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In USA soltanto poco più di uno su tre crede ai giornalisti politici e a Wikipedia

25 agosto 2019

«On her weekly Sinclair TV show, “Full Measure,” on Aug. 18, former CBS News correspondent Sharyl Attkisson interviewed pollster Scott Rasmussen about journalists’ standing in the public square. They’re about as trusted as Wikipedia, the website considered so unreliable that school teachers often tell students they can’t cite it as a source for their research papers.

Only 38 percent said national political coverage is accurate and reliable, while 42 percent said it is not. “We asked about national political reporters. Are they credible? Are they reliable?” said Rasmussen. “And you know, a little more than 1 out of 3 people say yes. When we ask about Wikipedia, we get the exact same answer. So what’s — what’s happening is we have a world where people look at journalists like they look at Wikipedia.”»

The Media’s Massive Credibility Problem (August 22, 2019)

www.strategic-culture.org/news/2019/08/22/the-medias-massive-credibility-problem/

 


 

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Dov’è che Hobbes scrisse “bellum omnium contra omnes”?

6 marzo 2019

È impossibile sopravvalutare l’importanza della formula hobbesiana “bellum omnium contra omnes”.

Il concetto che essa rappresenta, che è una scoperta originale di Thomas Hobbes (1), è alla base del pensiero di Charles Darwin, uno dei più grandi geni dell’umanità, e il pensiero di Charles Darwin è alla base dell’intera biologia scientifica moderna, come ho scritto più volte (1, 2, 3).

Questo dato di fatto in genere sfugge a chi non ha un’educazione scientifica; del resto chi ha un’educazione scientifica in genere non si occupa di Thomas Hobbes.

Si tratta quindi di un argomento ignorato e ciò ha reso possibile la nascita e l’affermazione del mondialismo (o globalismo, in inglese globalism, in francese mondialisme), l’ideologia che si basa sull’esatto contrario dello stato di natura hobbesiano (il “bellum omnium contra omnes”), si basa in altre parole sullo stato di natura lockiano, e per un motivo semplicissimo: se Locke ha ragione e Hobbes torto, allora lo Stato è inutile, anzi dannoso, e quindi va eliminato ad ogni costo, il che è letteralmente lo scopo del mondialismo, come ho molte volte scritto (4, 5, 6, 7, 8).

È da ricordare che un recente articolo scientifico pubblicato su Nature (il 21 gennaio 2016) e intitolato Inter-group violence among early Holocene hunter-gatherers of West Turkana, Kenya (9) ha smentito le idee cristiane di Locke e di Rousseau sullo stato di natura e ha confermato invece quelle non cristiane (cioè atee) di Thomas Hobbes e di Charles Darwin (10).

Il bello è che proprio i mondialisti dicono di seguire la scienza e la Ragione e le glorificano incessantemente entrambe, ma la verità è che essi non sanno né di scienza, né di Ragione!

Come ho già scritto, il mondialismo non ha niente di scientifico e di razionale, perché il mondialismo è una degenerazione del Cristianesimo (11, 12).

Considerato tutto ciò, è ovviamente molto importante sapere con certezza dove Hobbes scrisse l’espressione “bellum omnium contra omnes”.

C’è però una grande confusione su questo argomento e su di esso, come al solito, Wikipedia afferma falsità.

Ecco infatti cosa è scritto (in data 5 marzo 2019) in Wikipedia in lingua inglese:

«Italiano: La Præfatio (Prefazione) del De Cive (1642) di Thomas Hobbes (1588–1679), dove la frase bellum omnium contra omnes appare per la prima volta. Presa dall’edizione riveduta stampata nel 1647 ad Amsterdam (apud L. Elzevirium).

English: The Præfatio (Preface) of De Cive (1642) by Thomas Hobbes, where the phrase bellum omnium contra omnes appears for the first time. Taken from the revised edition printed in 1647 at Amsterdam (apud L. Elzevirium

en.wikipedia.org/wiki/File:Bellum_omnium_contra_omnes.png

Wikipedia in lingua italiana fa lo stesso errore (5 marzo 2019):

«Ma l’espressione latina compariva già nel Il cittadino (1642):

1. come bellum omnium contra omnes nella Praefatio,[6]
2. come bellum omnium in omnes in 1, 12,[7]
3. come bellum istud omnium contra omnes in 1, 13.[8]»

https://it.wikipedia.org/wiki/Bellum_omnium_contra_omnes

Qual è l’errore?

