come ideologia antistato, è molto più virulento e devastante del comunismo e provoca quindi reazioni contrarie molto più rapide e intense.

Non solo da parte dei popoli nei quali il mondialismo non ha attecchito (praticamente tutti tranne quelli occidentali), ma anche da parte di coloro che Arnold J. Toynbee chiamerebbe “proletariato interno”.

Al momento presente, infatti, i proletariati interni dei popoli storicamente più volitivi e determinati dell’Occidente si stanno vistosamente ribellando al mondialismo che li affligge (vedi Marine Le Pen, Donald Trump, ecc. ecc.) e lo possono facilmente fare perché nella cultura occidentale vige la democrazia: al popolo viene data periodicamente la possibilità di scegliere chi lo governerà per un determinato lasso di tempo. E questa possibilità di scelta non può essere tolta impunemente, perché ciò legittimerebbe una rivoluzione violenta.»

https://luigicocola.wordpress.com/2016/03/07/perche-il-mondialismo-durera-meno-del-comunismo/

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Troppa scienza economica rende ciechi

14 novembre 2016

Rimango stupefatto alle seguenti parole dell’economista Alberto Bagnai, pronunciate dopo la vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali americane 2016 (al minuto 3.19):

«Il mondo della finanza ha bisogno di una moneta forte, questo succedeva al tempo di Churchill in Inghilterra e succede al tempo di Obama negli Stati Uniti, il mondo dell’industria ha bisogno di una moneta un po’ più debole. La vittoria di Trump viene vista come la vittoria dei diseredati, dell’antiglobalizzazione, o dei razzisti, o della Russia: queste sono tutte scemenze. Trump è un pezzo di establishment, è il pezzo di establishment al quale fa più comodo un dollaro un po’ più debole. Punto.»

Quindi, secondo Bagnai, non c’entra nulla l’argomento “Nationalism vs. Globalism” di cui ha scritto Robert W. Merry nel suo articolo intitolato appunto Trump vs. Hillary Is Nationalism vs. Globalism, 2016 e pubblicato da The National Interest (4 maggio 2016):

https://luigicocola.wordpress.com/2016/06/02/donald-trump-grida-il-re-e-nudo/

E, sempre secondo Bagnai, non c’entrano nulla la povertà e la guerra, come ha detto invece Peter Thiel nel suo famoso discorso in favore di Donald Trump al National Press Club (31 ottobre 2016):

https://luigicocola.wordpress.com/2016/11/10/le-contraddizioni-della-silicon-valley/

No, si tratta solo e semplicemente di un bisticcio tra capitalisti: tra i capitalisti del mondo della finanza e i capitalisti del mondo dell’industria.

Certo, come no.

Troppa scienza economica rende ciechi.

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Donald Trump otterrà una vittoria schiacciante

14 agosto 2016

Giorni fa (per la precisione l’8 agosto) avevo scritto:

«Ovviamente i sondaggi non servono a niente, non fotografano la situazione, perché la gente si vergogna a dire di voler votare l’uomo forte che se ne frega del politically correct.»

https://luigicocola.wordpress.com/2016/08/08/clamoroso-lapsus-freudiano-di-hillary-clinton/

Oggi leggo questo articolo del 13 agosto:

App maker: Trump will win election

«LOS ANGELES — Despite a majority of opinion polls showing the 2016 presidential election going to Democrat Hillary Clinton, a smartphone app developer says his data suggests challenger Donald Trump will be the victor.

“Based on the stats we see, he looks strong,” says Ric Militi, co-founder of San Diego-based Crazy Raccoons, maker of the Zip question and answer app. His app poses questions and polls responses based on an average of 100,000 daily users. “I go with Trump, based on what we see.”»

La risposta del popolo americano è stata infatti:

Trump 64% Hillary 36%

Com’è possibile questo risultato?

«“We’re not a poll. We’re a conversation, and 100% anonymous,” Militi says. “People feel comfortable answering questions without fear of being bullied or being called a racist. People can express themselves safely, and you get a pure answer .”[il neretto è mio]»

http://www.usatoday.com/story/tech/2016/08/13/app-maker—trump-win-election/88640044/

Vedi anche qui:

http://www.dailymail.co.uk/news/article-3739570/Developer-claims-data-app-points-Trump-WINNING-election-despite-opinion-polls-pointing-Clinton-president.html

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L’élite fallita non vuole farsi da parte (ovviamente)

10 agosto 2016

Donald Trump, il paladino del popolo oppresso americano, il campione della lotta alla follia criminale del mondialismo, ha bollato con un “failed Washington elite” un gruppo di alti funzionari repubblicani (tra i quali John Negroponte e Michael Hayden) che hanno dichiarato la loro avversione per lui:

“They are nothing more than the failed Washington elite looking to hold on to their power and it’s time they are held accountable for their actions.”

http://www.bbc.com/news/election-us-2016-37016680

Avevo scritto in un vecchio post:

Certo le vecchie élites non se ne andranno di loro spontanea volontà.

