Posts Tagged ‘woodrow wilson’

Sperando che gli intellettuali americani non siano tutti così

9 Mag 2014

Leggo un articolo di Mattia Ferraresi pubblicato dal Foglio il 17 aprile 2014 e intitolato Il crepuscolo dell’impero americano tradito da Venere:

http://www.ilfoglio.it/soloqui/22899

Si tratta di un’intervista a Donald Kagan, che «…è uno storico dell’antica Grecia e intellettuale conservatore nato in Lituania nel 1932 e cresciuto a Brooklyn. Ha insegnato alla Cornell University e a Yale.».

Donald Kagan è il padre di Robert Kagan (marito di Victoria Nuland): «Kagan è studioso della classicità e pater familias di una dinastia conservatrice. Robert Kagan è l’intellettuale neocon che all’inizio della guerra al terrore condensò la cruciale differenza fra l’America che viene da Marte e l’Europa da Venere…».

Robert Kagan si riferiva chiaramente a un bestseller, Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere, che, come ci informa Wikipedia in italiano, «…ha venduto 6 milioni di copie.»:

http://it.wikipedia.org/wiki/John_Gray_%28psicologo%29

È interessante notare che l’autore, John Gray, «…received an unaccredited PhD degree by correspondence in 1982 from Columbia Pacific University (CPU), a now-defunct university located in San Rafael…», vedi qui:

http://en.wikipedia.org/wiki/John_Gray_%28U.S._author%29

Ma torniamo a Donald Kagan.

Leggo la sua intervista con crescente disapprovazione: «Adesso esagero, ma credo che senza l’intervento dell’America la Prima guerra mondiale non sarebbe mai finita.».

Senza l’intervento dell’America, certamente la prima guerra mondiale non sarebbe finita producendo inevitabilmente il fascismo, il nazismo e la seconda guerra mondiale (non ci sarebbe stato neanche l’Olocausto!), vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2014/02/09/le-folli-decisioni-di-woodrow-wilson/

E ancora:

«Siamo soltanto all’inizio, e la Russia non è ancora abbastanza potente per rappresentare una minaccia chiara e imminente, ma l’aggressività di Putin ha introdotto un senso di paura inedito.».

Aggressività di Putin? Ma è Putin che è stato aggredito dall’Occidente, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2014/03/05/obama-sta-spingendo-il-mondo-verso-la-terza-guerra-mondiale/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2014/03/09/linternazionalismo-di-david-rockefeller-sara-fermato-dalla-russia-e-dalla-cina/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2014/03/18/con-lucraina-loccidente-ha-gettato-la-maschera/

E ancora:

«Kagan, mente abituata a non soffermarsi sulle cose penultime, mette lo spettacolo poco edificante della debolezza occidentale sullo sfondo di una crisi antropologico-culturale la cui chiave è la “parte soffice del cristianesimo”. “C’è un aspetto problematico nel cristianesimo e per quanto la secolarizzazione avanzi, il cristianesimo non si può sradicare dalla mentalità occidentale. Il punto è questo: la figura di Gesù che predica il sermone della montagna, un insegnamento così utopico che se non fosse così serio e ammirevole sarebbe ridicolo. Il suo potere persuasivo è enorme, chiunque sia cresciuto nella cultura occidentale se lo ritrova da qualche parte nel cuore e nella mente. E’ ammirevole, dicevo, ma è l’opposto di come le cose vanno nel mondo. Non si può eliminare il fatto che gli uomini agiscono virtuosamente in certi casi, ma nelle cose più importanti altre motivazioni prevalgono. Il potere e l’egoismo tendono a dominare le cose umane. Dunque, cosa fanno gli uomini quando hanno questa promessa enorme nel cuore ma allo stesso tempo devono venire a patti con il mondo? L’occidente ha al suo interno questa terribile e affascinante contraddizione. L’islam in questo senso ha un vantaggio filosofico enorme, perché non c’è contraddizione fra la sua visione antropologica e la dominazione politica e militare.».