È che il virgolettato “bellum omnium contra omnes” compare come tale nel De cive solo nella Praefatio e la Praefatio non c’è nella prima edizione del De cive, quella del 1642!

La Praefatio si trova nella seconda edizione del De cive, quella del 1647, che infatti è considerata l’edizione definitiva (13).

Questa non è una mia sensazionale scoperta: è un fatto ben noto (14).

Mostrerò di seguito i tre passi del De cive in cui si trovano il virgolettato suddetto ed espressioni simili (la Praefatio ad lectores, il Capitolo 1, XII e il Capitolo 1, XIII) in diverse edizioni del libro, questo perché nelle traduzioni in altre lingue tali espressioni possono venir tradotte tutte allo stesso modo, come per esempio nella traduzione italiana più autorevole, che è quella di Tito Magri.

Del resto anche tra le edizioni in inglese ci sono differenze, come vedremo più avanti.

De cive in latino, 1° edizione (1642) (15):

a) Praefatio ad lectores:

non c’è

b) Capitolo 1, XII:

“bellum omnium in omnes”

c) Capitolo 1, XIII:

“bellum istud omnium contra omnes”

De cive in latino, 2° edizione (1647) (16):

a) Praefatio ad lectores:

“bellum omnium contra omnes”

b) Capitolo 1, XII:

“bellum omnium in omnes”

c) Capitolo 1, XIII:

“bellum istud omnium contra omnes”

De cive in latino, pubblicato nel 1839 a cura di William Molesworth (17):

a) Praefatio ad lectores:

“bellum omnium contra omnes”

b) Capitolo 1, XII:

“bellum omnium in omnes”

c) Capitolo 1, XIII:

“bellum istud omnium contra omnes”

De cive in inglese, 1° edizione (1651) (18):

a) Preface to the Reader :

“warre of all against all”

Notare che “warre” è una forma obsoleta di “war”.

b) Capitolo 1, XII:

“War of all men, against all men”

c) Capitolo 1, XIII:

“war of all against all”

De cive in inglese moderno, tradotto nel 1841 a cura di William Molesworth (19):

a) Preface to the Reader :

“war of all against all”

b) Capitolo 1, XII:

“war of all men against all men”

c) Capitolo 1, XIII:

“war of all against all”

De cive in italiano, a cura di Tito Magri (20):

a) Prefazione ai lettori :

“guerra di tutti contro tutti”

b) Capitolo 1, XII:

“guerra di tutti contro tutti”

c) Capitolo 1, XIII:

“guerra di tutti contro tutti”

——————–

1) Luigi Cocola, Le nuove forme dell’utopia: europeismo e multiculturalismo – Come e perché l’Occidente cerca ripetutamente di suicidarsi, lulu.com, 3° ed., 2013, pagg. 10-13

2) La menzogna senza fine dell’Occidente

https://luigicocola.wordpress.com/2014/07/05/la-menzogna-senza-fine-delloccidente/

3) Sull’idea errata che l’uguaglianza totale conduca alla pace nel mondo

https://luigicocola.wordpress.com/2019/02/12/sullidea-errata-che-luguaglianza-totale-conduca-alla-pace-nel-mondo/

4) «Il punto è che le ideologie di questa classe ignorano, e ostentatamente, i due micidiali pericoli a cui sono sottoposte le comunità umane, e per combattere i quali esiste da sempre lo Stato, ossia, per usare le parole di Hobbes, l’«aggressione di stranieri» e i «torti reciproci» (4, pag. 142).
Perché li ignorano? Perché queste ideologie hanno una radice comune ed essa si trova in John Locke (30, “Due trattati sul governo”, 1690), che ha una concezione ottimistica dell’uomo.
Il loro punto di partenza è il concetto di stato di natura che Locke sviluppò proprio in reazione a quello precedente di Hobbes. Secondo Locke l’uomo è un essere virtuoso e razionale, che allo stato di natura vive in armonia con i propri simili.
Ne consegue che lo Stato non serve a nulla, se non ad arrecare oppressione, dolore e danno

Luigi Cocola, op. cit., pag. 35

5) Il mito della dannosità dello Stato

https://luigicocola.wordpress.com/2012/10/23/il-mito-della-dannosita-dello-stato/

6) Il mondialismo e il nazionalismo sono il prodotto di due diverse Weltanschauung

https://luigicocola.wordpress.com/2017/04/02/il-mondialismo-e-il-nazionalismo-sono-il-prodotto-di-due-diverse-weltanschauung/

