Posts Tagged ‘voci dall’estero’

Un mio ragionamento che ha avuto fortuna

2 febbraio 2015

Mi riferisco a un concetto di cui avevo scritto in questo blog nel 2012:

l’unione politica dei popoli europei è una chimera, semplicemente perché è impossibile conseguire l’unione politica di popoli che parlano così tante lingue diverse.

Vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/10/11/lidea-degli-stati-uniti-deuropa-e-unidea-aberrante-anzi-delirante/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/10/01/cretinismo-europeista/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/11/17/sartori-ed-io-sugli-stati-uniti-deuropa-scriviamo-le-stesse-cose/

Ieri su Voci dall’estero ho letto un recente articolo di Alberto Bagnai, il quale, dopo Giovanni Sartori, ripete anche lui il mio ragionamento:

Bagnai: Dal terrore dello spread allo spread del terrore

«…come possiamo supporre che l’Europa sia in grado di gestire le armi (che in linea di principio sono progettate, costruite, vendute, e comprate per uccidere persone), se non riesce nemmeno a gestire una valuta (che in linea di principio è un dispositivo relativamente innocuo – anche se i nostri governi sono stati così saggi da trasformare la nostra in un motore di distruzione)? La ragione per la quale non possiamo permetterci di avere un esercito unico è la stessa per cui non possiamo permetterci una moneta unica: perché non abbiamo, e non avremo mai, una volontà politica comune. Mai. Mai. Mai. Perché affinché possa emergere una volontà comune con un metodo democratico, dovremmo essere in grado di parlare la stessa lingua, e non lo siamo (come sicuramente il mio inglese sta a dimostrare).

Senza logos non c’è polis. Non abbiamo un logos comune, non siamo un’unica polis.

E’ molto semplice.»

http://vocidallestero.it/2015/01/12/bagnai-dal-terrore-dello-spread-allo-spread-del-terrore/

Lo stesso articolo Bagnai l’aveva precedentemente riportato in lingua inglese nel suo blog, Goofynomics (8 gennaio 2015):

From the terror of spread to the spread of terror

«…how can we suppose Europe to be able to manage weapons (which in principle are designed, built, sold, and bought to kill people), if it cannot ever manage a currency (which in principle is a relatively harmless device – although our governments were so wise as to transform ours in an engine of destruction)? The very reason why we cannot afford to have a single army is the same why we cannot afford a single currency: because we do not have, and will never have, a common political will. Never. Never. Never. Because for a common will to emerge in a democratic way, we should be able to speak the same language, and we are not (as my English, for sure, will prove enough).

Without logos there is no polis. We do not have a common logos, we are not a single polis.

As simple as that.»

http://goofynomics.blogspot.it/2015/01/from-terror-of-spread-to-spread-of.html

Sono contento che i miei ragionamenti abbiano così tanta fortuna.

Copyright © 2015 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

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Jacques Sapir scopre oggi che l’europeismo è una sorta di religione

26 dicembre 2013

L’economista francese Jacques Sapir scopre oggi che l’europeismo è una sorta di religione.

Ecco il suo articolo originale (del 15 dicembre 2013):

Chez ces gens là, monsieur…

http://russeurope.hypotheses.org/1835

Ed ecco la traduzione italiana pubblicata da Voci dall’estero:

I Sommi sacerdoti del culto dell’euro

Jacques Sapir smaschera le bugie dei politici francesi: nell’eurozona NON va tutto bene, e se i tassi di interesse sul debito nominali sono stabili, quelli reali sono in rapida salita a causa della disinflazione in atto. Ma ormai i politici al governo si comportano come sommi sacerdoti, incapaci di mettere in discussione il culto dell’euro.

http://vocidallestero.blogspot.it/2013/12/i-sommi-sacerdoti-del-culto-delleuro.html

L’articolo di Sapir finisce così:

«Qui è necessaria una piccola precisazione, perché non possiamo immaginare per un solo secondo che il signor Pierre Moscovici, Ministro delle Finanze della Repubblica, possa mentire. Sarebbe gravissimo. Quindi, l’unica spiegazione è l’ignoranza. Non che questo sia meno preoccupante. Come si spiega questa ignoranza, dal momento che è circondato da economisti di ottima reputazione? Stiamo forse vedendo l’effetto di qualche ideologia, che rende queste persone cieche all’evidenza? Dovremmo dunque credere che, in questo campo, vige un atteggiamento fideistico e che il Ministro sia divenuto un sommo sacerdote del culto dell’euro? Ma, come ha detto Jacques Brel nella canzone ‘Ces gens là’ in un versetto: “queste persone non pensano, Signore, pregano”.»

Il 19 aprile 2012 ho pubblicato un saggio di scienza politica, Le nuove forme dell’utopia: europeismo e multiculturalismo – Come e perché l’Occidente cerca ripetutamente di suicidarsi, nel quale ho scritto (pagg. 38-40):

«Oggi, dopo che la storia ha cacciato fuori dalla porta l’anarchismo e il comunismo, le due decrepite ideologie antistato di tipo filosofico, l’idea esiziale di eliminare lo Stato è rientrata dalla finestra con le sembianze dell’europeismo e del multiculturalismo.

Sono queste le nuove forme dell’Utopia, i nuovi nomi di una vecchia illusione.

L’origine e lo scopo dell’europeismo e del multiculturalismo sono gli stessi di quelli dell’anarchismo e del comunismo.

L’origine è il concetto di stato di natura di Locke, lo scopo è quello di eliminare lo Stato...

Dunque, dalla fine del Seicento, ossia da quando Locke pubblicò i “Due trattati sul governo” (30), l’Occidente non fa che sfornare bislacche ideologie, le quali altro non sono che tentativi di eliminare lo Stato.