È evidente che Kagan non ha capito cos’è il Cristianesimo (e la cosa non mi sorprende). Guarda un po’, magari Gesù, invece di ammirare la ricchezza, sarebbe stato favorevole a quel welfare state che Donald Kagan odia tanto:

«Se il professore è duro con l’America guidata dal sedile posteriore, sull’Europa ha posizioni simili a quelle della nuora, Toria Nuland, sottosegretario del dipartimento di stato sorpresa a pronunciare in una telefonata privata le ineffabili parole: “Fuck the Eu”. “L’Europa è pietosa – dice Kagan – il welfare state, e questo è sempre più vero anche in America, l’ha depredata della capacità di pensare chiaramente e criticamente a qualunque cosa. Non è disposta a fare sacrifici di nessun tipo per qualsiasi scopo. Si aspettano soltanto di ricevere qualcosa dallo stato.».

Mi fermo, volutamente, qui.

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La buffonata del principio di autodeterminazione dei popoli

7 marzo 2014

Ho già scritto del principio di autodeterminazione dei popoli, sostenuto con grande enfasi, circa un secolo fa, da Woodrow Wilson e violato platealmente da lui stesso, sia nei riguardi della Germania (Danzica), sia nei riguardi dell’Italia (Fiume).

Vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2014/02/09/le-folli-decisioni-di-woodrow-wilson/

Ciò portò direttamente alla nascita del fascismo e del nazismo, nonché alla seconda guerra mondiale.

Wilson è da considerare, pertanto, una delle figure più negative della storia.

Oggi Obama sta emulando le folli decisioni di Woodrow Wilson, con il suo attacco alla Russia sulla questione dell’Ucraina e della Crimea.

Come giustamente scrive Mario Rimini nel suo articolo L’Ucraina scelga: l’Europa o la Crimea, pubblicato il 3 marzo 2014 dall’Occidentale:

“E poi c’e’ la Crimea. Considerare la Crimea come una qualunque regione del’Ucraina e’ un legittimo e abile esercizio di retorica e di geopolitica da parte di Obama e di Bruxelles, ma fa torto alla storia e alla realta’ della Penisola del Mar Nero. Perché la Crimea, storicamente e culturalmente, non e’ ucraina. Si tratta di uno dei gioielli della corona zarista e di un territorio russo sotto tutti i punti di vista. La contraddizione della retorica ocidentale in merito sta nell’argomentazione addotta a pretesto per la condanna della Russia di Putin.

Due sono gli argomenti in campo. Uno e’ quello tradizionale dell’autodeterminazione dei popoli. La rivoluzione ucraina e’ supportata dall’Occidente in quanto rientra nell’aspirazione di un popolo con forte identita’ etnica, linguistica e storica a gestire il proprio destino autonomamente e senza influenze esterne. Benissimo. Ma la Crimea non e’ ucraina, e’ russa. Gli abitanti della penisola si sono espressi per anni in favore della separazione dallo Stato ucraino e del ricongiungimento con la Russia. Le milizie russe che presidiano in questo giorni la Crimea sono accolte con entusiasmo dalla popolazione, e di certo non sono viste come invasori. Il legittimo leader dell’autonomia di Crimea ha chiesto alla Russia di intervenire per salvaguardare la Penisola. Perche’ allora il principio di auto determinazione per loro non vale ? [il corsivo è mio].

E qui si passa al secondo argomento: l’eredita’ sovietica. La rivoluzione ucraina e’ percepita come l’atto finale dell’emancipazione dalla storia sovietica e dalle sue dinamiche. Dovuto e sacrosanto. Il problema e’ che la Crimea come teritorio ucraino appartiene alla medesima storia. Solo sessant’anni fa un atto lunatico e impulsivo di uno dei leader dittatoriali dell’impero sovietico – Nikita Khruscev – strappo’ la Crimea alla sovranita’ russa e la regalo’ letteralmente alla repubblica sovietica ucraina. Ai tempi, il gesto era simbolico e non aveva alcuna ripercussione concreta – si trattava di Unione Sovietica e poco contava che nominalmente la Penisola appartenesse all’una piuttosto che all’altra republica.