Bisogna cacciarle via.

https://luigicocola.wordpress.com/2015/07/10/urge-un-ricambio-delle-elites/

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Il figlio di Jeb Bush sale sul carro del vincitore (Donald Trump)

9 agosto 2016

Mentre la propaganda mondialista si sbizzarrisce contro Donald Trump in forme sempre più creative, la realtà sta incominciando a imporsi sui desideri.

Ecco infatti cosa ha scritto ieri il Daily Mail su George P. Bush, figlio di Jeb Bush:

Jeb Bush’s son breaks the family line and ENDORSES Donald Trump – but admits it is a ‘bitter pill to swallow’

«Jeb Bush’s son has broken the family line and publicly endorsed Donald Trump as the Republican nominee during an event in Texas.»

http://www.dailymail.co.uk/news/article-3728852/Jeb-Bush-s-son-Donald-P-Bush-breaks-family-line-endorses-Donald-Trump.html

Anche l’ANSA ha riportato la notizia:

Usa 2016, figlio Jeb Bush sta con Trump

«(ANSA) – NEW YORK, 8 AGO – Il clan Bush continua a farsi portatore del movimento ‘Never Trump’ e, secondo gli osservatori, lavora dietro le quinte per indebolire il candidato repubblicano alla Casa Bianca. Ma a sorpresa George P. Bush, figlio di Jeb, ex candidato alle primarie piu’ volte deriso e umiliato da Donald Trump, ha esortato i leader del Grand Old Party a sostenere il ‘re del mattone’. “Dal Team Bush e’ una pillola amara da digerire – ha detto durante un evento di attivisti repubblicani in Texas – ma sapete una cosa, e’ possibile rimettersi in piedi e sostenere chi ha vinto, per fermare Hillary Clinton”.»

http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/nordamerica/2016/08/08/usa-2016-figlio-jeb-bush-sta-con-trump_cd7454a1-157a-455d-92b9-c06aee0d1779.html

George P. Bush ha capito che Donald Trump vincerà le elezioni e si smarca dalle posizioni della sua famiglia (padre, zio e nonno), sostenendolo pubblicamente.

Se l’ha capito lui…

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Clamoroso lapsus freudiano di Hillary Clinton

8 agosto 2016

Hillary Clinton, in un suo discorso pubblico di venerdì scorso, è incappata in un clamoroso lapsus freudiano nei confronti di Donald Trump: invece di dire “mio avversario”, ha quasi detto “mio marito”, riuscendo a correggersi a metà parola.

I presenti hanno comunque capito il lapsus e si sono messi a ridere, come risulta dai video presenti in rete.

Ecco cosa scrive a questo proposito il New York Post:

Clinton mistakenly refers to Trump as her ‘husband’

«WASHINGTON — Hillary Clinton nearly called rival Donald Trump her “husband” on Friday in an embarrassing slip-up that drew laughs from the crowd and Twitterverse.

The flub came as she addressed the National Association of Black Journalists and the National Association of Hispanic Journalists in Washington, DC.

“I hope you will compare what I’m proposing to what my husb— . . . my opponent is talking about,” Clinton said, urging the reporters to scrutinize Trump more closely.»

http://nypost.com/2016/08/05/clinton-mistakenly-refers-to-trump-as-her-husband/

Vedi anche qui:

http://www.dailymail.co.uk/news/article-3726931/Hillary-accidentally-refers-Trump-HUSBAND-speech.html

Direi che a questo punto Donald Trump ha vinto le elezioni, perché, se è riuscito a sedurre l’inconscio di Hillary Clinton, certamente sarà riuscito a sedurre quello degli elettori.

Il fatto è che egli sta interpretando magnificamente la situazione, proponendosi come uomo forte che non ha tempo da perdere col politically correct e che, se un bebè piange a dirotto durante un suo discorso, si interrompe e intima alla madre di portarlo via.

Non è una gaffe, come crede, o fa finta di credere, la propaganda mondialista.