7) Le tappe principali della genesi storica del mondialismo

https://luigicocola.wordpress.com/2018/07/28/le-tappe-principali-della-genesi-storica-del-mondialismo/

8) Le sciocchezze che si scrivono sul mondialismo

https://luigicocola.wordpress.com/2015/12/19/le-sciocchezze-che-si-scrivono-sul-mondialismo/

9) M. Mirazón Lahr et al., Inter-group violence among early Holocene hunter-gatherers of West Turkana, Kenya, Nature 529, 394–398 (21 January 2016)

http://www.nature.com/articles/nature16477

10) Smentite le idiozie di Locke e di Rousseau sullo stato di natura

https://luigicocola.wordpress.com/2016/01/25/smentite-le-idiozie-di-locke-e-di-rousseau-sullo-stato-di-natura/

11) Il mondialismo è una degenerazione del Cristianesimo

https://luigicocola.wordpress.com/2019/01/28/il-mondialismo-e-una-degenerazione-del-cristianesimo/

12) «Quindi, quando voi pensate all’élite globalista, per esempio Jeff Bezos, Mark Zuckerberg, Bill Gates, George Soros, Angela Merkel, Emmanuel Macron, Mario Draghi, Jean-Claude Juncker, ecc. ecc., non dovete lasciarvi fuorviare dalle loro sembianze moderne, che sono solo una maschera.

Dietro questa maschera, altro non c’è che la folla medievale, urlante e ripugnante come in un quadro di Bruegel o di Bosch, che nel febbraio dell’anno 1420, nelle vicinanze di Praga, in preda a un delirio collettivo (7), aspettava la seconda venuta di Cristo.»

L’Unione Europea e il Nuovo Ordine Mondiale sono tentativi di attuare il Regno di Cristo sulla terra

https://luigicocola.wordpress.com/2018/10/08/lunione-europea-e-il-nuovo-ordine-mondiale-sono-tentativi-di-attuare-il-regno-di-cristo-sulla-terra/

13) Luigi Cocola, Il leviatano senza spada – Una teoria del popolo italiano e del Cristianesimo, lulu.com, 3° ed., 2012, pag. 45

14) Thomas Hobbes, De Cive – Elementi filosofici sul cittadino, a cura di Tito Magri, Editori Riuniti, 2014, Introduzione di Tito Magri, pag. 53

15) 1° edizione del De cive in latino (Parisiis, 1642):

https://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b86070296/f5.image

16) 2° edizione del De cive in latino (Amsterodami, Apud Ludovicum Elzevirium, Anno 1647):

https://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k65319279/f9.image

17) Edizione del De cive in latino curata nel 1839 da William Molesworth (Londini: Apud Joannnem Bohn, Henrietta Street, Covent Garden. MDCCCXXXIX.):

https://archive.org/details/operaphilosophi00molegoog/page/n7

18) 1° edizione del De cive in inglese (London, Printed by J.C. for R. Royston, at the Angel in Ivie-Lane. 1651.):

https://socialsciences.mcmaster.ca/econ/ugcm/3ll3/

19) Traduzione del De cive in inglese moderno curata nel 1841 da William Molesworth (London: John Bohn, Henrietta Street, Covent Garden. MDCCCXLI.):

https://archive.org/details/englishworkstho27hobbgoog

o qui:

http://www.archive.org/details/englishworkstho32hobbgoog

o qui:

http://books.google.com/books?id=6nnotknc9DMC

o qui:

http://books.google.com/books?id=0HQMAAAAIAAJ

20) Thomas Hobbes, De Cive – Elementi filosofici sul cittadino, a cura di Tito Magri, Editori Riuniti, 2014, pag. 73 e pag. 87

N.B.: tutti i link sono stati verificati in data 5 marzo 2019.

Copyright © 2019 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

Sartori ha ragione, ma usa anche un argomento fallace

9 luglio 2013

Il 17 giugno il Professor Giovanni Sartori ha scritto un editoriale per il Corriere della sera, intitolato Ius Soli Integrazione e una Catena di Equivoci L’Italia non è una nazione meticcia Ecco perché lo ius soli non funziona, che è stato pubblicato, senza consultarlo, in una posizione diversa da quella canonica degli editoriali (da cui l’ira del Professore).

In tale articolo egli ha espresso critiche su alcune affermazioni di Cécile Kyenge, Ministro del governo Letta, la quale, come è noto, è nata in Congo e si è laureata e specializzata in Italia, divenendo medico oculista.