Ma con il collasso dell’impero, la geopolitica e’ tornata prepotentemente alla ribalta…”

http://www.loccidentale.it/node/130569

Vedi anche l’articolo di Mario Rimini Con la Russia l’Occidente ha perso una opportunità pubblicato il 6 marzo sempre dall‘Occidentale:

http://www.loccidentale.it/node/130650

A Mario Rimini però sfugge il vero motivo dell’attacco di Obama alla Russia: il folle progetto internazionalista di David Rockefeller, del quale Obama è fedele, ancorché maldestro, esecutore.

Vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2014/02/14/linternazionalismo-di-rockefeller-e-un-millenarismo/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2014/02/21/la-futilita-della-contesa-tra-unione-europea-e-russia-per-lucraina/

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Le folli decisioni di Woodrow Wilson

9 febbraio 2014

In post precedenti ho scritto che gli Stati Uniti d’America hanno rovinato l’Europa per ben due volte: quasi un secolo fa, con le folli decisioni prese da Woodrow Wilson alla fine della prima guerra mondiale e attualmente, con il folle progetto internazionalista di David Rockefeller (quindi Bilderberg, Trilaterale, ecc. ecc.).

Approfondirò qui quanto ho già scritto a proposito di Wilson.

Ebbene, le esiziali decisioni di Wilson riguardano due tematiche: l’atteggiamento esageratamente punitivo verso la Germania, che aveva perso la guerra, e il tradimento di un alleato, ossia l’Italia.

Tali decisioni produssero direttamente e inevitabilmente la seconda guerra mondiale, il fascismo e il nazismo.

È vero che poi, nella seconda guerra mondiale, gli americani salvarono il mondo dal nazismo, ma lo salvarono distruggendo un mostro che essi stessi avevano creato.

I morti della seconda guerra mondiale, compreso l’Olocausto, superarono i 50 milioni. Inoltre il mondo intero fu messo in una situazione terribile, perché se i nazisti avessero realizzato un ordigno nucleare, non avrebbero di certo esitato a usarlo in modo intensivo.

Questo fu l’esito diretto e inevitabile delle folli decisioni di Wilson. Ed è errato attribuire ad altri tali decisioni, perché è indiscusso che fu Wilson, ossia gli Stati Uniti d’America, a guidare le decisioni prese alla fine della prima guerra mondiale.

Per quanto riguarda la Germania, basta guardare una cartina politica dell’Europa degli anni compresi tra le due guerre mondiali, per capire cosa fu in realtà il Corridoio di Danzica.

Esso non fu altro che un mezzo per dividere il territorio del popolo tedesco in due parti, per mutilarlo, per spezzarne la continuità. Insomma una versione moderna delle Forche Caudine.

Si immagini cosa sarebbe successo se i tedeschi avessero vinto la guerra e avessero poi diviso in due parti, ad esempio, il territorio del popolo francese.

Inoltre l’idea wilsoniana che la Polonia necessitasse di un accesso al mare è ridicola. La Cecoslovacchia ebbe un accesso al mare? L’Austria ebbe un accesso al mare? L’Ungheria ebbe un accesso al mare?

Ma questo non è tutto. Infatti il grande storico inglese Alan J.P. Taylor scrive:

“…Danzica, città di popolazione tedesca…”

(Alan J.P. Taylor, Le origini della seconda guerra mondiale, Laterza, 2006, pag. 52).

Quindi secondo il principio di autodeterminazione dei popoli così solennemente sostenuto da Woodrow Wilson stesso, Danzica avrebbe dovuto far parte del territorio tedesco.

Invece essa fu tolta alla Germania.

Per quanto riguarda l’Italia, che era un alleato, ci fu un tradimento, come spiega Alan J.P. Taylor:

“La politica americana avrebbe contato meno se le grandi potenze europee fossero state di un solo avviso. Francia, Gran Bretagna e Italia costituivano una coalizione formidabile, nonostante la svalutazione che se ne fece dopo. Avevano retto contro la Germania, pur non riuscendo a sconfiggerla. L’Italia era la più debole delle tre, sia per risorse economiche che per coerenza politica; si era inoltre estraniata dai suoi alleati per il risentimento di non aver avuto la giusta parte delle spoglie belliche: non le era stata data la sua fetta di Impero ottomano, e fu poi gabbata, dopo molte lagnanze, con insignificanti concessioni coloniali. [il corsivo è mio]”

(ibid., pag. 60)

Questo tradimento fu opera di Wilson. E non ha alcuna rilevanza che gli USA non avessero firmato il Patto di Londra, che è del 1915. Non lo firmarono semplicemente perché entrarono in guerra più tardi, nel 1917. Ma è evidente che i patti si fanno per essere rispettati, se non li si rispetta si tratta di un tradimento.