Un popolo come quello americano, che ha nel suo inconscio collettivo il far west, i banditi che devastano il villaggio e l’eroe che arriva al galoppo e mette a posto le cose sparando a più non posso e ammazzando i banditi, non può che applaudirlo fragorosamente, a maggiore ragione dopo otto anni di un civilissimo, correttissimo e inettissimo Obama.

Questi non sono concetti astrusi della scuola psicologica di Palo Alto, son cose che sanno tutti i venditori e gli esperti di marketing, ma che i globalisti, nella loro psicosi religiosa collettiva, nel loro aspettare la seconda venuta di Cristo, che instaurerà un Regno di perfezione trascendente, un Nuovo Ordine Mondiale, hanno dimenticato, anzi hanno voluto dimenticare.

Ovviamente i sondaggi non servono a niente, non fotografano la situazione, perché la gente si vergogna a dire di voler votare l’uomo forte che se ne frega del politically correct.

Tantomeno se i sondaggi sono truccati.

E la propaganda mondialista può fare il diavolo a quattro (lo sta facendo!), non riuscirà a cambiare le cose, a meno ovviamente di un golpe.

Ma in tal caso si avrebbe una guerra civile, perché il popolo americano è un popolo armato, come garantisce il secondo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d’America.

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Ecco perché Hollywood sostiene Hillary Clinton

7 agosto 2016

Leggo su Variety un’intervista ad Antonio Sabato Jr. del 3 agosto:

Antonio Sabato Jr. Says Hollywood is Blacklisting Him for Supporting Donald Trump

«Antonio Sabato Jr.: I think this country allows you freedom of speech. Anybody should be allowed to say whatever they want. When you’re in my business, you can’t talk about [conservative] politics. You just can’t. You’re attacked viciously in a way that I’ve never been attacked before…

…I was never a politician. I care about my country. I put God first. For the last seven-and-a-half years, I’ve seen this country led by a leader that’s made mistakes. I spoke my mind about it. But because I’m in the industry, you can’t talk about that. The media and the liberals act the way they act: The will back up the president until the end. It’s been interesting. I’ve had fantastic directors who have said officially to my agents and managers they will never hire me again. They will never even see me for projects. That’s unfair. It’s just like Communism [il neretto è mio]…

The reality is if you’re associated with the Republican Party, the casting directors and producers already blacklist you based on that [il neretto è mio]…

…Hollywood is very liberal, but they contradict themselves all the time. They don’t want the war, but they’ll have a president who voted for the war. Hollywood wants to help the entire world. They do the opposite— government under the Democratic Party has done absolutely nothing. I choose Trump. I support everything he’s going to do. A lot of people in America feel the same way…

…I’m just speaking the truth — people don’t know how this business works. I feel strongly about the fact that Donald Trump is going to win. I think he’ll be elected in November.»

http://variety.com/2016/film/news/antonio-sabato-jr-blacklisted-for-supporting-donald-trump-republican-1201829791/

Qui c’è la lista degli attori che sostengono Hillary Clinton, c’è praticamente tutta Hollywood:

https://en.wikipedia.org/wiki/List_of_Hillary_Clinton_presidential_

campaign_endorsements,_2016#Screen_and_stage_performers

E qui c’è la lista dei pochissimi attori che sostengono Donald Trump (tra cui spiccano Clint Eastwood, Jerry Lewis e Jon Voight):

https://en.wikipedia.org/wiki/List_of_Donald_Trump_presidential_

campaign_endorsements,_2016#Actors.2C_comedians_and_screenwriters

Del resto, è già accaduto, come accenna Antonio Sabato Jr., all’epoca del maccartismo:

https://en.wikipedia.org/wiki/Hollywood_blacklist

Insomma, è come in quel film con Woody Allen e Zero Mostel, Il prestanome (The Front) di Martin Ritt.

La storia si ripete, tristemente.

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Donald Trump ribadisce che è contro il mondialismo

23 luglio 2016

Donald Trump aveva già detto molto chiaramente di essere contro il mondialismo, in inglese globalism, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/06/01/donald-trump-contro-il-globalismo/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/06/02/donald-trump-grida-il-re-e-nudo/

L’ha ribadito nel suo discorso di accettazione della candidatura repubblicana alla presidenza degli Stati Uniti d’America (Donald J. Trump Republican Nomination Acceptance Speech, Cleveland, OH, July 21, 2016):

«Tonight, I will share with you my plan of action for America.

The most important difference between our plan and that of our opponents, is that our plan will put America First.

Americanism, not globalism, will be our credo.»

https://www.donaldjtrump.com/press-releases/donald-j.-trump-republican-nomination-acceptance-speech

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