Essendo lo Stato un’istituzione indispensabile (vedi capitolo 2), l’Occidente in realtà sta cercando ripetutamente e pervicacemente di suicidarsi, non disdegnando peraltro di esportare presso popoli non appartenenti all’Occidente queste sue ideologie suicide.

Quest’impulso di morte dell’Occidente non ha niente a che fare con gli immaginari cicli vitali ineluttabili di cui scrisse Spengler (40), bensì deriva da un solo e unico fattore: il concetto di stato di natura di Locke. Tale concetto ha prodotto nel corso del tempo una sorta di credenza religiosa, o meglio parareligiosa, che consiste nella volontà di eliminare a tutti i costi lo Stato.»

Perché le ideologie antistato suddette hanno questo spiccato carattere religioso? Perché esse derivano tutte dal Cristianesimo, il quale nacque proprio in antitesi allo Stato romano (vedi a questo proposito il mio saggio: Il leviatano senza spada – Una teoria del popolo italiano e del Cristianesimo).

Per approfondire vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/10/23/il-mito-della-dannosita-dello-stato/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2013/06/22/la-vera-causa-dell11-settembre/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2013/06/24/di-quale-religione-era-karl-marx/

I popoli cristiani hanno penato moltissimo per conservare la loro religione e al contempo lo Stato, il quale, come spiegato in modo approfondito per la prima volta da Hobbes (Thomas Hobbes, Leviatano, 2009, Laterza, pag. 142), è indispensabile per gestire efficacemente il potere della forza fisica nelle comunità umane.

Così la storia dei popoli cristiani è la storia di un difficile, instabile e altalenante compromesso fra questi due poli, la religione cristiana e lo Stato.

Ma da questo compromesso sono scaturiti in duemila anni due incommensurabili vantaggi: l’eliminazione dello schiavismo e la nascita della scienza, come ho mostrato in dettaglio nei miei due suddetti saggi.

Così, ad un’analisi costi-benefici, il risultato prodotto dal Cristianesimo è nettamente, anzi estremamente, positivo.

Questo però soltanto a patto che il suddetto compromesso sia funzionale e non disfunzionale (vedi a questo proposito Robert K. Merton, Teoria e struttura sociale, 1992, Il Mulino, pagg. 172-173).

Per avere più probabilità di mantenerlo funzionale, occorre essere consapevoli di tutto ciò.

Siamo purtroppo assai lontani da tale consapevolezza.

Le classi dirigenti attuali dell’Occidente ignorano completamente l’argomento, sono come i ciechi del famoso dipinto di Pieter Bruegel il Vecchio, La parabola dei ciechi.

Copyright © 2013 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

Le previsioni sull’Italia di Ambrose Evans-Pritchard

22 dicembre 2013

Il 18 dicembre è stata pubblicata su Voci dall’estero la traduzione italiana di un articolo di Ambrose Evans-Pritchard, uscito il giorno precedente sul Telegraph.

Ecco l’articolo originale:

Italy’s president fears violent insurrection in 2014 but offers no remedy

http://blogs.telegraph.co.uk/finance/ambroseevans-pritchard/100026297/italys-president-fears-violent-insurrection-in-2014-but-offers-no-remedy/

Ed ecco la traduzione italiana (a cura di Carmen):

Telegraph: Il Presidente Italiano teme un’insurrezione violenta nel 2014, ma non propone nessun rimedio

http://vocidallestero.blogspot.it/2013/12/telegraph-il-presidente-italiano-teme.html

Vediamo cosa scrive Ambrose Evans-Pritchard:

«Per ora l’Italia ha evitato un ritorno agli “anni di piombo”, il terrorismo tra gli anni ’70 e i primi anni ’80, quando la stazione ferroviaria di Bologna fu fatta saltare dai fascisti e l’ex premier Aldo Moro fu sequestrato e ucciso dalle Brigate Rosse. Ma questo tipo di violenza non è poi così lontano come la gente pensa. Nel 2011 il capo dell’agenzia fiscale Equitalia è stato quasi accecato da una lettera bomba di matrice anarchica. Da allora ci sono stati ripetuti casi di attacchi dinamitardi.

La mia ipotesi è che ad un certo punto ci sarà un incidente – un po’ come lo scontro tra le truppe francesi e i portuali a Brest nel 1935, quando un lavoratore fu colpito a morte con il calcio di un fucile, mettendo in moto degli eventi che infine costrinsero Laval alle dimissioni e fecero uscire la Francia dal Gold Standard.

A coloro che continuano a insistere che l’Italia deve stringere la cinghia e recuperare competitività tagliando i salari, vorrei obiettare che questo è matematicamente impossibile, in un clima di ampia deflazione o quasi deflazione in tutta l’UEM.

La ragione dovrebbe essere evidente a tutti, ormai. Non è possibile permettere allo stock di debito nominale di salire su una base nominale in contrazione. Una politica del genere fa sì che la traiettoria del debito aumenti in maniera esponenziale. Negli ultimi tre anni il debito Italiano è già aumentato dal 119% al 133% del PIL, in gran parte a causa delle politiche di austerità fiscale.

Sotto le attuali politiche UEM questo rapporto presto sfonderà il 140%, nonostante l’avanzo primario del bilancio Italiano – un livello oltre il punto di non ritorno per un paese senza moneta sovrana o senza una propria banca centrale. Tale è il potere dell’effetto denominatore.»

Insomma, ciò che accadrà è che sorgerà una nuova Italia, un’Italia senza euro.

Copyright © 2013 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.