È il primo Ministro nero (come ha detto lei stessa: “Sono nera, non di colore”) dello Stato italiano.

Vedi infatti qui:

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/kyenge-il-ministro-salva-faccia/2207255/1111?google_editors_picks=true

Questo è l’articolo di Sartori:

http://archiviostorico.corriere.it/2013/giugno/17/

Ius_Soli_Integrazione_una_Catena_co_0_20130617_f6ffd484-d70d-11e2-a7a5-17a71547d62b.shtml

Ci sono, in ciò che scrive qui Sartori, argomenti validi e un argomento fallace.

Quelli validi sono parecchi, ma, a mio avviso, i principali sono due:

“Sia come sia, la nostra oculista ha sentenziato che siamo tutti meticci, e che il nostro Paese deve passare dal principio dello ius sanguinis (chi è figlio di italiani è italiano) al principio dello ius soli (chi nasce in Italia diventa italiano). Di regola, in passato lo ius soli si applicava al Nuovo Mondo e comunque ai Paesi sottopopolati che avevano bisogno di nuovi cittadini, mentre lo ius sanguinis valeva per le popolazioni stanziali che da secoli popolano determinati territori.”

“La brava Ministra ha anche scoperto che il nostro è un Paese «meticcio». Se lo Stato italiano le dà i soldi si compri un dizionarietto, e scoprirà che meticcio significa persona nata da genitore di razze (etnie) diverse.”

Come ognuno può verificare da sé, “meticcio” significa esattamente ciò che riporta Sartori.

Per inciso, vorrei rimarcare che Wikipedia in italiano, alla voce Dichiarazione sulla razza (UNESCO 1950) attualmente riporta ciò che con un eufemismo possiamo definire “inesattezze”.

Infatti attualmente riporta che:

“La «Dichiarazione sulla razza» è un documento dell’UNESCO approvato a Parigi nel 1950. È considerato il primo ad aver affermato ufficialmente la non scientificità delle razze umane e dunque l’inesistenza di razze biologicamente diverse in seno alla specie umana:

« In base alle conoscenze attuali non vi è alcuna prova che i gruppi dell’umanità differiscano nelle loro caratteristiche mentali innate, riguardo all’intelligenza o al comportamento »

(Dichiarazione sulla razza, Parigi, UNESCO, 1950)”

http://it.wikipedia.org/wiki/Dichiarazione

_sulla_razza_%28UNESCO_1950%29

Il bello è che riporta anche un link dove è possibile leggere (in inglese) il testo in questione:

http://www.honestthinking.org/en/unesco/

UNESCO.1950.Statement_on_Race.htm

Tale testo è disponibile anche in formato pdf a questo link (che, come ho personalmente verificato, è un link del sito unesco.org e quindi è più attendibile del link riportato sopra):

http://unesdoc.unesco.org/images/0012/001282/128291eo.pdf

Quali sono le “inesattezze” di cui dicevo? Sono in questa frase (vedi sopra): “È considerato il primo ad aver affermato ufficialmente la non scientificità delle razze umane e dunque l’inesistenza di razze biologicamente diverse in seno alla specie umana”.

Basta leggere il testo in inglese del link dell’unesco.org per capire che questa frase afferma il falso (riporto qui sotto solo alcune piccole parti del testo in pdf dell’UNESCO del 1950):

«1. Scientists have reached general agreements in recognizing that mankind is one : that all men belong to the same species, Homo sapiens

…2. From the biological standpoint, the specie Homo sapiens is made up of a number of populations, each one of which differs from the others in the frequency of one or more genes…

…3. A race, from the biological standpoint, may therefore be defined as one of the group of populations constituting the species Homo sapiens

…4. In short, the term ” race ” designates a group or population characterized by some concentrations, relative as to frequency and distribution, of hereditary particles (genes) or physical characters, which appear, fluctuate, and often disappear in the course of time by reason of geographic and or cultural isolation…

…5. These are the scientific facts. Unfortunately, however, when most people use the term ” race ” they do not do so in the sense above defined. To most people, a race is any group of people whom they choose to describe as a race. Thus, many national, religious, geographic, linguistic or cultural groups have, in such loose usage, been called ” race “, when obviously Americans are not a race, nor are Englishmen, nor Frenchmen, nor any other national group. Catholics, Protestants, Moslems and Jews are not races, nor are groups who speak English or any other language thereby definable as a race; people who live in Iceland or England or India are not races; nor are people who are culturally Turkish or Chinese or the like thereby describable as races.