Tradire un alleato è cosa etica e nobile? Eppure Wilson è noto per essere l’alfiere dell’idealismo politico.

E non è finita: Fiume, che non era compresa nel Patto di Londra, era una città di popolazione italiana. Eppure non fu data all’Italia, in contraddizione col principio di autodeterminazione dei popoli.

In definitiva, le decisioni concrete che Wilson prese alla fine della prima guerra mondiale non solo erano di per sé sbagliate, perché avrebbero chiaramente condotto a un nuovo conflitto armato, erano anche contrarie a tutto ciò che egli sosteneva teoricamente. Così al danno si unì anche la beffa, l’irrisione.

Come scrive giustamente Taylor:

“La pace di Versailles difettò fin da principio di validità morale.”

(ibid., pag. 54).

Così la “Vittoria mutilata” (espressione coniata da Gabriele D’Annunzio) non fu affatto un mito, come spesso erroneamente si ritiene, bensì fu un’evidente realtà. Infatti per quanto riguarda l’Italia, né venne applicato il Patto di Londra, né venne applicato il principio di autodeterminazione dei popoli.

E senza l’Impresa di Fiume da parte di D’annunzio (1919), ciò che si intende per fascismo non sarebbe mai nato. Infatti il Partito Nazionale Fascista fu fondato nel 1921. È vero che i Fasci italiani di combattimento nacquero qualche mese prima dell’Impresa di Fiume, ma se è per questo i Fasci di azione rivoluzionaria interventista nacquero nel 1914 e i Fasci dei lavoratori nel 1891. Il punto è che senza l’estetica del poeta Gabriele D’Annunzio, il fascismo sarebbe stato tutt’altra cosa e non avrebbe mai avuto l’enorme impatto sulle masse che invece ebbe.

Intendiamoci: se Fiume fosse stata assegnata all’Italia e/o se il Patto di Londra fosse stato rispettato, ossia se non ci fosse stata la “Vittoria mutilata”, il fascismo, con o senza D’Annunzio, non sarebbe mai sorto, come del resto è ben noto.

Comunque, come i fatti storici si svolsero, l’estetica di D’annunzio appare determinante. Infatti, come scrive Lucy Hughes-Hallett nella sua biografia di D’Annunzio (Lucy Hughes-Hallett, Gabriele d’Annunzio, Rizzoli, 2013), Mussolini imitò tutto ciò che il Vate aveva messo in scena nell’Impresa di Fiume: le camicie nere, il saluto romano, l’urlo «Eia, eia, eia, alalà!», i dialoghi con la folla, le parate in stile militare, ecc. ecc.

Insomma i modelli del fascismo, che furono poi copiati da Hitler (le camicie brune, il saluto nazista, ecc. ecc.).

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Gli USA hanno creato sia il nazismo sia il terrorismo islamico

6 febbraio 2014

Gli Stati Uniti d’America sono maestri nel crearsi i propri mortali nemici, infatti sono stati essi stessi a creare il nazismo e il terrorismo islamico.

Senza le folli decisioni prese da Woodrow Wilson alla Conferenza della pace di Parigi del 1919, il nazismo non sarebbe mai nato (e neanche il fascismo).

Come ho scritto in un vecchio post:

«Dividere il territorio della Germania in due parti tramite il Corridoio di Danzica – una cosa da pazzi, peggio di uno sputo in faccia – fu precisamente la causa della seconda guerra mondiale. È corretto affermare che Wilson fu causa sia della seconda guerra mondiale (con la creazione del Corridoio di Danzica), sia del fascismo, perché senza il suo indegno comportamento verso la delegazione italiana alla Conferenza della pace di Parigi (la quale, umiliata a morte, abbandonò addirittura la Conferenza), non ci sarebbe mai stata l’Impresa di Fiume da parte di D’Annunzio e quindi non sarebbe mai nato il fascismo di Mussolini. E senza Mussolini, Hitler è impensabile. È assai difficile trovare nella storia un individuo che abbia causato più danni di Woodrow Wilson. È molto probabile che egli avesse tendenze sadiche. A riprova del fatto che il premio Nobel per la pace è una buffonata, gliene fu assegnato uno proprio nel 1919.

P.S.: Per chi sia convinto che le rivendicazioni italiane alla Conferenza della pace di Parigi fossero in realtà illegittime, riporto il giudizio di un grandissimo storico inglese, Alan J.P. Taylor.

La politica americana avrebbe contato meno se le grandi potenze europee fossero state di un solo avviso. Francia, Gran Bretagna e Italia costituivano una coalizione formidabile, nonostante la svalutazione che se ne fece dopo. Avevano retto contro la Germania, pur non riuscendo a sconfiggerla. L’Italia era la più debole delle tre, sia per risorse economiche che per coerenza politica; si era inoltre estraniata dai suoi alleati per il risentimento di non aver avuto la giusta parte delle spoglie belliche: non le era stata data la sua fetta di Impero ottomano, e fu poi gabbata, dopo molte lagnanze, con insignificanti concessioni coloniali. [il corsivo è mio]“

(Alan J.P. Taylor, Le origini della seconda guerra mondiale, Laterza, 2006, pag. 60)»

https://luigicocola.wordpress.com/2013/01/20/la-ragione-e-la-paura/

Per quanto riguarda il terrorismo islamico e l’11 settembre, essi non sono altro che il prodotto del folle progetto internazionalista di David Rockefeller (quindi Bilderberg, Trilaterale, ecc. ecc.), vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2014/01/27/quale-sara-il-futuro-delloccidente/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2013/09/02/contro-il-terrorismo-islamico-gli-usa-sbagliano-tutto/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2013/08/25/il-sogno-irrealizzabile-di-un-uomo-molto-ricco-un-mondo-senza-stato/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2013/08/18/senza-lunione-europea-non-ci-sarebbe-mai-stato-l11-settembre/

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Il pesce puzza dalla testa

2 febbraio 2014

C’è un proverbio molto antico, di cui abbiamo sia la versione greca:
«Ἰχθὺς ἐκ τῆς κεφαλῆς ὄζειν ἄρχεται»
(Michele Apostolius, Centuria IX, 18, disponibile su:
http://www.hs-augsburg.de/~harsch/graeca/Chronologia/
S_post15/Apostolios/apo_pa00.html
data di accesso odierna)

sia la versione latina:
«Piscis primum a capite foetet»
(Erasmo da Rotterdam, Tomo IV, 3197, disponibile su:
http://sites.univ-lyon2.fr/lesmondeshumanistes/wp-content/uploads/
2010/09/Adages-tome-4.pdf
data di accesso odierna).

In lingua italiana lo troviamo nel Capitolo 12 dei Malavoglia di Giovanni Verga:
«Il pesce puzza dalla testa».

Questo proverbio è molto adatto a descrivere la situazione disastrosa in cui versa attualmente l’Occidente.

È proprio la classe dirigente del campione dell’Occidente, ossia la classe dirigente degli Stati Uniti d’America, ad averci portato in questo disastro.

Sia David Rockefeller che Obama sono i rappresentanti più in vista di questa esiziale classe dirigente.

Che sia esiziale se ne sono accorti gli americani stessi, vedi quest’articolo di Michele Zurleni, pubblicato il 4-12-2013 su Panorama:

Per gli americani la Cina ha già vinto
Per la prima volta in quaranta anni, la maggioranza degli americani pensa che gli Usa siano meno potenti nel mondo rispetto al passato

http://news.panorama.it/esteri/obamamania/cina-stati-uniti-declino-potenza

E i popoli europei, anche quelli più importanti, si sono lasciati guidare proprio da questa inqualificabile classe dirigente.

Solo gli inglesi hanno opposto resistenza, rifiutandosi di entrare nell’euro.

Si è ripetuta grosso modo la tragica situazione della Conferenza della pace di Parigi del 1919, quando gli europei si lasciarono letteralmente rovinare dalla folle politica di Woodrow Wilson.