6. National, religious, geographic, linguistic and cultural groups do not necessarily coincide with racial groups : and the cultural traits of such groups have no demonstrated genetic connexion with racial traits. Because serious errors of this kind are habitually committed when the term ” race ” is used in popular parlance, it would be better when speaking of human races to drop the term ” race ” altogether and speak of ethnic groups.

7. Now what has the scientist to say about the groups of mankind which may be recognized at the present time ? Human races can be and have been differently classified by different anthropologists, but at the present time most anthropologists agree on classifying the greater part of present-day mankind into three major divisions, as follows :

The Mongoloid Division

The Negroid Division

The Caucasoid Division…

…8. Many sub-groups or ethnic groups within these divisions have been described. There is no general agreement upon their number, and in any event most ethnic groups have not yet been either studied or described by the physical anthropologists.

9. Whatever classification the anthropologist makes of man, he never includes mental characteristics as part of those classifications. It is now generally recognised that intelligence tests do not in themselves enable us to differentiate safely between what is due to innate capacity and what is the result of environmental influences, training and education. Wherever it has been possible to make allowances for differences in environmental opportunities, the tests have shown essential similarity in mental characters among all human groups. In short, given similar degrees of cultural opportunity to realize their potentialities, the average achievement of the members of each ethnic group is about the same…

…The original statement was drafted at Unesco House, Paris, by the following experts :

Professor Ernest Beaglehole, New Zealand

Professor Juan Comas, Mexico

Professor L. A. Costa Pinto, Brazil

Professor Franklin Frazier, United States

Professor Morris Ginsberg, United Kingdom

Dr. Humayun Kabir, India

Professor Claude Levi-Strauss, France

Professor Ashley Montagu, United States (Rapporteur) .

The text was revised by Professor Ashley Montagu, after criticism submitted by Professors Hadley Cantril, E. G. Conklin, Gunnar Dahlberg, Theodosius Dobzhansky, L. C. Dunn, Donald Hager, Julian S. Huxley, Otto Klineberg, Wilbert Moore, H. J. Muller, Gunnar Myrdal, Joseph Needham, Curt Stern.»

Questo documento suscitò tali polemiche, che un anno dopo l’UNESCO ne pubblicò un altro, nel quale alcune parti del primo sono censurate. È ovvio che il secondo documento è una censura, tanto più che basta leggere i nomi dei responsabili del primo per rendersi conto del suo altissimo valore scientifico.

Personalmente trovo, però, che è indispensabile muovere due critiche al documento del 1950. Innanzitutto il termine “razza” non può essere rimpiazzato dal termine “etnia”, perché, come si può leggere in qualsiasi dizionario, il primo riguarda esclusivamente caratteristiche ereditarie, ossia genetiche, mentre il secondo riguarda caratteristiche in parte genetiche, in parte culturali. In secondo luogo, usare i termini “Mongoloid” e “Negroid” è assolutamente sconsigliabile, perché tali termini hanno assunto nel corso del tempo connotazioni fortemente negative. Molto meglio usare i termini “caucasici”, “africani” e “mongolici”, come ho fatto in questo post:

https://luigicocola.wordpress.com/2013/01/27/gli-usa-non-capiscono-che-cosa-stia-succedendo-in-europa/

Per comprendere in profondità il problema di cui stiamo discutendo vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/07/15/multiculturalismo-razzismo-e-politiche-di-immigrazione/

Consiglio anche di leggere la voce RAZZISMO del Dizionario di Filosofia di Nicola Abbagnano, voce che personalmente trovo veramente molto ben fatta (Nicola Abbagnano, Dizionario di Filosofia, 1971, UTET, pagg. 730-731).

Ritornando a Sartori, qual è l’argomento fallace che egli usa nel suo articolo?

È questo: “Nata in Congo, si è laureata in Italia in medicina e si è specializzata in oculistica. Cosa ne sa di «integrazione», di ius soli e correlativamente di ius sanguinis?”

Vorrei ricordare al Professor Sartori che Benedetto Croce non aveva neanche uno straccio di laurea e che Louis Pasteur era un chimico, non un medico.

Certo, si può sempre dire che il Ministro in questione non si può paragonare a questi illustri pensatori, ma ciò equivale a dire che non si tratta di una cima, il che, in definitiva, è un puro e semplice insulto piuttosto che un argomento.

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