L’occupazione nazista della Francia e le V2 su Londra furono solo alcuni dei nefasti effetti di essa. Altri effetti furono, ad esempio, il popolo tedesco disperato ed impazzito, e il popolo italiano, che era appena risorto, ricacciato a forza nel Medio Evo, con Mussolini e i Patti Lateranensi.

Ho scritto di Woodrow Wilson qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2013/01/20/la-ragione-e-la-paura/

In definitiva gli americani non sono intellettualmente in grado di gestire la leadership che gli spetta in virtù della loro forza.

Infatti quand’è che essi danno il loro meglio?

Quando c’è un nemico ben definito da battere: vedi Lincoln, vedi Reagan, che sono secondo me i più grandi Presidenti che gli USA abbiano mai avuto (a parte i Padri Fondatori).

Quando invece si tratta di gestire la vittoria e non c’è più un nemico da battere, oppure quando il nemico non è ben definito e quindi bisogna usare più il cervello che i muscoli, essi combinano disastri.

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Un’analisi sbagliata

23 agosto 2013

Leggo sul Corriere della Sera un editoriale di Angelo Panebianco del 20 agosto, intitolato Un’assenza ingombrante, sul fallimento della politica estera di Obama:

Panebianco scrive di Obama:

“Ha eliminato Bin Laden? Ha fatto un uso massiccio dei droni per colpire terroristi islamici? Sì, ma senza la guida di una visione politica, quale che essa sia, l’uso degli strumenti militari non porta lontano. La guerra, diceva Clausewitz, ha una grammatica ma non una logica. La logica della guerra è politica. Ed è la politica che è mancata nell’azione militare e in quella diplomatica dell’Amministrazione.”

“Il tanto lodato discorso del Cairo (2009), quello con cui il neopresidente definiva, in chiave anti-Bush, i futuri rapporti con il mondo islamico, è stato il vero manifesto politico della sua Amministrazione. In quel discorso si trovano non solo le radici dei recenti errori americani in Medio Oriente, ma anche le ragioni di un più generale fallimento. Se ci si dichiara pronti a cooperare con chiunque quale che siano le sue scelte e ideologie, fatto salvo un generico appello al rispetto dei diritti umani, ci si trova poi disarmati quando quelle scelte e ideologie producono esiti sgraditi o nefasti.”

“E ha infine cavalcato, senza uno straccio di disegno politico, ma ponendosi al rimorchio dell’opinione pubblica, le cosiddette rivoluzioni arabe.”

“Un’assenza di visione politico-strategica…”

“Un’efficace politica estera è una equilibrata miscela di principi e convenienze. Obama ha snobbato i principi e ha perso anche sul piano delle convenienze.”

http://www.corriere.it/editoriali/13_agosto_20/un-assenza-ingombrante-angelo-panebianco_2d218ce6-0955-11e3-90e1-47a539d609c3.shtml

Non sono affatto d’accordo, non è così che è andata.

Non è vero che Obama non abbia una politica estera, non abbia “una visione politica”, non abbia neanche “uno straccio di disegno politico”, non abbia una “visione politico-strategica”, non abbia “principi”: ne ha, eccome!

Solo che sono completamente errati.

E l’errore è uno solo: quello di voler dialogare, come ho scritto nel post precedente, …con un immaginario Islam moderato, laico, democratico e pacifista.

Obama è stato eletto proprio a questo scopo, scopo che è completamente errato.

E, in ultimo, trovo oltraggioso che Panebianco metta Ronald Reagan, l’uomo che distrusse il comunismo, uno dei più grandi presidenti degli Stati Uniti d’America, nello stesso gruppo di Woodrow Wilson, che è stato, senza alcun dubbio, il peggior presidente che questo grande paese abbia mai avuto.

Ho scritto di Woodrow Wilson qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2013/01/20/la-ragione-e-la-paura/

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La ragione e la paura

20 gennaio 2013

Da un post trovato in rete:

«Per quanto io ritenga che sia assolutamente necessario uscire dalla trappola dell’euro prima che ci cada addosso, mi fa paura che sia una forza populista di destra a usare l’argomento.»

http://robuz.wordpress.com/2013/01/18/se-la-cosa-non-vi-piace-non-so-che-farci/

Mi rivolgo all’autore del post, che dimostra di saper ragionare e di essere ben informato: ma lei chi vuole che ci faccia uscire dalla trappola dell’euro? Il PD, che è proprio il partito dell’euro, come ha sottolineato Bersani in persona?

Ecco una sua recente dichiarazione:

«La prima cosa che intendo dire all’Italia e all’Europa è che noi siamo quelli dell’euro [il corsivo è mio], siamo quelli dei governi Prodi, Amato, D’Alema che fecero fede in condizioni difficili a tutti i patti internazionali, europei e occidentali, che siamo quelli di Ciampi e Padoa-Schioppa».

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-08-09/fedeli-europa-rigore-industria-063619.shtml?uuid=Abu5giLG

Se si sa ragionare, non bisogna aver paura delle conseguenze dei propri ragionamenti.

E per quanto riguarda il pericolo di una guerra europea causata dalla Germania (intendo una guerra vera, non una guerra economica: quest’ultima è già in corso), si tranquillizzi. Oggi non può accadere, perché il Regno Unito e la Francia sono potenze nucleari, mentre la Germania non lo è. E diventare una potenza nucleare non è cosa che si possa fare in poco tempo e in segreto. Dell’Italia, poi, mi creda, non è neanche il caso di parlarne. Noi italiani non abbiamo alcuna vocazione bellica.

Preoccupa anche me, invece, la frase di Giulio Sapelli che lei riporta:

«Gli Usa, dal canto loro, non sanno che fare. Obama pare aver abbandonato del tutto il ruolo d’interprete e difensore in ultima e suprema istanza dei destini dell’Occidente, essenziale per la giustificazione storica degli Usa nel legame transatlantico.»

Sia perché (se l’opinione di Sapelli fosse aderente alla realtà, questo non lo so) noi europei saremmo abbandonati a noi stessi, sia per via delle eventuali cantonate che gli americani potrebbero prendere intervenendo in Europa mentula canis, come fecero, ad esempio, alla Conferenza della pace di Parigi nel 1919 con Woodrow Wilson.

Dividere il territorio della Germania in due parti tramite il Corridoio di Danzica – una cosa da pazzi, peggio di uno sputo in faccia – fu precisamente la causa della seconda guerra mondiale. È corretto affermare che Wilson fu causa sia della seconda guerra mondiale (con la creazione del Corridoio di Danzica), sia del fascismo, perché senza il suo indegno comportamento verso la delegazione italiana alla Conferenza della pace di Parigi (la quale, umiliata a morte, abbandonò addirittura la Conferenza), non ci sarebbe mai stata l’Impresa di Fiume da parte di D’Annunzio e quindi non sarebbe mai nato il fascismo di Mussolini. E senza Mussolini, Hitler è impensabile. È assai difficile trovare nella storia un individuo che abbia causato più danni di Woodrow Wilson. È molto probabile che egli avesse tendenze sadiche. A riprova del fatto che il premio Nobel per la pace è una buffonata, gliene fu assegnato uno proprio nel 1919.

P.S.: Per chi sia convinto che le rivendicazioni italiane alla Conferenza della pace di Parigi fossero in realtà illegittime, riporto il giudizio di un grandissimo storico inglese, Alan J.P. Taylor.

“La politica americana avrebbe contato meno se le grandi potenze europee fossero state di un solo avviso. Francia, Gran Bretagna e Italia costituivano una coalizione formidabile, nonostante la svalutazione che se ne fece dopo. Avevano retto contro la Germania, pur non riuscendo a sconfiggerla. L’Italia era la più debole delle tre, sia per risorse economiche che per coerenza politica; si era inoltre estraniata dai suoi alleati per il risentimento di non aver avuto la giusta parte delle spoglie belliche: non le era stata data la sua fetta di Impero ottomano, e fu poi gabbata, dopo molte lagnanze, con insignificanti concessioni coloniali. [il corsivo è mio]”

(Alan J.P. Taylor, Le origini della seconda guerra mondiale, Laterza, 2006, pag. 60)

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